Disastro del VAJONT: Si verificò la sera del 9 ottobre 1963, nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont nell’omonima valle (al confine tra Friuli e Veneto), quando una frana precipitò dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino alpino realizzato con l’omonima diga. Nell’immagine in evidenza: Affresco della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo a Cortina D’Ampezzo.


Il Disastro del VAJONT si verificò nell’omonima valle (al confine tra Friuli e Veneto), quando una frana precipitò dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino alpino realizzato con l’omonima diga; la conseguente tracimazione dell’acqua contenuta nell’invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago, coinvolse prima Erto e Casso, paesi vicini alla riva del lago dopo la costruzione della diga, mentre il superamento della diga da parte dell’onda generata provocò l’inondazione e distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone, e la morte di 1 917 persone, tra cui 487 bambini con meno di 15 anni. Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico. Dopo la costruzione della diga si scoprì infatti che i versanti avevano caratteristiche morfologiche (incoerenza e fragilità) tali da non renderli adatti ad essere lambiti da un serbatoio idroelettrico. Nel corso degli anni l’ente gestore e i suoi dirigenti, pur essendo a conoscenza della pericolosità, anche se supposta inferiore a quella effettivamente rivelatasi, coprirono con dolosità i dati a loro disposizione, con beneplacito di vari enti a carattere locale e nazionale, dai piccoli comuni interessati fino al Ministero dei lavori pubblici.







Pieve di Cadore è un comune italiano di 3.703 abitanti della provincia di Belluno in Veneto. Capoluogo storico del Cadore, situato a circa 40 chilometri a nord-est di Belluno, sorge a 878 m a ridosso di un promontorio collinoso, sulla sponda destra del fiume Piave, poco distante dall’incrocio tra la direttrice stradale della valle del torrente Boite e quella del Piave e la sua funzione per secoli è stata legata alla Magnifica Comunità di Cadore che qui ha tuttora la sua sede. Secondo l’ISTAT, è il quattordicesimo comune per numero di residenti della provincia, il sedicesimo per quanto riguarda la superficie e il ventunesimo per rapporto alla densità di abitanti. È celebre inoltre per aver dato i natali al pittore Tiziano Vecellio. Il comune di Pieve si estende tra la sponda destra e sinistra della Piave nel cosiddetto Centro Cadore. Verso nord-ovest si protende fino alla pendici del monte Antelao, mentre a sud-est giunge fino al confine tra la provincia di Belluno e quella di Pordenone, segnata dal gruppo degli Spalti di Toro. La conformazione del territorio comunale è per la maggior parte montagnosa per la presenza di numerose cime e declivi che interessano quasi tutte le zone. Il territorio di Pieve ha sempre avuto un ruolo importante per il Cadore nel controllo dell’incrocio fra la valle del Piave e la valle del Boite fin da tempi molto antichi. I reperti archeologici venuti alla luce sono molti, tra cui un edificio romano ancora ben conservato.






CHIESA ARCIDIACONALE di Santa MARIA NASCENTE: La comunità cristiana di Pieve fu fondata molto probabilmente nel IV secolo da missionari provenienti da Aquileia. Le prime testimonianze di un’importante pieve gotica, dalla quale prende il nome il paese, risalgono all’XI secolo; è matrice di tutte le altre chiese del Cadore e qui giungevano di sovente molti abitanti anche di parti lontane dell’alta provincia di Belluno per assistere alle funzioni religiose di maggior rilievo. L’attuale arcidiaconale venne costruita tra il 1761 ed il 1819 su progetto dell’architetto tolmezzino Domenico Schiavi. La facciata è più recente, essendo stata edificata tra il 1875 ed il 1876.
Opere di pregio conservate all’interno della chiesa sono una pala di scuola vecelliana raffigurante la Madonna in trono con Bambino e angeli, un dipinto di Antonio Lazzarini con l’Orazione dell’Orto, l’altare laterale di Sant’Antonio, opera di Alessandro Vecchi, un quadro della Madonna del Rosario, con i Santi Domenico e Caterina, di Marco Vecellio, una pala di Tiziano Vecellio raffigurante la Madonna col Bambino assieme a dei Santi, l’altare maggiore, anch’esso di Alessandro Vecchi, impreziosito da una pala di Cesare Vecellio raffigurante l’Ultima Cena, e, infine, un altare a sportelli realizzato da Ruprecht Potsch.







Cortina d’Ampezzo è un comune italiano di 5.667 abitanti della provincia di Bellu-no in Veneto, posto nella regione storico-geografica della Ladinia. Nota località tu-ristica invernale ed estiva, nonché teatro di numerosi eventi sportivi di rilevanza internazionale legati alla montagna e agli sport invernali, ha ospitato le Olimpiadi invernali del 1956 e i Campionati mondiali di sci alpino del 2021 ed è stata designata per ospitare, insieme a Milano, le Olimpiadi invernali del 2026. Cortina è situata al centro della Conca d’Ampezzo, nell’alta Valle del Boite, che fu il bacino terminale di un antico ghiacciaio quaternario, ed è posizionata tra il Cadore (a sud) e la Val Pusteria (a nord), la Val d’Ansiei (a est) e l’Alto Agordino (a ovest).
Con i suoi 252,81 km², Cortina d’Ampezzo è il terzo comune più esteso del Veneto (dopo il capoluogo Venezia e Porto Tolle in provincia di Rovigo). Le formazioni geologiche presenti all’interno del parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo sono di chiara origine sedimentaria, risalenti ad un periodo compreso tra il Triassico medio (230 milioni di anni fa) e il Cretacico superiore (90 milioni di anni fa) dell’era mesozoica, costituite principalmente da rocce quali la dolomia e il calcare. La prima attestazione della località risale al 1156, e se ne evince che già all’epoca Ampezzo era parte del Cadore, di cui costituiva una circo-scrizione amministrativa detta “centena”. Nei secoli successivi esso continuò ad essere sottoposta al Patriarcato di Aquileia, uno dei feudi del Sacro romano impero, pur godendo di una notevole autonomia. Questa situazione durò fino al 1420, quando venne conquistato dalla Repubblica di Venezia, senza che però l’Impero vi rinunciasse formalmente e mantenendo i propri privilegi.

Ciaṣa de ra Regoles: (Casa delle Regole), posizionato in piazza Venezia, a metà di corso Italia, era, un tempo, la sede dell’istruzione elementare ampezzana e rappresenta lo spirito di cooperazione e il senso comunitario di un popolo che conosceva già molti secoli or sono l’importanza del buon utilizzo del patrimonio collettivo, fatto di edifici, pascoli e boschi. La Casa delle Regole ospita al proprio interno, oltre agli uffici della Comunanza Regoliera, il Museo d’arte moderna Mario Rimoldi, uno dei tre musei delle Regole d’Ampezzo (gli altri due sono il Museo paleontologico Rinaldo Zardini e il Museo etnografico Regole d’Ampezzo).

Comun Vècio (Municipio vecchio): Situato in piazza Roma, fu per decenni il centro amministrativo comunale durante l’amministrazione asburgica. Oggi è sede della biblioteca civica e della banda cittadina, ma conserva comunque il suo carattere maestoso. Sui quattro lati sono rappresentati gli stemmi araldici delle famiglie ampezzane, dei sei sestieri e delle undici regole.


CAMPANILE: La Chiesa posizionata nel pieno centro del paese, chiusa tra il celebre Corso Italia (sul lato destro) e Via del Mercato (su quello sinistro), è stata costruita tra il 1769 e il 1775 sul luogo in cui erano sorte due precedenti chiese del XIII e del XVI secolo. Celeberrimo è il Campanile della basilica, divenuto un simbolo inconfondibile di Cortina d’Ampezzo. Eretto dall’architetto ampezzano Silvestro Franceschi tra il 1852 e il 1858 al posto di una precedente torre campanaria tardo cinquecentesca, si erge per 65.8 metri, in uno stile sobrio, elegante e maestoso che, come dicono gli ampezzani, non è “né tirolese, né cadorino”. Alcune fonti riportano un’altezza errata di 73 metri, informazione che invece è smentita anche dal sito ufficiale della parrocchia.

INTERNO: Composto di un’unica navata, l’interno rispecchia il tipico gusto settecentesco, elegante e ricco, appariscente ma senza gli eccessi del Barocco, con nicchie poco profonde e un ampio presbiterio illuminato da due finestroni rettangolari. Le decorazioni della navata sono state realizzate tra il 1774 e il 1775 dal pittore tirolese Franz Anton ZEILLER, mentre i cicli pittorici del soffitto sono opera dall’ampezzano Giuseppe Ghedina (1859). Degni di nota sono anche un altare di Andrea Brustolon e una tela del pittore ottocentesco ampezzano Luigi Gillarduzzi. Sono inoltre conservate le spoglie attribuite a san Liberale e a san Teofilo. La chiesa è stata insignita della dignità di basilica minore il 7 gennaio 2011.
ORGANO a CANNE: Lo strumento è stato costruito dalla ditta Mauracher di Linz e inaugurato il 31 ottobre 1954. Nel 2002 è stato oggetto di un importante intervento di restauro, effettuato dall’organaro Andrea Zeni, che ha comportato anche il riordino e l’integrazione della composizione fonica secondo il progetto del maestro Francesco Finotti. Si tratta però solo dell’ultimo organo della chiesa ampezzana, almeno 4 stru-menti l’hanno infatti preceduto: quello costruito nel 1703 da Franz Kecht, organaro di Bressanone; quello uscito dalla bottega veneziana di Gaetano Callido nel 1777, del quale si conservano ancora la tastiera ed alcune canne; ed infine lo strumento realizzato nel 1885 dalla ditta “Zachistal & Capek” di Krems.



(Dopo) PARCO naturale regionale delle DOLOMITI d’AMPEZZO: L’area protetta del Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, interamente compreso all’interno del comune di Cortina, si estende a nord dell’abitato di Cortina d’Ampezzo fino al confine con la regione Trentino-Alto Adige, inserendosi nel Parco naturale Fanes – Sennes – Braies, con il quale forma un più esteso comprensorio naturalistico dalle caratteristiche ambientali simili, dell’ampiezza totale di circa 37.000 ha. Il parco, che copre un’area complessiva di 11.200 ha, è stato ufficialmente istituito il 22 marzo 1990 con Legge Regionale n. 21 della regione Veneto. Nato con il consenso dell’Assemblea generale dei Regolieri, è stato affidato in gestione dalla Regione Veneto alla Comunanza delle Regole d’Ampezzo.
Il territorio del parco comprende molti famosi gruppi dolomitici: il Cristallo, le Tofane, la cima Fanes, il Col Bechei e la Croda Rossa, rispettivamente divisi dalla Val Travenanzes, dalla Val di Fanes, dall’alta Valle del Boite e dalla Val Felizon. Alcuni di questi massicci presentano vette che superano i 3.200 metri s.l.m. e racchiudono nelle rientranze dei loro versanti settentrionali alcuni piccoli ghiacciai. Le valli sono strette e formano degli spettacolari orridi naturali in prossimità della comune confluenza, in corrispondenza della quale è situata l’entrata principale del parco, e si aprono in vasti altipiani a pascolo verso le quote più alte. Altri due solchi vallivi costituiscono i limiti meridionali dell’area. Il parco è poi delimitato dalla valle del rio Falzarego ad ovest e dalla Val Padeon ad est. All’interno del parco vi sono ben diciannove strutture turistiche, tra ristoranti e rifugi alpini.

(Prima) LAGO di MISURINA: E’ un lago alpino naturale, il più grande del Cadore e si trova a 1.754 m s.l.m. a Misurina, frazione di Auronzo di Cadore (Belluno). Il perimetro è di 2,6 km mentre la profondità è di 5 metri. Le particolari caratteristiche climatiche dell’area intorno lago rendono l’aria particolarmente adatta a chi soffre di patologie respiratorie. Infatti, nei pressi del lago si trova l’Istituto Pio XII, l’unico centro in Italia per la cura dell’asma infantile. A est del lago si trovano degli impianti di risalita, e la catena dei Cadini di Misurina (Sottosezione Dolomiti d’Ampezzo), attraversata dal sentiero attrezzato Alberto Bonacossa. A nord del lago, prendendo la strada che porta alle Tre Cime di Lavaredo, si trova il Lago d’Antorno. A sud invece si trova il Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane). Nei pressi del lago si trovano una decina di alberghi con una capacità ricettiva di circa 500 posti letto. Oltre agli alberghi, il grande edificio che appare guardando il lago da nord verso sud, è una casa di cura. La maggior parte degli inverni il lago ghiaccia completamente divenendo così praticabile in tutta la sua estensione. In inverno vi si tengono partite di polo a cavallo sulla superficie ghiacciata. Presso il lago passa l’Alta via n. 3, che partendo da Villabassa giunge a Longarone.



Le Tre Cime di Lavaredo sono le cime più famose delle Dolomiti, al confine tra il territorio del Comune di Auronzo di Cadore e quello delle Dolomiti di Sesto nel comune di Dobbiaco, considerate tra le meraviglie naturali più note nel mondo dell’alpinismo, con la Cima Grande che rappresenta una delle classiche pareti nord delle Alpi, e permettono la vista panoramica delle cime circostanti e del parco Naturale Tre Cime.



