La Chiesa, a pianta rettangolare, nel XIX secolo fu totalmente ricostruita su di una chiesa preesistente. Non sono state riscontrate tracce di costruzioni precedenti, per cui la riedificazione parrebbe essere dalle fondamenta né vi sono elementi architettonici di epoche diverse. Le Stazioni della Via Crucis sono ripotate lungo le vie del Paese

La Chiesa, a pianta rettangolare, nel XIX secolo fu totalmente ricostruita su di una chiesa preesistente. Non sono state riscontrate tracce di costruzioni precedenti, per cui la riedificazione parrebbe essere dalle fondamenta né vi sono elementi architettonici di epoche diverse. La facciata è piatta con mattoni a vista e terminazione orizzontale in cui vi sono delle paraste, un portale con timpano, una finestra a forma di lunetta. La facciata della sagrestia è austera. Il tetto della chiesa è a doppia falda, mentre quello del campanile e della sagrestia è a pergolato. Sul muro esterno della chiesa vi è un bassorilievo raffigu-rante un uomo a cavallo. Il campanile è a pianta rettangolare con una piccola scalinata d’accesso. L’interno è ad aula unica con ai lati dei vani adibiti a sacrestia. La tipologia dell’edificio è neoclassica con decorazioni semplici. Nell’aula vi sono due Cappelle/Altari leggermente incavate per ogni lato, esse sono delimitate con paraste con ritmo binato e volta a botte ad arco a tutto sesto. I locali della sagrestia sono uniti direttamente con la chiesa e sono raggruppati al lato chiesa in un blocco unico. All’interno è conservata una corona d’argento della Madonna delle Grazie di oreficeria napoletana, risale al XVIII secolo.





















CASALINCONTRADA è un comune italiano di 3.050 abitanti della provincia di Chieti. Nella seconda metà del Duecento Il borgo aveva il nome di Casalis Comitis, cioè “Casale del Conte“, verosimilmente in onore di Gualtiero di Pagliara conte di Manoppello. Passò nel 1270 ai francesi Du Plessis fino al 1293, poi ai Colonna e infine ai Sully, seguendo le vicende storiche di Manoppello all’incirca fino al 1330. Il borgo fu in seguito feudo dei Caracciolo da cui fu comprato per 4000 du-cati da Giovan Battista del Giudice, gran signore di Amalfi.







Chiesa di Santo Stefano: È del XIV secolo. È barocca. Il portale è sormontato da un timpano a lunetta. Il frontone è a timpano triangolare. Due lesene suddividono il corpo centrale più grande dai laterali più piccoli. L’orologio è sito su un lato del corpo centrale. Il campanile, sito nella parte posteriore della chiesa, è sor-montato da una cuspide trian-golare. L’interno è ad una sola navata con ornamenti, lesene con capitelli dorati, cappelle laterali e soffitto a botte con cupola intradossata barocchi. La facciata è in laterizio intonacato. La zona bassa è più larga e sopraelevata da una scalinata e decorata con lesene. La cornice in alto è orizzontale. Inoltre vi è un timpano con volute di raccordo per la parte inferiore. Sopra il portale vi è una grande finestra. Opere all’interno: – Una statua di Sant’Antonio abate in legno policromo alta 1,93 metri, risalente al XVI secolo; – Un’acquasantiera in pietra alta 1,39 metri risalente al XVII secolo, un’iscrizione reca la data di fabbricazione (1619); – Una vasca utilizzata come fonte battesimale in pietra scolpita con cassone intagliato, è alta 1,24 metri, il cassone è alto 1,35 metri, risale al XVIII secolo; – Un pergamo/pulpito in noce con intarsi e sculture faunistiche, risale al XVIII secolo, è alto 1,06 metri largo 2,15 metri, attualmente è utilizzato come altare principale; – Una croce processionale in argento alta 59 centimetri e larga 38 centimetri; risale al XV secolo; – Un ostensorio in argento alto 58 centimetri di oreficeria risalente al XVIII secolo, – all’interno vi è un reliquario in argento di San Filippo Neri, Santa Barbara e San Giustino vescovo, di oreficeria napoletana alto 28 centimetri risalente al XVIII secolo; – Un calice in argento con piede in rame dorato. La sottocoppa è decorata con un bassorilievo raffigurante, tra l’altro, angeli, volute, spighe di grano e grappoli d’uva, è alto 23 centimetri, risale al XVIII secolo; – Un incensiere d’argento alto 23 centimetri di oreficeria napoletana risalente al XVIII secolo; Un piatto in ottone per questua con decorazioni a sbalzo di maestranze tedesco-tirolesi con diametro di 37 centimetri risalente al XVIII secolo; – Due tele di Francesco Maria De Benedictis raffiguranti: 1) Una visita della regina Saba al Re Salo-mone del 1843 posto al centro della volta della navata; 2) e il martirio di Santo Stefano del 1845 posto dietro l’altare maggiore in alto.



Le CASE in TERRA di Casalincontrada fanno parte di un fenomeno presente in gran parte del-le Province di Chieti, Pescara e Teramo. Esse si diffusero in modo massiccio nella prima metà dell’800, quando si verificò un notevole frazionamento dell’unità poderale classica che, di conseguenza, moltiplicò la domanda di case coloniche. L’esigenza di soddisfare tale doman-da al costo minimo possibile, portò alla diffusione dell’edificazione con impasto di terra e paglia, certamente la meno costosa dell’epoca. Oggi al contrario, in un contesto progettuale più consapevole e attento alla sostenibilità edilizia, la terra rappresenta un materiale estremamente attraente: è disponibile in loco praticamente ovunque, non necessita, per essere trasformato, di grandi dispendi di energia, è sano, ha apprezzabili proprietà di isolamento termico e acustico, resiste all’elettromagnetismo, è completamente riciclabile.



