Risale alla metà del XIII secolo e si trova a ridosso del Duomo. Nel 2013 è stata elevata al rango di basilica minore, la terza della città dopo quelle di Santa Maria di Collemaggio e San Bernardino. L’interno, a 3 navate, è barocco puro, con pochi richiami al Medioevo: solamente parte di un affresco del ‘400 sull’altare, riaffiorato con il terremoto del 2009, e il Monumento a Pietro Lalle Camponeschi, dichiarato “Monumento Nazionale”. Molte tele sono del 2012 dell’artista GASPARRO ed anche alcune statue di pietra, come la “Fustigazione del Cristo”. Altre decorazioni sono di SQUILLACE.

Chiesa di San GIUSEPPE Artigiano:
Risalente alla metà del XIII secolo, si trova a ridosso del Duomo. Nel 2013 è stata elevata al rango di basilica minore, la terza della città dopo quelle di Santa Maria di Collemaggio e San Bernardino. La Facciata è a capanna tripartita, con un Portale barocco. L’interno, a 3 navate, è squisitamente barocco, con pochi richiami al Medioevo: solamente parte di un affresco del ‘400 sull’altare, riaffiorato con il terremoto del 2009, e il Monumento a Pietro Lalle Camponeschi, dichiarato “Monumento Nazionale“. Molte tele sono del 2012 dell’artista Gasparro, particolari per la caratteristica del riprodurre in una figura umana più mani, dando una connotazione pseudo-barocca al dipinto stesso. Dell’artista sono anche alcune statue di pietra, come la Fustigazione del Cristo. La chiesa fu costruita intorno al 1256, a due passi dal Duomo, assieme alla piccola cappella di San Quinzano, da cui si accede da via Roio. Dopo varie trasformazioni, nel 1703 fu devastata dal terremoto, e completamente ricostruita sotto aspetti barocchi.





Decorazione della Volta presso il Transetto (3′)
La DECORAZIONE della VOLTA (XX secolo). Nel 1921 furono rinnovate le decorazioni della Chiesa: Vennero ridipinte le pareti e le volte delle navate laterali, le campate della volta centrale e dell’Abside, ad opera di Domenico Squillace, Guardando la volta dall’Ingresso verso l’Abside, i dipinti a tempera raffigurano; 5 Amorini in volo fra le nuvole, seguiti dalla visione di San Fran-cesco di Paola, fondatore dell’ordine dei minimi; la Sacra Famiglia, in un momento d’intima quotidianità; nella cupola ellittica, al centro, lo Spirito Santo e, sui pennacchi, i 4 Evangelisti. Infine, è dipinta l’Assunzione di Maria e, a completamento della decorazione, nel catino absidale, l’Agnello bianco con 2 Angeli oranti ai lati.




Resti degli affreschi di scuola giottesca risalenti al XII secolo e rinvenuti nel 2012


CONTROFACCIATA





Sopra e dopo:
Il sogno di Giuseppe (tela di sx, dopo): La tela rappresenta l’apparizione dell’Angelo a Giuseppe che lo rassicura sulla paternità di Gesù. Il pittore ha rappresentato la sequenza di questa apparizione dipingendo tutto il movimento di Giuseppe che va dalla paura all’ascolto dell’Angelo.
San Giuseppe Artigiano (tela centrale, sopra): La tela rappresenta San Giuseppe nella sua bottega. Il pittore ripetendo il disegno delle mani ha voluto ha voluto disegnare tutta la sequenza del gesto del lavoro.
La morte di San Giuseppe (tela di destra, dopo): La tela rappresenta San Giuseppe morente tra le braccia di Gesù e accanto Maria piangente.


Commissionata da Battista Camponeschi e Chiara Gaglioffi, per custodire le spoglie del proprio figlio e del nipote del Conte Lalle, il monumento equestre celebra i Camponeschi come signori di L’Aquila, riconfermati nel loro potere dopo la vittoria su Braccio da Montone, nella piana di Bazzano (1424). E’ capolavoro della scultura tardogotica in Abruzzo, legato all’attività dello scultore tedesco Walter Monich, alias Gualtiero d’Alemania, attivo nel cantiere del Duomo di Milano (1399-1410), nel Duomo di Orvieto (1410-1411), a Sulmona (1412), a L’Aquila e forse anche in altre località abruzzesi. L’opera permette di apprezzare lo stile internazionale d’inizio ‘400, in cui si combinalo lo Stile dolce del Duomo di Milano, l’espressività della cultura tedesca e modelli figurativi angioini; la rifinitura del manufatto con decorazione policroma si deve al gusto degli artisti locali, cui probabilmente un intero ciclo decorativo nell’area absidale.



La storia dell’oratorio è legata a quella dell’adiacente basilica di San Giuseppe Artigiano, sorta nel XIII secolo con il titolo di San Vittorino, dal nome del locale di riferimento, nel territorio amiternino, ed orientata parallelamente alla prospiciente cattedrale d’influenza forconese; in particolare, l’area dell’attuale San Giuseppe dei Minimi costituiva l’area presbiteriale del complesso e, dopo la rotazione dello stesso nella ricostruzione del 1349, rimase sostanzialmente libera da utilizzi religiosi per diversi secoli.
L’ORATORIO è posto su via Roio, storico confine tra il quarto di San Pietro e quello di San Giovanni. Si pone perpendicolarmente al Duomo, con la facciata rivolta verso il fronte settentrionale della cattedrale, e parallelamente all’adiacente basilica di San Giuseppe Artigiano, con cui è collegata. Lo stile seicentesco originario riprendeva i canoni delle concittadine Sant’Antonio de’ Nardis, San Filippo e Santa Margherita e poteva essere ricondotto all’architettura manierista; di questo, rimane ben poco dopo la ricostruzione della chiesa in stile barocco da parte dell’ordine di San Giuseppe de’ Minimi. La facciata settecentesca, invece, presentava uno schema ondulato molto originale, caratterizzato da un coronamento circonflesso e presente in città solo nella coeva chiesa di Santa Maria del Suffragio. L’attuale facciata, opera del RICCOBONI, si presenta invece grezza e caratterizzata da un oculo posto in asse con il portale principale e due monofore laterali appartenenti addirittura alla prima fase costruttiva del complesso e riportate in auge con il restauro novecentesco. L’interno è a sala unica di forma ellittica, con l’unico elemento eccentrico dato dalla cappella absidale. Lo stile riprende quello delle aquilane chiese di Santa Caterina e di San Luigi oltre che della Cappella delle Grazie nella romana San Rocco. Paraste d’ordine corinzio definiscono poi quattro cappelle laterali ai quattro angoli dell’aula, ornate da stucchi dorati e sormontate da balconcini.

INTERNO dell’ORATORIO di San GIUSEPPE (9)



























