EFESO: fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell’odierna Turchia. La città si trovava nell’attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın. Fu un importante e ricco centro commerciale e, dal 129 a.C., fu la capitale della provincia romana di Asia. . Nell’immagine in evidenza: NIKE a EFESO.


Il Tempio di Adriano è un piccolo tempio romano di Efeso situato sulla via dei Cureti, nella parte occidentale dell’attuale Turchia, dedicato all’imperatore Adriano nel 138 da Publio Quintilio. Il tempio è del tipo prostilo, con un pronao tetrastilo riccamente decorato che precede una piccola cella spoglia. I quattro sostegni della facciata sono costituiti da due colonne centrali e da due pilastri laterali, di ordine corinzio. La trabeazione al di sopra dello spazio centrale tra le due colonne si incurva a formare un ampio arco, decorato al centro da un busto della dea Tyche, che occupa lo spazio del soprastante frontone triangolare, oggi mancante. Sui lati la trabeazione si appoggia a due pilastri laterali addossati alla facciata della cella e non continua sulle pareti di essa. La facciata della cella, dietro le colonne del pronao è invece riccamente decorata: sopra l’ampia porta, una lunetta reca una figura femminile emergente da una ricca decorazione vegetale, identificata con Medusa. Ai lati della porta e sulle pareti interne del pronao si trova un fregio scolpito. Ne sono conservati 4 blocchi: nei primi 3 blocchi a partire da sinistra vi si trovano una serie di divinità, Androclo, mitico fondatore della città, mentre caccia il cinghiale e Dioniso con le Amazzoni. Il 4° blocco si riferisce probabilmente ad un restauro successivo e raffigura immagini di divinità e personaggi della famiglia imperiale dell’imperatore Teodosio I. Davanti alle colonne della facciata sono presenti dei piedistalli per statue, aggiunti successivamente, con dediche agli imperatori della Tetrarchia .



(Dopo): Nel quartiere dell’Embolo, di fronte al tempio di Adriano e dietro il colonnato della strada dei Cureti, vi sono grandi abitazioni appoggiate a terrazze, sul pendio inferiore del. Bülbül Daǧ, usate dal primo periodo imperiale fino al bizantino (le case più tarde sono del IX-X sec. d. C.). Sono da notare due grandi case a peristilio centrale, di cui quella più occidentale ha notevoli pitture del I e II sec. d. C. (Socrate tra le Muse e scene di teatro) e dispone di una piccola terma. Altre case, abitate fino all’età più tarda della città, furono messe in luce tra il Pritaneo e l’Odeion.


Il NINFEO di TRAIANO consiste in un bacino di raccolta oblungo con un pozzo largo appena m 1, corredato su tre lati da una facciata a nicchie a due piani di diversa altezza (l’inferiore è più alto) decorati con statue di cui furono ancora rinvenuti importanti resti; nella nicchia centrale della parete di fondo si trovano ancora frammenti di una figura colossale, che, stando all’iscrizione del plinto rimasto, raffigurerebbe Traiano. Dalla titolatura imperiale il Ninfeo dovrebbe appartenere agli anni tra il 102 e il 114 d. C. Una riparazione tardo-antica è dimostrata dal rinveni-mento di erme rozzamente lavorate, che il Miltner ascrive ad un coronamento ad attico della facciata decorata. Per la datazione di questo restauro il terminus post quem è il terremoto del IV secolo.



Del monumento di MEMMIO rimane solo uno zoccolo quadrato di rozzi blocchi: su di esso, con i resti archi-tettonici rinvenuti, si è tentata la ricostruzione dell’alzato in forma di arco trionfale tetrapilo con la faccia posteriore diritta e tre facce con una nicchia ciascuna, sormontata da semicupola e fiancheggiata da due canefore danzanti in veste mossa, scolpite sui sostegni dell’archivolto. Sopra correva una trabeazione ionica coronata da un alto attico diviso mediante pilastri in cinque campi a rilievo figurato. Il fregio portava la seguente iscrizione votiva G. Memmio C.f(ilio), Sullae Felicis n(epoti) ex pequnia (….). Su basi prosopografiche e stilistiche il monumento è databile all’epoca della nascita di Cristo ed era presumibilmente un heroòn forse destinato a custodire l’urna con le ceneri di Memmio.

Odéon, dal greco Ωδείον (alla lettera «costruzione destinata a gare musicali», lemma derivante dal greco « cantare » che ha anche dato origine ai termini ode e aedo), è il nome di diversi edifici coperti della Grecia antica dedicati agli esercizi di canto, alle rappresentazioni musicali, ai con-corsi di poesia e di musica. Questi edifici normalmente erano di dimensioni modeste (sebbene l’Odeo di Pericle, il principale della città di Atene, misurasse ben 4000 m²).
E per finire con Efeso: Il CONCILIO di EFESO, terzo concilio ecumenico, fu convocato dall’imperatore Teodosio II e si tenne nel 431 a Efeso, in Asia Minore, sotto il regno dell’imperatore d’Oriente Teodosio II (408-450); vi parteciparono approssimativamente 200 vescovi e si occupò principalmente del nestorianesimo.DIATRIBA tra NESTORIO e CIRILLO d’Alessandria: L’unità della Chiesa era minacciata da un aspro dibattito che riguardava la persona e la divinità di Gesù Cristo. Si confrontavano due scuole: quella antiochena, capeggiata dal patriarca Nestorio, e quella alessandrina, che vedeva alla testa il principale oppositore delle tesi di Nestorio, ovvero Cirillo di Alessandria. Se Nestorio sosteneva che Cristo avesse sì due nature, ma non fossero unite fra di loro nel vincolo ipostatico, Cirillo sottolineava invece con forza la natura divina di Cristo. Connessa alla disputa su Gesù Cristo, vi era quella legata all’appella-tivo Theotokos relativo alla Madonna: i nestoriani affermavano infatti che Maria fosse solamente Christotokos, Madre di Gesù-Uomo e non Madre di Dio (cioè Colei che ha accolto in sé, con l’Uomo-Messia anche il Figlio di Dio unito all’Uomo). La disputa teologica tra le due scuole divenne più violenta allorché Nestorio divenne Patriarca di Costantinopoli nel 428, ribadendo le sue posizioni teologiche. Ciò suscitò le ire di Cirillo, il quale si rivolse a papa Celestino I (422-432) e all’imperatore Teodosio II della questione, spingendo quest’ultimo a convocare un concilio perché mettesse pace nella cristianità intera. Il 22 giugno 431 Cirillo, in qualità di presidente, chiese per tre volte al latitante Nestorio di comparire davanti al concilio per discolparsi. Visto che Nestorio si rifiutava di comparire, Cirillo chiese ai padri conciliari di confrontare le due dichiarazioni di fede proposte da lui medesimo (supportate da papa Celestino) e da Nestorio, e decidere quale delle due fosse più vicina alla dichiarazione di Nicea. Inoltre, i padri presenti quel giorno fecero propria la tesi contenuta nella Seconda lettera di Cirillo a Nestorio, in cui il patriarca alessandrino affermava che Maria è “genitrice di Dio”, Theotókos, perché ha dato alla luce non un uomo, ma Dio come uomo. Accogliendo la dottrina di Cirillo, 197 padri conci-liari condannarono gli insegnamenti del nestorianesimo e stabilì che Gesù è una persona sola, non due persone distinte, completamente Dio e com-pletamente uomo, con un corpo e un’anima razionale.


La Casa di MARIA è un luogo sacro di cristiani e musulmani, ubicato sul monte Solmisso ad alcune ore di cammino in direzione sud rispetto all’antica Efeso, nell’attuale Turchia occidentale. È considerata l’abitazione dove visse fino alla fine dei suoi giorni terreni, attorno alla fine del primo secolo, Maria, madre di Gesù Cristo Dio, affidata dal Messia all’apostolo Giovanni, che con Maria si trovava ai piedi della Croce. Secondo la narrazione evangelica, dopo la morte e resurrezione, Gesù apparve ad Emmaus, all’apostolo Tommaso dubbioso, agli altri Apostoli per 40 giorni a Gerusalemme, fino al giorno di Pentecoste e dell’Ascensione in cui diede loro lo Spirito Santo e il compito di pre-dicare ovunque nella terra quanto essi avevano visto e udito in prima persona. Le fondamenta del piccolo edificio sono state scoperte una prima volta il 18 ottobre 1881 dal Padre e abate parigino Julien Gouyet sulla base delle indicazioni contenute nei diari delle visioni della mistica e beata Anna Katharina Emmerick, trascritti da Clemens Brentano, poeta e novellista del periodo romantico.
Nel complesso dibattito storico, emergono alcuni elementi di rilievo: – Le visioni di una/due mistiche: la beata Emmerick, e probabilmente la mistica Maria Valtorta che affermava di ricevere visioni dettagliate e di parlare personalmente con Gesù e Maria. I suoi corposi scritti, in buona parte inediti, in alcune visioni risultano confrontabili con la Emmerick. – Due missioni indipendenti, partite da luoghi diversi, pur basandosi sullo stes-so scritto, giungono alla solita comune conclusione archeologica le rovine sottostanti sono state effettivamente datate al I secolo, e corrispondono al conte-nuto della visione mistica per vari aspetti (pietre rettangolari, due parti, focolare centrale, finestre alte, tetto piano). – Qui ebbero luogo due Concili ecumenici: quello del 431, con la condanna del Nestorianesimo, fu uno dei più importanti nella Storia della Chiesa, perché affermò il fondamentale Mistero della fede cristiana, la duplice natura umana-divina di Gesù Cristo Dio, e di conseguenza, Maria come la Madre di Dio. Qui nel V secolo fu edificata la prima Basilica della storia umana consacrata a Maria, da secoli il luogo fu meta di pellegrinaggi cristiani dei discendenti diret-ti di Efeso, e di fedeli mussulmani nel XII secolo troviamo la sua fama larga-mente diffusa in Europa. Sulla cima del monte Solmisso sussisterebbe una piccola grotta angusta, nella quale gli apostoli posero il corpo della Vergine Immacolata di li a poco fu assunta in cielo.


PAMUKKALE, che in turco significa “castello di cotone“, è un sito naturale della Turchia sud-occidentale, nella provincia di Denizli, prossimo all’omonimo abitato. L’antica città di Hierapolis venne costruita sulla sommità del bianco castello che copre un’area di 2700 metri di lunghezza e 160 d’altezza. Può essere visto da grande distanza, perfino quando ci si trova sul lato opposto della vallata, a circa 20 km dalla città di Denizli. Pamukkale si trova nella regione interna Egea, nella valle del fiume Meandro, che crea un clima temperato per buona parte dell’anno. I movimenti tettonici non solo hanno causato frequenti terremoti, ma han-no anche permesso la nascita di numerose fonti termali. L’acqua che ne sgorga è sovrasatura di ioni di calcio e di anidride carbonica, che forma con l’acqua acido carbonico. Emergendo, l’acqua perde gran parte dell’anidride carbonica, spostando l’equilibrio chimico da bicarbonato a carbonato di calcio che, anche a causa dell’abbassamento della temperatura, precipita dando luogo alle caratteristiche formazioni, costituite da spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna, rendendo l’area simile ad una fortezza di cotone o di cascate di ghiaccio.





Ierapoli (o Gerapoli o Hierapolis) è una città ellenico-romana della Frigia, regione storica dell’Anatolia centrale, abitata dai Frigi, che dominava la valle del fiume Lico sulla strada che collegava l’Anatolia al mar Mediterraneo. Ierapoli si trova nell’antica Anatolia (Turchia) culla delle civiltà degli Ittiti, dei Frigi, dei Traci, dei Lidii, degli Armeni e degli Elleni (Greci), che venne incorporata negli Imperi persiano, macedone, romano e bizantino, che l’apprezzarono e la modificarono finchè non cadde nelle mani dei turchi dell’XI secolo che ne cancellarono l’esistenza. Ierapoli di Frigia non è da confondersi con Ierapoli Bambice, in Siria, o con Ierapoli Castabala, in Cilicia. Le rovine di Ieropoli si trovano invece nella odierna località di Pamukkale (“castello di cotone”), situata nella provincia di Denizli, in Turchia, e famosa per le sue sorgenti calde, che formano concrezioni calcaree.





