Il Giro delle Chiese

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PADOVA: BASILICA di Sant’ANTONIO da PADOVA

La Pontificia BASILICA Minore di Sant’ANTONIO di PADOVA è uno dei principali luoghi di culto cattolici della città di Padova, in Veneto. Inizio costruzione: 1238, Fine costruzione : 1310, Stile: romanico, gotico, bizantino, rinascimentale, barocco. Conosciuta dai padovani semplicemente come il Santo, è una delle più grandi chiese del mondo e uno dei santuari più venerati del mondo cristiano. Nell’immagine in evidenza: In controfacciata affresco di Pietro ANNIGONI, che raffigura Sant’Antonio sul noce che predica il Vangelo.

Nella Basilica sono custodite le reliquie di sant’Antonio di Padova e la sua tomba. La piazza del Santo, antistante, ospita il monumento equestre al Gattamelata di DONATELLO. Donatello realizzò anche le sculture bronzee (Crocifisso della basilica del Santo, statue e formelle di varie dimensioni) che Camillo BOITO ha collocato sull’altare maggiore da lui progettato. La Basilica è caratterizzata da una perfetta armonizzazione di diversi stili: la facciata a capanna romanica; i contrafforti che si sviluppano fino a diventare archi rampanti in stile gotico e le cupole in stile bizantino, mediato attraverso Venezia; e i due campanili gemelli che, invece, richiamano quasi dei minareti. Gotica è pure la struttura dell’abside con cappelle radiali.

Il complesso delle cupole rievoca non solo la Basilica di San Marco a Venezia, ma anche l’architettura romanica francese del Périgord che a sua volta rimanda a moduli bizantini. Il chiostro del Capitolo ospita interessanti tombe di docenti dell’Università di Padova. La Facciata è alta 28 m circa ed è larga 37 m circa; sono presenti 5 arcate rientranti, quella centrale è sormontata da una nicchia contenente la statua del Santo e sotto si apre la porta maggiore. Nella lunetta del portale maggiore è presente una copia di Nicola LOCHOFF dell’affresco di Andrea MANTEGNA con raffigurazione di Sant’Antonio e san Bernardino che adorano il monogramma di Cristo. L’affresco originale, staccato, si conserva nel vicino convento. Nella nicchia si può vedere la Statua in pietra di sant’Antonio, copia fatta nel 1940 da Napoleone Martinuzzi per sostituire l’originale trecentesco di Rinaldino di FRANCIA, molto deturpato dagli anni e dalle intemperie ed ora conservato nel Museo Antoniano.

(Sopra) Andrea MANTEGNA: “ Trigramma (o monogramma) di Cristo tra due santi” (è composto dal trigramma IHS, o JHS, le prime tre lettere del nome di Gesù in greco, incastonate all’interno di un sole raggiante) una volta posto sulla lunetta del portale principale.

(Prima) LEGENDA: 1) Sagrato (Monumento al Gattamelata); 2) Interno – Retrofacciata (Affresco di Pietro Annigoni); 3) Altare di S. Bernardino; 4) Madonna del Pilastro, 5) Altare di S. Massimiliano Kolbe; 6) Cappella di S. Antonio (Arca-tomba del Santo); 7) Cappella della Madonna Mora; 8) Cappella del Beato Luca; 9) Ambulacro di sx e Cappelle dell’abside; 10) Cappella di S. Francesco; 11) Cappella delle Reliquie; 12) Ambulacro di dx e Cappelle dell’abside; 13) Cappella delle Benedizioni; 14) Cappella di S. Giacomo; 15) Cappella del Ss. Sacramento; 16) Navata centrale; 17) Presbiterio e Altare Maggiore; 18) Convento e chiostri; 19) Cappella di S. Giorgio; 20) Scuola del Santo,  sala priorale.

Sulla Facciata si aprono tre porte bronzee, realizzate seguendo il disegno progettuale di Camillo BOITO (1895). In quella centrale si possono vedere San Ludovico da Tolosa, san Francesco, sant’Antonio e san Bonaventura, opera di Giuseppe MICHIELI. Il Sagrato della basilica fu adibito per secoli a cimitero e sono conservate tuttora alcune tombe, come quella del giurista Antonio Orsato, morto nel 1497; il monumento è composto da un’elegante edicola con urna funeraria addossata alla parete laterale sinistra della basilica. Sul tetto della basilica si trovano otto cupole e due esili torri adibite a campanili, che toccano i 68 metri di altezza.

INTERNO (2): è a croce latina, suddiviso in tre navate da pilastri; sulla parte superiore delle pareti corrono delle gallerie. La basilica del Santo è lunga 115 metri, nella crociera è larga 55 metri e l’altezza massima dell’interno è 38,50 metri (a differenza della facciata che è alta 28 metri circa). PRESBITERIO e ALTARE MAGGIORE (17): L’attuale presbiterio è dominato dall’altare maggiore progettato da Camillo BOITO, ma che non ha nulla del grande altare pensato ed eretto da DONATELLO, sia per quanto riguarda la struttura che la disposizione dei bronzi. Quello realizzato dal Boito è stato, cronologicamente, il quinto altare realizzato: il primo, in stile gotico, fu demolito nel 1448 per la creazione di Donatello, il quale realizzò 7 statue a tutto tondo rappresentanti la Madonna col Bambino, i santi Francesco, Antonio, Giustina, Daniele, Ludovico e Prosdocimo. Giacomo CAMPAGNA, scultore, e Cesare FRANCO, architetto, innalzarono successivamente una pomposa struttura di stile manierista, che consisteva in un grande arco trionfale, che accoglieva un enorme ciborio nel suo fornice. Anche questo altare fu smembrato verso il 1668 per fare spazio ad un nuovo altare alla romana, formato solo da una semplice mensa, mentre il grande ciborio fu posizionato nella cappella del Santissimo e l’arco trionfale nella parte posteriore dell’abside. Anche le sculture di Donatello furono spostate: alcune furono portate nella cappella del Santissimo, altre poste sul nuovo altare, altre ancora lungo la cinta marmorea del presbiterio. Nel 1895 il bronzista Giovanni LOMAZZI realizzò gli arredi per il leggio e la cartagloria disegnati dall’architetto Camillo BOITO.

(Prima) PRESBITERIO e ALTARE MAGGIORE: L’altare maggiore e il presbiterio, sono delimitati da un’elegante balaustra (adorna di 4 belle statue bronzee di Tiziano ASPETTI, 1594)

Dopo: Rilievo della ”Deposizione di CRISTO” di DONATELLO nell‘Altare Maggiore.

(Dopo) CAPPELLA delle RELIQUIE o del TESORO (11): Contiene il tesoro della basilica, composto da numerose reliquie, tra cui sono degni di nota, per la devozione di cui sono oggetto e per la bellezza dei reliquiari, la reliquia del mento di sant’Antonio, e la reliquia della lingua incorrotta del Santo. Sono presenti inoltre numerose preziose suppellettili liturgiche (calici, pissidi, patene, messali). In apposite teche di vetro sono esposti i resti della ricognizione del corpo del santo effettuata nel gennaio 1981 (frammenti della tonaca del santo, le casse in legno contenenti le ossa – poi ricomposte nella tomba in un’urna di vetro -, i drappi avvolgenti le casse, un’iscrizione del 1263 attestante la prima traslazione del corpo).

Fino alla fine del XVII secolo qui si trovava la cappella absidale dedicata a san Francesco, la cui costruzione era iniziata il 28 settembre 1267. Nel 1691, dopo aver demolito la piccola abside, fu costruita l’attuale cappella rotonda, con cupola e di maggiore estensione rispetto alla precedente; il progetto fu affidato all’architetto e scultore genovese Filippo Parodi, discepolo del Bernini. Compiuta in soli tre anni la costruzione della cappella, iniziarono i lavori per la sua decorazione, che si prolungarono per diversi anni. La cupola a lanterna fu demolita nel 1739 perché minacciava di crollare e fu sostituita dall’attuale, emisferica, in muratura con calotta esterna in piastre di piombo. Le reliquie furono trasferite dalla sagrestia solo nel 1745. Antichi inventari ci informano sulla ricchezza e magnificenza dei tesori conservati presso la basilica prima che fossero intaccati per varie cause, soprattutto belliche, nel corso dei secoli. Le perdite più gravi vi furono nel 1405, quando Padova fu conquistata da Venezia, e nel 1797, all’arrivo dell’esercito rivoluzionario francese.

INTERNO della CAPPELLA: Come si presenta ora, la Cappella dell’Arca è opera splendida del Rinascimento, iniziata nel 1500 e portata a termine alla fine dello stesso secolo. Ne fu architetto probabilmente Tullio Lombardo; ne eseguì il modello A. Riccio (Briosco). Vi hanno lavorato i maggiori scultori veneti dell’epoca. Lungo le pareti sono disposti nove rilievi marmorei, con scene della vita e miracoli di s. Antonio.  Sulle pareti dell’atrio della cappella sono presenti le targhe sepolcrali del matematico ed astrologo Andrea Argoli da Tagliacozzo e di Angelo Diedo, procuratore di San Marco e benemerito per l’erezione della cappella. Entrambe le targhe sono opera di Giovanni Bonazza. Le fasce in marmo bianco con raffigurazioni di gigli e di teste di cherubini sono opera dello stesso scultore, mentre il cancello è un lavoro di Giovanni Battista Pellegrini risalente al 1711. L’interno ha un diametro di 13,29 m ed un’altezza di 20 m ed è realizzato in puro stile barocco.

È dominato dal gruppo marmoreo del Sant’Antonio in gloria, opera di Filippo Parodi. Le schiere d’angeli che lo completano, sono in stucco e furono realizzati dal ticinese Pietro Roncaioli, come pure le restanti decorazioni in stucco del tamburo della cupola, mentre la Gloria della Purità, nella calotta, è opera dei padovani Augusto e Ferruccio Sanavio e Carlo Bianchi e sono stati realizzati tra il 1910 ed il 1913 in stile neobarocco. L’altare sorge su una piattaforma posta sopra sette gradini. È opera di Tiziano Aspetti (1607), ed è coronato da 3 statue eseguite nel 1593-94: quella di Sant’Antonio al centro, affiancata da quella di San Bonaventura e di San Ludovico di Tolosa, che furono ve-scovi francescani. Il tabernacolo risale al 1742, come pure le due cartegloria in lamina d’argento sbalzato, lavoro dell’orefice veneziano Andrea Fulici, hanno raffigurato in bassorilievo, partendo da sinistra, il Miracolo del piede tagliato, l’Apparizione di Gesù bambino, il Miracolo della mula, la Vestizione di sant’Antonio ed il Miracolo dei pesci. Il cancello in bronzo d’accesso all’altare è una realizzazione di Girolamo Paliari del 1603, mentre i 2 piccoli candelabri in bronzo, di autore ignoto, furono donati nel 1677 da Domenico Gritti, podestà di Padova. Ai lati dell’altare sono presenti due candelabri in argento, che hanno un supporto marmoreo che rappresenta angeli avviluppati tra nuvole e gigli. I candelabri sono alti ben 2,12 m e furono realizzati da Giovanni Balbi nel 1673 (quello di destra) e nel 1686 (quello di sinistra). Il supporto di sinistra fu realizzato nel 1689 da Filippo Parodi. mentre quello di destra nel 1712 da Orazio Marinali.

(Dopo) NAVATA Centrale (16): Sulla controfacciata vi è un vasto affresco di Pietro ANNIGONI, che raffigura Sant’Antonio sul noce che predica il Vangelo, lavoro del 1985. L’area della navata centrale copre uno spazio molto ampio, delimitato da una serie di pilastri a destra e sinistra, i quali sono ricoperti da numerosi monumenti funebri che risalgono soprattutto ai secoli XV-XVII. Questi rappresentano un interessante spaccato della vita civile e culturale della città e della Repubblica di Venezia in quei secoli.

(Dopo) MADONNA del Pilastro (4): Sul 1° pilastro a sinistra è posto l’altare della Madonna del pilastro, anticamente detta Madonna degli orbi, perché qui vi si radunavano i ciechi. Fatto costruire nel 1413 per volontà di Folcatino Buzzacarini, fu rinnovato nel 1472 ad opera di Giovanni MINELLO ed infine ristrutturato nelle forme attuali per commissione della famiglia Cumani, patrona dell’altare. La pala dell’altare è opera di Stefano da FERRARA e rappresenta la Madonna con Gesù bambino; al dipinto furono successivamente aggiunti San Giovanni evangelista e san Giovanni Battista, opera di un artista della cerchia di Altichiero da ZEVIO ed infine nel Cinquecento gli angioletti portacorona, lavoro di anonimo. L’altare è completato dal bassorilievo dell’Immacolata, lavoro di un artista della cerchia di Giovanni BONAZZA.

(Dopo) Monumento TROMBETTA: Posto di fronte all’altare della Madonna del pilastro, nel prospetto orientale del primo pilastro a sinistra, è posto il monumento funebre del padre Antonio Trombetta, professore di teologia e di filosofia presso l’Universita padovana, vescovo di Urbino e poi arcivescovo titolare di Atene. Il busto in bronzo è opera di Andrea Briosco del 1522, mentre la parte architettonica e le sculture sono lavori dei fra-telli Vincenzo e Gian Gerolamo Grandi. Nei fianchi di questo pilastro vi sono due nicchie con affreschi che raffigurano San Ludovico d’Angiò e Santa Lucia, opera dello stesso anonimo che ha affrescato il Sant’Antonio che si trova nella nicchia corrispondente a destra della porta principale. Su un pilastro vi è l’affresco che rappresenta la Madonna in trono con il bambin Gesù, opera del XIV secolo, attribuito a Guariento di Arpo. Sono presenti due tele, che precedentemente erano pale di due altari ora demoliti; rappresentano l’Adorazione dei Magi, opera di Pier Paolo da Santacroce del 1591, e la Madonna con san Rocco e san Liberale di Giovan Battista Pellizzari, pittore del XVII secolo.

(Dopo) Monumento CAIMO: Il monumento di stile barocco fu eretto nel 1681 per celebrare tre membri della famiglia udinese Caimo; più precisamente: – Eusebio, canonico di Aquileia e ve-scovo di Cittanova; – Pompeo, fratello di Eusebio, medico, archiatra di papa Gregorio XV ed insegnante all’Università di Padova; – Jacopo, nipote di Pompeo, giureconsulto ed insegnante all’Università di Padova. Il monumento è opera di Bartolomeo MUGINI da Lugano, come riportato in una piccola epigrafe a destra sopra la prima cornice.

(Dopo) Monumento a Simone ARDEO: Il monumento risale al 1537 ed è dedicato a Simone Ardeo, da Venezia, frate francescano che insegnò teologia scotistica all’Università di Padova dal 1517, anno della riattivazione l’Università dopo la lunga parentesi dovuta alla guerra della Lega di Cambrai, fino al 1537, anno della sua morte. L’opera fu realizzata nel 1548 dai fratelli Gian Vincenzo e Gian Girolamo GRANDI. Il monumento è caratterizzato da due cariatidi che fanno da supporto a un frontespizio molto decorato, al centro del quale si vede il busto dell’Ardeo nell’atto di insegnare e circondato da numerosi e voluminosi libri. Sopra è presente un medaglione con la Vergine e il bambin Gesù. Alla base del monumento si vede l’iscrizione, sorretta da due putti, con al centro uno scudo dove è scolpita la fenice.

Dopo) Martirio di Sant’AGATA: Sul prospetto est del terzo pilastro era appeso il dipinto ”Martirio di sant’Agata” di Giambattista TIEPOLO, eseguita nel 1736 per la cappella della santa (ora trasformata nella cappella di santa Rosa da Lima), qui trasportato dopo i lavori di trasformazione. La pala d’altare ora si trova nel Museo Antoniano.

NAVATA SINISTRA:

– Monumento a Stanislao Antonio Fryznekier: L’opera, di autore sconosciuto ma di buona qualità, fu commissionata dal padre e dal fratello del giovane polacco, morto nel 1687. Il monumento si ricollega al Mausoleo del doge Giovanni Pesaro presente nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari di Venezia.

– Altare di san Massimiliano Kolbe (5): L’altare, del XVII secolo, apparteneva alla distrutta chiesa di san Prosdocimo e fu qui trasportato nel 1809. In precedenza la cappella era dedicata a san Stanislao e vi era la pala d’altare che lo raffigurava, ora collocata sul 5° pilastro destro. La pala attuale, di ampie dimensioni (3,67 m x 1,71 m) raffigura La morte e la salita in cielo di san Massimiliano Kolbe ed è un’opera del pittore Pietro ANNIGONI (1981). Nella parte inferiore della pala si vide il cadavere del santo, contratto e sfigurato dal martirio nel campo di concentramento di Auschwitz; al centro l’ascensione al cielo, mentre nella parte superiore la Madonna lo incorona nella gloria.

– Lapide di Cristoforo Sapieha: Posta a destra dell’altare di san Massimiliano Kolbe, il monumento vuole celebrare il guerriero polacco morto nel 1637, che fu coppiere del re di Polonia e combatté, come riportato nella lapide, sia contro i turchi di Osman II che contro i russi.

– Altare dell’Addolorata: L’altare fu realizzato su commissione di Benedetto Selvatico dall’architetto Giuseppe SARDI nel 1652. È composto da 4 poderose colonne in marmo e sulla sommità vi sono numerosi angeli in movimento, attribuiti allo scalpello di Giovanni Battista FLORIO detto Rocchetto. La pala d’altare, Gesù in grembo a Maria Addolorata, è opera di Luca FERRARI (1652). Ai lati, sui plinti, statue di san Benedetto e di sant’Antonio col bambino Gesù, lavori del 1654 di Francesco CAVRIOLI.

(Prima) Monumento a Caterino CORNER: Il monumento  celebra l’eroico generale veneziano morto nel 1669 nella guerra di Candia contro i turchi. Si tratta di un’opera dello scultore belga Giusto Le COURT, in pieno e sontuoso stile ba-rocco: due giganteschi schiavi reggono sul dorso la base, su cui si vede il generale col bastone del comando in mano, che si trova tra le statue di due prigionieri incatenati ed ha alle sue spalle un nugolo di vessilli, mazze, corazze, armi da taglio e da fuoco. La targa con l’epigrafe è contornata da una ghirlanda e da 4 putti in bronzo.

(Prima) MAUSOLEO di Antonio ROSELLI: La 4° campata è dominata dal mausoleo ad Antonio Roselli, insigne giurista dell’ateneo pado-vano, oltre che cavaliere e conte palatino. Il monumento è un capolavoro di Pietro LOMBARDO, che lo eseguì tra il 1464 ed il 1467, ispirandosi al monumento del Bruni nella basilica di Santa Croce a Firenze, opera di Bernardo Rossellino. È presente un’epigrafe che recita: (LA)«MONARCA SAPIENTIAE ANTONIUS DE ROYCELLIS MCCCCLXVI DIE XVI DECEMBRIS» (IT)«Antonio Rosselli – monarca della sapienza 16 dicembre 1466.» (Epitaffio)

Sulla base a specchi marmorei cadenzata da piccole colonne poggiano due paraste scanalate che portano una ricca trabeazione. In questa solenne cornice, tra pesanti festoni, un arco trionfale protegge l’urna, sulla quale giace la statua del giurista, avvolto in una toga e portato da aquile. Ai lati montano la guardia due putti reggiscudo, posti su tartarughe. Nella lunetta vi è il bassorilievo con Madonna e Gesù bambino tra santa Caterina d’Alessandria e la Maddalena.

Prima) Mausoleo di Alessandro CONTARINI: Il mausoleo si trova di fronte al monumento Bembo e fu costruito su commissione dei fratelli Pietro e Pandolfo per celebrare l’ammiraglio Alessandro Contarini, morto nel 1553. Il progetto architettonico fu coordinato da Michele Sanmicheli, coadiuvato da numerosi scultori, fra cui il più importante fu Alessandro Vittoria, che vi attese dal 1555 al 1558. Suoi sono i due telamoni posti a sinistra, la sovrastante Nereide e la Fama in cima alla piramide. Lo scultore Pietro Grazioli da Salò realizzò, invece, i due telamoni posti sulla destra e la Nereide sopra il fregio. I telamoni ai fianchi sono opere di Pietro Zoppo, padovano. Il busto in marmo dell’ammiraglio, inserito nella piramide a gradini, è opera di Danese Cattaneo. Altri scultori realizzarono le decorazioni collaterali: nella base vi è un rilievo con la rappresentazione di una flotta di velieri, mentre nel fregio vi sono trofei militari ed alcuni aggraziati putti che reggono festoni. Monumento di Costantino DOTTORI: Di fronte al mausoleo Contarini è posto il Monumento con busto in marmo di Costantino Dottori, padovano, caduto nel 1668 nella disperata difesa di Candia. L’autore dell’opera è sconosciuto.

(Prima) Monumento al Cardinale Pietro BEMBO: E’ posto sulla terza colonna di destra, partendo dall’entrata ed è un progetto del celeberrimo architetto Andrea PALLADIO. Il monumento è solo celebrativo, perché il cardinale morì nel 1547 a Roma e lì è sepolto. Il busto è uno dei migliori lavori di Danese CATTANEO.

NAVATA DESTRA:

Altare di san Carlo Borromeo e di san Giuseppe da Copertino: Sulla parete destra della navata si erge l’Altare di san Carlo Borromeo e di san Giuseppe da Copertino, lavoro dell’architetto Santo Barbieri e dello scultore Bartolomeo Mugini risalente al 1673; la pala d’altare è invece del 1758 ed è opera di Francesco Zannoni. Questo altare proviene dalla chiesa di sant’Agostino, ora distrutta, e fu trasportato qui nel 1833.

Altare delle Anime: Accanto si trova l’Altare delle Anime, lavoro dell’architetto Mattia Carneri e degli scultori Matteo e Tommaso Garvo Allio; fu realizzato nel 1648, mentre le Statue della Religione e della Carità furono aggiunte tra il 1663 ed il 1664 e sono sempre opera dei fratelli Garvo Allio.

– Cappella del SANTISSIMO (15): È così chiamata perché vi si conserva il Santissimo Sacramento. Fu edificata a partire dal 1457 dall’architetto Giovanni da Bolzano per conto di Giacoma Boccarini da Leonessa, vedova del Gattamelata, che vi depose le spoglie mortali del condottiero e del figlio Gianantonio. La cappella, in stile gotico, è a pianta quadrata, con 4 colonne agli angoli e la volta a spicchi con costoloni. Tutto il resto ha subito varie sistemazioni nel corso dei secoli. La cappella era stata costruita per contenere le tombe del Gattamelata e della sua famiglia. Infatti sulle pareti si vedono i sarcofaghi del condottiero Erasmo Gattamelata a sinistra, e del figlio Giannantonio, a destra, con le sculture di Gregorio d’Allegretto del 1458. In origine la cappella era dedicata ai santi Francesco e Bernardino; le pareti erano decorate con affreschi di Pietro Calzetta, Matteo del Pozzo e Jacopo Parisati da Montagnana, che terminò i lavori nel 1473. Sopra l’altare vi era una pala di Jacopo Bellini, aiutato dai figli Giovanni e Gentile ma le opere andarono perdute nel Seicento. Le sculture furono affidate al padovano Gregorio di Allegretto, discepolo del Donatello.

Nel 1651 venne dedicata al Santissimo ed iniziarono imponenti lavori di trasformazione, sotto la direzione dell’architetto e pittore reggiano Lorenzo Bedogni: venne rimosso il precedente altare, venne dato lo scialbo alle pareti e venne aggiunta una piccola abside per contenere il nuovo altare, sormontato dal ciborio di Girolamo Campagna, che in precedenza si trovava sull’altare maggiore. La nuova sistemazione, però, non piacque ai contemporanei; nel corso del ’700 si studiarono numerosi progetti di riadeguamento, ma senza alcun risultato pratico: fu chiesto anche a Giambattista Tiepolo di eseguire nuovi affreschi, ma non se ne fece nulla a causa delle ristrettezze economiche. Solo all’inizio del XX secolo si decise di porre mano alla cappella così da completarla, ma a causa di lunghe traversie, contrasti e numerose esitazioni, il progetto definitivo di Lodovico Pogliaghi fu approvato solo nel 1921 e la sua realizzazione iniziò nel 1927 per terminare nel 1936. Sono presenti quattordici statue in bronzo addossate allo zoccolo che corre attorno alla cappella; rappresentano personaggi che hanno preannunciato l’istituzione dell’eucaristia. Sono tutte lavori del Pogliaghi e rappresentano, partendo da sinistra:

(Prima) CAPPELLA di San GIACOMO o di San FELICE (14): La parete meridionale, quella di maggiore dimensione, è dominata dal Crocifisso, capolavoro di Altichiero da ZEVIO, che lo realizzò negli anni settanta del Trecento non appena pronta la cappella.  Si trova lungo la navata laterale destra, dirimpetto alla cappella di Sant’Antonio. Commissionata da Bonifacio Lupi, marchese di Soragna (Parma), che rivestiva importanti incarichi diplomatici e militari presso i Carraresi di Padova. La cappella, con un’elegante e ariosa ambientazione di gusto tipicamente gotico, fu realizzata a partire dal 1372 da uno dei maggiori architetti e scultori veneziani del tempo: Andriolo de Santi. La cappella si apre in basso con cinque arcate trilobate. Le tre pareti interne della cappella sono completamente affrescate e ricoperte di marmi; la parete meridionale, quella di maggiore dimensione, è dominata dal Crocifisso, capolavoro di Altichiero da Zevio, che lo realizzò negli anni settanta del Trecento non appena pronta la cappella. Le 8 lunette della cappella e le restanti due pareti raffigurano alcuni episodi della storia di San Giacomo, desunti dalla Legenda sanctorum o aurea di Jacopo da Varazze. L’autore degli affreschi è ancora Altichiero da Zevio, ma con la collaborazione del bolognese Jacopo Avanzi. Nella cantoria sopra la cappella è visibile il canneggio del grande organo di tre tastiere costruito nel 1929 dalla ditta Mascioni.

(Prima) CAPPELLA della MADONNA della MORA (7): È ciò che rimane dell’antica chiesetta di Santa Maria Mater Domini (fine XII secolo, inizio XIII) inglobata nell’attuale Basilica. Donata a s. Antonio nel 1229 dal vescovo di Padova Iacopo. In questo luogo sant’Antonio amava pregare la Vergine e chiese di essere portato, quando sentì che la morte si approssimava. Secondo il suo desiderio, vi fu sepolto subito dopo la morte (1231) e le sue spoglie vi rimasero fino al 1263, quando vennero traslate al centro della basilica, sotto la cupola. Da quel momento fu trasformata in una cappella della basilica e ne ebbero il patronato prima la famiglia Rogati-Negri e poi gli Obizzi. L’altare consta di un baldacchino in perfetto stile gotico con cuspidi, retto da quattro agili colonnine e ornato da sculture: – Angelo annunciante e Madonna sui pinnacoli anteriori; Padre eterno sulla punta della ghimberga; Cristo morto in bassorilievo nel timpano; Angeli con gli strumenti della passione nei pulvini; San Giovanni Battista e la Maddalena sui pinnacoli posteriori.

Le sculture sono attribuite a Rinaldino di PUYDARRIEUX ed alla sua bottega, come a lui appartiene la statua della Madonna con Gesù bambino, in pietra policroma. Come si legge nell’iscrizione sul plinto, la statua fu realizzata nel 1396 a cura della Confraternita di sant’Antonio. Qui il Santo celebrava la Messa, predicava, ascoltava le confessioni, si raccoglieva in preghiera; qui fu sepolto nel 1231 e le sue spoglie vi rimasero fino al 1263. Il bell’altare gotico con la maestosa statua della Vergine, è opera magnifica di un maestro francese: Rinaldino PUYDARRIEUX (o di Guascogna, 1396). Alle pareti figurano vari affreschi risalenti ai secoli XIII e XIV.

(Prima): Il beato Luca da Padova fu discepolo e compagno di Santo. Antonio e, dopo la morte del Santo, continuatore dell’apostolato antoniano e probabile promotore della costruzione di questa basilica. Il bell’altare risale al sec. XIII. Gli affreschi sono di Giusto de’ MENABUOI (1382). Rappresentano: – al centro, la Vergine tra Santi francescani; – ai fianchi dell’altare, due episodi dell’intercessione del beato Luca; – negli altri scomparti, alcuni episodi, tratti dalla Leggenda Aurea, degli apostoli Filippo e Giacomo. Nell’arca che fa da mensa all’altare riposano le spoglie del beato Luca. Dopo: Vele con Cristo, san Giacomo minore e San Filippo, lavori di Giusto de’ MENABUONI.

CAPPELLE RADIALI: – Cappella di san Giuseppe. In origine era dedicata a san Giovanni evangelista, la cappella è stata totalmente ristrutturata verso la fine del XIX secolo. La statua posta sull’altare è lavoro di Leonardo Liso del 1895, mentre alle pareti sono presenti affreschi di Antonio Ermolao Paoletti e raffigurano, a sinistra, Morte di san Giuseppe e sopra San Gioacchino, mentre a destra Fuga in Egitto e sopra Santa Anna. Sono presenti alcune lapidi relative a membri della famiglia Orsato, che fu la patrona della cappella. Le cancellate in ferro battuto che chiudono questa e tutte le altre cappelle successive (ad esclusione di quella centrale del Tesoro) furono realizzate nel 1925 da Alberto Calligaris, rinomato artista del ferro battuto.

CAPPELLA di San FRANCESCO (10): (nelle pagg. seguenti) In origine la cappella era dedicata a santa Chiara; venne dedicata a san Francesco nel 1926, in occasione del settimo centenario francescano. Tra il 1642 ed il 1646 Lorenzo Bedogni aveva dipinto la pala d’altare ed aveva affrescato le pareti e la volta. Sia la pala, sia gli affreschi sono scomparsi; era presente anche una tela di Antonio Balestra, conservata ora al Museo Antoniano. Gli affreschi furono totalmente rifatti nel corso del XX secolo: la volta e le lunette nel 1928 per mano di Adolfo De Carolis, mentre le pareti e l’arco d’ingresso nel 1932 da Ubaldo Oppi. Sull’altare vi è una statua in bronzo di san Francesco, opera di Aurelio Mistruzzi, realizzata nel 1928. Dopo: Ubaldo OPPI “Papa    Onorio III approva la regola del nuovo ordine“.

Seguono le CAPPELLE: Cappella di san Stanislao; – Cappella di san Leopoldo:- Cappella delle Benedizioni (13); – Cappella di santo Stefano; – Cappella di san Bonifacio; – Cappella di santa Rosa.

(Dopo) OROLOGI: In Basilica, sulla parete destra della navata centrale all’altezza dell’altare, si trova un orologio astrale che batte le ore due volte all’ora, utile per cadenzare la vita dei religiosi. Venne realizzato da Bartolomeo FERRACINA da Bassano del Grappa in sostituzione di quello che fu distrutto nell’incendio del 25 marzo 1749. L’attuale risale all’anno 1759. Il meccanismo dell’orologio è collocato nel sottotetto. Nel chiostro del noviziato si trova invece una meridiana che reca una scritta “Ora tua sempre incerta”.

SACRESTIA: Nell’atrio sopra l’acquasantiera si può vedere un piccolo bassorilievo marmoreo con san Francesco e sant’Antonio, opera di fine XV secolo di Giovanni Minello e del figlio Antonio. Sulla parete meridionale vi sono due affreschi del 1518; sono opere di un pittore della cerchia di Gerolamo Tessari e rappresentano Sant’Antonio che predica ai pesci Miracolo del bicchiere. Nella lunetta sopra una porta ora murata si può ammirare la Vergine con Gesù bambino tra sant’Antonio e san Francesco, opera della seconda metà del XIII secolo e tuttora ben conservato. Nell’angolo a destra nel 1519 fu aggiunto il Ritratto di Bartolomeo Campolongo con berretto e mani giunte. Le volte dell’atrio hanno ogive a tortiglioni di terracotta e le chiavi decorate con bassorilievi. L’insieme dà un’idea di come doveva apparire la copertura della stessa sagrestia prima dei lavori di ristrutturazione fatti nel Seicento. La volta a botte della sacrestia, piuttosto bassa, fu affrescata nel 1665 da Pietro Liberi e raffigura la Gloria di sant’Antonio, con la Vergine e Gesù bambino che accolgono il Santo al suo arrivo in cielo tra un tripudio di angeli. Lungo la parete occidentale, grande armadio a muro in cui fino al 1745, prima del completamento della Cappella delle Reliquie, erano appunto conservate le preziose reliquie della basilica. È un lavoro di Bartolomeo Bellano, realizzato tra il 1469 ed il 1472 ed è fortemente influenzato dal Mausoleo Rosselli di Pietro Lombardo, realizzato pochi anni prima.

CONVENTO: Lo stesso Sant’Antonio vi soggiornò pochi mesi nel 1229 e successivamente dall’autunno del 1230 fino al maggio dell’anno successivo. Con l’inizio della edificazione della basilica, il convento fu riedificato più a sud ed è descritto come “nobile monastero” nel 1240 dal cronista Bartolomeo da Trento. Anche durante il trecento vi furono numerosi mutamenti e ampliamenti, fino ad assumere l’aspetto attuale nel quattrocento. Come strutture e disposizione segue la tradizione edilizia monastica; si compone di un aggregato di vari fabbricati, articolati in quattro chiostri, ove sono visibili numerose lapidi e diversi monumenti funebri.

CHIOSTRO del NOVIZIATO (Dopo): Il chiostro prende nome dai novizi, i giovani che vi dimoravano prima di ricevere i voti nell’ordine francescano. Il chiostro poggia su ventotto colonne di trachite da cui partono archi gotici, sormontati da un loggiato in stile rinascimentale con piccoli archi a pieno centro. Il chiostro e le strutture che lo circondano sono stati realizzati tra il 1474 ed il 1482, forse per volontà del papa Sisto IV, appartenente all’ordine francescano e fu affrescato da Jacopo da Montagnana. Le strutture ed il chiostro subirono danni molto ingenti durante la guerra della Lega di Cambrai e furono in seguito ristrutturati. Nel chiostro è sepolto il compositore e dottore Francesco Antonio Bonporti.

CHIOSTRO del PARADISO: Questo chiostro è accessibile da una porta che lo collega con quello del Noviziato; cinge una parte dell’antico sagrato attorno all’abside della basilica. Il chiostro è così chiamato perché in passato il giardino era usato come cimitero. È presente un corto porticato di sole dieci colonne, innalzato verso il 1445 per accogliere arche e lapidi funerarie. Una parte, quella completamente a mattoni scoperti fu aggiunta nel 1963 su progetto dell’architetto Danilo Negri.

CHIOSTRO del GENERALE: È chiamato così perché qui si trovava l’appartamento del generale dell’Ordine, quando soggiornava a Padova. Il chiostro, realizzato in forme tardo-gotiche, fu progettato da Cristoforo da Bolzano nel 1435.

CHIOSTRO del CAPITOLO o della MAGNOLIA: Questo chiostro è il primo nucleo del convento successivo alla morte del Santo; in princi-pio era a travature su colonne e fu rinnovato per assumere l’aspetto attuale verso il 1433. Ha questo nome perché sul lato della basilica si ha accesso alla sala del capitolo in cui si riunivano i frati, che è diventata una cappella. Viene chiamato anche chiostro della magnolia perché al centro del giardino si trova un raro e maestoso esemplare di magnolia grandiflora, uno degli 88 alberi monumentali ufficialmente censiti in Veneto a tutto il 2017.

CHIOSTRO del GENERALE (Dopo): Nel Chiostro del Generale fu istituita nel seconda metà del 1200 la Biblioteca Antoniana che attualmente contiene oltre 85.000 volumi. Tra i vari testi, si trovano inoltre l’Archivio Antico e Moderno della Veneranda Arca di Sant’Antonio, che custodisce varia documentazione a partire dal 1396, anno di fondazione di questa istituzione per alla salvaguardia e la tutela del complesso antoniano. I beni mobili, tra cui opere di oreficeria, tele e tessuti dapprima custoditi nella biblioteca si trovano oggi nel Museo Antoniano.

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