Il Giro delle Chiese

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PALERMO: DUOMO/CATTEDRALE (1° Parte)

La Basilica Cattedrale Metropolitana Primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota semplicemente come Duomo oppure Cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo. Nell’immagine in evidenza: Prospetto Sud.

CATTEDRALE: Inizio dei lavori: – 1446/1465 Simone di BOLOGNA; – 1574/1575 Recin-zione GAGINI; – 1655/1673 Promotori: Martín de León Cárdenas Juan Lozano. Fine Lavori: 2000. Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell’umanità nell’ambito del sito seriale Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale. Contrariamente alla maggior parte degli edifici di culto è un monumento a sé stante – a «isola» -, la Basilica Cattedrale offre infatti oltre alla facciata principale, altri tre interessanti e varie-gati prospetti di rara bellezza.

PROSPETTO OVEST: Il prospetto principale o occidentale dà su via Matteo Bonello. La via prende nome dal signore di Caccamo dapprima ambasciatore, in seguito cospiratore contro Guglielmo I di Sicilia. La facciata si presenta molto articolata dal punto di vista prospettico, anche nello spazio, per la presenza di due archi a sesto acuto ispirati all’architettura islamica che raccordano la Cattedrale all’adiacente Palazzo Arcivescovile oggi anche sede del Museo diocesano, retaggio di antichi passaggi aerei coperti, vie di fuga assieme alla fitta rete di cuniculi sotterranei che garantivano il riparo nella zona fortificata in caso di attacchi. Una cancellata e una balaustra a colonnine, in sostituzione dell’antica recinzione costruita da Vincenzo Gagini nel 1575, protegge lo spazio antistante alla facciata, sui pilastri che delimitano i varchi sono poste le statue di San Giuseppe, San Pietro, San Paolo e San Francesco di Paola opere di Giovanni Battista RAGUSA del 1724 – 1725.

Sul prolungamento della successiva recinzione lato Cassaro sono collocate le sculture marmoree raffiguranti San Gregorio Papa e Sant’Agostino opere di Giovanni TRAVAGLIA del 1673; San Girolamo e Sant’Ambrogio opere realizzate da Antonio ANELLO, quest’ultimi manufatti commissioni dell’arcivescovo Giovanni Lozano nel quadro dell’abbellimento del «Piano della Cattedrale» posto in essere nel periodo 1655-1673. Un’intricata, quanto spettacolare selva di torri campanarie neogotiche realizzate nel torrione medievale dell’arcivescovado su progetto dell’architetto Emmanuele PALAZ-ZOTTO dal 1826 al 1835 si fronteggia con i due torrioni occidentali che delimitano lateralmente la facciata della Cattedrale. Il complesso presenta raccordi ad arco e decorazioni opera di maestri lapicidi trecenteschi e quattrocenteschi. Il Portale strombato centrale in stile gotico è del 1353 ed è sormontato da un’edicola contenente un bassorilievo di Maria con il Bambino. I pannelli bronzei a rilievo della porta centrale sono del palermitano Filippo SGARLATA del XX secolo. Questa porta è stata aperta il 13 dicembre 2015 dall’Arci-vescovo Corrado Lorefice quale Porta Santa nell’ambito del Giubileo della Misericordia. In simmetria e speculari all’asse dell’ingresso sono poste quattro iscrizioni lapidee sovrastate da altrettante nicchie. Il portale è arricchito in alto da una bellissima bifora posta in prossimità della navata centrale all’interno di una cornice mistilinea. I due Portali laterali sono sormontati da targhe marmoree e gran-diose monofore strombate cieche con più ordini di colonnine e ghiere prospettiche. Tutte le pareti sono coronate dalla caratteristica merlatura.

(Sopra) PROSPETTO OVEST: I 4 CAMPANILI angolari sorgono secondo i canoni architettonici di stile normanno-gotico e accompagnano il primitivo torrione campanario. In epoca medievale il campanile oltre alle funzioni liturgiche svolge funzioni strategiche come torre d’avvistamento e via di fuga. Infatti una rete di cuniculi sotterranei dalla la cripta e archiponti aerei, dei quali oggi ammiriamo le riproduzioni delle stupende arcate ogivali di via Bonello, collegano il corpo della cattedrale al Palazzo Vescovile passando per il campanile, passaggi che consentono di riparare nel vicino Palazzo dei Normanni.

PROSPETTO NORD: Il prospetto nord o di via Incoronazione, sul fianco sinistro della Basilica Cattedrale, si affaccia su un edificio la cosiddetta «Loggia dell’Incoronazione». Del primitivo isolato costituito dall’Arcivescovado Vecchio, poi convertito in monastero di Santa Maria di Monte Oliveto e «Badia Nuova» dell’Ordine benedettino, sono pervenuti solo dei resti inglobati nella Cappella dell’Incoronata. Secondo la tradizione, dopo l’incoronazione in Cattedrale, i Sovrani di Sicilia si mostravano ai sudditi affacciandosi dallo spazio sopraelevato presentandosi per la prima volta al popolo. Il pronao e l’attigua Cappella coeva alla Cattedrale, erano collegati al grande tempio normanno tramite un portico che grazie alla copertura assicurava a reali, cortigiani e clero di spostarsi da un luogo all’altro anche con condizioni climatiche avverse, a distanza dalla folla per motivi di sicurezza. Gli elementi architettonici che decorano l’ingresso alla navata sinistra sono recuperati dal portico realizzato su questo lato della Cattedrale da Fazio e Vincenzo GAGINI nel 1563 – 1567, discutibilmente rimodulati durante i lavori del grande intervento di restauro della fine del XVIII secolo, praticamente appiattiti sulla parete esterna. Il monumentale ingresso è contraddistinto da quattro gruppi di colonne binate in conci di pietra reggenti un complesso architrave spezzato dall’articolata modanatura. Le coppie centrali delimitano l’apertura vera e propria, i vani simmetrici laterali, rientrati e ciechi, ospitano altrettante coppie di colonne ornate da capitelli corinzi. Il portale costituito da colonne marmoree con timpano ad arco spezzato reca al centro una stele a sua volta sovrastata da timpano e aquila imperiale.

PROSPETTO EST: Il prospetto est o di piazza dei Sette Angeli dà su via Simone Beccadelli di Bologna, promotore della costruzione dell’attuale Palazzo Arcivescovile oggi anche sede del Museo diocesano. Le statue della balaustra della via sono: San Mamiliano di Giovanni TRAVA-GLIA e Sant’Eustozio di Antonio ANELLO opere entrambe realizzate nel 1673, San Procolo e San Golbodeo di Giovanni TRAVAGLIA, quest’ultima realizzata nel 1673. La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo. Il prospetto orientale, visibile dalla piazza Sette Angeli, è delimitato dalle torri angolari orientali poste a sud e a nord che racchiudono il maestoso vano corrispondente al vasto presbiterio, dalle pareti esterne sono visibili i due catini absidali laterali aperti e ricollegabili all’antico tempio gualteriano incastonati fra le torri di raccordo dalle quali si protende la mole cilindrica dell’abside principale che presenta nel complesso, solo il primo ordine decorato con archi ciechi con più ordini di rilievi. Questo prospetto della cattedrale è un mirabile esempio di decorazioni a tarsie laviche ottenute con la realizzazione di figure geometriche e floreali in pietra lavica alloggiate fra conci di tufo che determinano un delicato e tipico contrasto cromatico, l’intero secondo ordine è caratterizzato dall’intreccio di doppi rilievi d’archi a tutto sesto che sottintendono monofore o oculi. Una serie di alte monofore cieche sottese da archi segnati da doppia ghiera, decorata a bugne e conci a guanciale, contiene un doppio ordine di strette finestre. Un terzo ordine comprende due grandi archi, il quarto ordine dieci altissime monofore cieche con più ordini di rilievi con inscritte finestre, piccole monofore e oculi ciechi. Le estremità superiori sono ornate da merlatura sinusoidale comune ai vani orientali.

PROSPETTO SUD: ll prospetto meridionale è sul lato di via Vittorio Emanuele o anticamente strada del Cassaro, parola di derivazione araba indicante la “fortificazione”. Il fianco destro della costruzione, con le carat-teristiche torrette avanzate e l’ampio portico in stile gotico catalano eretto intorno al 1465, si affaccia sul planum Ecclesiae, a sua volta recintato da una balaustra di marmo sui cui pilastri sono poste statue di santi, piazza la cui pavimentazione è stata ridisegnata nell’anno 2000. Le statue che adornano i piedistalli dei varchi prospicienti su corso Vittorio Emanuele partendo da sinistra: Sant’Agatone e Santa Silvia di Carlo D’APRILE, opere realizzate nel biennio 1655 -1656, San-ta Cristina di Carlo D’APRILE (1655) e Santa Rosalia di Gaspare GUERCIO (1655), Sant’Agata di Carlo D’APRILE (1655) e Santa Ninfa di Gaspare GUERCIO (1655), Sant’Oliva di Gaspare GUERCIO (1656) e San Sergio di Carlo D’APRILE (1655). Al centro della piazza si trova la statua di Santa Rosa-lia di Vincenzo VITALIANO del 1744 collocata al posto della Fontana dei tre vecchioni, nell’occasione spostata lateralmente. Il Portale d’ingresso è opera di Antonino GAMBARA, eseguito nel 1426 per l’incoronazione di Alfonso il Magnanimo, i cui battenti lignei sono di Francesco MIRANDA del 1432, occupa la porzione di spazio anteriore compresa tra la seconda cupoletta maiolicata con lanternino e la sesta, corrispondenti alle rispettive campate interne della navata destra. Il portico dalla conformazione a capanna, presenta l’accesso costituito da tre arcate ogivali corrispondenti a tre volte a crociera nell’interno, sorrette da capitelli fioriti e sostenuti da colonne provenienti dalla moschea, la prima colonna a sinistra reca scolpita un’iscrizione tratta dal Corano. L’arco centrale più ampio e più elevato presenta come i due laterali, una ricca decorazione tortile, l’insieme è riconosciuto come «Albero della Vita» o «Albero della Conoscenza». La trave di sostegno del timpano del portico è decorata da un arabesco nelle cui intercapedini è raffigurata una teoria di Sante Vergini, Profeti, Apostoli, Dottori della Chiesa, Evangelisti, alternata in corrispondenza dei vertici ogivali degli archi, dagli stemmi del Regno di Sicilia, del Senato Palermitano e da quello della cattedrale.

Il timpano è caratterizzato dalla figura di Dio Padre, al centro della scena dell’Annunciazione, inserito in una trina scolpita raffigurante girali e fiori stilizzati dalla forte e complessa connotazione geometrica di matrice araba. Il portico è delimitato da piloni, ognuno contraddistinto da tre ordini decorati con monofore appaiate cieche e strombate. All’interno un portale di Antonino GAMBARA del 1426, ricco di figure floreali e immagini antropomorfe, chiuso in alto da un’edi-cola contenente un mosaico che riproduce la Madonna, del XIII secolo; i due monumenti alle pareti commemorano l’incoronazione di Carlo III di Borbone del 1735 a destra quella di Vittorio Amedeo II di Savoia del 1713 a sinistra realizzata da Giovanni Battista RAGUSA del 1714. Ai lati del mausoleo sono poste le statue provenienti dalla Tribuna di Antonello GAGINISan GiovanniSan MatteoSan Marco e San Luca, insieme a numerose targhe, epigrafi e steli marmoree. Il secondo ordine del prospetto meridionale corrisponde alle pareti della navata centrale, risale al periodo normanno ed è caratterizzato da una sequenza di monofore che si alternano aperte e cieche e dalle cupolette che danno luce alla navata laterale. La mole del transetto interseca il lungo parallelepipedo della navata centrale è sovrastato dal tam-buro e dalla cupola di Ferdinando FUGA che domina il prospetto meridionale, opera realizzata durante il grande restauro del 1781 – 1801. A sinistra i volumi digradanti dei locali adibiti a museo, sagrestia dei canonici, con la tipica decorazione a colonnine pensili, dominati dalla mole del corpo sovrastante il “Titulo e Antitulo”, dalla torre dell’orologio di Vincenzo GAGINI e l’iscrizione OPERIBVS CREDITE di sud – est e dal muraglione di raccordo con il corpo centrale. Tutte le pareti sono ingentilite dalla presenza di cornici e decorazioni dovute alla realizzazione di serie contigue di monofore aperte o cieche; ad arco, a ogiva con cuspide acuta, ad arco ribassato; lobate o strombate con più ordini di rilievi, per culminare nelle pareti absidali, con la presenza di monofore sovrapposte inscritte in monofore allungate, rispettando sempre criteri di raffinata simmetria.

(Dopo) CUPOLA: Nessuna fonte fa riferimento all’esistenza di una cupola anteriore al XV secolo, se non accenni alle calotte delle absidi orientali d’ispirazione araba, colorate con tinte vivaci, costruite come elementi decorativi alla stessa stregua di particolari architettonici presenti nei numerosi monumenti cittadini edificati in epoca normanna. Sarcofagi, portali, altari, torri, archi trionfali, piazze, dipinti, sculture, tribune, pale d’altare sono elementi che arricchiscono nel tempo i locali della magnifica costruzione, tra essi manca la realizzazione di una vera e propria cupola, la cui costruzione nelle stime e progetti di massima, avrebbe comportato la ristrutturazione dell’im-pianto per la ridistribuzione del peso. Si escogita la messa in opera di una cupola in legno, posta internamente sotto il tetto, che copra l’area del coro senza comportare gravosi e pesanti interventi di stabilizzazione strutturale. Il manufatto così concepito è eretto sull’interse-zione dei due bracci, il tamburo a base ottagonale è decorato con iscrizioni d’oro con caratteri gotici.

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