Il Giro delle Chiese

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ABBAZIA dei Ss. GIOVANNI BATTISTA e VINCENZO Martire – TURRIVALIGNANI (PE)

Nelle campagne di Turrivalignani (PE) ci imbattiamo in questa chiesa dedicata ai santi Giovanni Battista e Vincenzo, martire di Saragozza. E’ chiesa cimiteriale per l’adiacenza del cimitero ed è l’unico elemento residuale di un complesso monastico. Lo stile architettonico rimanda all’arte romanica, pertanto al 1100, ma l’intitolazione a San Vincenzo, che è più antica, evoca una con-nessione con la più nota abbazia di San Vincenzo al Volturno, che in età altomedievale aveva pos-sedimenti in Abruzzo.

Abbazia di San GIOVANNI BATTISTA e San VINCENZO: La Chiesa, di stile romanico, si trova presso il cimitero comunale. Fondata nel XII secolo, ha un impianto basilicale a croce latina con tre navate interne e tre absidi di cui la centrale semicircolare. Il materiale è in pietra di mon-tagna. L’interno ha due ordini di colonne cilindriche, ed una cripta dedicata a San Vincenzo, con-servante una statua antica del santo. Questa abbazia ha una strana e misteriosa storia, infatti non esistono, al momento, notizie storiche sulla fondazione e i vari avvenimenti legati alla Chiesa di Turrivalignani, e di solito viene fatta risalire  per motivi di stile architettonico alla prima metà del XII secolo. Seconda stranezza, è visitabile solo 2 giorni all’anno, la prima domenica dopo Pasqua per i festeggia-menti in onore di San Vincenzo e il primo novembre, oppure chiamando il comune (085 8541227) o la dr.ssa Di Renzo (347 9570522). Terza stranezza: vedasi i link presenti sul web per acquisire informazioni dal sito della provincia e dall’archivio fotografico d’Abruzzo che non producono nessun risultato trovato! Una delle poche certezze dovrebbe essere il nome, che sarebbe frutto dell’unione del titolo della chiesa dedicata a San Giovanni Battista e a San Vin-cenzo di Saragozza. Del resto, le statue dei due santi sono collocate ciascuna nella propria por-zione di chiesa, ma è quella di San Vincenzo (che regge con una mano il Vangelo, nell’altra i resti della palma del martirio) ad attirare l’attenzione, per via di un antico rituale che consisteva nell’a-sportare con una lama (ovvero con un coltellino, un cucchiaio o un ferro) un po’ della polvere di gesso del simulacro (si grattava), giacché la credenza popolare era quella di utilizzare il materiale sacro per la cura della febbre alta.

L‘INTERNO, basilicale a tre navate, ha due ordini di colonne circolari, ed una cripta dedicata a San Giovanni, conservante una statua antichissima del santo. La chiesa presenta un impianto basilicale a 3 navate divise da sostegni di diversa foggia ed arcate di diversa ampiezza. La navata centrale, più ampia e alta, è illuminata da poche monofore e termina nel giro dell’unica abside. La zona presbiteriale è fortemente rialzata sulla cripta sottostante; il dislivello è risolto con un’alta scalinata nella navata maggiore e con due parapetti in corrispondenza delle piccole navate. Per via della minore altezza rispetto alla navata centrale, i massicci pilastri del presbiterio assumono una forma ancora più tozza. Variegata è la decorazione dei capitelli, intagliati in foglie di palma o de-corati dal succedersi di listelli cordonati, ovuli, dentelli…che risolvono il passaggio dalla forma cubica del capitello alla base circolare del sostegno piegandosi leggermente a festone. Alcuni so-stegni assumono una forma a metà tra la colonna ed il pilastro dando origine a grandi T, lo stesso motivo o simbolo che ricorre anche lungo la cornice esterna della navata. Dalla navata destra si accede alla cripta, divisa in 3 navate coper-te da volta a botte. La cripta conserva un’antica e lo-gora statua in gesso raffigurante S. Vincenzo che non ha un particolare valore artistico, ma per i fedeli è oggetto di particolare devozione. La tradizione assegna a S. Vincenzo proprietà tauma-turgiche, per cui in occasione della festa del santo (prima domenica dopo Pasqua), i devoti usano levare un pezzettino di stucco dalla statua che poi conservano a protezione dai malanni.

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