La Basilica Cattedrale di Santa MARIA ASSUNTA (conosciuta dai patavini semplicemente co-me il Duomo) è il principale luogo di culto cattolico di Padova e sede vescovile della diocesi omonima almeno dal IV secolo. Dedicata all’Assunzione di Maria ha la dignità di basilica minore ed è inoltre sede parrocchiale. Al suo interno si venerano i corpi di san Daniele, san Leonino e di san Gregorio Barbarigo. Nell’immagine in evidenza: Gregorio LAZZARINI: “Incoronazione della VERGINE”

L’edificio attuale risale al XVI secolo e alla sua costruzione intervenne Michelangelo Buonarroti. Si affaccia su piazza Duomo. Accanto si innalza il complesso del Vescovado. La prima cattedrale, edificata dopo il cosiddetto editto di Costantino sorgeva, secondo la tradizione, nell’area del sagrato attuale, nella zona segnata oggi da una colonna in pietra sormontata da una croce. Pare fosse originariamente dedicata a santa Giustina e in seguito ad una delle sue ricostruzioni o restauri (462 o 602) la sede episcopale di Patavium associò ad un primitivo titolo quello di Santa Maria, conforme al culto della Theotokos legittimato dal concilio di Efeso. Sempre antiche fonti, riconducono alla figura del vescovo Tricidio la ricostruzione di una delle primitive chiese, verso l’an-no 620 che poi venne ricostruita tra l’899 e il 900 perché ab Ungharis inflammata. Solo nel 1075 il vescovo Olderico consacrò una definitiva cattedrale, costruita sulle rovine delle precedenti. Per quest’ultima fase edilizia, gli storici tra i secoli XVII e XIX ipotizzavano un edificio con facciata posta a levante, dotato di una confessione e di una sottoconfessione (cripta) nell’area absidale dove era posta la sepoltura del vescovo Tricidio la cui lapide, con rovine e nicchie fu portata alla luce durante lo scavo delle fondamenta dell’attuale facciata. Nel 1874 nel tentativo di innalzare un monumento al canonico Francesco Petrarca, furono ritrovati alcuni grossi macigni, giacenti tuttora alla profondità di circa tre metri, al lato est del sagrato.

(Sopra) ESTERNO: La basilica di Santa Maria Assunta nella cattedrale si innalza tra l’imponente mole del palazzo episcopale e la compatta massa del battistero. La pianta è a croce latina. Sulla terza campata si eleva un tiburio ottagonale e sulla crociera del transetto l’alta cupola del Gloria coperta a piombo. Ai lati del presbiterio si innalzano due sacrestie, quella dei Canonici e quella dei Prebendati. Tra quest’ultima sacre-stia e il braccio del transetto destro si eleva il campanile. Le porte laterali aprono rispettivamente sul piccolo cortile della canonica e su via dietro duomo, verso l’ingresso carraio del palazzo episcopale. Sul campanile è incastonata una lapide mutila d’età romana che menziona la Gens Fabia di Veio, titolo che spettò alla popolazione patavina dai tempi della fondazione del municipium nel 49 A.C..
La FACCITA:, incompiuta: La facciata su cui si aprono i tre portali è incompleta. Secondo i progetti di Gerolamo Frigimelica si sarebbe dovuto aprire un arioso atrio di accesso e al piano superiore, un solenne loggiato, sullo stile delle basiliche romane; in facciata un grande frontone classico sostenuto da sei poderose semicolonne di ordine corinzio. Secondo l’architetto a collegare l’atrio, la loggia e il palazzo episcopale, si sarebbe aperta una rampa coperta, sulla destra, rimasta incompiuta. Durante i bombardamenti della prima guerra mondiale un ordigno colpì la facciata che rovinò, nella parte superiore. In occasione dei restauri si aprì il piccolo rosone.
(Dopo) INTERNO: E’ a croce latina con tre navate divise da grandi pilastri, mentre sulle navate laterali si aprono diverse cappelle. Suggestiva la prospettiva dal portale maggiore. Sulla navata centrale si aprono due grandi cupole, una ellittica, in corrispondenza delle cappelle di San Gregorio Barbarigo e San Lorenzo Giustiniani e la maggiore, circolare è posta nella crociera. Lungo le navate laterali si aprono le Cappelle. Sotto il presbiterio, la cripta e la cappella della Santa Croce.

LEGENDA. (N.B.: (avendo visitato Padova durante una gita scolastica non ho avuto il tempo di redigere una legenda accurata. Occorre un’altra visita): 1) Ingresso; 2) Navata Centrale, 3) Navata destra; 4) Navata sinistra; 5) Cupola ellittica; 6) Cupola maggiore; 7) Transetto; 7’) Transetto destro; 7”) Transetto sinistro; 8) Presbiterio, Altare Maggiore, Cappella della Madonna dei Miracoli; 9) Abside; 10-11-12-13 Cappelle della navata destra (3); 14-15-16-17) Cappelle della Navata sinistra (4).

NAVATA Destra e CAPPELLE: La 1° Cappella che si apre sulla navata destra, dall’ingresso, con altare donato nel 1760 dalla fraglia dei calzolai ospita una pala opera di Dionisio Gardini e raffigurante San Pio X (che in fu seminarista a Padova). Originariamente vi era posta una tavola di Giambattista Mingardi raffigurante il martirio dei santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai. Nella 2° Cappella, sull’altare, una pala raffigurante il martirio di san Lorenzo, opera di Alessandro Galvano. La 3° Cappella di San Lorenzo Giustiniani, con grande altare fu voluta dal Vesco-vo Nicolò Antonio Giustiniani per onorare il suo santo antenato. La statua in marmo di Carrara è di Felice Chiereghin (1788). La pala retrostante con la Vergine e santi è attribuita ad Alessandro Varotari “il PADOVANINO”. Il vescovo committente è sepolto nella cappella. Alle pareti epigrafi e resti di monumenti sepolcrali vescovili appartenenti alla cattedrale macilliana. Dal 1809, dietro all’altare è posto, celato da una lastra marmorea, il corpo di san Leonino vescovo di Padova, un tempo venerato nella chiesa di San Leonino in Prà della Valle. Nel 4° altare seguente, una moderna raffigurazione del Sacro Cuore (di R. Mulata) a sostituzione di San Carlo Borromeo in preghiera, opera di Battista Bissoni, già nella basilica antoniana. Nell’atrio della porta alla canonica due monumenti di Girolamo Campagna, quello di sinistra a Sperone Speroni e quello di destra della figlia Giulia Speroni.
Dopo, a dx: CAPPELLA di San PIO X (1° cappella della navata destra); a sx: CAPPELLA di San LORENZO MARTIRE (2° cappella della Navata destra), Pala d’Altare di Alessandro GALVANO.


Dopo: CAPPELLA di San LORENZO GIUSTINIANI ((3° cappella della navata destra). La statua in marmo di Carrara è di Felice Chiereghin (1788). La pala retrostante con la Vergine e santi è attribuita ad Alessandro Varotari detto “il PADOVANINO”.


Dopo: CAPPELLA del SACRO CUORE (4° altare). Una moderna raffigurazione del Sacro Cuore (di R. MULATA) a sostituzione di San Carlo Borromeo in preghiera, opera di Batti-sta BISSONI, già nella basilica antoniana.

(Dopo) CAPPELLA della MADONNA dei MIRACOL – ALTARE MAGGIORE: Sul grandioso altare, opera di Mattia Carneri che lo disegnò nel 1647 è esposto un dipinto bizantineggiante ritenuto per secoli opera di Giotto, ma in realtà il dipinto è ben più antico anche se l’attuale è frutto di un restauro o di una ridipintura seicentesca. La macchina lignea con volute e cherubini su cui è esposto il dipinto, poggia su un pianerottolo rialzato su cui saliva il vescovo o i canonici durante le solennità mariane a venerare l’immagine. Ai lati due statue, opere di Bernardo Falconi, raffiguranti i Santi Pietro e Paolo. Sui fianchi dell’altare i cancelli bronzei con i dottori della chiesa precedentemente posti a chiusura del presbiterio, splendida opera di Angelo Scarabello. In alto, due teleri (pittura con colori a olio, che utilizzava tele di vaste proporzioni, in lino o canapa, montate su telaio di legno e applicate direttamente a una parete: questa tecnica pittorica fu ideata dai pittori di Venezia e fu usata poi da altri in Italia):
una Adorazione dei Magi di Francesco Zanella e l’Incoronazione della Vergine di Gregorio Lazzarini. Sul lato destro l’arca e gisant (scultura funeraria dell’arte cristiana raffigurante un personaggio sdraiato (contrapposto all’ “orante”) supino, vivo o addormentato (contrapposto al “transi”)) policromo del cardinale Francesco Zabarella, sormontata da monumentale arcosolio gotico su cui sono poste cinque statue (Vergine e Santi) attribuite a Rinaldino di Francia. Il monumento si trovava nella cattedrale maciliana, nella cappella di San Paolo e venne poi rimontato nell’attuale posizione nel 1641 levando via tutto l’oro che vi era per essere consumato per spese della famiglia del conte Giacomo Zabarella che commissionò a Luca Ferrari le decorazioni pittoriche a sostituzione degli affreschi quattrocenteschi presenti originariamente. Dall’altra parte, monumenti funebri di canonici tra cui le iscrizioni del cardinale Bartolomeo Zabarella e di Achille Zabarella.

Dopo: San PIETRO a sx; San PAOLO a dx. entrambi di Bernardo FALCONI



Dopo: L’Arco del Cardinale Francesco Zabarella, sormontata da un monumentale arcosolio gotico su cui sono poste 5 statue (Vergine e Santi) attribuite a Rinaldino di FRANCIA.

(Dopo) ICONA della MADONNA dei MIRACOLI: Nel XIII secolo un canonico lasciò in eredità alla cattedrale un’antica icona bizantineggiante raffigurante la Vergine con il Bambin Gesù in fasce, ritenuta opera di san Luca. Quest’icona fu subito utilizzata nelle solenni liturgie della cattedrale (già legata al culto mariano, per titolo), e divenne subito cara ai cittadini tanto che ai vespri del sabato i canonici presero l’uso di raccogliersi intorno all’immagine intonando un’antifona mariana. Il dipinto veniva anche trasportato all’esterno in solenni processioni, tanto che fu necessario, nel XIV secolo, preservarlo dall’usura con delle copie. Due di questi dipinti sostitutivi si conservano tutt’oggi, opere rispettivamente di Guariento di Arpo (ora al Metropolitan Museum of Art di New York) e di Giusto de’ Menabuoi (ora al Museo Diocesano, in Palazzo Episcopale). Dal XVII secolo l’icona storica fu esposta sull’apposito altare nel nuovo transetto destro, ma a causa di un incidente, nel 1647 rovinò. Fu subito sostituita con una copia identica, tanto che si scoprì che non era l’originale solo nel 1974.

(Dopo) SACRESTIA dei PREBENDATI: Nell’atrio, sopra la porta della sacrestia una piccola Natività seicentesca dalla ricca cornice intagliata, ai lati un tela di Andrea Vi-centino e une tela di Francesco Minorello. All’interno tele del ‘600 tra cui copia da Caravaggio. Spiccano due Santi Pietro e Paolo di Francesco Lopez. Al centro del soffitto, As-sunzione, su tela di Niccolò Bambini e affreschi di Francesco Zanella.



PRESBITERIO: Sul lato della sacrestia dei Prebendati v’è un monumento barocco del cardinale Pietro Valier, il busto è una copia seicentesca di un lavoro di Gian Lorenzo Bernini, sull’altro, verso la sacrestia dei Canonici vi è il monumento al vescovo Francesco Scipione Dondi dall’Orologio. Tra gli organi, l’altare maggiore di Daniele Danieletti consacrato il 2 dicembre 1770 e sopra, il baldacchino di Cesare Bovo con il Padre Eterno di Francesco Zanella. Sopra, ai lati, si susseguono tele inserite negli spazi architettonici: Il riposo sulla via dell’Egitto di M. Laos, pittore francese del primo Settecento e Circoncisione di Antonio Fumiani. Segue poi una Natività di Antonio Balestra e i Santi patroni della città di Padova di ignoto settecentesco. Sulla sinistra si innalza il monumento che i Canonici vollero per onorare papa Benedetto XIV che concesse loro la cappa magna e il cardinale Carlo Rezzonico mediatore, è opera di Giovanni Maria Morlaiter. Il coro ligneo è opera di Filippo Parodi. Al suolo una piccola lapide ricorda l’anno 1698 in cui si portarono a compimento i sedili e la pavimentazione, grazie al lascito del canonico Pietro Labia.
NUOVO PRESBITERIO: Opera realizzata alla luce delle disposizioni della CEI (not. 31 maggio 1996) in occasione del terzo centenario della morte di san Gregorio Barbarigo. L’opera è di Giuliano Vangi: sue sono le decorazioni, l’altare, l’ambone, la cattedra e il crocifisso. Tutto il nuovo spazio, che si innalza al di sotto della cupola del Gloria e sul transetto è in marmo di Carrara. Non è stato asportato nulla di antico, solo le balaustre sono state ridimensionare e ricollocate. Agli scalini di accesso sono raffigurati i quattro protettori della città di Padova. L’opera è stata accolta con pareri discordanti. Sotto alla cupola maggiore e quindi al nuovo presbiterio, vi è il grande sepolcreto dove riposano le spoglie dei vescovi di Padova. Fu in uso sino al XIX secolo.


Dopo: Il Nuovo ALTARE e i Santi Patroni di Padova.

CRIPTA: Vi è conservato il corpo di san Daniele Martire all’interno dell’urna romana sotto la mensa d’altare, da quando fu trasportato dalla basilica di Santa Giustina nel 1076. Accanto all’aula maggiore, sorge la cappella della Santa Croce (si trova al di sotto della Sacrestia dei Canonici) ricoperta di marmi e stucchi nel 1676 per volere dell’illustre canonico letterato Giambattista Vero. Sull’altare, dietro una cancellata veniva conservato il reliquiario della croce, alto 35 cm., capolavoro dell’oreficeria gotica, opera di Bartolo-meo da Bologna è ora esposto nel Palazzo Episcopale. Nella cappella sono sepolti i vescovi di Padova, a partire dal vescovo Francesco Scipione Dondi dall’Orologio. Alcuni sono stati trasportati nella cappella (Federico Manfredini, Giuseppe Callegari) dopo il 1945, quando la cappella funeraria neogotica dove erano inumati – presso il cimitero monumentale vicino al santuario dell’Arcella – fu colpita da un feroce bombardamento.
SACRESTIA dei CANONICI: (nelle pagg. seguenti): Nell’atrio alcuni dipinti: Annunciazione e Visitazione di Jean Raoux e un’Annunciazione di Francesco Zanella. All’interno, la Sacrestia conserva una pinacoteca, frutto dei lasciti dei canonici. Parte della pinacoteca è ora esposta al Palazzo Episcopale. Opere di Bassano, Liberi, Forabosco e Brusasorci tra cui spicca una Madonna orante del Sassoferrato. Nella parte superiore concorrono i ritratti dei canonici illustri, tra cui il pregevole ritratto di Francesco Petrarca.




(Dopo) Altichiero da ZEVIO: Ritratto di Francesco PETRARCA, il poeta indossa gli abiti canonicali.




