Il Giro delle Chiese

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GIUSEPPE – NICOLA – FRANCESCO PAOLO PALIZZI (VASTO – CH)

Fratelli pittori Vastesi formatisi alla Scuola Napoletana.

Giuseppe Palizzi (Lanciano, 12 marzo 1812 – Parigi, 10 gennaio 1888) è stato un pitto-re italiano. Giuseppe nasce secondogenito, il 19 Marzo 1812, da Antonio avvocato e insegnante di lettere e filosofia e da Doralice del Greco, donna colta e particolarmente dedita alla musica, che amava suonare il pianoforte. Poco dopo la nascita di Giuseppe la famiglia si trasferisce a Vasto. La numerosa prole, educata all’arte, venne denominata affettuosamente dai concittadini vastesi “Le Nove Muse” perché tutti mostrarono grandi doti creative e artistiche. Tra i suoi fratelli infatti anche Filippo, Nicola e Francesco Paolo divennero famosi pittori. Giunto a Napoli nel 1835, Giuseppe Palizzi frequenta dall’anno seguente il Reale Istituto di Belle Arti, entrando in contatto con i pittori della Scuola di Posillipo. Alle mostre biennali Borboniche presenta paesaggi storici, ma i difficili rapporti col mondo accademico lo portano a lasciare l’Italia: nel 1844 arriva a Parigi e si stabilisce poi a Bourron-Marlotte (Seine & Marne), ai margini della foresta di Fontainebleau che diventa il soggetto privilegiato della sua pittura, maturata verso un attento verismo, grazie anche all’influsso degli artisti della Scuola di Barbizon.

In contatto epistolare col fratello Filippo, condivide con lui le proprie ricerche artistiche. Espone regolarmente ai Salons parigini e, dopo un soggiorno in Italia nel 1854, rientra in Francia, dove la sua pittura di paesaggio, spesso animata da figure di umili lavoratori, riscuote grande successo. La Galleria dell’Accademia di belle arti di Napoli, dove si conserva la più importante collezione di opere di Giuseppe Palizzi, possiede gli oli su te-la: Predica interrotta 160,5×104,5 cm; Interno con figure, 73,5×54 cm; Nella foresta: donne che trasportano fascine, 80×98 cm; Il falegname o Interno di un atelier da falegname, 61×44 cm; La foresta di Fontainebleau, 37×27 cm; Vacca nera, 54×38,5 cm; Vacca in interno, 40,5x 32,5 cm; La Pagliara Palizzi a Fontainebleau, 60,5×49,5 cm; Nella foresta di Fontainebleau, 70,5×45,5 cm; Foresta giovane di Fontainebleau, 66×42 cm; Autoritratto, 61×76,5 cm; Cavallo bianco, 38×46 cm; Contadino con tacchini, 37,5×46 cm, Vacca al pascolo, 56×34 cm; Studio di quercia, 76×55 cm; Scampagnata a Fontainebleau, 100×62 cm (in deposito alla Galleria d’arte moderna e contemporanea – Roma); Foresta di Fontainebleau, 55,5×38 cm; Foresta di Fontainebleau, 60×74 cm; Interno di ovile con pecore e patore, 70×55 cm; Interno di foresta di Fontainebleau con carretto, 69×95 cm; In primavvera, 87×65 cm; Al tramonto, 32,5×23 cm; Sonno al meriggio, 33×23 cm, Casa di campagna, 56×34 cm, Il taglialegna o Foresta con taglialegna, 90×117 cm; Gruppo (Vacche pecora cane, ecc), 159×116 cm; Fagiani nella neve, 81,5×100; I carbonai o Carboniera, 104×64 cm (in deposito alla Pinacoteca di Capodimon-te); Vacche al pascolo presso un ruscello, 90×55 cm; Ponte con vacche,103×63 cm; Caino dopo il delitto, 103,5×76 cm. Possiede inoltre l’olio su tavoletta Gruppo di bufali, 73×49 cm.

Nicola Palizzi (Vasto, 20 febbraio 1820 – Napoli, 20 settembre 1870). Appartenente alla famiglia dei pittori Palizzi (i suoi fratelli Giuseppe, Francesco Paolo e Filippo sono stati pittori), dopo aver lavorato come armiere per i primi anni della sua vita a Napoli, nel 1842 si trasferì dai fratelli e studiò nella locale Accademia di belle arti. Le prime sue tele sono soprattutto paesaggi, con tramonti o altre mani-festazioni meteorologiche. Palizzi si im-pegnò poi nella rappresentazione dal vivo – en plein air – e fornì anche testimonianza di eventi, come terremoti ed eruzioni del Vesuvio. Seguendo l’esempio del fratello Giuseppe, nel 1856 Nicola intraprese un viaggio che, con tappa a Roma e a Firenze, lo portò a Parigi, dove ebbe occasione di conoscere le innovazioni pittoriche della Scuola di Barbizon, di cui Giuseppe Palizzi era diventato un esponente, e i dipinti di Gustave Courbet. Nicola Palizzi ha fatto parte del gruppo di pittori della Scuola di Resìna. Oltre che per la sua opera di paesaggista, Nicola Palizzi è noto per essere stato uno degli illustratori, insieme al fratello Filippo, dell’opera Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti (1853). Tale opera rimane tuttora uno dei riferimenti di maggior valore, per lo studio dei caratteri e delle usanze popolari della Napoli, a metà Ottocento. La Pinacoteca dei Musei civici di Vasto ha una sala intitolata a Nicola Palizzi, in cui sono esposte molte sue opere. Opere all’Accademia di belle arti di Napoli: La Galleria dell’Accademia di belle arti di Napoli – dove si conserva la più importante collezione di opere di Nicola Palizzi – possiede gli oli su tela: Rocce con pantano (Avellino), 83×66,5 cm; Piano di Salerno presso Paestum con mandria di bufali, 95×24,5 cm; Paesaggio (Cava dei Tirreni), 76×64 cm; Sopra Sant’Aga-ta o L’accampamento, 1866, 186×133 cm; Sopra Sant’Agata di Sorrento (bozzetto), 48×37,5 cm; Ponte (Avellino), 48×34,5 cm; La buona notizia, 64,5×86 cm; Lepre che fugge, 1869, 67,5×56 cm; Studio di rocce nel Beneventano, 61×48 cm; Alla Cava dei Tirreni, 79×52 cm; Sorrento, sole calante, 67,5×38,5 cm In provincia di Avellino, 67×38 cm; Costiera sopra Sant’Agata, al tramonto, 82,5×54 cm; Nei pressi di Benevento, 106×78,5 cm; Contadina in campagna a Capri, 83×48,5 cm; Sorrento: tramonto, 74×101 cm; Foresta di Fontainebleau, 54,5×45 cm; Capri veduta da Massa, 106,5×76 cm; Nei dintorni di Avellino, 44×24 cm.

Francesco Paolo Palizzi (Vasto, 16 aprile 1825 – Napoli, 16 marzo 1871) è stato un pit-tore italiano. Ottavo figlio di Antonio Palizzi e di Doralice Del Greco. Tutti i loro nove figli erano portati per l’arte (tranne Camillo, appassionato di meccanica), per questo in paese la famiglia Palizzi era detta delle “nove Muse“. Il padre, avvocato, ma anche impiegato e insegnante di lettere, cercò di indirizzare i figli verso lo studio. Anche col consenso della madre, il clima in casa Palizzi era simile a quello di una “grande officina”, dove si eserci-tavano scultura, pittura, meccanica e altre attività gradite ai ragazzi. È lo stesso Filippo a raccontare gli scatti d’ira del padre, che tuttavia non riuscirono a tenere lontani i fratelli dalle loro operose attività. Importante, nella formazione dei fratelli Palizzi, fu anche uno zio materno, che conduceva spesso i ragazzi a far visita ad un artista popolare, scultore di presepi, il quale ebbe senz’altro un grande impatto sulla giovane mente di Francesco Paolo Palizzi. Nel 1856 si recò a Lanciano, per motivi di lavoro e nel 1857 decise di rag-giungere il fratello Giuseppe a Parigi. Qui, insieme a Giuseppe, si dedicò alla tematica del paesaggio. Durante la permanenza parigina inviò a Napoli un dipinto, La vieille bonne – che Francesco Netti giudicò opera «finemente dipinta e molto giusta d’intonazione». – per la mostra della Promotrice napoletana del 1864. Partecipò, con i fratelli Filippo e Giuseppe, all’Esposizione Universale di Parigi del 1867. Nell’evoluzione delle sue opere risultò determinante la conoscenza della pittura di Jean-Baptiste-Siméon Chardin. Rientrato in Italia, nel 1870, in seguito alla guerra tra la Francia e la Prussia, fu colto da improvvisa malattia e morì a Vasto nel 1871.

Parte della sua produzione è andata perduta. Dalla Francia era riuscito a portare con sé solo una parte delle sue opere, che saranno donate dal fratello Filippo alla Galleria del-l’Accademia di belle arti di Napoli. Alcune delle sue nature morte, come Pentole di ra-me e Paiolo con gamberi, sono documentate solo in fotografia. La morte prematura è all’origine della limitata attenzione che gli è stata riservata dalla critica. Gli studiosi più accorti, nel secondo dopoguerra, lo hanno rivalutato. Raffaello Causa lo inserì nella mo-stra La natura morta italiana, 1964, al Palazzo reale di Napoli.

Opere all’Accademia di belle arti di Napoli: Le sue opere più significative sono conser-vate alla Galleria dell’Accademia di Napoli, in gran parte quale donazione del fratello Filippo, nel 1898.

Oli su tela: Natura morta di beccacce, 50×40 cm; Natura morta di crostacei, 41,5×33 cm; Natura morta di pernici e anatre, 70,5×54 cm; Arancio mondato, 32×33,5 cm (con dedica a Giacinto Gigante); Natura morta con lepri, 114×83 cm; Cacciagione, 64×37 cm; Monete, 28×18,5 cm; Natura morta con ostriche e bicchieri, 65×39 cm (in deposito alla Galleria d’arte moderna e contemporanea – Roma)[Natura morta con funghi, 41 x33 cm; Natura morta con fiori, 40×32 cm (in deposito al Museo nazionale di Capodi-onte); Natura morta con cacciagione, 40×32 cm in deposito al Museo nazionale di Capodimonte); Spiaggia di Dieppe, 31,5×21,5 cm. Olio su tavola Guardiana di tacchi-ni,14×10,5 cm. Olio su cartone Monaca, 47×54 cm.

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