CORDOBA è un comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Andalusia, sulla riva del Guadalquivir e ai piedi della Sierra Morena. Fu la capitale di al-Anadalus e, durante l’epoca d’oro islamica, fu trasformata in un centro mondiale d’istruzione ed apprendimento, dando i natali ad importanti filosofi e scienziati come Averroè, Ibn-Hazm e Abu al-Qasim al Zahrwi. Fu conquistata dal Regno di Castiglia durante la Reconquista nel 1236. Nell’immagine in evidenza: Cordoba.



CORDOBA CORDOVA è un comune spagnolo di 319.515 abitanti situato, sulla riva del Guadalquivir e ai piedi della Sierra Morena. Fu trasformata in un centro mondiale d’istruzione ed apprendimento, dando i natali ad importanti filosofi e scienziati e diventando la città più grande d’Europa, superando Costan-tinopoli. Fu conquistata dal Regno di Castiglia durante la Reconquista nel 1236. La grande Moschea di Cordova, oggi cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova, è una delle principali espressioni dell’arte arabo-islamica e dell’architettura gotica e rinascimentale dell’Andalusia. È con l’Alhambra di Granada, l’Alcázar di Siviglia, la Aljafería di Saragozza e la Giralda di Siviglia la più prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dall’VIII secolo al XIII secolo.


La grande Moschea di Cordova, oggi Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova, è una delle principali espressioni dell’arte arabo-islamica e dell’architettura gotica e rinascimentale dell’Andalusia. È con l’Alhambra di Granada, l’Alcázar di Siviglia, la Aljafería di Saragozza e la Giralda di Siviglia la più prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dall’VIII secolo al XIII secolo. La costruzione sorge sul sito in cui si ergeva l’antica chiesa visigotica di San Vincenzo, non lontana dal Guadalquivir. Gli scavi archeologici diretti dall’architetto Félix Hernández nel 1930 confermarono l’esistenza nel sottosuolo della Moschea-Cattedrale di un complesso episcopale databile tra il secolo IV e VI. Furono portati alla luce i resti archeologici della basilica visigota dedicata a San Vincenzo Martire, della sede episcopale e del seminario. Quando i musulmani occuparono Cordova nel 756 la chiesa fu inizialmente suddivisa e utilizzata contemporaneamente da musulmani e cristiani. Successivamente l’emiro ʿAbd al-Raḥmān I fece demolire la chiesa cristiana e intra-prese la costruzione della grande moschea. Quando Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, nel 1236, la moschea fu convertita in cattedrale e dedicata a Maria Assunta. L’apertura tra il cortile e la sala di preghiera fu murata, conservando una sola porta d’entrata (la Puerta de las Palmas, che nel 1531 fu arricchita da alcune statue che ricordano la particolare dedicazione della chiesa). Inoltre vennero abbattute alcune file di colonne per lasciar libero lo spazio per la Cappella Reale (1371), decorata con stucchi mudéjar.
Esternamente, la struttura si presenta al giorno d’oggi con la forma di un grande quadrilatero di circa 180 m di lunghezza per 130 m di larghezza. L’interno, diviso da 19 navate longitudinali e 36 trasversali, è una foresta di 856 colonne sormontate da capitelli in stili diversi, realizzate in materiali provenienti da diverse aree Mediterranee. Sulle colonne si appoggiano delle arcate doppie in mattoni e pietra bianca (sovrapposte l’una sull’altra con uno spazio intermedio) che permettono di avere un soffitto molto alto e donano all’edificio un’impressione di leggerezza. Le mura esterne sul lato settentrionale sono aperte dalla porta detta del perdono (1377), dotata di tre archi in stile arabo. A destra di questa porta, accanto al muro di cinta, si trova la torre campanaria detta Alminar, costruita come minareto tra il 1593 e il 1664 sul lato opposto rispetto a quello che ospitava la sala di preghiera dei musulmani. La torre si eleva per 93 m di altezza, in cima alla quale è collocata una statua dorata raffigurante San Raffaele. Sullo stesso lato delle mura, una nicchia di devozione popolare ospita un quadro di Romero de TORRES (1928), opera dedicata alla Virgen de los Faroles. Originariamente l’interno dell’edificio era, ad eccezione della Qibla, un’unica sala ipostila di 19 navate, utilizzata come spazio per la preghiera. Oggi invece una parte dell’interno è occupata dalle cappelle perimetrali (tra cui quella di San Pablo, chiusa da cancellate del Cinquecento), dalla Cappella Reale (detta anche di San Ferdinando), dalla cappella di Villaviciosa (detta anche secondo mihrab) e dal nucleo cruciforme centrale. L’impianto basilicale è a croce latina immissa con cupola sulla crociera del transetto.






















