Posto a seguire i principali Fumetti italiani e non. Il tutto a mio parere ovviamente. Nell’immagine in evidenza: Prima striscia del fumetto “TEX”. Nell’immagine in evidenza. Corto Maltese di Hugo PRATT.





Di seguito i vari fumetti da me acquistati/letti nel corso dell’infanzia e della giovinezza. I fumetti più belli, oltre Tex, per me sono stati: – Capitan Miki e Blek Macigno della EsseGiESSE, perché fra i primi che ho letti; – La serie “Storia del West” (1967) di Gino d’Antonio che attraverso più generazioni della famiglia Mac Donald ripercorre la storia della frontiera ovest dell’America; – Ken Parker (1974) di Berardi e Milazzo per l’originalità nell’affrontare il tema western, – Blueberry, di Charlier e Giraud. – L’Eternauta, futuristico. E’ un fumetto di fantascienza scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López. – Il Mercenario di Vicente Segrelles, ma-gnifico per i disegni.
Dopo: – IL PICCOLO SCERIFFO. E’ un personaggio del fumetto italiano creato dalla fantasia di Tristano Torelli e dalla matita di Dino Zuffi. Il Piccolo Sceriffo appartiene ad una schiera di eroi adolescenti molto diffusi negli anni cinquanta e sessanta (come Capitan Miki e il Piccolo Ranger, il Piccolo Ranger e tanti altri) voluti così giovani per favorire la loro identificazione con i potenziali acquirenti, i ragazzi, che grazie alla vicinanza di età potevano rispecchiarsi nei protagonisti delle avventure a fumetti.Kit Hodgkin, rimasto orfano del padre sgeriffo, cattura l’assassino del padre e viene, così, acclamato nuovo sceriffo. I comprimari sono Piggy, la sorella Lizzie, la fidanzata Flossie e suo padre Garrett. Rimase in edicola fino al 1966, ecco una immagine di una riedizione.

(Dopo) – CAPITAN MIKI: Il primo luglio 1951 (tre anni dopo Tex) la Dardo di Casarotti diede alle stampe la striscia di Capitan Miki. Ebbe un grande successo e arrivò a superare le 500.000 copie settimanali. Oggi è considerato “old fashion” e “cult”, al pari del Grande Blek, Pedrito el Drito, Tiramolla, Akim, Piccolo Sceriffo ed altri eroi del popolare fumetto nostrano degli anni ’50. Miki ha 16 anni quando rinviene il cadavere del suo tutore (Clem Bretton) ucciso dai banditi, capeggiati dall’Avvoltoio. Si arruolerà nel corpo dei Rangers del Nevada, corpo mai esistito in realtà, fra le cui fila guadagnerà ben presto i gradi di capitano; a dargli una mano sono il dottor Salasso e Doppio Rhum, il paterno comandante di Fort Coulver (Colonnello Brown), la fidanzata Susy, gelosa e petulante. Gli autori intercambiabili di testi, matite e disegni e sono Pietro Sartoris, Dario Guzzon e Giovanni Guzzon (ESSEGESSE).

(Dopo) – KINOWA: Sono quelli della ESSEGESSE a disegnare nel 1950 Kinowa di Andrea LAVEZZOLO (A. Lawson in una riedizione degli anni ’90). Il fumetto era imperniato sulle sanguinose gesta di Sam BOYLE, uno scout bianco, scalpato dai Pawnees che gli hanno massacrato la moglie e rapito il figlioletto; nascosto dietro una demoniaca maschera, Boyle assume il nome d’arte di Kinowa e diventa un accanito massacratore di indiani. La censura obbligò l’autore a sostituire il protagonista Sam Boyle, creduto morto, con il figlio ritrovato Silver GEK … e la serie ebbe fine.

(Dopo) – Il GRANDE BLEK: nel 1954 quelli della ESSEGESSE affiancano a Capitan MIKI un personaggio diventato subito popolarissimo, il trapper Blek Macigno, detto il Grande Blek secondo i canoni del fumetto di allora opera con gli amici prof. Occultis e il giovane Roddy. Capitan Miki e il Grande Blek restarono sulla breccia fino al 1965, dopodiché passati ad un altro team di disegnatori, Franco Bigotti, le due serie persero lo smalto, od erano cambiati i tempi. Venni a contatto con Blek alla fine delle elementari grazie a Gianni Cannarsa con cui scambiai il primo albo, formato Bonelli, del Grande Blek.

Dopo: a Sx il Grande BLEK; a Dx, sopra, il Comandante Mark; a Dx, sotto, Pecos Bill, uno dei primi fumetti a colori. Nel 1966 quelli della ESSEGESSE fanno nascere “Il Comandante MARK”, un coraggioso patriota americano che, come già l’erculeo Blek, lotta, insieme al fido Gufo Triste, Grande Bluff e Betty, per l’indipendenza dell’America dalla dominazione inglese. Il personaggio mi piaceva ma all’orizzonte appariva la serie più importante per me, amante della storia americana in generale e degli indiani in particolare, “La Storia del West” di Gino D’ANTONIO, mentre sempre più forte era l’attrazione per TEX WILLER.
PECOS BILL: Del periodo di Tex ed altri è il personaggio di Pecos BILL (03-12-1949, sceneggiatore era Guido MARTINA) con gli inseparabili Davy Crockett (una macchietta), Penna Bianca e Calamity Jane. La saga durò fino al 31-05-1955. Da notare che Pecos Bill non usava armi da fuoco ma pugni e lazo. Fu uno dei primi fumetti a colore, o in parte.

Dopo: a Sx , sopra, il Piccolo RANGER; a Sx, sotto, Un Ragazzo nel FAR WEST; a Dx,, sopra ZAGOR; a Dx, sotto, AKIM con gli animali parlanti.
– IL PICCOLO RANGER: Il 15 Giugno 1958 apparve in edicola un adolescente senza macchia e senza paura, il Piccolo Ranger alias Kit Teller di Andrea Lavezzolo e i disegni di Francesco Gamba (anche disegnatore di alcune strisce di Tex). La serie con alcuni cambiamenti di Decio Canzio nel 1973 resistette fino al 1985. Il Piccolo Ranger vive le sue avventure in una terra selvaggia affrontando fuorilegge, indiani feroci ma anche rettili sapienti, extraterrestri o guerrieri medioevali arrivati chissà come nel nuovo mondo. Ma al termine di ogni avventura, il giovane ranger ritrova i suoi amici tra le rassicuranti mura del forte dei rangers. Fra loro la fidanzata Claretta Morning, la materna vivandiera del forte Rosa Morning, madre di Claretta, il beone Brandy Jim, il cuoco e lavandaio cinese Cin Lao, il burbero comandante del forte ma anche l’antipatico e dispettoso Denti Bill.Compagni d’avventure di Kit sono il baffuto e pasticcione Frankie Bellevan, l’incredibile Annie Quattropistole (parodia comica di Calamity Jane), il sergente O’Hara e Ibrahim Bamboula. Il fumetto non mi piaceva affatto né per i testi né per i disegni.
– UN RAGAZZO NEL FAR WEST: Nel 1958 Sergio Bonelli con lo pseudonimo di Guido Nolitta pubblica “Un Ragazzo Nel Far West” con i disegni di Franco Bignotti. La seconda serie finisce nel 1975 con un finale Politically correct.
– ZAGOR: Nel 1951 Guido NOLITTA crea il suo primo outsider di TEX ZAGOR (il 2° sarà nel 1977 il pilota dell’Amazzonia MISTER NO) con i disegni di Gallieno FERRI. Zagor, lo spirito con la scure, si impone subito per la carismatica originalità della figura e per l’umana simpatia diel carattere. Opera nella foresta di Darkwood nel Nord America assieme a Cico. La pubblicazione è arrivata fino ad oggi.
– AKIM: Sono venuto a conoscenza di Zagor da Peppino Papile, indefesso estimatore di Zagor come del Piccolo Ranger e di Akim, uomo scimmia che operava nelle foreste, presumo africane popolate di animali parlanti.

Dopo: a Sx, sopra, HONDO; a Sx, sotto, KOCISS; a Dx, MISTER NO. MISTER NO: Sergio BONELLI figlio di Gian Luigi creatore di Tex, esordì come scrittore di fumetti con lo pseudonimo di Guido NOLITTA alla fine degli anni ’50 e nel 1961, ideò il suo personaggio più celebre, ZAGOR, per poi passare alla direzione casa editrice di famiglia. Agli inizi degli anni ’70 creò un nuovo eroe, più umano con pregi e difetti: MISTER NO, uno scanzonato pilota di aerei nel cuore dell’Amazzonia. Il primo numero apparve nel 1975, edito dalla CEPIM. Il soggetto della prima serie era di Nolitta (alias Bonelli) i disegni di Gallieno FERRI, cocreatore ed artista principale di Zagor.

Dopo: PRINCIPE VALIANT. Usciti per la prima volta nel 1937, i fumetti di Valiant sono stati pubblicati sino alla morte di Harold Foster nel 1982, ma già nel 1971 l’autore affidò i pennelli a John Cullen Murphy, suo degno allievo e sostituto. Il fumetto ha contribuito moltissimo alla diffusione in America della saga fantastica di Re Artù e del mitico cavaliere errante. Il successo del fumetto e del personaggio sono dovuti sia ai disegni, all’ambientazione accurata, che ai costumi. La particolarità del fumetto è la presenza di didascalie e non di nuvole di dialogo, rendendo ancor più innovativo ed appassionante il racconto. Nella prima parte della storia Valiant è un ragazzo valoroso, esule dalla madrepatria, che si cimenta in combattimenti, finché diventa un grande difensore del suo popolo contro i barbari. In seguito si reca a Camelot, il Regno di Re Artù, dove

Dopo: STORIA del WEST di Gino D’ANTONIO, un capolavoro che racconta con esattezza storica l’epopea western. STORIA del WEST: Nel giugno del 1967 Gino D’ANTONIO, sceneggiatore e disegnatore, pubblica il 1° albo della “Storia del West”. La storia si sviluppa in 74 albi che D’Antonio sceneggia e parzialmente disegna, assieme ai disegnatori del calibro di Renzo CALEGARI, Renato POLESE, Sergio TARQUINIO, Giorgio TREVISAN. Filo conduttore della storia è l’immaginaria famiglia Mac Donald, il cui progenitore, l’irlandese Brett, sbarca in America sgli inizi del XIX secolo, in cerca di fortuna; con il passare degli anni, i suoi discendenti (il figlio Pat e i nipoti Ben, Brett e Bill) saranno destinati ad incontrare tutti i personaggi, realmente esistiti, che hanno fatto la leggenda del Far West. D’Antonio intendeva raccontare la Conquista del West in maniera documentata ma non pedante. Sono venuto a contatto con la Storia del West, per caso, con l’album “Le Grandi Pianure” acquistato di Villa Raspa nell’estate del 1968. all’edicola

Dopo: Brett Mac Donald, Sicajewa e il piccolo Pat con Tecumseh della tribù degi Shawnee.

Dopo: L’album ha per soggetto “La danza degli spettri dello stregone payute Wowoka e il massacro di Wounded Knee (ginocchio ferito)”.

DOPO: Il generale CUSTER a Little Big HORN. La battaglia del Little Big Horne (secondo gli indiani La Battaglia dell’Erba Grassa) fu uno scontro molto duro tra una coalizione di Lakota e Cheyenne del nord e il 7° Cavalleria degli Stati Uniti. Lo scontro si svolse tra il 25 e il 26 Giugno 1876 nei pressi del fiume Little Bighorn nella parte orientale del Montana. Vinse la coalizione indiana e questo rese la battaglia l’episodio più noto tra quelli che hanno caratterizzato le Guerre Indiane. Il distaccamento del 7° Cavalleria comandato dal tenente Colonnello George Armstrong Custer fu completamente annientato. Fin dai primi mesi dell’anno 1876 migliaia avevano abbandonato le riserve per trovare ospitalità nei territori del nord dove risiedevano i cosiddetti “ostili”, ossia quei gruppi di indiani che non accettavano di essere rinchiusi all’interno delle riserve. Perciò i comandi militari americani avevano predisposto una spedizione armata composta di 3 diverse colonne di soldati che trovasse e riportasse nelle riserve tutti quegli indiani.
La spedizione sarebbe stata composta di forze di fanteria, di cavalleria e sostenuta dalla presenza di un piccolo distaccamento dotato di mitragliatrici Gatling. La colonna affidata al generale George CROOK si mosse da nord, da Fort Fetterman (Wyoming, in onore dell’incauto tenente sconfitto insieme ad una pattuglia di 80 uomini dagli indiani di Nuvola Rossa) diretta verso l’ampia area del fiume Powder. I soldati del Colonnello John GIBBON (6 compagnie del 7° Fanteria e 4 del 2° Cavalleria) si mossero da Est, da Fort Ellis (Montana) . La terza ed ultima colonna, al comando del Generale Alfred TERRY (compresi il 7° Cavalleria affidato a Custer, le compagnie B , D e I del 6° Fanteria, le compagnie C e G del 17° Fanteria, il distaccamento delle Gatling del 20° Fanteria) prese le mosse da ovest, per la precisione da Fort Abraham Lincoln nel territorio del Dakota. A Al loro seguito c’erano i carri (oltre 150) ed i muli (un enorme contingente) dei rifornimenti. Il 7° Cavalleria di Custer, senza aspettare gli altri attaccò gli indiani di Toro Seduto, guidati in battaglia da gall e Cavallo Pazzo, al Little Bighorn. Si slvò solo il cavallo “Comanche” del capitano Keogh e il trombettiere italiano Giovanni Martini, mandato da Custer a chiedere aiuto.

Dopo: Il Massacro di Wounted Knee è il nome con cui è passato alla storia un eccidio da parte dell’esercito degli Stati Uniti d’America commesso il 29 dicembre 1890. In quella data alcune centinaia di Sioux Teton, seguaci del predicatore Wovoka e praticanti la “danza degli spiriti” fuggirono dalla riserva indiana di Pine Ridge (nel Dakota del Sud) per dirigersi verso le Badlands, alla ricerca di terre libere dall’uomo bianco e per raccogliersi intorno al moribondo capo Big Foot (Grosso Piede). Essi credevano che ballando la Ghost dance sarebbero stati immuni dai proiettili dei bianchi e che presto sarebbero tornati i tempi del bisonte. Circondati da 500 soldati del settimo reggimento cavalleggeri armati con le mitragliatrici Hotchkiss, che intendevano riportarli indietro, si arresero, ma a causa di uno sparo, l’esercito aprì il fuoco sull’accampamento. Secondo l’intervista ad Alce Nero si trattò di uno sparo accidentale partito dal fucile di Uccello Giallo mentre questi consegnava la sua arma ad un ufficiale dell’esercito, che ne rimase ucciso. Durante la primavera successiva, quando le condizioni climatiche permisero all’esercito di tornare sul luogo a seppellire i morti in una fossa comune su cui venne poi eretto un monumento ad eterna memoria., se ne contarono 144, di cui 44 donne e 16 bambini. Venticinque soldati vennero uccisi, probabilmente vittime accidentali dei loro compagni. Alcuni indiani furono portati via il giorno dopo, pietrificati, ed ammassati in una chiesetta ove (per gli addobbi natalizi) si poteva leggere la scritta: “Pace agli uomini di buona volontà”.
A Wounted Knee, sul cartello verde dove si può leggere la storia del Massacro: “Massacre of Wounted Knee”. Guardando attentamente si nota che la scritta “Massacre” è stata aggiunta sopra la vecchia scitta “Battle” in quanto all’inizio a questa strage venen dato il nome di “Battaglia di Wounted Knee” e, spesso, viene tuttora riportata e ricordata come ultimo scontro armato tra nativi e Governo.

(Dopo) Rino ALBERTARELLI: Nel 1974 Albertarelli come autore e disegnatore pubblica la serie “I Protagonisti”.– I PROTAGONISTI
Nel 1974 Rino Albertarelli pubblica come autore e disegnatore il primo volume della serie “I Protagonisti”. Avviò quindi quella paziente e meticolosa opera di divulgazione costituita dai dieci ritratti che vanno sotto il titolo sopar menzionato. Tracciate con testi e disegni estremamente drammatici ed essenziali, ormai prosciugati da qualunque ridondanza eroica, venivano così finalmente alla luce le autentiche, durissime esistenze di uomini che avevano bagnato di sangue, sudore e lacrime le polverose piste del West. L’opera non fu completata per la scomparsa dell’autore. L’ultimo album “L’Indiano Bianco” fu completato da Sergio TOPPI. Mi fa piacere ricordare alcune considerazioni di Albertarelli a proposito della Civilizzazione dell’America dalla parte dei bianchi in nome del destino manifesto. (Pag. seguente)


Dopo: KEN PARKER (La rivoluzione nel fumetto western) di Giancarlo BERARDI e Ivo MILAZZO. Dopo film quali “Soldato blu”del 1970 di Ralph NELSON, “Il Piccolo grande uomo” del 1969 di Arthur PENN, di “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” del 1972 di Sidney POLLACK, ed altri nel 1974 Giancarlo BERARDI (sceneggiatore) e Ivo MILAZZO (disegnatore) con mezzi espressivi di notevole impatto (una scrittura cinematografica, attenta alle minime sfumature emotive, e un segno grafico contraddistinto da una morbida e pittorica immediatezza) realizzarono il primo episodio di una serie, edita dalla Daim Press soltanto tre anni dopo nel giugno 1977 e intitolata al protagonista Ken PARKER un frontierman detto “Lungo fucile” per l’abitudine di portare con sé, come arma da difesa, non un veloce Winchester, ma un antiquato Kentucky ad avancarica. Sullo sfondo di un Far West apparentemente tradizionale, Ken esplorava per primo, da autentico antieroe, un universo pericoloso e spietato, dove è difficile stabilire con certezza dove da che parte stiano il Bene e il Male. Dubbioso ma non disilluso, pacifista ma non pavido, sentimentale ma non sdolcinato, privo di pregiudizi e sinceramente solidale con tutti (bianchi o rossi, colpevoli o innocenti che siano), Ken mi ha accompagnato per vent’anni esatti. Nel 1987 con l’album “Un alito di ghiaccio” si chiude la serie nel formato bonelliano, la pubblicazione riprenderà nel formato “Magazine” nel giugno 1992, per concludersi definitivamente, come detto, nel 1977.



FUMETTI VARI: a) BLUEBERRY Mike di CHARLIER e GIRAUD. Mi è venuto tra le mani nel 1967 con l’episodio “L’Aquila Solitaria” pubblicata nella collana Classici Audacia, poi ho cercato le precedenti pubblicazioni e successivamente ho acquistato le nuove, affascinato dalle storie e soprattutto dai disegni ricchi di particolari.


b) COMANCHE di Hermann & Greg. Mi è venuto tra le mani nel 1986 e prima in alcuni numeri di Lanciostory con l’episodio “Gli Sceriffi”. Sono stato Preso dalle storie e dai disegni un po’ più puliti di quelli di Blueberry.

c) c) BUCK DANNY di J. M. CHARLIER e V. Hubinson (anno 1966 e seguenti). Sono stato preso soprattutto dalle storie di aviazione, a quei tempi volevo diventare uffi-ciale dell’Esercito.



(Dopo) L’ETERNAUTA: E’ un fumetto di fantascienza scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López, pubblicato dal 1957, raggiunse una notevole fortuna, venendo ristampato più volte, un successo estesosi nel resto del mondo, che gli ha fatto raggiungere una fama tale da venire considerato un capolavoro del fumetto mondiale. La saga fu riscritta da Oesterheld nel 1969, rendendo più espliciti i riferimenti alla situazione geopolitica del Sudamerica del periodo e fu ridisegnata da Alberto Breccia in una personalissima e innovativa versione che viene considerata un capolavoro dalla critica. Pubblicato su Lanciostory e poi raccolti in 3 volumi, è una storia eccezionale che fa passare in secondo ordine l’approssimazione dei disegni.

SOPRA a Sinistra: – DIABOLIK: di Angela e Luciana Giussani. Nel novembre 1962 nacque Diabolik, primo eroe negativo. Ad oggi continua la pubblicazione.-
SOPRA a Destra: MARTIN MYSTERE, soprannominato il Detective dell’Impossibile, è protagonista dal 1982 di numerose collane di albi a fumetti pubblicate iin Italia da Sergio Bonelli Editore. Ideato da Alfredo Castelli e realizzato graficamente da Giancarlo Alessandrini, il Detective dell’impossibile indaga sui molti misteri non risolti quali Atlantide e altri luoghi mitici.


DOPO: L’INTREPIDO. La rivista più popolare degli anni ‘70 ha in realtà una lunga storia a partire dagli anni ‘30. Quella del terzo ciclo (1963-1992) Con il n. 44 dell’ottobre 1963 la pubblicazione passa al formato rivista, che permette di inserire più materiale nella pagina e che verrà mantenuto con minime variazioni fino al termine delle pubblicazioni. Prendono sempre più spazio le pagine dedicate allo sport, in particolare al calcio ed è da questo periodo che iniziano ad essere pubblicate alcune esilaranti pubblicità, peraltro autentiche, la più nota delle quali è quella degli occhiali a raggi X, che avrebbero permesso la visione dei corpi nudi attraverso gli abiti. Dal n. 52 del dicembre 1963 la testata Intrepido Varietà ritorna alla denominazione Intrepido. Dagli anni ‘70 nascono personaggi destinati ad avere un breve ma intenso successo, co-me Billy Bis, creato da Antonino Mancuso e Loredano Ugolini nel 1966, Lone Wolf, creato da Luigi Grecchi e Fernando Fusco nel 1968, personaggi come Ghibli.. Sono anche gli anni in cui collaborano con la rivista notissimi giornalisti radiotelevisivi e della carta stampata, oltre a uomini di spettacolo.

DOPO: Il MONELLO. E’ stata una rivista di fumetti settimanale, per bambini prima e per adolescenti dopo, pubblicata dagli anni trenta ai novanta dalla Editoriale Universo. La rivista deve il suo nome al protagonista del film di Charlie Chaplin, Il Monello, interpretato dal giovane Jackie Coogan. Accolse tra le sue pagine fumetti e strisce divenute piuttosto celebri, come Arturo e Zoe, così come illustrazioni di autori altrettanto celebri, come Walter Molino. Negli anni modificò il formato e i contenuti e dagli anni settanta i fumetti lasciarono sempre più spazio a rubriche musicali rivolte ad un pubblico. Venne pubblicata per oltre cinquanta anni arrivando a superare i duemila numeri.

DOPO: ALAN FORD: ALAN FORD: è un personaggio immaginario creato da Max Bunker e dal disegnato-re Magnus, distribuita per la prima volta nel 1969, edita dall’Editoriale Corno e incentrata sulle avventure a sfondo spionistico/umoristico, con tratti grotteschi e di denuncia sociale, di un gruppo di agenti segreti noto come “Gruppo T.N.T.”. Dopo un inizio non esaltante, la serie raggiunse un considerevole successo di pubblico e di critica, arrivando ad oltre 50 anni di vita editoriale con oltre 600 numeri pubblicati. La novità della serie stava nel proporre un fumetto umoristico con elementi satirici e grotteschi nel quale vari sottogeneri come lo spionistico, l’horror e la denuncia sociale trovano spazio fondendosi fra loro. Alan Ford, che dà il nome alla serie, inizialmente ne era l’unico protagonista, ma poi l’attenzione si estese all’intero gruppo di personaggi. Magnus e Bunker sono raffigurati in maniera caricaturale, rispettivamente nei personaggi di Bob Rock e del Conte Oliver.

DOPO: CORTO MALTESE: Il personaggio esordì nel 1967 sul primo numero della rivista Sgt. Kirk. Per la nuova rivista Sgt. Kirk Hugo PRATT creò il personaggio e realizzò la prima storia, Una ballata del mare salato, che verrà pubblicata a puntate fino alla conclusione nel n. 20 della rivista nel febbraio 1969. Questa prima storia fu successivamente ristampata sempre a puntate anche sul Corriere dei Piccoli nel 1971 mentre la prima edizione in un volume unico è del 1972. Corto Maltese (il cui nome, come dichiarò Pratt, appartiene all’argot andaluso e significa “svelto di mano”) nasce il 10 luglio 1887 a La Valletta, nell’isola di Malta.





