Nicodemo Napoleone, Paolo De Cecco, Costantino Barbella.

Nicodemo NAPOLEONE: E’ nato a Pescara, in Abruzzo, in una famiglia di artisti. E’ consi-derato uno dei migliori ritrattisti italiani del momento. Adotta uno stile realistico, classico, ed è anche conosciuto per le sue nature morte ed i paesaggi. Ha pubblicato tre saggi sulle teorie dell’arte moderna e due monografie sull’arte della sua famiglia. Il suo stile pittorico non si basa sulla semplice Mimesi, ma su una trasfigurazione della realtà, abbellita e idea-lizzata. Un modo molto poetico di dipingere; un vero e proprio elogio della natura. In arte, da un lato esiste la fissità del dato, cioè il vero ed il reale, e dall’altro la speculazione del-l’artista. La formula vincente adottata da Nicodemo Napoleone è Verità + Poesia, ossia la raffigurazione del visibile e dell’invisibile. Ne risultano in tal modo opere d’arte tratte da un mondo nuovo, che non è affatto quello che tutti vedono, ma quello che solo lui vede per-ché le sue visioni passano attraverso la sua anima.









L’eccezionale paesaggio, firmato e datato 1905, evoca mirabilmente i luoghi in cui si svolse anche l’infanzia di Gabriele d’Annunzio. Lo straordinario scenario risente dell’esperienza e della lunga frequentazione del Cenacolo di Francavilla con Michetti e D’Annunzio. Il sentimento che ispira questo dipinto è il medesimo delle liriche del Vate e delle appassionate descrizioni di scenari naturali di Michetti. Guardando la mirabile opera sembra quasi di ascoltare le parole che Gabriele scrisse in Terra Vergine nel 1888: “Le barche pescherecce andavano a coppie; parevano grandi uccelli ignoti, dalle ali gialle e vermiglie. Poi lungo la riva le dune fulve e in fondo, la macchia glauca del saliceto” e anche quelle del Libro Segreto: “…rivedo certe vele del mio Adriatico alla foce della mia Pescara, senza vento, senza gonfiezza gioiosa, d’un colore e d’un valore ineffabili, ove il nero e l’arancione il giallo di zafferano il rosso di robbia entravano in una estasi miracolosa, prima di estinguersi”. L’opera, caratterizzata da efficaci contrasti cromatici, documenta luoghi destinati a subire una trasformazione radicale. Sulla sponda sinistra un antico edificio dei baroni De Riseis produttori di vino, che possedevano in prossimità della foce della Pescara un esteso podere. La villa, con le sue molteplici finestre immersa nella vegetazione, sembra quasi sorvegliare il defluire quieto del fiume. Le imbarcazioni, dalle vele latine e dagli intrecci simili ad ali di farfalle colpite dalla luce del pomeriggio, si riflettono in modo suggestivo nelle acque della Pescara. Sulla riva destra completa lo straordinario scenario il mirabile il bozzetto di vita marinara che è come un dipinto nel dipinto: uomini, donne e bambini intenti in diverse attività intorno a un’imbarcazione a secca da cui sono tese le reti da riparare o riavvolgere.

Nella Chiesa di San Francesco – Città Sant’Angelo (Pe)




COSTANTINO BARBELLA: Nacque a Chieti nel 1852 da Sebastiano e Maria Bevilacqua, entrambi commercianti: fu iniziato, nonostante la sua riluttanza, al mestiere dei genitori.
Si dilettava a modellare statuine per i presepi, che poi vendeva nella sua bottega: le sue opere furono notate e apprezzate da Francesco Paolo Michetti, che lo incoraggiò in tale attività. Grazie a un sussidio della provincia di Chieti, riuscì a frequentare la Reale Accade-mia di belle arti di Napoli, dove fu allievo di Stanislao Lista, maestro anche di Vincenzo Gemito. Si specializzò nelle composizioni di piccolo formato in terracot-ta o in bronzo, raffiguranti soprattutto scene contadine e costumi della sua terra che portarono lo scul-tore al successo in Italia e all’estero: nel 1875 una sua scultura, la gioia dell’innocen-za, fu acquistata da Vittorio Emanuele II e donata alla Galleria di Capodimonte.











Il gruppo scultoreo è posto su una basamento a sezione rettangolare in legno verniciato nero con iscrizione sulla fronte. Su un prato sono rappresentate tre fanciulle stanti a piedi nudi abbracciate l’una all’altra con il volto sollevato verso l’alto in atto di cantare. La prima a sinistra, con un’acconciatura a trecce ed un braccio sollevato, indossa una camiciola plis-settata con scollo quadrato, sopra un giacchetto trattenuto da lacci incrociati e 4 bottoni, gonna con ampio grembiule annodato a vita. Quella al centro con i capelli lunghi fissati dietro la nuca, indossa una camicia con bordo decorato, collana con grosso pendente cir-colare ed ampia gonna. La terza che porta una mano al petto porta una camicia con le maniche rimboccate al gomito ed una collana di perle; con l’altra mano tiene sollevato un lembo della gonna, lasciando vedere la sottogonna.

Una delle sue più belle e significative produzioni artistiche di Barbella che gli procura fama e soldi: una esplosione incantevole di vitalità e di gioia della vita raffigurate nel gruppo, in pietra bianca, delle tre fanciulle che camminano cantando.. Sembra che una dolce brezza accarezzi i loro volti sollevati, attenti ad un suono lontano, ad un richiamo d’amore, gli occhi socchiusi, sognanti, quasi in estasi. Procedono a piedi nudi legate tra di loro da un abbraccio. Le lunghe tuniche svolazzanti dalle ricche pieghe mostrano una incisiva evidenza plastica e una accurata definizione dei particolari: nelle cinture, nei bottoni, nei monili che adornano i loro colli, in particolare la spilla abruzzese per eccellenza, la Pre-sentosa, che porta incisi due cuoricini, una speranza d’amore che verrà o una realtà soave già provata. Anche il copricapo della ragazza di centro, “lu sparone” annodato sulla nuca, sembra tratto dall’osservazione di personaggi di vita campestre che Barbella, interprete del “verismo illusorio” e del “realismo romantico” colse nelle lunghe passeggiate con Mi-chetti tra i borghi d’Abruzzo, fondendo le loro tecniche artistiche, come acutamente s’accorse il grande conoscitore dell’arte abruzzese Vincenzo Bindi: “il pennello di Michetti e la stecca di Barbella si rassomigliano.”



