PARCO ARCHEOLOGICO di SELINUNTE e CAVE della CUSA “V. TUSA”: Istituito nel 2013, racchiude l’antica superficie della città estesa 110 ettari, tra i fiumi Gorgo Cottone e Modione, inglobando i santuari suburbani della collina Orientale e di Contrada Gaggera. Nell’immagine in evidenza: il Tempio “E” – Heraion.


Dopo la scoperta del sito ad opera di Tommaso Fazello alla fine del 1500, la ricerca archeologica ebbe inizio solo nel 1823 con la scoperta delle metope scolpite ad opera degli inglesi S. Angel e W. Harris. Lo studio dei templi da parte di J. I. Hittorff e i primi scavi di S. Cavallari e di A. Salinas gettarono le basi per la conoscenza della colonia siceliota (libro di G. Fougères e J. Hulot, 1910). Nel XX secolo gli studi si concentrarono sul santuario della Malophoros e sull’Acropoli, per comprendere poi l’intera area urbana.
SELINUNTE: fu fondata verso la metà del VII sec. dai coloni di Megara Hybalea. Agli inizi del VI secolo a.C. , l’impianto urbano fu realizzato in modo rigoroso, gli isolati rettangolari di abitazioni furono generati dall’incrocio di grandi strade (plateiai) con strade piccole (stenopoi). Nel V sec. a.C., alcune case degli isolati raggiunsero dimensioni notevoli e le strade principali furono pavimentate. L’agorà (piazza) è stata identificata sul pianoro di Manuzza mentre i santuari furono inseriti, sia in aree esterne alla città (Collina Orientale e Contrada Gaggera), sia interne (santuari dell’Acropoli). Nel 409 a.C. la città fu distrutta dai Cartaginesi. Dopo gli interventi militari dei Siracusani, 2° metà del IV sec. A.C., Selinunte rimase in mano punica fino alla conquista romana del 250 a.C..

(Dopo) TEMPIO “E” – Heraion. La riscoperta moderna dei resti dell’Heraion risale al 1823 quando S. Angel e W. Harris, giovani archeologi britannici, ritrovarono le famose metope scolpite del tempio. Le architetture del tempio erano in completa rovina e l’unica parte ancora in piedi era una porzione di muro della cella. Così rimase fino agli ‘50 del secolo scorso, quando fu interamente ricostruito con un’imponente opera di anastilosi che ha portato il santuario all’attuale aspetto. Il tempio (E3) venne edificato su un precedente megaron altoarcaico (E1). Si tratta di un periptero dorico di 6×15 colonne, su crepidine di 3 gradini, con cella molto allungata preceduta da pronao in antis e seguita da adyton dove era posta la statua di culto. Molte e ricche erano le finiture policrome, in parte conservate. Nella cella, sul fregio dei lati brevi, erano collocate le metope scolpite, realizzate in calcare con elementi di marmo. Esse rappresentano episodi mitici il cui complesso significato alla base del ciclo narrativo era finalizzato alla celebrazione di Hera, alla quale il tempio era dedicato.

ANASTILOSI: Il progetto di ricostruzione dell’Heraion risale ai primi anni ‘50 del Novecento. I lavori iniziarono nel 1957 sotto la direzione scientifica della Soprintendente Jole Bovio Marconi. Per l’anastilosi (ricostruzione di edifici ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture) furono impiegati tutti i blocchi originari disponibili, mentre si decise di utilizzare il cemento armato per le integrazioni. In circa 5 anni fu completato l’intervento che ha portato il santuario all’attuale aspetto.


POLICROMIA: I templi greci avevano, in genere, un ricco rivestimento policromo che caratterizzava ogni singolo elemento architettonico. Nel tempio E si riscontrano, ancora perfettamente conservati, molti esempi di questa finitura: i triglifi, i mutuli e le regule sono blu; le viae dei mutuli e la tenia sono rosse; le gocce sono bianche come l’intonaco delle colonne.













(Dopo) CAVE di CUSA: Si trovano a circa 11 km a nord-ovest di Selinunte. Una imponente parete rocciosa di estrazione alta 8 m si può ammirare per circa 1.700 m. Il nome attuale delle cave fa riferimento al barone Cusa, vecchio proprietario dell’area. Nel XVI sec. Erano note, invece, col nome di arabo di Ramuxara. I Selinuntini ricavarono la pietra da costruzione anche da altre cave . Alcune di esse si trovano all’interno della città, altre come le Cave Barone, si trovano a 4 km a nord di Selinunte. Più lontane sono quelle di Misilbesi presso Menfi., sfruttate soprattutto per le sculture. Le cave furono abbandonate quando l’attività estrattiva era ancora in pieno svolgimento come dimostrano i rocchi di colonna in corso di formazione o già estratti per la costruzione del tempio G. L’avanzata dell’esercito di Annibale, nel 409 a.C. pose fine anche ai lavori nella cava.
I disegni (dopo) illustrano un intero ciclo di lavorazione: 1) Pulizia, levigatura della superficie rocciosa e suddivisione della porzione di roccia prevista per l’estrazione; 2) Scavo intorno al rocchio di un canale circolare largo 65 cm per consentire agevoli movimenti dello scalpellino; 3) distacco del rocchio attraverso l’utilizzo di cunei di metallo; 4) Abbattimento del rocchio su slitte e fissaggio di ruote di legno sui blocchi per il trasporto in cantiere con l’impiego di animali da traino. I pezzi venivano trasportati lungo una strada rocciosa larga 9 m-10 m, non più visibile a seguito di varie trasformazioni fondiarie.

(Dopo) TEMPIO “G” HOLIMPIEION: Il Tempio è uno dei più grandi del mondo greco (8×17 colonne, 49,97×109,12 m), destinato a gareggiare con i più grandi templi ionici dell’Asia Minore. La sua pianta ricorda molto quello dell’Apollonion di Dydma: come questo la cella non era coperta da un tetto e all’interno un tempietto (naiskos), raggiungibile attraverso un colonnato, custodiva la statua di culto. La sontuosa sala colonnata del pronao ricorda l’analoga soluzione di Dydma. A differenza dei templi dell’Asia Minore con i loro doppi colonnati, il tempio G dispone del solo colonnato esterno che racchiude una spaziosa galleria. Le forme architettoniche molto differenziate, specie nei capitelli, fanno intuire il lungo periodo di costruzione dell’edificio, articolato in varie tappe di lavoro, che abbraccia un arco di tempo di circa 75 anni. Anche se molti dettagli, come la scanalatura delle colonne, non furono mai portati a termine, il tempio sembra essere stato in uso almeno a partire dalla metà del V sec. A.C.. Tuttavia si discute ancora sulla destinazione finale dei circa 60 grandi rocchi di colonna certamente previsti per il tempio ma tuttora rimasti all’interno delle Cve di Cusa. Da una iscrizione databile alla metà del V secolo sappiamo che il tempio era dedicato agli dei olimpici e alle principali divinità della città (Zeus, Phebo, Apollo, Pasikrateia, Malophoros).



