Vi è conservato il Volto Santo di Manoppello. Si trova fuori dal paese, e fu costruita nel 1620 sopra un vecchio convento del Padri Cappuccini, dove nel 1506 un viandante portò il famoso Volto Santo di Manoppello. Il Volto fu tenuto celato sino alla metà del XVII seco-lo quando venne riscoperto dal barone Pardi e trasferito nel convento, che iniziò ad essere meta di pellegrinaggi. La chiesa un tempo barocca, intorno al 1965 è stata profondamente cambiata nello stile: facciata in stile maiolica medievale sull’ispirazione della Basilica di Collemaggio, e l’interno pseudo-neoclassico a tre navate, con giochi di luci policrome e chiaroscuri, altare del Volto barocco, e soffitto a cassettoni lignei. Il convento è citato già dal XVI secolo, sorto su un colle fuori dall’abitato di Manoppello, nel 1620 ospitò la Santissima Immagine del Volto Santo di Cristo, per volere del notaio Donato Antonio de Fabritiis, era gestito dai Padri Cappuccini, dedicato a San Michele e al Santissimo Nome di Dio. Da questo momento divenne uno dei maggiori conventi visitati dell’Abruzzo, e iniziò ad essere citato anche come Santuario del Volto Santo.


La facciata e l’esterno in stile tardo barocco, in mattoni faccia vista molto rozzi e semplici nello stile decorativo, furono cambiati completamente. La facciata fu demolita e ricostruita nel 1965 in uno stile gotico posticcio sulla scia della Basilica di Collemaggio a L’Aquila. Ha tre portali, quello centrale è il più grande, ripercorre il portale romanico abruzzese con arco a tutto sesto, fusti tortili nella modanatura, e mosaico di lunetta che ritrae il Volto Santo. Al centro della facciata terminante a spioventi, c’è un rosone a raggiera, che ugual-mente ricopia quello di Collemaggio. Allo stesso tempo, fu demolito e ricostruito anche il campanile, che era una grezza torre quadrangolare, e fu decorato con mattoni a colore rosso e bianco sulla scia dei colori Aquilani, terminante con una cuspide piramidale. L’interno a nave unica fu allargato a tre navate, addobbato in uno stile eclettico completa-mente diverso dall’originale, in misto tra neoclassico e tardo liberty, con ordine di colonne a divisione delle navate, finesrte policrome e istoriate. L’altare maggiore ha un tabernacolo monumentale con al centro la teca in vetro dove è esposta la reliquia, lateralmente si trovano delle cappelle.
La reliquia del VOLTO SANTO di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. Un racconto, in parte leggendario, di padre Donato di Bomba, Relation Historica, confermato da un atto notarile del 1646, per la donazione del Velo ai padri Cappuccini da parte del dottor Antonio de Fabritiis, narra che il Velo nel 1506 fu lasciato in dono da uno sconosciuto al dottor Giacomo Antonio Leonelli, e che la sua famiglia lo conservò fintanto che Marzia Leonelli lo vendette a Donato Antonio de Fabritiis. Il nuovo proprietario pensò subito a dare una sistemazione più conveniente al Velo, ridotto ormai in cattive condizioni, pregò perciò il padre Clemente da Castelvecchio di affidare all’arte di frate Remigio da Rapino la sistemazione del Velo. Esso lavorò la cornice di noce preparò i due vetri che ancora oggi racchiudono l’immagine. Padre Clemente avrebbe però eliminato, intorno al Volto, tutto il resto della tela che aveva la proporzione di una tovaglia, che avrebbe potuto costituire un indizio per stabilire la località di origine. Una volta risolto il problema della conservazione, De Fabritiis si recò dai padri cappuccini nel 1638 che inserirono la reliquia nella loro chiesa. Nel 1703 la festa della Trasfigurazione del Signore incominciava ad essere la festa propria del Volto Santo.


























