La Chiesa fu edificata tra il 1926 e il 10 maggio 1927 su un terreno alla sommità del rione Monti , e dal 5 gennaio 1945 divenne la seconda parrocchia di Alberobello. L’edificio, che presenta una pianta a croce greca, riproduce le fattezze dei trulli presenti in Alberobello. La cupola è alta 21 metri mentre il campanile è alto 18,3 metri e ospita sei campane. L’apparato decorativo interno include opere del pugliese Adolfo Rollo. Nell’immagine in evidenza: Interno della Chiesa di Sant’Antonio.

Alberobello è un comune di 10.269 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia, facente parte della Valle d’Itria e della Murgia dei Trulli. È celebre per i suoi caratteristici trulli, modello costruttivo di architettura spontanea, dichiarati dal 6 dicembre 1996 Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. A circa 15 km in linea d’aria si trova la costa adriatica nell’area di Fasano. Lo storico Pietro Gioia ha congetturato che il nome Alberobello derivasse da Silva alboris belli, con il significato di “bosco dell’albero della guerra” e tale derivazione, priva di riscontro documentale, è stata a lungo fatta propria dagli storici successivi. Studi posteriori sottolineano tuttavia che il primo toponimo con il quale la località era conosciuta fu Silva Alborelli: così risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il diploma d’investitura del 15 maggio 1481 con il quale il re Ferrante d’Aragona assegnò i beni del defunto conte di Conversano Giulio Antonio I Acquaviva d’Aragona al figlio Andrea Matteo, illetterato. In detto documento si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari. Una prima antropizzazione dell’area prese avvio solo nei primi anni del XVI secolo su impulso del conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, figlio di Giulio Antonio Acquaviva caduto nell’estate del 1480 nella battaglia di Otranto contro gli ottomani. Andrea Matteo introdusse dal feudo di Noci una quarantina di famiglie di contadini per bonificare e coltivare le terre,


La Chiesa fu edificata tra il 1926 e il 10 maggio 1927 su un terreno alla sommità del rione Monti , e dal 5 gennaio 1945 divenne la seconda parrocchia di Alberobello. L’edificio, che presenta una pianta a croce greca, riproduce le fattezze dei trulli presenti in Alberobello. La cupola è alta 21 metri mentre il campanile è alto 18,3 metri e ospita sei campane. L’apparato decorativo interno include opere del pugliese Adolfo Rollo. Innalzata in pochi mesi nasce nel 1927 sul punto più alto del Rione Monti. Certamente il suo scopo fu simbolico, fu voluta dal sacerdote don Antonio Lippolis che commissionò il lavoro come gesto di ribellione contro quello che, all’epoca, era lo scandalo della diffusione del protestantesimo. Un simbolo quindi contro le eresie del tempo e per questo dedicato a Santo di Padova, definito allora il “martello degli eretici”. La chiesa si impone scenograficamente. Una piccola scalinata precede l’ingresso suggestivo, segnato da un rosone. Protagonista indiscusso di tutta la visuale esterna è il cono centrale, affiancato da due cappelle laterali con copertura a vela. L’immagine d’insieme è spettacolare, linee rotonde, morbide e burrose avvolgono con grazia quelle più spigolose. Il bianco abbagliante della calce si alterna e risalta il grigio intenso della pietra grezza pugliese. Un gioiello, che miscela la tecnica costruttiva del trullo, ad accorgimenti architettonici più moderni ed ancora, elementi tipici dell’architettura romanico-pugliese. La cupola centrale svetta in alto per 20 m, e il suo slancio è ancor più accentuato dal lucernario che segue, intorno a cui ruotano quattro piccole cupole coronate dai pinnacoli. Sulla destra della facciata sovrasta il campanile a trullo, avvolto nel suo corpo cilindrico, poco più basso rispetto alla cupola centrale. All’interno la pianta centrale dell’edificio è molto sobria, colpisce grazie alla sua semplice raffinatezza. L’unico tocco di colore lo si trova sulla parete dell’altare maggiore interamente rivestita da un affresco del XX secolo raffigurante l’Albero della vita col maestoso Crocifisso.











Facciamo un Breve GIRO per ALBEROBELLO: Il Trullo Siamese nel Rione Monti.

TRULLI: La storia di questi edifici molto particolari è legata alla pragmatica de Baronibus, un editto del Regno di Napoli del XV secolo che sottoponeva a un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, gli Acquaviva d’Aragona proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello con la domus estiva che si chiamava Difesa De Le Noci al confine con il territorio del ducato di Martina Franca dal 15 maggio 1481, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di bonifica e messa a coltura dei nuovi terreni di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie e non, almeno formalmente, a dimore appartenenti a un insediamento urbano permanente, in modo da esentarlo dal tributo. Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono la soluzione migliore nella forma rotonda o quadrata con tetto a falsa cupola, composto di cerchi di pietre sovrapposti. I tetti sono abbelliti con pinnacoli decorativi, che secondo molti rappresentavano la firma del maestro trullaro che aveva costruito (o restaurato) il trullo, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi o profani, risalenti dal periodo fascista. La posa del pinnacolo era un momento di festa.








CHIESA di Santa LUCIA:
Questa piccola chiesa a navata unica e priva di transetto, illuminata dalla finestra mistilinea presente sul prospetto, è ubicata in Piazza Gian Girolamo Acquaviva ed è attigua al Belvedere del Santissimo. Essa fu innalzata per ospitare la confraternita del Santissimo Sacramento che, fondata nel 1823 e riconosciuta ufficialmente nel 1826, inizialmente effettuava le proprie adunanze nel Trullo Sovrano. La chiesa fu eretta per proposta del Vescovo, oltre che della confraternita, il 30 novembre 1834, a causa della mancanza di spazio all’interno della parrocchia dei SS. Medici, nonostante fosse stata ampliata nel corso del diciottesimo secolo. Ristrutturato e benedetto al culto di S. Lucia nel 1856, l’edificio è stato oggetto di diversi interventi fino all’ultimo decennio dell’Ottocento. Nel 1904 il Rettore della chiesa, autorizzato dal vescovo Antonio Lamberti, ottenne da Venezia una reliquia di S. Lucia.

ULIVO Delle Colline di GERUSALEMME



TRULLO SOVRANO: L’unico esempio di trullo a due piani è nella lista Unesco dei beni patrimonio dell’Umanità e custodisce arredi e oggetti autentici. Nella zona settentrionale di Alberobello, alle spalle della Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, il Trullo Sovrano è l’unico esempio di trullo a due piani. Fu edificato nella prima metà del ‘700 per volere della famiglia del sacerdote Cataldo Perta, che lo utilizzò come propria dimora, mentre i trulli circostanti erano abitati dai suoi dipendenti. Il grande trullo fu definito “Sovrano” dallo storico Notarnicola, per evidenziarne la maestosità rispetto agli altri trulli. Il trullo, che all’interno sfoggia arredi e oggetti autentici, nel 1923 è stato dichiarato Monumento Nazionale mentre dal 1996 è nella lista dei siti Unesco. Costruito nel XVIII secolo, il Trullo Sovrano è stato utilizzato come spezie-ria, cenobio e oratorio campestre. Nel 1785, infatti, ospitò le reliquie dei Santi Cosma e Damiano, portate dallo stesso Don Cataldo da Roma e, dal 1823 al 1837, vi tenne il proprio oratorio la Confraternita del Santissimo Sacramento.


