Il Giro delle Chiese

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CHIESA di San NICOLA di BARI – ORSOGNA (CH)

Orsogna  è un comune  di 3.600 circa abitanti della provincia di Chieti. Insieme ai comuni di Arielli, Canosa Sannita, Filetto e Poggiofiorito ha fatto parte dell’Unione dei comuni della Marrucina fino al 31 dicembre 2012, quando l’ente associato è stato sciolto. È rinomata per la Festa dei Talami, Quadri biblici viventi, antichissima tradizione che si rinnova ogni anno la mattina del Martedì in Albis (martedì dopo Pasqua) e la sera di Ferragosto. Dagli anni ’90 si è sviluppata notevolmente la sua fama per la produzione di olio e vino.

La Chiesa Madre o Chiesa di SAN NICOLA: Benché di origini medievali, la chiesa attuale fu ricostruita total-mente alla fine del XVIII secolo per volere di Gioacchino Murat. La parrocchia ha un aspetto molto monumentale, con due cupole gemelle sul tetto, un interno barocco molto ampio, a navata unica, e un massiccio campanile all’abruzzese, ossia con una lanterna sulla sommità cu-pidata della torre. La chiesa fu seriamente danneggiata nei bombardamenti del 1944 e ricostruita dal genio civile rispettando la struttura originaria. La chiesa è dotata anche della casa canonica e di un giardino con l’edificio per ospitare i pellegrini. Di Autore ignoto è “Madonna con Bambino in tronoScultura lignea policromata e dorata – Legno di cipresso – XIV/XV secolo – 46x 36×127 cm.

Autore ignoto: “Madonna con Bambino in tronoScultura lignea policromata e dorata – Legno di cipresso – XIV/XV secolo – 46x 36×127 cm. La maestosa figura della Vergine è raffigurata seduta su uno sgabello e regge il bambino stante con la mano sinistra. Il manto le copre il capo e scende dritto sulle spalle, tenuto da un fermaglio sul petto; il volto è incorniciato da qualche ciocca di capelli che fuoriescono dal manto ed è rimasta visibile la base di quello che una volta era una corona, ormai divorata dai tarli. L’ampio mantello scende dal suo braccio destro e volge verso il suo lato sinistro sulle ginocchia fino a terra, lasciando in vista i piedi che calzano scarpe a punta. La veste è stretta da un nastro sotto il seno e scende con pieghe sul ventre gonfio.  Il bambino riccioluto veste una lunga tunica con manto. Il retro della statua è scavato e si può osservare il battente dove in origine poggiava una tavola di chiusura che non c’è più. All’interno dello scavo la superficie non è stata rifinita e sono visibili le tracce degli arnesi usati per l’intaglio. L’originaria policromia e doratura è rimasta visibile sotto forma di frammenti. In alcune zone sono rimasti in vista frammenti di colore rosso per quanto concerne la veste  e di colore blu per il manto che in un secondo momento, comunque anticamente, sono stati coperti da dorature. Il suo aspetto originario voluto dall’artista non è è più recuperabile. Si apprezza invece l’essenzialità dell’intaglio del legno che conferisce alla statua una rara una monumentalità. Il legno, il suo colore chiaro, la sua morbidezza e la sua leggerezza, è in vista in quasi tutta la totalità dell’opera.

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