Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

VICENZA: BASSANO del GRAPPA

È la città, dopo il capoluogo, con più abitanti (42.063)nella provincia di Vicenza e riconosciuta a livello internazionale per essere la capitale mondiale degli Alpini, titolo meramente onorifico ricevuto nel 2008 dalla stessa Associazione Nazionale Alpini a celebrare il suo monumento più noto, il Ponte Vecchio detto anche degli Alpini. Nell’immagine in evidenza: Ponte Vecchio.

Bassano del Grappa è situata nel Nord-est della penisola italiana, nel cuore della regione Veneto, al confine tra le province di Vicenza, Padova e Treviso. La città si trova ai piedi delle Prealpi Venete (Altopiano di Asiago e Monte Grappa), nel punto in cui il Brenta sbocca dal canale di Brenta. La scelta non è casuale: infatti, offre simultanea-mente il controllo sulla campagna, sul fiume e sulle maggiori direttrici di traffico. Situata a 129 metri sul livello del mare (altitudine minima 84 m, altitudine massima 1.276 m) con un’escursione di 1.192 metri, la città si estende per 47,06 chilometri quadrati inserendosi in una zona sismica di grado 3 su 4 ovvero a rischio sismico basso. I manufatti ritrovati nella necropoli di San Giorgio di Angarano, datati tra il XI e il IX secolo a.C., testimoniano un insediamento precedente all’arrivo dei Romani. È pertanto a partire dalla metà del II millennio a.C. che si hanno notizie specifiche del comprensorio bassanese

Dopo: PIAZZA della LIBERTA’ con la TORRE CIVICA.

TORRE CIVICA. Costruita probabilmente fra gli anni venti e quaranta del XIII secolo (dalla famiglia Da Romano) ma la data più probabile è quella del 1312 quando, in occasione dell’allungamento delle mura della seconda cinta, veniva a costituire un importante episodio difensivo e di protezione per il borgo nuovo cresciuto esternamente alle mura. Essa infatti si distingueva per le misure importanti in altezza, larghezza e spessore del corpo murario, la poderosa base troncopiramidale, la mancanza di decorazioni. Nella documentazione compare nel 1349 quando venne collocata una campana di 500 chilogrammi. Da questo momento in poi essa risultava intestata al Comune che provvedeva alla manutenzione e al pagamento dei custodi. I custodi svolgevano varie mansioni ma il compito principale era di vedetta dall’alto e di annunciare tumulti, calamità o minacce d’assalto.

La denominazione con cui la conosciamo, ossia “torre civica”, le venne attribuita da quando nel 1494 vi fu aperta alla base una porta in pietra con dipinto sopra lo stemma della città. Nel 1625 la porta venne sopraforata per dar luce all’abitazione del custode e collegata a terra con una scala in legno i cui gradini nel 1727 vennero in parte sostituiti da altri in pietra. Non si conosce invece l’anno in cui l’emblema di Venezia a titolo onorifico venne dipinto in affresco. Nel corso del XVIII secolo fu dotata di orologio e nel XIX secolo del rialzo apicale sulla sommità. Certamente la torre si distingue in modo particolare rispetto a tutti gli altri edifici storici cittadini per la sua centralità nell’impianto urbano e per il fatto di dominarlo con la sua altezza (43 metri). Dopo un recente e importante restauro è stata riaperta al pubblico.

PIAZZA TERRAGLIO: L’attuale spazio sorse nel tempo dall’interramento del fossato e dalla demolizione a sud del muro esterno dello stesso Castello che nella cerchia ezzeliniana veniva pro-tetto da una doppia cinta muraria. Interessante la concessione comunale che nel 1400 consentiva in questa zona a costruire le cosiddette “chioare” o “chiodare”, una specie di recinto aperto con tettoia per asciugare e tirare i panni, prodotti dalle attività laniere addossate al fiume.

PIAZZA GARIBALDI: La consuetudine chiama questa piazza “piazza della Fontana” o “piazza delle Erbe”, perché per secoli vi si è tenuto il mercato degli ortaggi. La piazza, sistemata definitivamente da Antonio Gaidon nel 1776, è sovrastata, a nord, dalla torre civica mentre a sud si trovano la chiesa di San Francesco e il Museo Civico. Nel 1898 l’arrivo di una conduttura idrica che, attingendo alle sorgenti dei Fontanazzi, portava in pieno centro pura acqua di sorgente, rappresentò un fatto di rile-vanza addirittura nazionale. L’opera fu celebrata con la costruzione quasi nel centro della piazza dalla fontana Bonaguro. L’opera fu realizzata dallo scultore Carlo Spazzi.

PIAZZOTTO MONTEVECCHIO: Si trovava entro la seconda cerchia di mura e alla metà del ’200 in questa zona sorgevano la Casa del Comune e le residenze ezzeliniane. Al centro della piazza c’era un pozzo, motivo per cui spesso viene ancora oggi chiamata “piazza del pozzo“. Era conosciuta anche con i nomi di “Piazza del Sale” e poi “Piazza degli Zoccoli“, poiché fino alla metà del XX secolo questo era luogo di mercato dove si raccoglievano numerosi ambulanti a vendere le “sgalmare”, caratteristici zoccoli in legno. La prima piazza di Bassano era un tempo molto più ampia. Su di essa si affacciava pure il fondaco dei Grani, poi ristrutturato e adibito (1494) a Monte di Pietà: il severo “Monte Vecchio”, che dà il nome al luogo e che reca infisso il più antico stemma della città: due leoni rampanti ai lati di una torre. Il piazzotto era anche una straordinaria galleria d’arte all’aperto. Sul suo fronte orientale casa Michieli-Bonato era affrescata con scene bibliche, in parte ancora visibili, di FrancescoBartolomeo Nasocchio, contemporanei dei Da Ponte. L’attigua Casa dal Corno-Bonato aveva decorazioni con putti, animali e motivi allegorici di Jacopo Da Ponte. Tale fregio è stato staccato per essere restaurato nel 1975 e in seguito è stato collocato al Museo Civico (1982).

(Prima) PIAZZA della LIBERTA’: Un tempo “piazza dei Signori”, è la vetrina del passeggio domenicale. Ottenuta con il riempimento del fossato che cingeva la seconda cerchia di mura di Bassano, fu chiamata dapprima piazza San Giovanni, dal nome della chiesa che vi era sorta nel 1308. Dal 1867 fu dedicata a Vittorio Emanuele II re d’Italia e durante il secondo conflitto mondiale fu chiamata piazza del Popolo, quindi piazza Libertà. Al limite ovest della piazza si alzano, su due colonne, una statua con il Leone di San Marco, simbolo della dominazione veneziana, e una statua di san Bassiano, patrono della città, opera dello scultore bassanese Orazio Marinali (1643-1720). Il santo, vescovo di Lodi tra il IV e il V secolo, non approdò mai in riva al Brenta: i bassanesi tuttavia lo scelsero come protettore nel 1509 per la somiglianza del suo nome a quello della loro città e per le sue facoltà taumaturgiche contro le ricorrenti pestilenze. La piazza è il punto nodale della città dove convergono le principali vie del centro, si affacciano a nord prestigiosi palazzi, fra cui le case dell’antica Stamperia Remondini (che ha portato il nome di Bassano in tutto il mondo) e la Loggia del Comune, e a sud l’imponente facciata neoclassica della chiesa di San Giovanni Battista.

Dopo: DISTILLERIA NARDINI

Dopo e di seguito: PONTE degli ALPINI

PONTE VECCHIO o degli ALPINI: Il ponte di Bassano sul Brenta, detto Ponte Vecchio, è noto anche come “ponte degli Alpini” ed è il soggetto e il titolo di un canto popolare degli Alpini. Questo ponte fin dall’antichità costituiva la via di comunicazione principale fra Bassano e Vicenza. Nel 1209 si ebbe la sua prima costruzione databile. Questa struttura fu definitivamente travolta dalle piene del fiume nell’ottobre del 1567. Andrea Palladio nel 1569 progettò il nuovo ponte, proponendo inizialmente un progetto completamente diverso dal precedente, ovvero a tre arcate di pietra sul modello degli antichi ponti romani (ricopiando il contemporaneo progetto del Ponte sul Tesina). Il Consiglio cittadino bocciò il progetto, imponendo all’architetto di non discostarsi troppo dalla struttura tradizionale. Così nell’estate 1569 Palladio tornò a un progetto su struttura in legno, in modo tale che la sua elasticità fosse in grado di contrastare l’impetuosità del fiume Brenta, ma di grande impatto visivo. Il ponte totalmente ligneo, lungo 58 metri, poggia su quattro piloni di legno di forma triangolare, allineati al flusso d’acqua, ed è ricoperto da un tetto sostenuto da colonne tuscaniche. Ancora nel 1748 il ponte fu travolto da una piena; fu poi ricostruito tre anni dopo da Bartolomeo Ferracina.

Durante la seconda guerra mondiale il ponte fu fatto saltare dai partigiani il 17 febbraio 1945 per proteggere la città. Fu ricostruito nel 1947, secondo l’originale disegno di Palladio, in nove mesi. Successivamente al nome Ponte Vecchio si aggiunse la dicitura ponte degli Alpini in quanto furono tra i principali sostenitori della sua ricostruzione. Dal ponte si gode di un’ottima vista sulle montagne circostanti e sul canale di Brenta. Per ricordare la ricostruzione del Ponte degli Alpini, il 3 ottobre 1948 fu emesso un francobollo commemorativo del valore di 15 Lire che raffigura il profilo di un alpino con il Ponte di Bassano sullo sfondo.

Dopo: VILLA ANGARANO, progettata da Andrea Palladio nel Rinascimento, con corpo centrale seicentesco di Baldassare Longhena

Dopo: VILLA REZZONICO

Dopo: CASTELLO SUPERIORE (XII-XIV secolo)

CASTELLO degli EZZELINI (o Castello Superiore): Nonostante la denominazione popolare, il castello non appartenne mai agli Ezzelini né ad alcun altro signore poiché era «sorto per volontà degli abitanti» come azione di difesa collettiva. Le strutture più antiche del castello ancora visibili (risalenti al XII-XIII secolo) comprendono le parti inferiori di torri e murature (identificabili per la tessitura muraria in ciottoli del fiume Brenta, pietre calcaree e laterizi). La piazza antistante era luogo di mercato e di adunanze. Nel corso del XIII secolo venne costruito un nuovo muro di cinta fino alla torre pentagonale Nord. Venne edificata anche la torre dell’Ortazzo e furono restaurate la torre di Ser Ivano e il campanile della chiesa.

Nel XIII secolo fu costruita una nuova cinta che andava a proteggere i borghi cresciuti esternamente e alla fine del XIV secolo risale l’ultimo ampliamento in parte ancora visibile in viale delle Fosse. Nel XV secolo la fortificazione era ancora attiva prima di passare al dominio veneziano, in seguito (secondo una sorte comune ad altre strutture militari del circondario) fu dismessa e trasformata. Dagli anni novanta del Novecento il castello è oggetto di restauri. Il Corpo di Guardia si trova all’ingresso del percorso delle mura del Castello di Bassano del Grappa. Si tratta di uno spazio chiuso dalla Cinta storica e ha una forma di quadrilatero irregolare con lati di circa due metri e con muri di altezza variabile (da 13,50 metri a 7,50 circa) realizzati in ciottoli e laterizi a file alternate secondo la tecnica in uso all’epoca. Sull’angolo sud ovest si erge la torre di ser Ivano alta 27 metri. I due lati est e ovest delle mura sono liberi, mentre su quelli nord e sud sono addossati corpi di fabbrica con altezza prossima a quella delle Mure storiche.

Il Duomo di Santa Maria Assunta in Colle è la più importante chiesa cattolica ; fa parte del vicariato di Bassano del Grappa-Rosà. L’edificio si trova del nucleo più antico del centro storico, il cosiddetto castello degli Ezzelini. ESTERNO: Il duomo di Bassano del Grappa non dispone di una vera e propria facciata nel senso classico del tema, bensì dispone di una semplice parete liscia interrotta solo da tre porte d’ingresso, di cui quella centrale è più alta e dotata di arco e frontone (il portone centrale), mentre quelle laterali sono più semplici, basse e squadrate. La parete è sovrastata da cinque finestre semicircolari che danno luce all’interno.

A fianco della chiesa si trova il campanile che presenta una struttura di base coeva alle mura del castello (XII-XIII secolo). Da documenti risalenti al Duecento, già si apprende che essa aveva la funzione di torre civica e quindi era utilizzata per la convocazione delle assemblee comunali che si svolgevano poi nel cortile del castello o sul piazzale antistante. Nel 1395, da inventario della Pieve si apprende che il numero delle campane sul campanile erano tre, per poi diminuire a due in una relazione del 1532 prima del restauro avviato dal comune a seguito del terremoto. Nei primi decenni del Settecento la torre campanaria era servita da due campane, ma si resero necessari nuovi lavori di restauro dopo un nuovo terremoto avvenuto nel 1698. Contestualmente il comune fornì il denaro necessario per la realizzazione dei lavori e ne decise anche l’elevazione di altri due metri e mezzo rispetto alla struttura esistente. L’architetto Andrea Tivoli, veneziano, si occupò del progetto.

(Dopo) INTERNO: L’interno a pianta rettangolare, è contraddistinto da una singolare e quasi totale unitarietà storica e figurativa. Le pareti sono scandite da paraste corinzie sormontate da una balaustra-ta decorata a modiglioni. L’interno del duomo è caratterizzato dalla presenza del Battistero, dell’organo, dei confessionali e da 8 altari completi di pale, oltre all’altare maggiore. La situazione dell’interno del duomo, prima degli ultimi interventi dal 1985 al 1988, era quella di evidente degrado delle superfici e delle decorazioni, dovute soprattutto all’infiltrazione di acque meteoriche sia da alcune parti del tetto della navata centrale, sia dalle coperture, disposte a quote diverse dei corpi secondari; alla base delle pareti appariva anche la presenza di umidità risalente. Alla fine degli ultimi lavori di restauro, il duomo seppe riproporre, in modo leggibile e coerente, i suoi valori architettonici e spaziali.

(Prima) ALTARE MAGGIORE: L’altare maggiore viene indicato nella nuova posizione dai documenti già nell’anno 1295. Nel Cinquecento, con i restauri eseguiti per la chiesa, l’altare giunse a occupare l’intera area del presbiterio ma nel 1588 venne ristretto e creato uno spazio adatto per un co-ro con 17 stalli lignei e vennero ricavate anche le due cappelle laterali. La parte frontale della mensa è decorata nell’area del paliotto con una composizione centrale che vede due angioletti in altorilievo in preghiera da-vanti ad un calice con l’ostia racchiusi in un ovale. Sopra l’altare è appeso un crocifisso a grandezza naturale su una croce trilobata.

ALTARE della MADONNA del ROSARIO: Legato al diffondersi della devozione alla Madonna del Rosario, collegata alla vittoria navale della Lega sacra contro i Turchi a Lepanto, venne eretto nel 1584 e ricostruito nella seconda metà del Seicento. La struttura architettonica fu realizzata da Antonio e Alberto Bettanelli e arricchita dalle statue di Orazio Marinali raffiguranti i santi Domenico e Caterina in basso, restaurate nel maggio del 2021, Gioacchino e Anna nella parte mediana e da due angeli sul coronamento. Bernardo Tabacco intervenne successivamente in decorazioni marginali, come il fregio con putti che sorreggono ghirlande alla base della pala e le teste dei cherubini collocate nella zona superiore. La Madonna col Bambino sul basamento e i quattro putti sono invece opera di Enrico Merengo (1628-1723). La pala, che ha intento celebrativo, raffigurante la Madonna del Rosario, Cristo risorto, angeli e Regnanti, è opera, firmata, di Leandro Bassano (1557-1622)

Ai lati dell’altare sono appese due tele lunghe e strette con i 15 Misteri del Rosario, otto in una e sette nell’altra, entro scomparti ovali, opere seicentesche di scuola bassanesca. L’altare ospita la statua centrale della Madonna del Rosario eseguita nel Seicento dallo scultore tedesco Enrico Merengo  e la pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario] Cristo risorto e regnanti, e dipinta nel Cinquecento da Leandro Bassano.

(Dopo) ALTARE dei Santi STEFANO e LUCIA: L’altare risale alla fine del Seicento. quando fu sostituito l’antico altare ligneo e venne realizzato invece in marmo. Come per gli altri nella medesima chiesa, la mensa si trova sormontata da lesene e colonne scanalate con capitelli ionici che sostengono una trabeazione semplice, con un timpano spezzato decorato a dentelli, che accoglie in centro uno stemma ligneo. Il paliotto ricopre interamente l’urna contenente il corpo di san Daciano, invocato nel 1679 contro la pestilenza, con la scritta “CORPUS SANCTI DACIANI MARTYRIS”. La pala d’altare raffigura la “Lapidazione di Santo Stefano” di Leandro Bassano (1557-1622). Nella parte superiore si trova “Santa Lucia in gloria“, di-pinto che venne aggiunto da Giovanni Goffrè, nativo di Liegi, ma operoso nella seconda metà del Seicento a Bassano del Grappa.

(Dopo) ALTARE del Santissimo SACRAMENTO: L’altare trova posto nella cap-pella della “Madonna del parto” o “della Natività”, amministrata in passato da una confraternita di sole donne. Sopra la mensola nel mezzo trova posto il tabernacolo in marmi policro-mi (1799). La pala della Natività, eseguita verso la fine del Cinquecento, è stata attribuita a un bassanesco della bottega o forse a Gerolamo Dal Ponte, mentre le fonti antiche lo attribuivano alla fase senescente di Jacopo con l’aiuto del figlio Lean-dro.

Dopo: ALTARE del Santo Nome di GESU’

(Sopra) La CAPPELLA del Santo Nome di GESU’ presenta un altare realizzato in marmi policromi molto movimentato, fiancheggiato da pilastri marmorei che sostengono la struttura trabeata nella parte superiore. Sui pilastri si trovano due medaglioni a stucco rappresentanti in oro i simboli della Fede (la croce e il calice a sinistra) e della Speranza (l’ancora) su fondo blu. Alla base dei pilastri si trovano delle sculture con nuvole e tre teste di cherubini con da una parte una fiaccola (Fede) e dall’altra la colomba dello Spirito Santo (Speranza). Appena sopra l’altare si trova la figura di Gesù Bambino in posizione benedicente e poggiante una mano sul mondo, affiancato da due angeli inginocchiati. Nell’area del paliotto si trova un misto di marmi policromi con tre teste di cherubini che sembrano fuoriuscire da finti drappeggi fiorati. Quello centrale riporta il monogramma di Cristo. Ai lati dell’altare, con l’uso di due statue poste su alti piedistalli, viene rappresentato il momento dell’Annunciazione con le statue della Vergine a destra e dell’arcangelo Gabriele a sinistra. Il progetto dell’altare si deve al bassanese Bernardo Tabacco.

La pala presente sopra l’altare, dono della Confraternita del Santo Nome, eseguita da Jacopo Bassano e da suo figlio Francesco, fu trasferita nel 1870 al museo civico cittadino e sostituita da una copia fedele, eseguita da Giuliano Vanzo Mercante. La scena è quella della circoncisione collocata tra due fasce, quella in basso rappresenta mostruosi demoni e quella in alto angeli del Paradiso. La scena centrale della circoncisione è ambientata tra grandiose costruzioni architettoniche e numerosi personaggi. L’altare apparteneva alla costosa categoria degli “altari lustradi a specchio“.

Sopra: ARCANGELO GABRIELE La VERGINE

Sopra: ALTARE di San PIETRO ALTARE di San GAETANO

Sopra: ALTARE del SUFFRAGIO ALTARE dei Santi PROTETTORI

Prima: “San BASSIANO Vescovo tra il popolo” di Giovanni Battista VOLPATO

Prima: “Assunzione di MARIA” di Giovanni Battista VOLPATO

Prima: “Martirio di San Clemente Papa” di Giovanni Battista VOLPATO

Dopo: CHIESA di San GIOVANNI BATTISTA (Neoclassica, XIV-XVII secolo)

dove vuoi
andare ?

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>