Il Giro delle Chiese

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SANTUARIO di Santa RITA – ATRI (TE)

La Chiesa del Santo Spirito, popolarmente chiamata Santuario di Santa Rita, si trova nell’omonimo largo nei pressi di Rocca Capo d’Atri, all’estremità del paese. La chiesa fu edificata sul finire del XIII secolo dagli agostiniani scalzi. Nel Cinquecento la chiesa fu ceduta agi francescani per poi tornare dopo un breve periodo in mano agli agostiniani scalzi. Nel XVII secolo la chiesa e il convento ad essa annesso furono passati alle monache agostiniane che vi introdussero il culto di Santa Rita da Cascia.

La Chiesa del Santo Spirito, popolarmente chiamata Santuario di Santa Rita, si trova nell’omonimo largo nei pressi di Rocca Capo d’Atri, all’estremità del paese. La chiesa fu edificata sul finire del XIII secolo dagli agostiniani scalzi. Nel Cinquecento la chiesa fu ceduta agi francescani per poi tornare dopo un breve periodo in mano agli agostiniani scalzi. Nel XVII secolo la chiesa e il convento ad essa annesso furono passati alle monache agostiniane che vi introdussero il culto di Santa Rita da Cascia. A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, le suore modificarono completamente la chiesa fino ai primi dell’Ottocento, portandola all’aspetto attuale. All’inizio del XIX secolo la chiesa e il convento furono abbandonati, ma gli atriani continuarono a curarla ed è grazie a loro che oggi possibile ammirare la chiesa. La Facciata è in stile barocco ed è affiancata da un campanile a vela, che si differenzia da quelli atriani in mattoni. Ha campane del XVIII-XIX secolo. La facciata, inoltre, che fu continuamente modificata fino all’inizio dell’Ottocento, ha lo stemma della morte e la scritta “Suffragio“, forse in riferimento a qualche confraternita del Suffragio che vi doveva essere. Il Portale d’ingresso, datato 1586 ed in puro stile rinascimentale. In origine apparteneva ad un’altra chiesa, quella di Sant’Antonio dei Cappuccini, già in degrado all’inizio del XVIII secolo prima dei depredamenti austriaci (1707) e napoleonici (inizi del XIX secolo): le uniche cose salvatesi della chiesa sono questo portale e il dipinto Madonna con Bimbo e santi (1490) della scuola di Antonio SOLARIO, detto “lo Zingaro“. L‘Interno è ad un’unica navata e sul soffitto decorato sono posti alcuni lampadari in vetro di Murano. Sul lato sinistro è possibile ammirare la Cappella di Santa Rita con la statua dell’omonima Santa ed altre opere di artisti locali. Sul lato destro possiamo ammirare un affresco del XVI secolo presumibilmente di scuola fiorentina.

Opere nel Presbitero:

– San Giuseppe e Madonna del Suffragio, XIX secolo. Le due statue di cartapesta, attribuita alla scuola degli Avolio, sono contenute in due nicchie. La statua di san Giuseppe è anche vestita.

– Stucchi e croce dell’altare maggiore, seconda metà XVIII secolo. Gli stucchi del presbiterio e della volta, stupendi e davvero realistici, sono stati restaurati di recente a foglia d’oro. Alcuni li vogliono attribuire a scuola napoletana.

– Pentecoste, prima metà XVII secolo. Il quadro, sopra l’altare maggiore, rappresenta la scena della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli (Pentecoste), immersa nel buio e irradiata dalla luce delle fiaccole e della colomba. È attribuita ad Andrea dell‘ASTA.

– Madonna con Bimbo, fine XVII secolo. La Madonna, seduta su una miriade di nubi, sorregge il bambino Gesù. Opera firmata di Andrea dell’ASTA (Napoli, 1673- 1721)

– Madonna con Bimbo e santi, XVIII secolo. L’opera è di influenza solimenesca, ed è stato assegnato al pittore atriano Giuseppe PREPOSTI (Atri, ?-1790 c.), allievo di Francesco Solim-ena; l’opera è databile attorno al 1770, subito dopo le tele di Cermignano e Appignano.

Opere nella sagrestia:

In sagrestia si trovano una statua del Cristo risorto del XX secolo e in alcune teche alcuni ex voto in argento, ma anche capelli e oggetti quotidiani, del XIX e XX secolo, un tempo ospitati nella Capp pella di santa Rita. Furono donati come ringraziamento dagli atriani a santa Rita. In sagrestia si trovavano anche due tele, del 1770, raffiguranti santa Rita e Sant’Agostino, oggi conservate al Museo capitolare di Atri.

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