A Vasto esistono due chiese di San Lorenzo Martire, una piccola (antica cappella rurale) costruita nel 1524 e rifatta nel 1786 dai conti Tambelli; attualmente la chiesetta è completamente decadente e non in uso (c’è un progetto di restauro) e la seconda edificata nel 1956 su disegno dell’architetto Vincenzo FASOLO di Roma. Opere artistiche esistenti: tre affreschi (1990) sull’abside del vastese Prof. Minerva Ennio (vivente), raffiguranti la vita di Gesù e il Crocifisso in resina (1999) del vastese Antonio Di Spalatro (vivente). La Chiesa dell’Annunziata è di antichissima origine e merita una visita. Le chiese sono ubicate via S. Lorenzo, nella omonima contrada.

Come già detto, esistono due chiese di San Lorenzo Martire, una piccola (antica cappella rurale) costruita nel 1524 e rifatta nel 1786 dai conti Tambelli; attualmente la chiesetta è completamente decadente e non in uso (c’è un progetto di restauro) e la seconda edificata nel 1956 su disegno dell’architetto Vincenzo FASOLO di Roma. Opere artistiche esistenti: tre affreschi (1990) sull’abside del vastese Prof. Minerva Ennio (vivente), raffiguranti la vita di Gesù e il Crocifisso in resina (1999) del vastese Antonio Di Spalatro (vivente). La nuova chiesa di San Lorenzo venne costruita negli anni 1954/56 su progetto del celebre architetto Vincenzo Fasolo, un leader della “Scuola romana” di architettura; nato a Spalato (1885), laureatosi a Roma, dove operò e morì nel 1969, ha realizzato pregevoli opere d’arte, a Roma soprattutto (Ponte Duca d’Aosta), Liceo Mamiani, Fabbrica di S. Pietro, etc.), a Grosseto (Palazzo del governo), a Catanzaro (Cattedrale), a Ostia (Municipio), e così via; è lui che ha “marcato” l’architettura italiana della prima metà del Novecento, anche San Lorenzo a Vasto ne dà un valido esempio. Infatti, basta dare un’occhiata alla facciata della chiesa per cogliere la linearità, la geometrica armonia, con il “colore amico, caldo” dei mattoni; è un esempio d’arte unico a Vasto, e la sua “poetica costruttiva” ci riporta a Roma, alla Basilica Madre di “San Lorenzo fuori le mura”. Opere sacre di Cesare GIULIANI do-nate alla chiesa. Il pittore, nativo di L’Aquila ma vastese di adozione dona alla chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire in Vasto: “Il Cenacolo”- 2018 – olio su tela – cm. 400×200, preziosa e imponente opera sacra di 4 metri, benedetta sabato 14 aprile 2018 da Sua Eminenza Cardinale Edoardo Menichelli.“Il Martirio di San Lorenzo” – 2012 – olio su tela – cm 200×260, benedetta sabato 8 dicembre 2012 dall’Arcivescovo mons. Bruno Forte.

La vita di San Lorenzo: Della vita di Lorenzo, si sa che era originario della Spagna e più precisa-mente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei. Ancora giovane, fu mandato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; lì conobbe il futuro papa Sisto II. Questi, che era originario della Grecia, insegnava in quello che era, all’epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati. Tra maestro e allievo iniziò un’amicizia e una stima reciproca. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma. Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, che beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove. Il marti-rio: Al principio di agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, ordinando che tutti i vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte: «Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur» (san Cipriano, Epistola lxxx,1). L’editto fu eseguito immediatamente in Roma. Sorpreso mentre celebrava l’Eucaristia nelle catacombe di San Callisto, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi, tra i quali Innocenzo; quattro giorni dopo fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni. Non si è certi se egli fu bruciato con graticola messa sul fuoco ardente. Secondo un’antica “passione“, raccolta da sant’Ambrogio, San Lorenzo fu bruciato sopra una graticola: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. Ma gli studi considerano leggendaria questa tradizione. L’imperatore Valeriano non ordinò torture. Si può ritenere che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II, Cipriano e tanti altri. Il corpo viene deposto poi in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino costruirà una basilica, poi ingrandita via via da Pelagio II e da Onorio III; e restaurata nel XX secolo, dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.















La Tradizione delle stelle cadenti: La notte di San Lorenzo (10 agosto) è tradizionalmente associata al fenomeno delle stelle cadenti, considerate evocative dei carboni ardenti su cui il santo fu martirizzato. In effetti, in quei giorni, la Terra attraversa lo sciame meteorico delle Perseidi e l’atmosfera è attraversata da un numero di piccole meteore molto più alto del normale. Il fenomeno risulta particolarmente visibile alle nostre latitudini in quanto il cielo estivo è spesso sereno. Celebre la poesia di Giovanni Pascoli, che interpreta la pioggia di stelle cadenti come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo: X Agosto.

Chiesa della S.S. ANNUNZIATA:
In via Anelli, risulta edificata già nel XV secolo, quando esisteva una chiesetta annessa a un ospedale per gli infermi, di proprietà dei Padri Domenicani. Nel 1566 la chiesa diventò uffi-cialmente sede della Confraternita dell’Annunziata, che provvide ad ampliare la chiesa, do-tandola di un chiostro con la cappella privata della famiglia d’Avalos. L’ospedale era retto dalla Congrega, come risulta da un documento del notaio Colonna del 22 gennaio 1795. Nel 1520 Rodrigo d’Avalos convinsero il padre Giovanni Battista di Chieti a trasferirsi a Vasto, donandogli il governo della chiesa e i beni delle rendite, e la donazione avvenne il 22 ottobre 1523 con firma di Alfonso d’Avalos. L’ospedale fu trasformato in monastero con scuola di noviziato: la primitiva estensione corrispondeva alle due strade parallele di via Anelli e via San Francesco, ma la chiesa venne più volte ristrutturata, consacrata nel 1543, denominata popolarmente Annunziata Maggiore per differenziarla dalla cappella dell’Annunziata (o di San Gae-tano) situata in zona Santa Maria Maggiore. Dopo la devastazione turca del 1566, la Confraternita riparò la chiesa, nel 1576 il Marchese d’Avalos, Priore della Confraternita, eliminò alcuni altari, tra cui quello della Madonna del Carmine, facendone costruire uno nuovo dedicato a Gesù. Nel 1577 i padri domenicano tenevano ancora la scuola di noviziato, nel 1610 vi si svolsero importanti seminari e convegni ecclesiastici. Nel 1755 la chiesetta venne arricchita con un altare con l’immagine della Vergine, delle statue della Madonna e di San Michele, di un organo e due campane. Nel 1809 il convento fu soppresso per le leggi napoleoniche, e il barone Giuseppantonio Rulli acquistò il convento per trasformarlo in residenza signorile, fondendolo con quello della chiesa di Santa Filomena, già Collegio della Madre di Dio. La chiesa attuale ha un unico altare e navata unica, una facciata assai semplice, con il portale cinquecentesco, le statue votive della Vergine e di San Michele, la tela dell’Annunziata presso l’altare e un arredo stilistico tardo barocco.











