La Basilica Cattedrale Metropolitana Primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota semplicemente come Duomo oppure Cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo. Nell’immagine in evidenza: Particolare della Controfacciata.


ALTARE MAGGIORE: – 1466, Madonna della Luce, manufatto musivo raffigurante la Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio. Antonio MONGITORE nel 1719 documenta la primitiva immagine dell’abside presente prima della costruzione della Tribuna di Antonello Gagini. L’antico mosaico voluto da Niccolò Puxades fu rimosso nel 1510 e assemblato nel pilastro destro della Cappella di Nostra Signora Libera Inferni. –1509 – 1536 e seguenti, Tribuna di Antonello GAGINI, elaborato manufatto marmoreo realizzato su commissione di Giovanni Paternò del 1507. Nel PRESBITERIO il prezioso coro ligneo in stile gotico – catalano risalente al 1466, ai lati le grandiose cantorie sovrastate dalle canne d’organo. L’altare versum populum realizzato con un monolite marmoreo di moderna e lineare concezione. L’altare maggiore è costituito da colonne ioniche sormontate da capitelli corinzi, chiude l’elevazione un ricco architrave sovrastato da timpano triangolare. Al centro è collocato il Cristo risorto e le guardie pretoriane a custodia del sepolcro di Antonello GAGINI, sulla mensa un Crocifisso intarsiato di madre-perla. Nella calotta absidale è affrescata la Consegna del duomo al vescovo Nicodemo dopo la sconfitta dei Saraceni per mano normanna di Mariano ROSSI del 1803. Dello stesso autore l’Assunzione della Vergine tra le Virtù cardinali realizzata nel 1802. Nelle nicchie lungo le pareti del catino absidale sono collocate 10 delle 12 statue raffiguranti gli Apostoli – sormontate dai rispettivi angeli portacorona – e alla base, il teatrino corrispondente, sculture di Antonello GAGINI. Di pregevole fattura il trono del sovrano o “Baldacchino Reale” recante decorazioni musive del XII secolo e l’iscrizione: “Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput“, in prossimità il candelabro destinato al cero pasquale. Dirimpetto era collocata la cattedra vescovile oggi rimossa e riassemblata come altare nella cripta, recava l’iscrizione: “Trinacriae prima Metropolis Sedes“, opera di Fedele e Scipione da CARONA con la collaborazione dei fratelli Fazio e Giacomo GAGINI.

INTERNO: L’interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri (gruppi tetrastili con 4 colonne incastonate provenienti dalla antica costruzione) con statue di santi che facevano parte della decorazione della tribuna del Gagini. Nella navata destra, la prima e la seconda cappella, comunicanti fra di loro, custodiscono le tombe imperiali e reali dei Normanni. Il sarcofago di Federico II è sormontato da un baldacchino con colonne in porfido e l’urna è sorretta da due coppie di leoni; insieme a quelli di Federico II sono stati conservati anche i resti di Pietro II di Sicilia. Le altre tombe sono quelle di Costanza d’Aragona, sorella del re d’Aragona e moglie di Federico II, di Guglielmo, duca d’Atene figlio di Federico III di Sicilia, e dell’imperatrice Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e madre di Federico II. Tra le altre tombe presenti nella cattedrale quella di Alberto di Borbone di Napoli e Sicilia figlio di Ferdinando IV di Napoli e Maria Carolina d’Austria. Sul pavimento della navata centrale fu realizzata nel 1801, durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo con tarsie colorate che rappresentano le costellazioni per opera di Giuseppe PIAZZI. Il ricco altare del SS. Sacramento, in bronzo, lapislazzulo e marmi colorati, è stato realizzata su disegno di Cosimo FANZAGO (XVII secolo). Nel presbiterio si dispone il bellissimo coro ligneo tardo-quattrocentesco in stile gotico-catalano e il trono episcopale, ricomposto in parte con frammenti d’antichi mosaici del XII secolo. Durante la fase dei restauri della fine del XVIII secolo, fu incaricato il pittore di Sciacca Mariano ROSSI di decorare la Basilica Cattedrale. Gli affreschi, secondo il disegno originale, dovevano ricoprire il catino dell’abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia per opera dei Normanni. Iniziati nel 1802 non furono terminati e comunque si possono ammirare: Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella volta del coro l’Assunzione di Maria Vergine.




A destra del presbiterio si trova la Cappella Reale Senatoriale di santa Rosalia, cittadina Patrona di Palermo, con le Reliquie e l’urna d’argento, opera seicentesca di Matteo Lo CASTRO, Francesco RUVOLO e Giancola VIVIANO, portata in processione durante la festa patronale il 15 luglio. I due altorilievi di Valerio ViILLAREALE, rappresentano: Santa Rosalia invoca Cristo per la liberazione della peste e l’Ingresso delle gloriose reliquie di Santa Rosalia a Palermo. Oltre al coro ligneo in stile gotico-catalano del 1466 e ai resti marmorei della tribuna gaginiana riadattati, di alto interesse artistico sono la statua marmorea della Madonna con Bambino di Francesco LAURANA, eseguita insieme ad altri aiuti nel 1469, la pregiata acquasantiera (posta al quarto pilastro) opera incerta di Domenico GAGINI e la Madonna della Scala, eseguita nel 1503 da Antonello GAGINI e posta sull’altare della sacrestia nuova.
NAVATA DESTRA o SUD: – Prima campata: Prima Cappella delle Tombe Reali. – Seconda campata: Seconda Cappella delle Tombe Reali. – Terza campata: Cappella della Madonna della Lettera. Costituisce pala d’altare il dipinto Vergine con il Bambino, in stile bizantino, di Antonio FILOCAMO. Le tele alle pareti laterali sono opera di Angelo del VECCHIO e raffigurano san Mamiliano, Santa Ninfa e i Santi Eustochio, Proculo e Golbudeo, a destra il beato Giacomo Cusmano. – Quarta campata: ingresso laterale lato sud corrispondente al Portico Meridionale di via Vittorio Emanuele. Addossata al 4° pilastro è presente una monumentale acquasantiera in stile rinascimentale di Domenico GAGINI. Nella conchiglia due bassorilievi illustrano la Benedizione del Fonte Battesimale e il Battesimo di Gesù. Sul cupolino è raffigurato l’Angelo dell’Annunciazione. – Quinta campata: Cappella di sant’Ignazio di Loyola. Costituisce pala d’altare il dipinto Apparizione della Vergine ai Santi con sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, opera di Pietro NOVELLI del 1633 – 1634. Sulla parete destra è collocata una tela d’ignoto raffigurante il Martirio di sant’Oliva.
– Sesta campata: Cappella del beato Pietro Geremia patrono civile di Palermo. Costituisce pala d’altare il dipinto raffigurante il Beato Pietro Geremia di Antonio MANNO del 1785 intitolato Il beato Pietro Geremia profetizza al Senato di Palermo la fine della carestia. Sulla parete sinistra è collocata la Gloria di san Francesco e san Domenico, tela dipinta da Fedele di san BIAGIO del 1756, a destra la tela raffigurante i Sette Angeli, d’autore ignoto. – Settima campata: Cappella delle Sacre Reliquie. All’interno dell’ambiente sono collocate le Sacre Reliquie, le urne di Santi e Sante palermitani: l’urna di Santa Cristina antica e prima santa protettrice di Palermo, la seicentesca urna di Santa Ninfa, la lastra tombale di san Cosma del XII secolo, l’urna di san Mamiliano ottavo vescovo di Palermo. La sistemazione museografica della cappella e il disegno della grande cancellata in ferro battuto si devono all’architetto Francesco Paolo PALAZZOTTO intorno al 1908. – Ottava campata: Cappella di San Francesco di Paola. Sull’altare del 1713 è collocata la statua di San Francesco di Paola fra le raffigurazioni allegoriche della Penitenza a destra, entrambi di Giovanni Battista RAGUSA, a sinistra la figura della Carità, di Gioacchino VITAGLIANO. a) Sepolcro e busto marmoreo dell’arcivescovo José Gasch, opera di Giovanni Biagio AMICO del 1729. b) Sepolcro marmoreo dell’arcivescovo José Alfonso Meléndez.

NAVATA Sinistra NORD: – 1° Campata: Cappella del Battistero. Fonte battesimale ottagonale realizzato da Gaetano e Filippo PENNINO nel 1801. Fra due scenografiche rampe con balconate si erge il manufatto marmoreo, allegoria del peccato originale con la rappresentazione dell’albero di melo o della conoscenza, infestato dal serpente che tenta e corrompe Adamo ed Eva raffigurati accovacciati in basso, disperati e prostrati per la colpa. Su ogni lato della vasca sono presenti bassorilievi riproducenti episodi biblici legati al sacramento del Battesimo. Sulla parete di fondo il dipinto Battesimo di Gesù, opera di Giuseppe CRESTADORO. – 2° Campata: Cappella di Santa Maria degli Angeli. La cappella tributa il culto alla Vergine nell’accezione di Santa Maria degli Angeli. Il manufatto ospita le statue dell’Assunzione della Vergine e il Sepolcro di Maria, provenienti dalla dismessa Tribuna del Gagini. L’altare è completato dagli ornati di Giacomo e dalle formelle scolpite da Fazio e Vincenzo GAGINI sulla Passione di Gesù: La lavanda dei piedi, L’Orazione di Gesù nell’Orto degli Ulivi, L’Ultima Cena, lo Spasimo provenienti dalla dismessa Cappella del Crocifisso. – 3°Campata: Cappella di sant’Antonio di Padova. Costituisce pala d’altare il dipinto Sant’Antonio di Padova e Sant’Atanasio Chiaramonte, attribuito a Vito D’ANNA del 1768. Sulla parete destra è collocato il dipinto raffigurante San Benedetto, del pittore Mariano ROSSI, opera del 1786. – 4° Campata: ingresso laterale lato nord corrispondente a via Incoronazione. Addossata al 4° pilastro è presente una monumentale acquasantiera a baldacchino in stile rinascimentale opera nata dalla collaborazione di Giuseppe SPATAFORA e Antonino FERRARO del 1553. La conchiglia è ornata da due rilievi con Mosé che fa sgorgare acqua dalla roccia e Gesù che guarisce il paralitico. Sul cupolino è raffigurata la Vergine Maria.
– 5° Campata: Cappella di santa Cristina: Costituisce pala d’altare il dipinto Glorificazione della Vergine, di Giuseppe VELASCO del 1633. Nell’area della primitiva cappella sono documentati dipinti di Antonello da PALERMO realizzati nel 1503: Santa Caterina, Santa Lucia, Santa Margherita, Santa Oliva, Santa Ninfa, Santa Cecilia e Sant’Agata, dipinti su tavole a grandezza naturale, opere autografe con l’iscrizione “Opus Antonij Crescencij Panormitae“. – 6° Campata: Cappella dell’Immacolata Concezione. La nicchia dell’altare ospita il simulacro argenteo dell’Immacolata Concezione del Settecento. Nell’anno 2013 è stata realizzata nella cappella la “provvisoria” sepoltura delle spoglie del beato padre Pino Puglisi, ucciso dalla Mafia nel 1993. – 7° Campata: Cappella di san Pietro e sant’Agata. L’altare in lapislazzuli impreziosito da bassorilievi in legno dorato raffiguranti scene bibliche, è dominato da pala d’altare San Pietro e sant’Agata, di Pietro MARTORANA del XVIII secolo. – 8° Campata: Cappella della Madonna Libera Inferni. Sull’altare è collocata la statua di Maria Vergine, di Francesco LAURANA del 1469 realizzata per il Real duomo di Santa Maria Assunta di Monte San Giuliano l’odierna Erice. Le due lesene marmoree ai lati dell’altare, provengono dall’antica tribuna di Antonello GAGINI. Opera eseguita da Baldassarre PAMPILLONA su progetto di Paolo AMATO nel 1684.
TRANSETTO: Absidiola destra – Cappella Reale Senatoriale di Santa Rosalia. E’ chiusa da una cancellata in ottone, dall’arcata superiore pendono 7 lampade votive in argento. Incastonata nell’arco d’ingresso della cappella, campeggia la grande aquila imperiale dalle ali spiegate, simbolo della città di Palermo. Ai lati, 2 bassorilievi del 1830 di Valerio VILLAREALE raffiguranti episodi della vita della Santuzza palermitana: a destra S. Rosalia ferma il braccio all’angelo della morte, a sinistra la Processione delle sacre spoglie. Nel catino absidale campeggia l’immagine più diffusa di Santa Rosalia, di Giuseppe VELASCO. Il paliotto argenteo della mensa raffigura Rosalia con alcuni dei suoi elementi iconografici: il teschio (abbandono della vita terrena per quella trascendente), il libro sacro (esistenza condotta nella parola di Dio), le rose, che identificano il rosario e la purezza, lo scettro nella mano sinistra rappresentante la regalità e la discendenza dagli imperatori normanni.


Dietro l’altare d’argento sbalzato, protetta da un cancello di rame del 1655 avente funzioni di sopraelevazione, è presente la preziosa e composita urna (sotto) in argento disegnata da Mariano SMIRIGLIO, realizzata dagli argentieri Giuseppe OLIVERI, Francesco RIVELO, Giancola VIVIANO, Matteo Lo CASTRO con la collaborazione di Michele FARRUGGIA e Francesco ROCCUZZO. L’imponente realizzazione datata 1631 – 1637 sostituisce l’arca similare realizzata in tempi brevissimi in argenti et cristalli della Gloriosae Sanctae Rosaliae, commissionata dal Senato di Palermo il 3 marzo 1625, tramite Nicola Placito e Giacomo Agliata, adesso esposta nella cappella delle reliquie. L’intera opera rappresenta uno dei capolavori più preziosi dell’argenteria siciliana barocca. Il basamento è costituito da aquile che si spalleggiano ad ali spiegate, appollaiate su cartigli e la conchiglia di San Giacomo, 4 putti alati sorreggono l’urna e sostengono lo scudo appiedato recante il simbolo della rosa. Il corpo dell’arca decorato con incisioni a basso e altorilievo con scene di vita della Giovane Eremita su ognuno dei 4 lati, i cosiddetti “teatrini”: La Vocazione, L’eremo di Quisquina, La vita Contemplativa, La Coronazione fatta da Gesù Cristo, 4 cherubini assisi sui bordi di ognuno dei fianchi più lunghi, il coperchio con sviluppo a forma di parallelepipedo con sei ovali in bassorilievo riproducenti: L’eremo di Quisquina, L’eremo di Monte Pellegrino, La Vocazione, La Vita Contemplativa, La Recita del Rosario, Il Transito, fra teste alate di cherubini poste sugli angoli, il tutto sormontato dalla statua di Santa Rosalia in abiti da monaca basiliana, la corona di rose sul capo, la croce patriarcale nella mano sinistra, nell’atto di sconfiggere schiacciando con i piedi il drago, figura allegorica della peste e del male. Il reliquiario custodisce il corpo della Santa, la sua prima biografia e un manoscritto con la firma autografa del cardinale Giannettino Doria, arcivescovo di Palermo. Dell’antica Cappella di Santa Rosalia restano delle tracce d’intarsi marmorei e i fastosi resoconti d’illustri viaggiatori che delle visite in cattedrale e nell’eremo di Monte Pellegrino hanno lasciato dettagliate descrizioni nei diari dei loro Grand Tour. Nel pavimento la sepoltura del cardinale Alessandro Lualdi che grande amore programmò e celebrò le feste centenarie di Santa Rosalia in occasione del III Centenario – 1924 – del ritrovamento – 15 Luglio 1624 – del Sacro Corpo di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino che sovrasta la Città di Palermo.

(Dopo) PARETE Destra del TRANSETTO: Bassorilievo “Corteo funebre della Sacra Dormizione di Maria, con i 7 Angeli e gli Apostoli”Absidiola del Santissimo Sacramento. Parete del transetto destro: Cappella di Maria Santissima Assunta. Costituisce pala d’altare il dipinto Madonna Assunta, opera di Giuseppe VELASCO del 1801. I bassorilievi alle pareti del 1535 raffigurano le sante patrone palermitane, sull’altare è incastonata la Dormizione di Maria (sotto), raffigurata in mezzo agli Apostoli e Arcangeli, manufatto marmoreo in altorilievo proveniente dalla dismessa Tribuna di Antonello GAGINI.

(Dopo) ABSIDIOLA Sinistra: CAPPELLA del SS. SCRAMENTO. Elegante cappella con decorazioni in stucco dorate. Preziosissimo altare ciborio realizzato su disegno di Cosimo FANZAGO del 1653. Mensa con pannelli, sopraelevazione riproducente un tempio con pianta esagonale a 3 elevazioni: colonnato, tamburo, cupola realizzati interamente in lapislazzuli. Capitelli, modanature, cornici, inserti, fregi, nervature e decorazioni superiori col colore in contrasto in oro zecchino. La mensa e il ciborio preesistenti erano opera di Antonello GAGINI. Sulla parte sx è realizzato l’imponente monumento funerario di Pietro Gravina. A dx il mausoleo di Francesco Ferdinando Sanseverino realizzato da Gaetano PENNINO. Davanti alla cappella la lampada d’argento donata dal re Carlo III di Borbone.

PARETE Sinistra del TRANSETTO. CAPPELLA del SS. CROCIFISSO. Nell’edicola della sopraelevazione dell’altare una croce in agata del ‘700 sostiene un Crocifisso, scultura policroma di epoca medioevale in legno di tiglio, la tradizione vuole sia stato plasmato da Nicodemo e San Luca, condotto in Sicilia da Sant’Angelo Carmelitano nella chiesa di San Niccolò alla Kalsa nel 1220, per essere donato a Francesco Staufer de Antiochia e alla cattedrale nel 1311 da Manfredi I Chiaramonte, conte di Modica. Alla base del Crocifisso le sculture raffiguranti la Madonna Addolorata e la Maria Maddalena, di Gaspare SERPOTTA, eseguite nel 1664. La statua di San Giovanni Evangelista è opera di Gaspare GUERCIO. Sormonta il tutto – in alto nella lunetta – uno stucco di Filippo QUATTROC-CHI del XVIII secolo riproducente Dio Padre tra gli Angeli. I bassorilievi del basamento sono opere di Fazio GAGINI e Vincenzo GAGINI del 1557 – 1565 raffiguranti scene della Passione di Gesù. Fra gli episodi rappresentati la scena dello Spasimo, ispirata al famoso dipinto di Raffaello raffigurante lo Spasimo di Sicilia, opera un tempo custodita nella chiesa del monastero olivetano di Santa Maria dello Spasimo (da cui il nome, capolavoro raffaellesco temporaneamente conservato nell’abbazia del monastero cistercense di Santo Spirito) e oggi al Museo del Prado di Madrid; la Deposizione dalla croce, ispirata alla Deposizione, di Vincenzo degli AZANI, all’epoca documentata in San Giacomo la Marina, altre tratte dalla Piccola Passione di Albrecht Dürer. I 16 bassorilievi dell’ambiente erano parte integrante della dismessa cappella gaginiana del Santissimo Crocifisso. Nella primitiva modulazione l’apparato in stucco commissionato dall’arcivescovo Cesare Marullo, fu eseguito da Antonino Ferraro da GIULIANA. Dello stesso autore, la decorazione della “soppressa” Cappella di San Michele Arcangelo patrocinata dall’arcivescovo Diego Haëdo.

(Dopo) CRIPTA: è coeva o di poco posteriore alla cattedrale gualteriana, quando si riorganizzarono gli spazi racchiudendo in un’unica area le torri NE e SE e le tre absidi della cattedrale normanna. È un corpo esterno all’attuale edificio, oggi vi si accede dal lato destro della cattedrale, accanto alla Cappella di Santa Rosalia, attraverso la Sacrestia dei Canonici o Sacrestia Nuova. È costituita da un vano rettangolare diviso in due navate separate da colonne di e volte a crociera. Nel lato orientale sono ricavate 7 absidi che avevano annicchiate agli angoli colonnine in granito, quella centrale è più profonda (sarcofago di Giovanni Paternò), dirimpetto a essa è presente lo sviluppo circolare della monumentale abside principale. Nel 1844 Valenti restaurò gli ambienti rialzandone la pavimenta-zione e collocando altre sepolture provenienti dall’antico cimitero dei vescovi. Due cunicoli collegavano la cripta con l’interno della chiesa o più probabilmente con il vecchio arcivescovado e, tramite la «via Coperta», con il Palazzo Reale. La cripta contiene 23 sarcofagi realizzati o riutilizzati in epoche diverse.





(Dopo) Il TESORO: Negli ambienti della Sacrestia dei Canonici è esposto il “tesoro della cattedrale“: paramenti sacri dal XVI al XVIII secolo, paliotti, ostensori, calici, la tiara d’oro cosiddetta di Costanza d’Aragona (prelevata dal suo sepolcro), splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle. Il breviario membranaceo del 1452 con lo stemma dell’arcivescovo Simone da Bologna, miniato dal pittore Guglielmo da PESARO e da altri miniatori si trova ora esposto al Museo diocesano, mentre rimangono in sede il calice di tipologia madonita della seconda metà del XV secolo; il reliquiario architettonico del XV secolo caratterizzato da guglie e pinnacoli che rinviano allo stile gotico-catalano dell’epoca oppure il calice seicentesco ornato da smalti policromi e gemme, opera dell’orafo palermitano don Camillo BARBAVARA. Sono stati pure posti all’interno della Sagrestia dei Canonici 4 piedistalli lignei dei primi anni del XX secolo, di stile neonormanno un tempo utilizzati per leggere i corali nel presbiterio, e disegnati dall’architetto Francesco Paolo PALAZZOTTO. Nel vano di accesso alla stanza del «Tesoro» è collocata la statua di Santa Rosalia di Bartolomeo TRAVAGLIA, 1638.


(Dopo) LA MERIDIANA: Sul pavimento, con inizio presso la Cappella di San Francesco di Paola ha inizio la meridiana realizzata nel 1801 dall’astronomo teatino abate Giuseppe PIAZZI una delle otto esistenti in Sicilia. Una lunga striscia in ottone incastonata nel marmo attraversa la navata centrale affiancata da tarsie policrome raffiguranti i segni zodiacali indicate da un raggio solare, visibile durante le belle giornate, filtrato da un foro posto in un punto ben preciso nella cupola, spostandosi in corrispondenza del segno zodiacale del momento, ottenuto dal movimento della Terra attorno al Sole. Una lapide indica lo strumento e riproduce le unità di misura in vigore in quell’epoca nel Regno di Sicilia e fino all’unità d’Italia: il palmo.




