Il Giro delle Chiese

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MODENA: DUOMO/CATTEDRALE di Santa MARIA ASSUNTA in Cielo e San GEMINIANO – 1° PARTE

La cattedrale metropolitana di Santa MARIA ASSUNTA in Cielo e San GEMINIANO (1099 D.C.) è il principale luogo di culto della città di Modena, chiesa madre dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola. E’ un capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall’architetto Lanfranco.

La cattedrale metropolitana di Santa MARIA ASSUNTA in Cielo e San GEMINIANO (1099 D.C.) è il principale luogo di culto della città di Modena, chiesa madre dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola. Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall’architetto Lanfranco nel sito del sepolcro di san Geminiano, patrono di Modena, dove in precedenza, a partire dal V secolo, erano state già erette due chiese. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo ricoperta da una lastra di pietra e sorretta da colonne di spoglio. Il sarcofago, custodito entro una teca di cristallo, viene aperto ogni anno in occasione della festa del santo stesso (31 gennaio) e le spoglie del santo, rivestite degli abiti vescovili con accanto il pastorale, vengono esposte alla devozione dei fedeli. A fianco della cattedrale sorge la Torre campanaria detta la Ghirlandina. Nell’aprile del 1934 papa Pio XI l’ha elevata alla dignità di basilica minore. Il Duomo di Modena, con la Torre Civica e la Piazza Grande della città, è stato inserito dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umani-tà dall’UNESCO.

All’esterno l’articolazione dello spazio riflette quella interna, una teoria di loggette ad altezza di “matroneo“, cinge tutto il perimetro del Duomo, racchiuse da arcate cieche. Questo motivo dà ritmo all’edificio scandendo l’articolazione dello spazio con un gioco di chiaroscuri. A seguire: PORTALE MAGGIORE (1)

La facciata è a salienti che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture. Il centro è dominato dal portale maggiore, sovrastato da un protiro a 2 piani con un’edicola dalla volta a botte. Il protiro è retto da due leoni stilofori (cioè reggenti una colonna ciascuno) di epoca verosimilmente antica (forse copie di sculture romane). Viene qui ripresa l’allegoria tipicamente greca che faceva della colonna un simbolo dell’uomo: la colonna è posta infatti sopra il leone e sormontata a sua volta dal protiro tridimensionale, che rappresenta la Trinità. Ciò voleva significare che l’uomo è un essere intermedio, a metà strada tra Dio e l’animale. Questo motivo di derivazione classica si ripete poi tutt’intorno all’edificio. Lo stesso modello è ripreso anche nella Porta Regia sul fianco. I portali non presentano lunette, mentre sono decorati da sculture gli altri elementi. Numerosi rilievi, tra i quali i 4 celebri pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo, decorano la facciata. Questi rilievi sono posti al di sopra dei portali laterali e a fianco di quello centrale, sono suddivisi in dodici parti, che vanno dalla rappresentazione di Dio in una mandorla fino al diluvio universale. Il grande rosone venne aggiunto nel XIII secolo assieme ai due portali laterali, che comportarono lo spostamento dei pannelli di Wiligelmo.

Portale Maggiore (1): All’officina di Wiligelmo si devono anche la maggior parte delle sculture colloca-te  sulla facciata, raffigura-zioni sacre e profane, celestiali e mostruose: riassumono l’intero mondo spirituale dell’uomo medie-vale, la fede, le speranze, i timori, le certezze e i dubbi. Ma la grande arte di Wiligelmo si esplicitò nella decorazione del Portale Maggiore, dove, con primi-tiva ma potente espressi-vità, egli sintetizzò la visione del mondo dell’uomo del suo tempo.

Fra intricati viluppi vegetali che evocano il bosco, luogo considerato temibile ed insidioso che simboleggia la vita umana, abitano esseri mostruosi di ogni genere, immagini del peccato che costantemente minacciano il cammino spirituale dell’uomo. Di qui la lotta che oppone il credente a una folla selvaggia di leoni, draghi, centauri: mostri desunti dai repertori dell’antichità e dai bestiari medievali. Ma se il viaggio della vita è un difficile percorso, la meta è la Salvezza: scene liete di vendemmia evocano la “vigna del Signore”. All’interno degli stipiti vi sono figure di Patriarchi e Profeti, che annunciano la venuta di Cristo, sottolineando il significato simbolico della Porta della Chiesa, la quale è crinale tra due condizioni: quella dei fedeli radunati all’interno, salvi, e quella di chi è fuori, possibile preda del demonio. Rimane ancora ineguagliata, dopo nove secoli, la toccante espressività dei Rilievi della Genesi, scolpiti da Wiligelmo su grandi lastre di pietra, anch’esse di reimpiego. Le vicende di Adamo ed Eva, di Caino ed Abele, dell’arca di Noè conservano ancora oggi, intatte, una forte intensità, una inusuale carica espressiva e una straordinaria capacità narrativa.

PORTE LATERALI: Notevoli sono le porte laterali, una sul fianco sud nella piazza Grande e una su quello nord. La Porta regia non esisteva nel Duomo di Lanfranco ed è opera dei Maestri Campionesi, databile fra il 1209 e il 1231 mentre si svolgevano anche i lavori nel presbiterio. Presenta all’esterno alcuni gradini ed è di marmo rosa, diverso dal colore bianco della superficie del Duomo. Minore, rispetto alle altre porte, è la sua decorazione scultorea, mentre molto maggiore è la sua imponenza architettonica: a strombo, delimitato da una serie di colonne tutte diverse, di cui le 2 prime di diametro maggiore sono sorrette da 2 grandi leoni stilofori, spoglie antiche recuperate da un edificio di epoca romana, che stringono la preda fra le zampe e rappresentano nell’iconografia medioevale la lotta fra il diavolo e l’uomo o fra questo e Dio. Il tutto è sormontata da un imponente protiro. La più piccola Porta dei Principi è ornata nell’architrave da un bassorilievo raffigurante episodi della vita di San Geminiano. Sullo stesso lato sporge un pulpito opera del 1500-1501 di Giacomo da Ferrara e Paolo di Giacomo che ha sulla cassa i simboli degli Evangelisti. Sul fianco settentrionale, in via Lanfranco, si trova la Porta della Pescheria, sormontata dal protiro retto da due colonne su leoni stilofori, che ha negli stipiti bassorilievi ispirati ai dodici mesi dell’anno e tralci vegetali abitati da animali reali e fantastici. La torre campanaria di tipo lombardo è indipendente.

La Porta dei Principi del Duomo di Modena è collocata in corrispondenza della quinta arcatura del lato sud, partendo dallo spigolo della facciata. Si chiama così perché da quest’ingresso entravano i “principiati”, ovvero coloro che dovevano essere battezzati alla fonte battesimale. Oggi Porta dei Principi è anche Porta Santa. La sua struttura ricalca quella del Portale maggiore, con stipiti, archivolto e architrave scolpiti, inquadrati da un protiro a due piani sorretto da colonne poggianti su leoni stilofori. La datazione di questa porta è stata fissata in stretta contiguità con i lavori della facciata, ossia agli anni 1106 – 1110 circa. Il 13 maggio 1944 un bombardamento colpì questa parte della Cattedrale di Modena: l’affresco nel vano superiore del protiro andò completamente distrutto, il protiro crollò e furono in più parti lesionati l’archivolto modanato che incorniciava il tralcio, il leone di destra e i capitelli.

Nell’architrave compaiono invece, suddivisi in sei riquadri, alcuni episodi della vita del santo patrono Geminiano e, sulla faccia inferiore, l’immagine dell’agnello mistico sorretta da due angeli e fiancheggiata dalle figure di San Paolo e di San Giovanni Battista. La storia del santo segue da vicino la versione della cosiddetta “Vita longior”, racconto agiografico del secolo XI che narra come San Geminiano venisse chiamato alla corte dell’imper-atore Gioviano e qui riuscisse a salvarne la figlia sconfiggendo il demonio: le scene sono commentate da iscrizioni in versi latini.

La Regia di Piazza, impropriamente detta “Porta Regia” (regia è un termine deri-vato dal latino medievale che nella sua trasposizione volgare mantenne il significato di “porta principale della chiesa”) fu aperta agli inizi del Duecento nella parete meridionale, sulla sesta arcata da est, che fu così cancellata dall’addossamento del grande protiro, insieme a porzioni delle arcate adiacenti. Queste non furono comunque distrutte, ma ricollocate con i relativi capitelli al fianco della Porta. La porta si distacca profondamente da tutti gli altri ingressi dell’edificio: la Regia, in marmo e pietra di Verona, abbandona la tradizione lanfranchiana dell’austero portale con semplici stipiti scolpiti, architrave e archivolto collocati in superficie con la parete conformandosi invece, alla tradizione lombarda, secondo il modello del portale strombato con cordonature multiple a sezione alterna cilindrica e quadrata, preceduto da protiro. Pur essendo la porta più riccamente decorata del Duomo, è quella che contiene meno sculture. Negli strombi si trovano moduli ornamentali già applicati nell’edificio di Lanfranco, come le fasce a pelte, che si alternano a colonne tortili, scanalate o decorate a rombi, entro cui sono inseriti elementi zoomorfi. Il fregio, un rigo-glioso tralcio di vite, carico di grappoli, che scorre sopra il liscio architrave, è simile alle cornici del pontile e del rosone. Al centro di questa cornice fogliata che si prolunga sopra i capitelli all’imposta dell’archivolto strombato, è scolpita la testa di un vitello dal pelo ricciuto.

I capitelli degli stipiti presentano figure di animali reali e fantastici. I due leoni che sostengono le colonne del protiro sono raffigurati nell’atto di divorare la preda. A differenza della funzione statica esercitata dei leoni stilofori del Portale maggiore e della Porta dei Principi, di questi leoni campionesi, risulta valorizzata, nella grandiosità dei loro volumi, la funzione architettonica. Considerando i due piani del protiro si riscontra uno spiccato gusto per la variatio: colonne cilindriche si alternano a colonne poligonali e a fasci di quattro colonnette annodate, senza nessun rispetto per la più semplice regola di simmetria. Il piano superiore del protiro, ab-bandonata la forma a edicola del modello lanfranchiano, si presenta come una vera e propria loggia monumentale, scandita da 3 serie di archi sorrette da colonnine con capitelli di derivazione corinzia e, in due casi, con aquile araldica-mente stilizzate. L’affinità di questi capitelli con quelli della torre Ghirlandina e con l’assetto duecentesco del pontile è stata più volte evidenziata. La scultura antica di un leone montata al colmo degli spioventi completa l’arredo del portale.

(dopo) Porta della Pescheria sul Nord (4), il cui nome deriva dalla presenza di una pescheria nelle immediate vicinanze, si apre nella quarta arcata da est, sul lato setten-trionale della Cattedrale. Il portale è formato da 2 stipiti sormontati da un architrave e da un archivolto non coerenti tra loro. L’incongruenza tra lunghezza dell’architrave e diametro dell’archivolto segnala, insieme al netto stacco formale nel raccordo tra gli stipiti e l’architrave, i rimaneggiamenti che hanno coinvolto nel corso dei secoli l’architettura della Porta originaria. Si è tuttavia ipotizzato che l’intero portale sia opera di un solo scultore, il Maestro di Artù, un artista dai “modi borgognoni”, distinto da Wiligelmo. 

Nello stipite di sinistra, troviamo a partire dal basso: un quadrupede, La Volpe e l’Aquila, La Volpe e la Cicogna, Il Leone e l’Avvoltoio, la Manticora (belva immaginaria del lontano Oriente), un ignudo con copricapo seduto, nell’atto di afferrare una foglia. Specifiche rispondenze orizzontali si stabiliscono con lo stipite destro dove,  a partire dal basso, si sovrappongono: La Volpe e il Gallo confessore, La Volpe e il Nibbio confessore, La Volpe finta morta, il Leone e il Basilisco, la Manticora (un essere con la testa umana, il corpo da leone e la coda da scorpione), un ignudo con copricapo, seduto nell’atto di portare una mano alla bocca. Il netto stacco formale denunciato nel raccordo tra gli stipiti e l’architrave non interrompe, comunque, l’unità tematica del programma iconografico degli stipiti esterni. Partendo da sinistra nel registro orizzontale si inseriscono: una Nereide che cavalca un tritone; il Funerale della volpe; un motivo aniconico che interrompe la sequenza istoriata ovvero una croce inscritta in un complesso sistema a intreccio; due Ibis; la Storia del lupo e della gru.

Sulla faccia interna degli stipiti si snoda il ciclo dei Mesi, che non si trova a decorare, come talora accade, la facciata principale della cattedrale. Nello stipite di destra in basso l’anno comincia con Gennaio per poi riprendere con Luglio nella parte inferiore dello stipite di sinistra. Ogni mese viene rappresentato da un contadino colto in un’azione tipica della stagione. A Gennaio  taglia le setole in una gamba di un maiale; a Febbraio si scalda mani e piedi vicino al fuoco; a Marzo taglia la vite; ad Aprile al contadino si sostituisce un nobile con un fiore in mano, a segnare l’inizio della primavera; a Maggio il nobile afferra le briglie di un cavallo, ricordando che è venuta la stagione per andare in guerra; a Giugno ritorna il lavoro del contadino che impugna una grande falce. ……

La raffigurazione dell’archivolto descrive l’assalto ad un castello fortificato entro il quale, separata da una barriera di acque, una donna è prigioniera. Fuori si anima l’attacco delle schiere avversarie: tre cavalieri armati sopraggiungono simmetricamente da ciascuno dei due lati in direzione del castello. La superiorità numerica dei sei cavalieri sopraggiungenti rispetto alle tre figure maschili appartenenti al castello fortificato fa supporre l’esito dello scontro. Sulla cornice dell’archivolto sono incisi i nomi che individuano i personaggi: in corrispondenza del secondo cavaliere a sinistra vi è il nome di Artù, l’unico a mostrarsi a viso scoperto.

La chiesa è a 3 navate prive di transetto e con un presbiterio (l’area dove si trova l’altare liturgico) in posizione sopraelevata, che suggerisce la presenza della cripta. A ciascuna navata corrisponde un’abside. La copertura era anticamente a capria-te lignee e venne sostituita con volte a crociera a sesto acuto soltanto durante il XV secolo. Presenza anche di un finto matroneo che ha la funzione di alleggerire la struttura, il quale riprende il motivo della loggia percorribile all’esterno. Sopra il matroneo vi è un cleristorio molto alto per rinforzare le volte a crociera. Infine il presbiterio è rialzato rispetto alla cripta, creando un pontile realizzato da maestri campionesi. La navata centrale presenta 4 grandi campate, di lunghezza doppia rispetto a quelle nelle navate laterali (che sono quindi otto). Le pareti che separano le navate sono scandite da archi a tutto sesto, poggianti su pilastri compositi alternati a colonne, e articolate da triplici arcate nel triforio, dove si simula un matroneo inesistente ripreso da modelli carolingi e ottoniani, e strette finestre nel cleristorio, dalle quali filtra la luce. L’uso di pilastri a fascio e colonne alternati è di solito funzionale alla costruzione delle volte, perché le volte della navata centrale, più ampie e pesanti, poggiano su pilastri, mentre le volte delle navate laterali scaricano su colonne o pilastri più piccoli. Nel caso del Duomo di Modena, all’epoca della costruzione, la scelta fu puramente stilistica, essendo anticamente coperta da capriate. Esistevano comunque 4 campate già delimitate da arconi, che ancora attraversano la navata e che creavano un ritmo nella struttura parietale, sottolineato anche dalle paraste che prolungano i pilastri, dalle membrature degli archi a tutto sesto e dalle trifore.

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