Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

ABBAZIA di San CLEMENTE al VOMANO – GUARDIA VOMANO (Frazione di NOTARESCO)

La chiesa di San Clemente al Vomano, già esistente al IX secolo, si trova a Guardia Vomano (Notaresco) accanto al cimitero del paese ed è uno dei monumenti più importanti della Valle delle Abbazie e uno degli edifici medievali più conosciuti d’Abruzzo. Il cenobio benedettino di cui era parte fondamentale venne fondato nella seconda metà del IX secolo per volere della famiglia imperiale e donato alle dipendenze dell’omonima abbazia di San Clemente a Casauria (Pe). L’edificio che vediamo oggi è frutto di una riedificazione risalente all’inizio del XII secolo e successiva ad una precedente distruzione.

Abbazia di San CLEMENTE al VOMANO:

La chiesa di San Clemente al Vomano, già esistente al IX secolo, si trova a Guardia Vomano accanto al cimitero del paese ed è uno dei monumenti più importanti della Valle delle Abbazie e uno degli edifici medievali più conosciuti d’Abruzzo. Il cenobio benedettino di cui era parte fondamentale venne fondato nella seconda metà del IX secolo per volere della famiglia imperiale e donato alle dipendenze dell’omonima abbazia di San Clemente a Casauria (Pe). L’edificio che vediamo oggi è frutto di una riedificazione risalente all’inizio del XII secolo e successiva ad una precedente distruzione. L’Abbazia si presenta nell’aspetto che le fu dato nella prima metà del Millecento, quando fu completamente ristrutturata. La sua nascita è però più remota, poiché la tradizione ricorda che l’edificio fu voluto da Ermengarda, figlia di Ludovico II Imperatore, all’incirca fra l’870 e l’890. Nel XII secolo l’Abbazia di San Clemente, con l’annesso monastero, dipende dall’ Abbazia di San Clemente a Casauria. L’interno a 3 navate suddivise da pilastri termina con 3 absidi, il soffitto è a semplici capriate lignee. Tra le colonne in laterizio si distingue una grande colonna in pietra scanalata (2’), evidente elemento di recupero proveniente da un vicino edificio di epoca romana. Parte del pavimento è stato sostituito con lastre di vetro per rendere visibili i resti di una precedente costruzione (non meglio identificato) che insisteva sullo stesso sito. Tra gli affreschi abbiamo: una natività (11), purtroppo mal conservata; nella controfacciata di sinistra, una edicola affrescata (16) (con affreschi trecenteschi e un frammento di affresco duecentesco) con una Madonna della Misericordia, due santi e (nel sottarco) Cristo tra il tetramorfo, ovvero i simboli dei 4 evangelisti. Ai lati della parte più alta della scalinata che conduce al presbitero vi sono 2 affreschi seicenteschi raffiguranti un Ecce Homo (14) e un Trionfo della Morte (13). L’affresco più significativo della chiesa si trova su un pilastro della navata di sinistra, una Madonna con Bambino databile alla seconda metà del XIII secolo forse di Gentile da Rocca, maestro molto attivo nell’Abruzzo aquilano. Una pregevole (nella Cripta 17) scultura lignea (18) policroma del primo Trecento raffigura San Clemente papa del XIII secolo. E’  visitabile rivolgendosi al custode in via S. Clemente n. 10, a 30 metri dalla chiesa, in direzione di Guardia Vomano, oppure a Don Adriano 351-8710104.

Come l’abbazia di San Clemente a Casauria, questa abbazia è un esempio di rigore e semplicità benedettina, ma anche di preziosa eleganza e di meditato confronto con l’arte classica. La tradizione popolare vuole che la chiesa sia stata un regalo di Ermengarda, figlia dell’imperatore Ludovico II. L’architetto che sovrintese i lavori fu Guiscardus, il cui nome comcompare inciso l’archi-volto. L’interno a 3 navate suddivise da pilastri termina con 3 absidi, il soffitto è a semplici capriate lignee. Tra le colonne in laterizio si distingue una grande colonna in pietra scanalata (2’), evidente elemento di recupero proveniente da un vicino edificio di epoca romana. Parte del pavimento è stato sostituito con lastre di vetro per rendere visibili i resti di una precedente costruzione (non meglio identificato) che insisteva sullo stesso sito. Tra gli affreschi abbiamo: 

– una natività (11), purtroppo mal conservata, nella controfacciata di sinistra;

– una edicola affrescata (16) (con affreschi trecenteschi e un frammento di affresco duecentesco) con una Madonna della Misericordia, due santi e (nel sottarco) Cristo tra il tetramorfo, ovvero i simboli dei 4 evangelisti;

– ai lati della parte più alta della scalinata che conduce al presbitero vi sono 2 affreschi seicenteschi raffiguranti un Ecce Homo (14) e un Trionfo della Morte (13).

–  L’affresco più significativo della chiesa si trova su un pilastro della navata di sinistra, una Madonna con Bambino databile alla seconda metà del XIII secolo forse di Gentile da Rocca, maestro molto attivo nell’Abruzzo aquilano.

Abbiamo, inoltre, una pregevole scultura lignea (15) policroma del primo Trecento raffigura San Clemente papa del XIII secolo, in restauro.

Nella CRIPTA (17) un busto di San Clemente (18).

CIBORIO: costruito tra gli anni 1140 e il 1150. Per la sua artistica eleganza è considerato tra i più monumentali e antichi tra quelli dell’arte romanica in Abruzzo. Fu interamente realizzato e firmato dalla bottega di Ruggero e Roberto, padre e figlio, e reca scolpita sul fregio la frase: «PLVURIBVS EXPERTVS FVT IC CVM PATRE ROBERTV (…) ROGERIO DVURAS REDDENTES ARTE FIGVRAS». Da ciò si deduce che il maggior artefice dell’opera fu il figlio Roberto aiutato dal padre Ruggero. Si eleva solenne davanti all’abside centrale della chiesa a copertura dell’altare maggiore. Le decorazioni danno parvenze di arti islamiche e bizantine armonizzate dai maestri esecutori. Il materiale impiegato per la realizzazione del manufatto è semplice terracotta, molto duttile, che, con semplice scalfitura, ha consentito di dar vita a ricche decorazioni, molteplici trafori, intrecci geometrici con figure antropomorfe e zoomorfe. L’intero baldacchino si sviluppa da una pianta rettangolare con volta “ellissoidale” sostenuta da 4 colonnine di calcare che terminano con capitelli uguali due a due. I posteriori sono di gusto corinzio, gli anteriori hanno la forma di tronchi di piramidi rovesciate con sculture che affiorano tra foglie di palma. La porzione dei frontali è costituita dalla congiunzione di due archi accostati a ferro di cavallo, pensili nel mezzo, che nel punto più basso di unione mostrano due piccole teste di animali. Sovrastano la composizione ovoidale due tamburi ottagonali appoggiati, l’uno sull’altro, al di sopra del perimetro d’imposta. Essi hanno di diverse misure e sono disposti in modo che gli spigoli del superiore coincidano con il centro dei lati di quello inferiore, che è di maggiori dimensioni. Entrambi hanno il decoro di un piccolo porticato. Il tamburo più grande è traforato con colonnine e archetti incrociati; il più piccolo ha colonnine binate e archetti semplici che racchiudono un motivo floreale al loro interno. La sommità si arricchisce di una modesta copertura piramidale che termina con 4 elementi decorativi riuniti al centro dove era alloggiato il Divino Agnello. Nella porzione di spazio interna al ciborio è stato riposizionato lo stemma araldico della famiglia aquilana dei Branconio cui appartenne Girolamo Branconio, abate nell’anno 1605.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>