Il Giro delle Chiese

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TORINO: BASILICA del CORPUS DOMINI

La Basilica del Corpus Domini è una chiesa torinese in stile barocco, eretta a perenne ricordo del grande miracolo eucaristico che, secondo le testimonianze avvenne nel 1453 nella città di Torino. La chiesa si trova in piazza Corpus Domini, situata lungo via Palazzo di Città, a pochi passi dalla centralissima piazza Castello. Nell’immagine in evidenza: Pala, che raffigura il miracolo Eucaristico, è di Bartolomeo Caravoglia del 1667.

MIRACOLO EUCARISTICO: Le fonti storiche del periodo attestano a più voci un prodigioso evento che sarebbe accaduto in Torino, sotto il regno di Ludovico di Savoia, il 6 giugno del 1453, mentre il Piemonte era in guerra con la Francia. La vicenda si lega strettamente alle vicende politiche, poiché Renato d’Angiò, volendo attraversare le Alpi, si diresse verso il piccolo villaggio di Exilles, in Val di Susa, luogo che già all’epoca si presentava fortificato per ovvi motivi strategici sulla vallata. È, infatti, ad Exilles e non a Torino che la vicenda ha inizio, secondo tradizione.

Nel saccheggio che seguì l’occupazione francese, sembra che due uomini della soldataglia francese fossero entrati a forza nella chiesa di San Pietro Apostolo del piccolo paese della Val di Susa e l’avessero depredata, non risparmiando nemmeno il Santissimo Sacramento. Per rivendere il bottino, di consistente valore, si diressero evidentemente a Torino, che raggiunsero il 6 giugno, festa del Corpus Domini; in città, nel luogo ove oggi sorge il luogo sacro, il mulo che trasportava l’ostia consacrata inciampò e cadde, sgualcendo i sacchi con la refurtiva nella caduta e facendo fuoriuscire il contenuto. Dalle cronache, sembra che il Santissimo, libratosi in aria, abbia illuminato la piazza. Accorso il vescovo Ludovico da Romagnano, l’ostia si sarebbe deposta sul calice rubato dai ladri, che venne portato in processione nel duomo di Torino. Lo storico Luigi Cibrario, così ci riferisce l’episodio.

Per mantenere fede ad un voto, fatto dalla Comunità di Torino durante un’epidemia di peste, s’incominciò a progettare l’abbattimento dell’opera sammicheliana per far posto ad un degno santuario. Una scritta che fu poi posta sulla facciata ricorda il legame tra la chiesa e il voto. Nel 1603 il progetto della basilica venne affidato ad Ascanio Vittozzi. Devastata dalle bombe della seconda guerra mondiale, che ne sfondarono il tetto danneggiando in particolare l’altare, la cappella di San Carlo, l’organo e la sacrestia, la basilica fu oggetto di interventi di recupero all’inizio degli anni cinquanta. 

Un altro attento restauro, nel corso del quale venne ripulita la facciata dotandola di illuminazione e vennero ripristinate le tinte originali degli interni secondo le indicazioni di Benedetto Alfieri, si concluse nel 2003. L’imponente  Facciata, secondo il tipico gusto barocco, è completata da una serie di statue che la decorano, opera di Bernardo Falconi, realizzate nella seconda metà del XVIII secolo: – in alto a sinistra: Angelo che reca il pane a Elia, a ricordo dell’episodio in cui il pane diede al profeta la forza di salire in vetta al monte Oreb e parlare con Dio; – in alto a destra: Melchisedec che porta i pani simbolici; – in basso a sinistra: Mosè con un vaso di manna; – in basso a destra: Sansone con un leone (emblema della fortezza) al fianco, e un favo di miele (emblema della dolcezza) in mano.

L’interno, prezioso e ad un’unica navata, è stato riadattato dall’Alfieri al nuovo gusto del barocchetto, ed è caratterizzato da decorazioni marmoree con tonalità nere e rosse alternate. Ovunque, immagini e tele ricordano l’evento prodigioso che coinvolse il luogo. Posta in evidenza da una cancellata di protezione in ferro battuto, è la lapide, tra la seconda e la terza cappella a sinistra, che ricorda il luogo esatto del miracolo, intorno al quale è stata realizzata la basilica. Sulla lapide si trova l’iscrizione, dovuta a Emanuele Tesauro, che ricorda il miracolo. L’altare maggiore è ancora quello originale del Seicento, opera di Francesco Lanfranchi: risale al 1664 (un precedente altare era stato distrutto da un incendio nel 1653). La pala, che raffigura il miracolo, venne dipinta da Bartolomeo Caravoglia nel 1667, mentre il tabernacolo, opera di Bernardo Antonio Vittone, è del 1768. L’altare, circondato da colonne tortili, è inoltre decorato da sculture di Giovanni Battista Casella che raffigurano Fede, Speranza e Carità.

Gli affreschi della volta dipinti da Luigi Vacca son ispirati ad alcuni momenti legati al miracolo eucaristico, e rappresentano Il furto, L’elevazione dell’ostia e Il trasporto dell’ostia nel tabernacolo della cattedrale. Nella sacrestia si conservano quadri di Pietro Domenico Olivero che hanno come oggetto il miracolo eucaristico. La navata è attorniata da 6 cappelle, tre per lato. Nella cappella di San Giuseppe, la 2° a destra, si trova un altare di Filippo Juvarra realizzato tra il 1721 e il 1724, mentre i 3 dipinti (Sposalizio della Vergine, Visione di San Giuseppe, Transito di San Giuseppe) si devono a Dionigi Gerolamo Donnini. La 2° cappella a sinistra, di San Carlo, possiede un altare del 1752, con una pala raffigurante san Carlo Borromeo con san Francesco di Sales, opera di Agostino Cottolengo, fratello del noto santo torinese; sulla parete destra di questa cappella è presente una Comunione di San Carlo, dipinto del 1752 di Francesco Antonio Mayerle. L’organo venne costruito nel 1914 da Carlo Vegezzi Bossi.

Sopra: CAPPELLA di San CARLO BORROMEO (pala d’altare: “San Carlo Borromeo comunica agli appestati” Francesco Antonio MAYERLE – 1752 – Olio su tela). L’opera del pittore boemo è conforme ai più rigidi canoni della iconografia carlina. Durante la peste del 1576-1677 il santo arcivescovo, senza curarsi della conseguenza del gesto, si recò nel lazzaretto per portare aiuto e confortare con l’Eucarestia i contagiati. La scena descritta dal Mayerle è ricca di movimento, si avverte nella figura del Santo una tensione che lo porta ad essere prossimo dei quanti sono nel bisogno.

Il pittore, nato a praga, arrivò in Piemonte, nel 1741, al seguito del pittore austriaco Giovanni Adamo Wehrlin, incaricato di accompagnare a Torino una collezione di quadri che il re aveva acquistato a Vienna dalla moglie del principe di Sassonia. Oltre a dipingere quadri e affreschi per numerose chiese piemontesi, si occupò anche di restauri negli appartamenti reali. Tra le opere, oltre al dipinto precedente: Elemosina di S. Omobono, nella Chiesa di San Francesco d’Assisi di Torino; dipinti (evangelisti) nella cupola della Basilica di San Maurizio e Lazzaro di Torino; Gesù nell’orto e Coronazione di Spine, tele eseguite per la chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini di Torino; Martirio di San Lorenzo e Sacra Famiglia per la chiesa di San Lorenzo a Vercelli; S. Rocco, S. Maurizio, S. Giovanni Battista in adorazione del Bambino, Santuario di Vicoforte; San Massimo di Riez davanti alla Trinità, parrocchiale di Agliè.

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