Il Giro delle Chiese

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Un GIRO Per LORETO APRUTINO – PESCARA

Loreto Aprutino è un comune italiano di circa 7.000 abitanti. E’ uno dei centri principali dell’area Vestina. La cittadina, di origini vestine, divenne sotto i Normanni una cittadella fortificata.

Loreto Aprutino è un comune italiano di 7.348 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo. Premiata con il titolo di città dell’olio, la cittadina ha una storia molto antica, riconducibile al popolo dei Vestini. Divenuta coi Normanni una cittadella fortificata, nel Medioevo fu ben amministrata, così come nel Seicento sotto i Caracciolo. Il suo centro storico è ben conservato, come dimostrano le vie caratteristiche e la principale chiesa di San Pietro, così come il convento francescano. Al livello artistico Loreto è nota per la chiesa abbaziale di Santa Maria in Piano e per un circuito di musei nel centro storico dedicati alla vita locale, tra i quali il museo della ceramica, avendo Loreto un legame storico con il borgo teramano di Castelli e la sua tradizionale maiolica. Il toponimo deriva dal latino “laurum”, lauro con il suffisso collettivo -etum, onde lauretum, «bo-schetto di lauri». L’aggettivo Aprutino, forma dotta da Aprutium, fu aggiunto con regio decreto nel 1863.

CASTELLO CHIOLA: Le prime fonti storiche relative al castello risalgono al 864 d. C. e sono relative  ad una fortificazione Longobarda, che nel 1071 diventò un avamposto dei Normanni. Successivamente il castello passò alle famiglie dei D’Aquino (dal 1330 al 1571), affiancati dai D’Avalos (dal 1449), dei Caracciolo. Ha ospitato i Conti di Loreto. Nel 1843 il castello divenne di proprietà della famiglia Chiola, che lo abitò fino al 1995 e che ne curò il restauro in chiave neocinquecentesca. Il castello oggi è utilizzato come una struttura alberghiera e congressuale. Il castello è circondato da una recinzione in muratura che da sulla facciata del castello, al centro della quale si trova un portale ad arco sormontato da un balcone, che è affiancato da altre due finestre in stile neoclassico. E’ presumibile che l’attuale Palazzo Chiola occupi il sito di un preesistente castello e che ne abbia riutilizzato alcune strutture. Si ipotizza che il manufatto attuale sia frutto di una ricostruzione affidata a Francesco Valentini, seguita all’acquisto, intorno alla metà del XIX secolo, come detto, da parte della famiglia Chiola, che lo trasformò in dimora signorile. L’edificio, a pianta irregolare con cortile interno, è caratterizzato da una maestosa facciata con portale sormontato da un terrazzo e 2 corpi laterali lievemente aggettanti. La mole imponente del palazzo, impreziosito dall’abile uso di materiali e tecniche costruttive, nonché la splendida collocazione urbanistica, a dominio del borgo, rendono straordinario l’esempio di Loreto Aprutino.

Antico rito del bue di San ZOPITO che si inginocchia davanti alla statua del santo patrono di Loreto Aprutino. E’ così che ogni anno si concludono le celebrazioni di una delle più conosciute e sentite feste religiose d’Abruzzo, la cui tradizione mantiene intatto il fascino delle origini.  Un culto che dura da trecento anni, quando le reliquie del santo martire furono portate da Penne a Loreto che lo elesse a protettore della città. In quell’occasione avvenne il famoso miracolo di San Zopito di cui fu protagonista un bue bianco che arava i campi: la tradizione vuole che l’animale, al passaggio del solenne corteo che trasportava le spoglie mortali del santo, ancora conserva-te nella chiesa loretese di San Pietro, si genuflesse in segno di devozione.  Da allora i contadini del luogo, e quindi a seguire tutta la comunità, per ricordare l’evento eccezionale ripetono questo rito, addestrando un bue bianco a ingi-nocchiarsi davanti alla statua come forma di affidamento a San Zopito, del quale invocano la protezione per le attività agricole, principale risorsa del pae-se.  Simbolo della divinità, che lega il sacro al profano, è un bambino di pochi an-ni, scelto tra le famiglie di Loreto, portato sul dorso del bue nelle vesti di un angioletto, anch’esso vestito di bianco, con un garofano rosso in bocca.  In piazza Garibaldi in tanti hanno atteso con fervore l’arrivo della lunga processione che si è snodata per le vie del centro storico partendo dalla chiesa di San Pietro. Una volta giunto in piazza, il bue si è inginocchiato rinnovando l’antico patto tra la città e il suo santo patrono.

Chiesa conventuale di Santa MARIA del CARMINE: Detta anche della “Beata Vergine del Monte Carmelo” si trova fuori il centro, in contrada Cappuccini – via del Carmelo,  appartenente a un complesso monastico del 1583, intitolata a “Santa Maria della Visitazione”, e poi nel 1628 affidata ai Carmelitani. Ha un aspetto barocco all’interno, e una facciata in pietra rinascimentale con portico alla base di accesso. Tra le opere d’arte vi sono il tabernacolo ligneo con la Crocifissione tra Cinque Santi del 1586, una tela della Madonna col Bambino e San Francesco. Il tabernacolo poggia sopra un basamento intarsiato a disegni rettangolari; un ordine di colonnine tortili inquadra alcune nicchie e una porticina decorata da fregio floreale a fondo scuro, sopra la quale in lunetta, è inca-stonata l’immagine del Padre Eterno. Una fascia di elementi decorativi media il passaggio ad una balaustra di fitte colonnine e pilastrini sulla quale poggia il se-condo ordine, digradante rispetto al primo, di intarsi rettangolari, colonnine e nicchie, sormontato a sua volta da un’altra piccola balaustra, che fa da raccordo al piano d’appoggio sulla cupola costolonata.

PALAZZI:

– Palazzo Guanciali: costruzione rinascimentale, a pianta rettangolare, con portali in pietra con architrave in pietra bianca

– Palazzo Acerbo: struttura rinascimentale con rivestimento in laterizio e mattone cotto. Di piccola fattura, ospita il Museo della Ceramica

– Palazzo Valentini: semplice struttura del XVIII secolo, ospita la sede dei Musei Civici di Loreto

– Palazzo Casamarte: struttura del XVII secolo, appartenne all’omonima famiglia, che raccolse nel XIX secolo numerosi reperti archeologici rinvenuti nelle campagne di Loreto, nonché collezioni di ceramiche provenienti da Castelli. Oggi infatti è la sede del Museo Antiquarium.

Storico TEATRO comunale: fu ricavato da un’ala del convento francescano nel XIX secolo. Il progetto di sala polivalente si protrasse per tutta la seconda metà dell’Ottocento fino alla trasformazione mediante l’intervento di Luigi De Deo. Il teatro è di interesse all’interno perché è ad aula allungata con volta ad arco a tutto sesto, poiché ricavata dal refettorio della chiesa.

Venne inaugurato ufficialmente nel 1886, e nel Novecento divenne Teatro Supercinema, per essere brevemente abbandonato negli anni ’90, e nuo-vamente riaperto come sede teatrale del comune.

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