La Chiesa di S. Silvestro, situata nel quarto di San- nta Maria, tra il XV ed il XVI risentì dell’influenza della famiglia Branconio che la valorizzò con opere di Francesco da Montereale, di Raffaello Sanzio e Giulio Cesare Bedeschini. In particolare risalgono al 1625 gli affreschi nella Cappella di famiglia raffigu ranti la “Presentazione di Maria al Tempio di Ge sù” e l’”Incoronazione della Vergine”, opera dell’artista Giulio Cesare Bedeschini e commissionati da Girolamo Branconio, nipote di Giovanni Battista.

La Chiesa di San SILVESTRO (XIV sec) è una chiesa posta in posizione elevata, a coronamento dell’omonima piazza e immersa nel centro storico dell’Aquila, lungo il decumano secondario di via Garibaldi, a cavallo tra il quarto di Santa Maria (di cui fa parte) ed il quarto di San Pietro, che si sviluppa verso meridione; la sua posizione, non distante dalla cinta muraria, e la volumetria impattante, la rendono ben visibile da tutte le alture e i quartieri periferici settentrionali. Deve la sua realizzazione agli abitanti del castello di Collebrincioni, che contribuirono così alla fondazione della città nel XIII secolo, nel luogo dove era situata una precedente costruzione duecentesca, databile al 1265 o al 1285. È caratterizzata dai resti di un importante ciclo di affreschi, realizzato dal Maestro di BEFFI. Tra il XV ed il XVI secolo risentì dell’influenza della famiglia Bran-conio che la valorizzò con opere di Francesco da MONTEREALE, RAFFAELLO e Giulio Cesare BEDESCHINI. Nel 1902 è stata inserita nell’elenco degli edifici monumentali nazionali. Danneggiata dal terremoto del 2009, la chiesa è stata sottoposta a lavori di ristrutturazione e consolidamento; è stata infine riaperta il 3 luglio 2019 e riconsacrata il successivo 7 luglio. La chiesa preesistente insisteva direttamente sulle mura dell’Aqui-la che, nella prima configurazione, si sviluppavano dal Palazzo Reale, adiacente l’attua-le chiesa di San Domenico, sino a San Silvestro, come testimoniato dalla presenza del torrione sul fianco sinistro. La piazza conserva inoltre il fascino rinascimentale delle sue origini ed è caratterizzata dalla presenza delle residenze dei Branconio, una delle più importanti famiglie aquilane del Quattrocento, come il palazzo Farinosi Branconi a destra, il palazzo Branconio di fronte alla chiesa e il Casino Branconio a sinistra.

ESTERNO:
La Facciata è volta a meridione e posta rialzata rispetto alla quota della piazza al termine di una breve gradinata. Si presenta di forma quadrata con coronamento orizzontale ad arcatelle ogivali, suddivisa in due ordini da una sottile cornice marcapiano che mitiga la tensione verticale generata, oltre che dalla scalinata, dalla presenza della torre campanaria alla destra del prospetto. Quest’ultima, che si configura come elemento eccentrico rispetto allo stile della scuola aquilana, è risalente alla seconda metà del XIX secolo ed era originariamente caratterizzata da una terminazione a cuspide. L’ordine inferiore è caratterizzato da un Portale rettangolare incassato in una vasta e ricca arcata a tutto sesto, simile a quelle presenti in Santa Giusta e San Marco e resa ancora più plasticamente rilevante dall’utilizzo alternato delle fasce lapidee di colore bianco e rosso (analoghe a quelle che ricoprono la facciata di Santa Maria di Collemaggio), sormontato da un grande rosone centrale. L’infisso ligneo, opera di mastro Bartolomeo da Bergamo e datato al 1539, è sormontato da una lunetta non affrescata che ospita un bassorilievo raffigurante l’Agnus Dei. Il cromatismo del portale è ripreso in maniera meno vistosa anche nell’ordine superiore, con due fasce di pietra rosa a spezzare l’omogeneità della composizione e a mettere in risalto il grande Rosone realizzato nel Trecento in stile romanico con influenze gotiche, i cui riferimenti parrebbero essere i coevi finestroni della cittadina Collemaggio o della sulmonese Santa Maria della Tomba. Il perno del rosone è, invece, presumibilmente un rifacimento datato al XVI secolo. I due fianchi sono: quello occidentale più irregolare e caratterizzato da tre strette finestrelle; quello orientale con Portale laterale e due grandi bifore ad arcate ogivali.





INTERNO: La chiesa presenta un impianto di tipo basilicale, tra i primi realizzati all’Aquila. È ad aula unica, suddivisa in tre navate scandite da due file di 7 arcate ogivali su pilastri cilindrici. L’altezza delle arcate genera verticalità e dona allo spazio religioso un’unitarietà simile a quella prodotta dalle basiliche paleocristiane; quest’effetto, in origine, doveva essere reso ancor più evidente dalla presenza del ciclo di affreschi lungo tutte le murature interne, di cui oggi rimangono solo alcuni pregevoli resti, localizzati soprattutto nell’area presbiteriale. Alla sinistra dell’ingresso sono i resti del Battesimo d’ignoto autore, dal gusto toscano e datato al XV secolo. Alla destra vi è l’edicola del ‘500 con la Madonna in trono col Bambino di Francesco da Montereale, allievo del Perugino. In origine l’edicola ospitava inoltre il gruppo scultoreo della Madonna di San Silvestro, datato alla metà del XIV secolo e considerato il capolavoro dell’arte gotica abruzzese; l’opera è conservata al Museo nazionale d’Abruzzo. Oltre l’edicola è la struttura della Torre campanaria ottocentesca. Sempre sulla navata destra è il portale laterale che immette in via San Silvestro, in stile romanico e paragonato dal Gavini a quello principale della chiesa di San Pietro di Sassa. Alla metà della navata sinistra si ha l’ingresso al torrione superstite della prima cinta muraria della città. Il vano si configura come cappella laterale, realizzata sul finire del XVI secolo mediante la costruzione di una cupola interna a base ottagonale in cui è collocato un altare barocco, sormontato dalla pala d’altare con il Battesimo di Costantino (1612), del pittore lucchese Baccio Ciarpi. Il fondale è caratterizzato da tre profondi spazi absidali di forma poligonale e voltati a crociera, una configurazione che ricorda molto quella della chiesa di San Pietro a Coppito. Non vi è transetto sebbene, secondo l’Antonini, vi siano indizi strutturali che testimoniano l’iniziale volontà di realizzarlo, ad imitazione dell’assetto planimetrico delle basiliche di Santa Maria di Collemaggio e Santa Giusta.









OPERE del MAESTRO di BEFFI: Del noto ciclo di affreschi che caratterizzava l’interno della chiesa, rimangono alcuni resti localizzati al fondo delle navate e, in particolare, nell’abside maggiore. Detti affreschi furono coperti durante il rifacimento del ‘700 dell’edificio e tornarono alla luce solamente in seguito ad un restauro del 1946. Sono stati attribuiti al Maestro di Beffi, che operò forse con la collaborazione di Giovanni da Sulmona, come ipotizzato da Ferdi-nando Bologna. I resti si dividono in tre scene principali: provenendo dalla navata centrale, si ha l’Adorazione dei re Magi raffigurante l’intero corteo e l’incontro con la Sacra Famiglia, posto nell’angolo di sinistra. Successivamente, si ha la Madonna con bambino sull’archivolto e la Maestà del Cristo nell’abside vera e propria. Altri frammenti sono collocati in diverse aree della chiesa.






Qui e di seguito: Cappella BRANCONIO o della VISITAZIONE.
Nel 1625, per volere di Girolamo Branconio, nipote di Giovanni Battista, la cappella di famiglia venne rinnovata ad opera di Giulio Cesare BEDESCHINI che l’arricchisce con la “Presentazione di Maria” e la “Presentazione di Gesù” (ai lati), e l’”Incoronazione della Beata Vergine Maria” (nella volta). Girolamo inoltre realizzò una controvolta, all’interno del vano absidale, che anticipava le esigenze di una nuova spazialità seicentesca per l’intero organismo architettonico.

















