Il Museo Archeologico è ospitato in edifici, restaurati, del settecento appartenenti al capitolo della concattedrale di Atri. Il museo è organizzato su tre sale. La 1° Sala è dedicata a Vincenzo Rosati, direttore della Scuola di Arti e Mestieri dell’Orfanotrofio di Atri. Nella sala sono esposti oggetti ornamentali, contenitori ed elementi architettonici decorativi. La 2° Sala è dedicata alla preistoria abruzzese con riproduzioni di utensili, strumenti da caccia ed oggetti in ceramica utilizzati tra il paleolitico e l’età del ferro provenienti dagli scavi di Colle Maralto. Nella terza sala si trovano due sepolture scavate all’inizio del ‘900 e corredi funerari femminili ed infantili risalenti al VI sec. a.C. provenienti dalle necropoli di Atri, Colle della Giustizia e Pretara.

Per visitare il Museo passiamo pe la Chiesa di santa Reparata e per il Duomo.




SAGRESTIA dei CANONICI: Per mezzo di un’artistica cancellata in ferro battuto, che si trova accanto ai resti di Sancta Maria de Hatria, si accede al locale dell’antisacrestia. In questo spazio sono presenti varie opere d’arte: prima di tutto, due vetrate (opera della ditta Camper di Atri, anni settanta) con raffigurazioni di santi, i 3 grandi cassettoni lignei e intagliati del ‘700, un lava-bo da sacrestia della fine del XIX secolo. Sopra questi cassettoni sono collocate 4 tele eseguite tra il Cinquecento e il Settecento: San Rocco, del Cinquecento-Seicento; L’Adorazione dei Pastori, della fine del Cinquecento e opera di un pittore abruzzese che riprende schemi di pittori romani e umbri; Madonna con Bambino e santi (molto deteriorata) molto probabilmente del ‘600; L’Immacolata Concezione, opera del 1780 circa eseguita secondo molti critici da Giuseppe PREPOSITI (Atri, ? – 1790 circa), tra i principali allievi di Francesco SOLIMENA. Queste tele ornavano alcuni altari barocchi oggi smantellati presenti all’interno della concat-tedrale, tranne la tela della Madonna con Bambino e Santi che proviene dalla chiesa della Madonna delle Grazie (chiesa della Cona). Interessante anche un affresco staccato dalla chiesa di san Liberatore ad Atri raffigurante la Madonna con Bambino in trono tra angeli, eseguito nel Duecento, ma molto probabilmente ritoccato e ridipinto, in alcune parti nel Quattrocento. A destra si trova uno dei tre ingressi del Museo Capitolare, il cosiddetto ingresso invernale, perché aperto durante il periodo invernale in sostituzione di quelli affacciati su via Roma e via dei Musei, aperti in estate. L’ingresso invernale, aperto anche d’estate, permette ai turisti un comodo collegamento tra la concattedrale e il museo, senza dover uscire dalla chiesa. A sinistra invece c’è l’ingresso, più stretto e appartato, della sagrestia: l’interno di questo locale, dove sono custoditi tutti i paramenti e gli oggetti liturgici ha la forma di una cappella od oratorio, cosa che però non deve sorprendere visto che spesso le sagrestie antiche hanno spesso la forma di una cappella con tanto di altare.





Tutta la Sagrestia è decorata da affreschi del XIX secolo di artisti teramani e atriani: interessante la cupola, dove vi è la raffigurazione di angeli musicanti e festanti. Sulla parete di fondo c’è un altare in legno con le raffigurazioni, le statue dei santi e le decorazioni vegetali rivestite d’oro. L’altare fu realizzato nel XVII secolo da un artista locale che riprende in più punti i soggetti dello scultore Carlo RICCIONE, il maggior scultore abruzzese del Seicento che dimorò ad Atri dal 1677 al 1692. Sulla tavola dell’altare vi sono le figure in bassorilievo di san Lorenzo e di un altro santo non identificato (capelli, graticola e bordo dell’abito di san Lorenzo rivestiti d’oro), mentre ad incorniciare le tre raffigurazioni vi sono tre satiri alati e a petto nudo (capelli, ali e barba rivestiti d’oro), che riprendono figure simili realizzate da Carlo RICCIONE a Fano Adriano. Il dossale dell’altare presenta le tipiche volumetrie barocche; la prima fascia presenta una decorazione vegetale rivestita d’oro. La parte centrale presenta 4 bassorilievi raffiguranti L’Annunciata, l’Angelo Annunciante, Maria Maddalena e Santa Reparata, i cui capelli e mantelli e le aureola (e anche il leggio per la Madonna, le ali dell’angelo, il vaso d’ungenti per la Maddalena, la palma e la città di Atri per santa Reparata) sono rivestiti d’oro. La raffigurazione dei 4 santi è incorniciata ai lati da 6 nicchie che presentano 4 figure di santi (le altre 2 sono andate perdute o rubate) a tutto tondo, scolpite nel legno, con l’abito completamente rivestito d’oro. La parte superiore presenta un’altra decorazione vegetale (più ricca di quella bassa) rivestita d’oro e, infine, tra fogliami, due putti che reggono lo stemma degli Acquaviva. Ai lati dell’altare ci sono due teche con dei pezzi di stoffa azzurra ricamata con fili dorati, il cui significato, datazione e provenienza sono ancora incerti. Vi sono infine i tre armadi, risalenti al XIX secolo, anche questi in legno e con gli stipiti rivestiti d’oro. Anche qui alcune tele: un San Michele Arcangelo del XVIII secolo, copia della più celebre tela di Guido Reni a Roma; San Carlo Borromeo, della fine del Seicento; Maria Maddalena del ‘700. Una porticina sull’altro lato della sagrestia permette l’accesso ad un piccolo locale che tramite una porticina immette nella navata sinistra della concattedrale, nei pressi della Cappella del Santissimo Sacramento.











ORDINE superiore del Chiostro: Vi si accede dalla biglietteria dove c’è una porta che immette nell’ordine superiore del chiostro. Qui sono collocati alcuni materiali lapidei databili tra il II e il XIX secolo; vi si possono notare colonne, resti di finestre, balaustre, pietre tombali, stemmi, statue ecc. provenienti da varie zone di Atri e anche da alcune chiese della città. Degni di nota sono un mosaico romano raffigurante un cavallo, resti di una finestra e di un portale gotico di inizio Duecento, le balaustre del belvedere (XIX secolo), una statua in pietra di San Giovanni Battista del XV seco-lo (proveniente dall’omonima chiesa atriana), lo stemma degli Acquaviva d’Aragona duchi di Atri (1500 circa) e soprattutto un brano musicale datato 1577 tratto da uno spartito del maestro Cesare Tudino (Atri, 1530 circa-1592) che nel Cinquecento fu noto e apprezzato maestro di cappella del Duomo di Atri. Una vera curiosità è la palla del campanile del duomo (XV secolo) con lo squarcio provocato dal fulmine nel 1996: si trovava collocata in cima alla torre campanaria, poi gravemente danneggiata a causa del fulmine e quindi sostituita da una uguale che funge da parafulmine.




Palla del campanile del duomo (XV secolo) con lo squarcio provocato dal fulmine nel 1996: si trovava collocata in cima alla torre campana-ria, poi gravemente danneggiata a causa del fulmine e quindi sostituita da una uguale che funge da parafulmine.







In fondo al Terzo LATO









La CISTERNA ROMANA: La cisterna romana viene spesso (ed erroneamente) chiamata “cripta”‘, ma non lo è mai stata pur trovandosi sotto il duomo. Si trova sotto un luogo sacro perché il duomo di Atri, come già detto, è stato costruito sulle terme romane, sotto il quale vi erano le cisterne che l’alimentavano. Se le terme furono distrutte, la cisterna rimase intatta e, anzi, nel Trecento, fu trasformata in un piccolo luogo di culto dedicato alla Madonna. Vi si accede tramite alcune scalette dell’ordine inferiore del chiostro. Davanti all’ingresso sono degne di nota un mosaico romano, alcuni materiali lapidei del XVIII secolo e una croce in legno del XIX secolo. Il portale di accesso alla cisterna è opera di maestranze abruzzesi del XII secolo. Il piano della cisterna è leggermente ribassato e quindi bisogna scendere alcune scale, accanto alle quali sono collocate alcuni materiali lapidei romani. Lungo le volte e le colonne della cisterna si trovano affreschi del XIV e XV secolo, opere delle botteghe dei più importanti artisti attivi in queste epoche nel duomo di Atri: il Maestro di OFFIDA e Antonio di ATRI. Della prima bottega sono da ricondurre gli affreschi raffiguranti Santa Margherita da Cortona, una santa regina e un Sant’Antonio abate, l’Annunciazione, Madonna con Santi, San Giovanni Battista e Santa Caterina d’Alessandria. Della bottega di Antonio di Atri sono gli affreschi raffiguranti 5 santi (San Leonardo, San Lorenzo, Sant’Antonio abate, San Giacomo il Maggiore e un santo martire) e 5 sante (Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Elena, Sant’Agnese, Santa Lucia e una santa penitente), e un affresco raffigurante San Cristoforo. Da ricondurre sempre alla bottega di Antonio, e non alla mano del maestro, è l’affresco con “Cristo in mandorla tra la Madonna e San Giovanni e committente” datato 1437 e una volta stellata con la luna, il sole e il volto di Cristo. Vi sono poi altri affreschi di fine Trecento- inizio Quattrocento, sempre di artisti abruzzesi ma non riconducibili alle botteghe dei due suddetti pittori. Nella cisterna romana si trova anche la tomba del “beato Nicola“, il cui corpo è andato però perduto, un santo molto venerato dagli atriani ma il cui culto non fu mai confermato dalla Chiesa.














