Villa Badessa (Badhesa in albanese) è una frazione di 395 abitanti del comune di Rosciano ed è situato a 161 m s.l.m.. Rappresenta uno dei numerosi insediamenti storici albanesi nel centro-sud Italia, uno dei più recenti di fondazione (1743) e più settentrionale, l’unico in Abruzzo. Considerata come un’autentica “oasi orientale” d’Abruzzo, si mantiene il rito bizantino e tutte le tradizioni religiose a esso collegate, col patrimonio artistico relativo alla tradizione religiosa orientale con alcune vestigia architettoniche e urbanistiche, e infine, qualche labile sopravvivenza linguistica albanese. Nell’immagine in evidenza: Villa Badessa, litografia di Edward Lear, 1843.

Essendo appartenente alla comunità italo-albanese, Villa Badessa è tutelata dalla legge nazionale nº 482 del 1999 a tutela delle minoranze linguistiche storiche. Il villaggio, che si sviluppa lungo una bassa cresta a metà strada tra il litorale adriatico e i due maestosi massicci della Majella (2793 m) e del Gran Sasso (2914 m), è immerso nel verde della vallata in cui scorre il fiume Nora e circondato da querce, ulivi e vigneti. Nel 1743 18 famiglie (diventate 23 nel 1748) albanesi per sfuggire all’oppressione turca trovò accoglienza nel regno di Napoli di Re Carlo III di Borbone che dapprima le sistemò provvisoriamente nel tenimento di “Bacucco”, dipendente dal feudo di Penne e poi nel territorio di Pianella. Qui il re assegnò loro terreni ereditati dalla madre, Elisabetta Farnese, in località Piano di Coccia e appezzamenti tenuti in enfiteusi dalla famiglia Taddei che a Pianella, dove abitava, era conosciuta col soprannome di “ABBADESSA”, da cui deriva il nome di Villa Badessa.



(Dopo) La Prete de Pusticce (seduta tipica di Villa Badessa): Pietra recuperata dal torrente Nora e posta davanti alle case; un tempo ogni abitazione aveva una di queste “pietre” che gli abitanti erano soliti utilizzare come luogo di riposo e di socializzazione. Quando ero piccolo, a Pescara, ne avevamo una davanti casa in “Largo Scurti” (ora Piazza Muzii).







CHIESA di Santa MARIA ASSUNTA: La piccola chiesa, di rito bizantino-greco, sorge nella più settentrionale comunità italo-albanese d’Italia. La colonia discende dagli albanesi che, partiti dall’Albania meridionale per sfuggire all’occupazione turca, qui si stabilirono ne1740, avendo ricevuto due feudi da Carlo III. La chiesa custodisce una preziosa collezione di 75 dipinti su tavole dal XV al XX secolo, riconosciuti di interesse internazionale, tra cui emergono una Madonna con Bambino (XV secolo), San Giorgio e il drago e un’Ascensione del ‘400 oltre ad una pregevole icona a tempera del XV secolo raffigurante la SS. Trinità. La chiesa celebra il rito liturgico di san Giovanni Crisostomo al quale è possibile assistere durante le festività.
















Dopo: (Bema, nelle chiese ortodosse, è lo spazio, fisicamente chiuso mediante una struttura architettonica, situato alla fine della navata centrale e riservato al clero officiante.)

Dopo: (La Madonna Odigitria, dal greco “colei che conduce, mostrando la direzione” ὁδός «via» e ἄγω, ἡγοῦμαι «condurre, guidare»), altrimenti nota anche come Vergine Odigi-tria, Theotókos Odigitria, Panag[h]ía Odigi-tria, Madonna dell‘Itria, Madonna dell’I-dria, Madonna dell’Idra (dove “Itria” è una riduzione di “Odigitria”, mentre “Idria” e “Idra” sono sue corruzioni ed errori di forma) o Madonna del (buon) cammino, è un tipo di iconografia cristiana diffusa in particolare nell’arte bizantina e russa del perio-do medioevale. L’iconografia è costituita dalla Madonna con in braccio il Bambino Gesù, seduto in atto benedicente, che tiene in mano una pergamena arrotolata e che la Vergine indica con la mano destra (da qui l’origine dell’epiteto).




















