La chiesa, di tipo sussidiario, ha una facciata intonacata con un portico e un campanile che emerge dall’angolo posteriore sinistro. L’interno è a aula unica con loggia per la cantoria e portico antistante, e la navata è coperta da un solaio piano. Non sono riuscito a reperire altre notizie, se qualcuno ha suggerimenti sono ben accettati.

In tempi assai lontani, a poca distanza da Chieti, fuori porta Pescara, lungo la via che scende dalla città e mena al Tricalle, sorgeva un’edicola, nella quale era dipinta un’immagine della Madonna col Bambino. Un giorno, dopo una pioggia dirotta, che aveva lasciato ovunque fango e acquitrini, passava per quella via un carrettiere col suo carro, ma il carro giunto presso l’edicola, s’infossò tanto da perdere quasi ogni possibilità di uscita. Il carrettiere spronò più volte, invano, i suoi cavalli, poi, spazientito, pieno d’ira, raccolse un sasso e lo scagliò contro l’immagine della Madonna, che aveva di fronte; e l’immagine, colpita sul viso, rimase sfregiata, mentre dallo sfregio cominciò a sgorgare sangue vivo. Il carrettiere si fermò a guardare tutto sbigottito ma, sull’istante, sotto di lui si formò un gorgo, che lentamente lo inghiottì con tutto il carro e i cavalli. Era il 2 luglio. Dopo il fatto, molta gente accorse sul posto; l’immagine fu coperta di doni, mentre l’edicola venne, a mano a mano, ingrandita sino a divenire una chiesa; e alle Madonne furono dedicate due feste annuali, l’una ricorrente il 2 luglio e l’altra il martedì di Pasqua. La breve zona di terreno, ove il carrettiere si sprofondò, nonostante il forte pendio della strada, presenta ancora oggi un leggero ripiano, e il 2 luglio di ogni anno, dal fondo della terra, riecheggiano i rumori del carro inabissato e le bestemmie del carrettiere, che sprona sempre invano i suoi cavalli. La leggenda, che richiama quella dei trebbiatori di Raiano, fu trascritta per la prima volta da Girolamo Nicolino nella Historia della città di Chieti del 1657, pp. 264-265.

























