Il Giro delle Chiese

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CHIESA di Santa MARIA in PIANO – LORETO APRUTINO (PESCARA)

La Chiesa si trova fuori il centro, ed è ad aula unica. E’ uno dei monumenti più interessanti del paese. Fu costruita nel IX secolo circa sopra il tempio di Giano. Subentrata nella diocesi di Penne fu restaurata con un bel ciclo di affreschi quattrocenteschi, e ulteriormente ampliata in epoca rinascimentale, nel 1558. Furono apportati interventi sul Portale principale, con la costruzione di uno laterale  (3), l’aggiunta dell‘Abside poligonale, coperto da una volta a spicchi e sovrastato da un tiburio cilindrico con il Cupolone, e infine il Portico/Pronao della facciata, nonché il Campa-nile di Antonio da Lodi, in stile medievale nella parte inferiore e rinascimentale nella parte supe-riore, con decorazioni policrome in maiolica. 

Chiesa di Santa MARIA in PIANO: Si trova fuori il centro, ed è ad aula unica. E’ uno dei monumenti più interessanti del paese. Fu costruita nel IX secolo circa sopra il tempio di Giano, in possesso dell’abate Bertario di Montecassino. Ne secoli successivi fu contesa tra Montecassino e l’abbazia di San Bartolomeo di Carpineto, fino a quando non subentrò nella diocesi di Penne, e fu restaurata con un bel ciclo di affreschi quattrocenteschi, e ulteriormente ampliata in epoca rinascimentale, nel 1558 per volere dell’abate Umbriani. Furono apportati interventi sul Portale principale, con la costruzione di uno laterale  (3), l’aggiunta dell‘Abside poligonale, coperto da una volta a spicchi e sovrastato da un tiburio cilindrico con il Cupolone, e infine il Portico/Pronao della facciata, nonché il Campanile di Antonio da LODI, il campanile è a sezione quadrata, in stile medievale nella parte inferiore e rinascimentale nella parte superiore, con decorazioni policrome in maiolica. Il Portale del 1559 immette nella navata unica rettangolare in stile gotico, divisa in 5 campate da una sequenza di archi a sesto acuto. In corrispondenza di ciascun arco sono presenti lesene di rinforzo sulle pareti esterne. La copertura è a capriate con mattonelle in ceramica a vista. Il pavimento è in cotto, e le finestre e la porta laterale del cinquecento hanno parzialmente distrutto le pitture esi-stenti, risalenti ai primi decenni del XV secolo. N.B.: di Antonio da LODI si ricordano, tra gli altri, i seguenti campanili: – Duomo di Atri (Cattedrale di Santa Maria Assunta); – Ex Chiesa di Sant’Agostino (Atri); – Santuario di Sant’Agnese (Corropoli) – Chiesa di Santa Maria in Platea (Campli); – Cattedrale di San Giustino (Chieti), Chiesa di Sant’Agostino (Penne); …  Uno degli aspetti salienti della Chiesa è rappresentato dal ciclo di affreschi suggestivi; la Chiesa sembra essere stata predisposta sin dall’inizio per accogliere gli affreschi. I dipinti, realizzati nell’arco del XIV secolo e della prima metà del XV secolo, sono divisi in 3 episodi principali: Il Giudizio Universale, Le Storie della Vergine e di Cristo e infine Le Storie di San Tommaso. Vi sono vari altri affreschi votivi distribuiti sulle pareti dell’aula.

Il Giudizio Universale segue una doppia linea di lettura, dal basso verso l’alto, e da destra verso sinistra. Sul primo asse si incontrano San Francesco d’Assisi, San Domenico e Sant’Agostino inginocchiati ai piedi degli strumenti della Passione, sopra i quali campeggia Cristo in Maestà dentro una mandorla, retta da quattro angeli in volo. In basso a sinistra dell’asse centrale si trova una scena rara, il cosiddetto “Ponte del Capello“, raffigurante al di sopra di un fiume di pece un ponte che si restringe fino a diventare della consistenza di un capello sottile: solo poche anime che riescono ad attraversarlo sono accolte da un angelo traghettatore; la scena potrebbe essere stata ispirata alla filosofia dello zoroastrismo. L’angelo è San Michele Arcangelo, mentre pesa le anime, insolitamente vestito di abiti bizantini, con la tonsura; alle sue spalle si trova il giardino paradisiaco con la Torre del Paradiso, con San Pietro che custodisce le chiavi d’ingresso, affiancato da Tre Patriarchi. Sulla parete destra dell’affresco doveva esserci il Giardino delle Delizie, con la rappresentazione dell’Inferno con i dannati, dove rimane visibile un frammento di leone. Sul secondo livello ci sono sempre San Francesco, San Domenico e Sant’Agostino in ginocchio, con schiere di beati del Vecchio e Nuovo Testamento, affiancati da cinque angeli musici. Da oltre un secolo il grande Giudizio finale, dipinto su una preesistente decorazione pittorica, è al centro di un dibattito che coinvolge vari aspetti della sua analisi ed interpretazione: iconografia, datazione, paternità. Il primo interrogativo su cosa rappresenti questa pittura murale è ancora oggi motivo di divisione, separati fra il partito di coloro che ritengono si tratti di un giudizio universale e quello che invece lo interpreta come giudizio particolare: a conciliare le due fazioni è giunta l’interpretazione fornita da Marighetto il quale, con solide argomentazioni, sostiene che si tratti di una Visione dell’Oltretomba cui sono stati aggiunti elementi desunti dalle scene di Giudizio.

La raffigurazione dell’Inferno, scomparso a causa dell’aggiunta dell’organo nel XVII secolo, del Purgatorio e del Paradiso, deriverebbe dalla lettura della Visione dell’Oltretomba del frate Alberico da Settefrati che tanta influenza ebbe sulla cultura mistica dei secoli XII-XIV.

La monumentale raffigurazione è suddivisa in tre registri, tutti ugualmente densi di contenuti iconografici e spirituali.

Nel registro inferiore, all’estrema sinistra è collocata la Porta del Paradiso presidiata da San Pietro: coloro che la attraversano hanno superato la prova del “Ponte del Capello”, che diventa sottile al passaggio degli iniqui, che così cadono nel fiume del Purgatorio, ma si lascia attraversare dai giusti e sono stati “pesati” da San Michele che tiene fra le mani la bilancia; usciti dal Purgatorio possono così accedere ad un Giardino delle delizie ricco di alberi e frutti. Nel registro superiore trova spazio al centro la cosiddetta Etimasia, l’adorazione del trono vuoto davanti al quale stanno i santi Francesco, Domenico ed Agostino: su di esso svetta una croce circondata dagli strumenti della Passione del Cristo, preludio del Giudizio finale, che fa da asse mediano alla distribuzione delle schiere dei Beati. Nell’ultimo registro, un Cristo in trono, all’ interno di una mandorla di luce è al centro della cosiddetta Deesis, la preghiera di intercessione di Maria e San Giovanni Battista, presso il Giudice. I due quesiti successivi: chi ha realizzato la grande pittura parietale ed in quale momento costitui-scono due nodi critici assai rilevanti; giunti ormai all’idea condivisa che la “Visione” sia stata eseguita intorno agli anni ‘20 del XV secolo, rimane meno netta la definizione della personalità del maestro che guidò il cantiere pittorico lauretano. Gli studi più recenti condotti intorno a quest’ultima personalità partono dal riconoscimento dell’intervento del cosiddetto Maestro di Offida  (prende il nome dall’aver realizzato gli affreschi absidali della chiesa di Santa Maria della Rocca nel borgo marchigiano di Offida  di Ascoli Piceno) nell’esecuzione del ciclo  con Storie mariane e cristologiche, nella terza cappella destra di Santa Maria del Piano a Loreto Aprutino: giunto in Abruzzo con la sua bottega egli lasciò che un suo stretto collaboratore, pure attivo con lui nel cantiere di Offida, conducesse i lavori sulla controfacciata e dunque l’esecuzione dell’intera “Visione dell’Oltretomba”. Si è parlato così in anni recenti di un “Maestro del Giudizio di Loreto Aprutino” per il quale è ancora in via di riconoscimento un più certo catalogo delle opere. Superando ogni possibile perplessità di carattere stilistico o relativa all’attribuzione, la chiesa di Santa Maria del Piano va riconosciuta come un “Tesoro d’Abruzzo”, un luogo fisico, in cui culture diverse architettoniche, artistiche, religiose si incontrano e danno luogo ad un complesso unico e di rara bellezza.

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