Il Giro delle Chiese

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FERRARA: MOSTRE De CHIRICO – BOLDINI – De PISIS ed altri.

MOSTRE al Palazzo dei DIAMANTI e al CASTELLO Ducale. Nell’immagine in evidenza: Tela di Giovanni BOLDINI.

CAPPELLA DUCALE: In testa all’antico “Salotto della Credenza”, ora Sala del Consiglio, a partire dalla fine del 1590 vennero iniziati i lavori per la costruzione di una nuova Cappella, la cui progettazione fu affidata all’Arch. Alessandro BALBI, già impegnato nel Castello per la ricostruzione dopo il terremoto del 1570. I documenti di pagamento offrono testimonianze sulla costruzione  sulla decorazione della cappella, che fu realizzata in un solo anno (dicembre 1590 – dicembre 1591) per volontà di Alfonso II, ultimo duca di Ferrara. Fino a qualche anno fa l’ambiente era nota come “Cappella di Renata di Francia” e veniva riferito alla committenza della duchessa, madre di Alfonso II, per l’assenza di immagini sacre, caratteristica peculiare del Calvinismo di cui Renata era seguace. Le pareti completamente ricoperte da preziosi marmi policromi, in effetti non presen-tano immagini sacre, dipinte o musive, come ci si aspetterebbe almeno all’interno delle piccole nicchie rimaste vacanti. L’ipotesi di una cappella destinata a un culto non cattolico è stata avallata dall’attribuzione della raffigurazione sacra al pittore-decotatore ottocentesco Giuseppe TAMAROZZI; solo in seguito i ritrovamenti documentari hanno  svelato che egli fu chiamato a restaurare un affresco originale sovrapponendovi le dipinture come erano in uso in epoca sette-ottocentesca. I recenti restauri hanno ripor-tato alla luce, sotto le pesanti pennellate del TAMAROZZI e sotto una pellicola di impurità, gli affreschi originale che le fonti archivistiche assegnano a Giulio MARESCOTTI, pittore attivo dal 1572 presso la corte estense, per la quale lavorò anche nella decorazione di strumenti musicali come la celebre arpa estense.

Mostra BOLDINI – DE PISIS  castello di FERRARA

Giovanni Boldini: Nacque nel 1842 a Ferrara, dove iniziò sin da giovanissimo a dedicarsi al disegno e alla pittura. Poco più che ventenne, lasciò la sua città natale per trasferirsi prima a Firenze, poi a Londra e infine a Parigi, dove arrivò nel 1871 e dove fu consacrato come uno dei più grandi ritrattisti del tempo. In questa prima sala, ad anticipare il percorso cronologico-tematico dell’allestimento, sono riunite alcune opere che documentano il suo genio multiforme; “Facevo quadri di tutti i generi che sparivano facilmente, perché avevo molto successo”, scriveva al fratello Gaetano. Se è vero che l’arte di Boldini raggiunse i vertici nel genere del ritratto, di cui rinnovò i canoni estetici ufficiali, la sua produzione comprende anche paesaggi e vedute urbane, in cui sperimentò una pittura aggiornata sulle più moderne tendenze realiste e impressioniste, e rare nature morte caratterizzate da inquadrature ardite. In Un angolo della mensa del pittore gli oggetti evocano spazio privato della sua casa e del suo atelier, come le pagine di un diario intimo. Boldini offre uno spaccato della sua vita quotidiana: il servizio d’argento e porcellana e la tovaglia con le proprie iniziali ricamate mostrano un artista all’apice del successo, il cui status sociale era pari a quello dei suoi ricchi committenti.

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