CASTELLUCCIO era uno splendido paesino dell’Appennino centrale quasi interamente distrutto dal terremoto del 2016. Nell’immagine in evidenza: la Magia dei colori della vallata antistante.








Castelluccio è una frazione del comune di Norcia (PG), uno dei centri abitati più elevati dell’Appennino. Si trova ad una altitudine di 1452 m s.l.m.. Il periodo migliore per la fioritura di Castelluccio di Norcia è tra fine giugno e metà luglio, quando i campi del Pian Grande si trasformano in un mosaico di colori grazie ai papaveri (rossi), ai fiordalisi (blu/viola) e alle lenticchie in fiore (bianco/rosa/viola), oltre a numerose altre specie spontanee come genzianelle, narcisi e ranuncoli, creando uno spettacolo unico. I colori variano nel corso delle settimane, con fioriture che iniziano già a fine maggio e proseguono fino a metà luglio, dipendendo dalle condizioni climatiche.


CHIESA di Santa MARIA ASSUNTA (XVI secolo) (dopo), con una pregevole scultura lignea policroma della Madonna in adorazione del Bambino (1499), ad opera di Giovanni Antonio di Giordano, scultore norcino. La chiesa è stata costruita nella prima metà del 1500, il portale, datato 1528 fu ricomposto dopo il terremoto del 1703. L’interno è a pianta centrale con cupola ottagonale. L’altare maggiore in legno intagliato racchiude la scultura del Crocifisso con le figure dei Dolenti dipinte su tavola di fondo (XVI secolo). Nei due bracci laterali affreschi con i Misteri del Rosario di Camillo e Fabio Angelucci (1582) e Storie di Sant’Antonio Abate (fine XIV secolo). Sui rispettivi altari rinascimentali Madonna in adorazione del Bambino (già citata precedentemente) e S. Antonio Abate (terracotta policroma della fine del ‘500). La cupola della chiesa fu affrescata a fine ‘800. La chiesa, a causa del Terremoto del Centro Italia del 2016 ha subito importanti danneggiamenti già dopo la scossa che ha distrutto Amatrice il 24 agosto 2016 a seguito della quale è stata messa in sicurezza. La successiva scossa del 30 ottobre 2016 ha causato il suo crollo completo.

















FONTI del CLITUNNO: Il poetico parco naturalistico delle Fonti del Clitunno si estende su una superficie di quasi 10.000 mq lungo la via Flaminia fra Spoleto e Foligno, nel comune di Campello sul Clitunno. In origine le acque erano tanto abbondanti da confluire in un grande fiume che gli antichi Romani navigavano per raggiungere la Capitale dell’impero. Le Fonti del Clitunno erano al tempo considerate sorgenti sacre, luoghi di culto dedicati al Dio Giove Clitunno, personificazione dell’omonimo fiume, in nome del quale furono costruiti diversi tempietti. Nel V secolo d.C un grave terremoto distrusse parte delle Fonti, ridimensionando l’ingente apporto d’acqua originale. Il Parco assunse il suo aspetto attuale solo nella seconda metà dell’Ottocento, per opera del conte Paolo Campello della Spina, il quale riorganizzò gli spazi, introdusse gli animali del Parco e creò il magico laghetto. La rigogliosa vegetazione e la vitale fauna rendono il Parco un luogo in cui ritrovare un intimo contatto con la Natura, in un’atmosfera di favolosa armonia. Le fonti sono alimentate da sorgenti sotterranee che sgorgano naturalmente da fenditure nella roccia. L’incredibile bellezza naturale delle Fonti del Clitunno ha ispirato da sempre poeti e intellettuali: nell’antichità le sorgenti furono lodate da Plinio il Giovane in una delle sue lettere e descritte da Virgilio nelle celebri Georgiche. Più tardi, le Fonti comparvero in opere di autori come Corot, Byron e Giosuè Carducci, il quale le consacrò nella sua ode “Alle Fonti del Clitunno”. A ricordo della visita del poeta, nel 1910 è stata posta una stele marmorea scolpita a bassorilievo da Leonardo Bistolfi, accompagnata da un’epigrafe di Ugo Ojetti.




