Il Giro delle Chiese

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Un Breve GIRO Per CIVITA D’ANTINO – L’AQUILA

Posta nella sponda sinistra della valle Roveto, attraversata dal fiume Liri, Civita d’Antino conserva molto del suo passato ad iniziare dai resti delle mura di cinta dell’abitato. E’ famosa per essere oggetto dei dipinti di pittori scandinavi.

Civita d’Antino è un comune italiano di 1 005 abitanti abitanti della provincia dell’Aquila in Abruzzo. Posta nella sponda sinistra della valle Roveto, attraversata dal fiume Liri, Civita d’Antino conserva molto del suo passato ad iniziare dai resti delle mura di cinta dell’abitato. Civita è stata un’importante città all’epoca dei Marsi con il nome di Antinum. Collocato in un posizione dominante sull’alta valle del Liri, il paese conserva ancora molti elementi della sua storia passata: rimangono a vista tratti della cinta in opera poligonale e resti di edifici antichi. Civita d’Antino è stato in epoca antica un importante municipio romano. Era nota con il nome latino di Antinum, su cui molto si è scritto in preziose monografie e in studi particolari. Intorno all’anno mille il centro era invece noto con il nome di Antena. Il suo territorio è ricco di epigrafi che sono state riportate nei testi degli ultimi tre secoli dagli storici e studiosi Muzio Febonio, Corsignani, De Sanctis, dall’inglese Hoare, dal Mommsen. Molto interessante la monografia “Antinum” di Clemente Alati del 1910 e il lavoro di raccolta storica del civitano Settimio Maciocia. Gli scavi e gli studi di ricerca di carattere archeologico e geologico hanno riportato alla luce alcuni reperti ed antiche iscrizioni relative all’antica storia della città marsa di Antinum. Il borgo nell’XI secolo ha dato i natali, tra le altre personalità di rilievo, al benedettino San Lidano, pioniere della bonifica delle paludi Pontine, nel XVIII secolo, al famoso chimico Domenico Morichini (1773-1836).

PORTA FLORA: (sopra) Porta d’accesso medievale si apriva nella cinta muraria del borgo. È situata accanto a Casa Cerroni ed è stata più volte ritratta nelle opere degli artisti scandinavi. La sottostante scalinata panoramica di via Scandinavia conduce alla Fontana del Tritone.

FONTANA del TRITONE: (sotto) Edificata nel 1903 e detta anche Fonte Vecchia, è situata all’ingresso del paese. La facciata, delimitata da due lesene si caratterizza per i conci in pietra squadrati. Presenta una nicchia in cui è ospitata la scultura del tritone poggiato sulle rocce e in basso la piccola vasca. In alto si trova lo stemma scolpito di Civita d’Antino dominato dalla corona e impreziosito dall’iscrizione che riporta il motto dei Marsi Nec sine nec contra. Posteriormente e lateralmente si trovano rispettivamente il lavatoio e l’abbeveratoio.

TORRE del COLONNA: Torre medievale a base quadrata risalente all’XI secolo. Edificata dai conti dei Marsi, acquisì, in seguito al predominio in zona della famiglia Colonna, il nome della nobile casata romana. Gravemente danneggiata dal    sisma del 1915, perse una parte dell’altezza originaria, fu in seguito parzialmente recuperata.

MONUMENTO ai Caduti di tutte le guerre, realizzato nel 1923, è situa-to vicino alla chiesa parrocchiale di Santo Stefano.

CHIESA di Santo STEFANO: La prima chiesa di Santo Stefano a Civita d’Antino è stata costruita in epoca alto medievale o in tarda epoca romana, tra V e VI secolo. La chiesa viene eretta nella fase finale del municipio romano di Antinum. Probabilmente la stessa attuale collocazione della chiesa non è la stessa della chiesa primigenia. L’attuale chiesa di Santo Stefano risale come anno di costruzione al 1952. L’edificio religioso collocato al centro del paese di Civita d’Antino è l’ultima versione ricostruita della chiesa di Santo Stefano Protomartire. La chiesa è stata ricostruita più volte o perché decaduta a causa dell’incuria o perché gravemente danneggiata da calamità naturali. Fatto è comunque che questo edificio religioso è presente a Civita d’Antino da quasi 1500 anni. La chiesa è stata completamente ricostruita tra il 1945 e il 1952, rispettando completamente lo stile e il disegno della vecchia struttura del 1762. Quindi la nuova chiesa che ci appare oggi è identica al precedente edificio del XVIII secolo, nello stile tardo barocco vigente all’epoca. La chiesa si presenta con una pianta a croce greca. Alla chiesa si arriva tramite una breve scalinata di tre gradini che portano ad un un portone in legno. Nella Facciata a contorno del Portone d’ingresso troviamo due pregevoli colonne e nella parte alta è posta una finestra che da luce alla parte interna della chiesa. Infine nella parte più alta è posto un lunotto che da ulteriore luce all’interno. Il Portone è in legno elegantemente rifinito contornato da colonnine bianche sovrastate da una luna di marmo. Tra il portone e la luna sovrastante troviamo una lastra in marmo con una scritta che ricorda il restauro della chiesa della seconda metà degli anni 40′ del XX secolo. Il Campanile si presenta come una stretta e alta torre sulla cui cima troviamo 2 piani occupati dalle campane della chiesa.

INTERNO: L’interno della chiesa si presenta con un altare maggiore in fondo dove spicca la raffigurazione di Santo Stefano Protomartire. Quindi abbiamo 4 Cappelle dedicate a Santa Maria Maddalena, a San Barnaba, alla Madonna del Rosario e a San Rocco. Dei vecchi dipinti recuperati, restaurati e ricollocati nei loro posti originari dopo il terremoto troviamo la lapidazione di Santo Stefano (dipinto seicentesco), la Madonna del Rosario (dipinto settecentesco) e Santa Maria Maddalena (dipinto dei primi del ‘900). A queste vecchie raffigurazioni si aggiungono nel 1959 i nuovi dipinti del pittore Pasquale Di FABIO. Le scene raffigurate rappresentano momenti della vita di San Lidano e sono posti sui quattro scomparti dell’abside. Questi sono: 1) San Lidano in gioventù che lascia Civita e la casa paterna per giungere al monastero di Montecassino; 2) San Lidano nel fulgore della giovinezza, che segna ai frati il tracciato per la bonifica pontina; 3) San Lidano in abiti pontificali, parla ai contadini che arrivano alla chiesa di Santa Cecilia da lui eretta a Sezze Romano; 4) San Lidano morente che benedice la bonifica attuata e alla terra ricca di messi. Altre raffigurazioni di recente esecuzione sono:  una Pentecoste, un Battesimo di Cristo nel Fiume Giordano,   una Crocifissione,   una Natività,  4 raffigurazione sulla presenza di Cristo nel mondo operaio. C’i sono anche:  il fonte battesimale composto da una bella e originale pila settecentesca, trasportata qui da lontano; una scultura in bronzo di Pio Iorio, autore delle formelle della Via Crucis, che decorano le pareti della chiesa. Successivamente all’avvenuto restauro della chiesa la Soprintendenza dell’Aquila ha donato alla chiesa di Santo Stefano alcuni oggetti sacri di buona fattura che contribuiscono a rendere più ricca la chiesa. Essi sono un grande Crocifisso settecentesco, due statuine in legno pure del ‘700, due cibori, e due belle croci d’argento.

Palazzo FERRANTE: Con l’arrivo a Civita della famiglia Ferrante da Valmontone ebbe inizio negli ultimi anni del XVII secolo la costruzione della residenza nobiliare. Il palazzo venne edificato nella località in cui si trovavano le tracce del foro romano di Antinum. Ampliato e completato nella seconda metà del ‘700 fu dotato di una biblioteca e arricchito del giardino romanti-co diventando un punto di riferimento socio-culturale e artistico del territorio. Ospitò nel corso del XIX secolo alcuni viaggiatori inglesi come Keppel Richard Craven, Edward Lear e Richard Colt Hoare oltre al sovrano del Regno delle Due Sicilie Ferdinando II che nel 1832 concesse il privilegio della catena di ferro all’ingresso del palazzo. Tra l‘800 e il ‘900 fu uno dei punti di riferimento dei pittori scandinavi della scuola estiva.  Gravemente danneggiato dal terremoto del 1915 fu parzialmente recuperato do-po la seconda guerra mondiale.

CIMITERO NAPOLEONICO: (sopra) Cimitero del periodo napoleonico realizzato durante la prima metà dell‘800 grazie alla volontà della fa-miglia Ferrante, con la probabile partecipazione dell’intellettuale Domenico Morichini. Collocata su un terrazzo distante dal centro urbano, la struttura poggia sulla cinta muraria in opera poligonale della città antica di Antinum. Fu utilizzata nel rispetto dell’editto di Saint Cloud esteso anche nel territorio italiano per evitare il diffondersi di epidemie e problemi di natura sanitaria. Presenta due porte per i morti e un ingresso sovrastante per i vivi; nel seminterrato è collocata l’urna comune. La parte acattolica è suddivisa in due settori, quello riservato ai non cattolici e quello dei bambini non battezzati. Tra le tombe, molte delle quali anonime, si trovano quelle dei coniugi John Heugh e Mary Ann Symons Heugh e quella del pittore svedese Anders Trulson (1874-1911), la cui lapide bronzea venne realizzata dall’artista Louis Nillson. Nel 1914 l’archeologo inglese Thomas Ashby visitò il cimitero effettuando rilievi e fotografie. La chiusura avvenne intorno al 1940, circa trent’anni dopo Marcella Rufi Di Rocco fece effettuare alcuni lavori di restauro. Nel 2012 è stata ufficialmente avviata la richiesta del vinco-lo storico-architettonico.

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