VARALLO: Riconosciuta come città d’arte, sorge lungo le rive della Sesia ed è diviso in due parti dal torrente Mastallone, suo affluente, che separa il centro storico, detto Varallo Vecchio, dalle aree più recenti. Unisce attività industriali e turistiche. È dominato dal Sacro Monte di Varallo, uno dei maggiori luoghi di culto della chiesa cattolica del Piemonte, che attira annualmente migliaia di turisti. Nell’immagine in evidenza: Trasfigurazione sul Monte Tabor. N.B.: Le fote delle Cappelle sono di Carlo Pozzoni.

(Dopo dalla 1° parte) CAPPELLA VIII: “La Circoncisione”

(Dopo) CAPPELLA IX: “Il secondo sogno di Giuseppe”. Rimasta vuota e senza apparati decorativi fino alla seconda metà del ‘500, la cappella venne allestita sul finire del secolo tenendo fede al progetto del “Libro dei Misteri” redatto dall’architetto Galeazzo Alessi (1565-1569), giunto al Sacro Monte di Varallo grazie al nobile fabbricere milanese Giacomo D’Adda. L’episodio narra la seconda apparizione dell’Angelo a Giuseppe, in sogno, che lo avverte della necessità di fuggire in Egitto per evitare la furia di re Erode, deciso a far uccidere tutti i bambini fino ai due anni di età per non essere detronizzato dal “nuovo re” annunciato dai Magi. Nel pronao si possono osservare alcune scene dipinte ispirate all’Antico Testamento, mentre all’interno della cappella sono raffigurati paesaggi e il momento successivo alla scena, la fuga in Egitto. Le sculture, in terracotta, sono opera di ignoto autore cinquecentesco mentre il gruppo della Vergine con il Bambino appartiene a Gaudenzio Ferrari.

(Dopo) CAPPELLA X: “Fuga in Egitto”. La cappella rappresenta il lungo viaggio intrapreso dalla Famiglia nel deserto per salvare Gesù dalla “Strage degli Innocenti”. Essa venne costruita e allestita secondo il progetto del “Libro dei Misteri” di Galeazzo Alessi (1565-1569). L’autore delle sculture è ignoto così come quello degli affreschi cinquecenteschi originari, poi sostituiti con gli attuali realizzati entro il 1886 da Francesco Burlazzi.

(Dopo) CAPPELLA XI: “La Strage degli Innocenti”. La cappella fu costruita grazie ai finanziamenti elargiti dal duca di Savoia Carlo Emanuele I, in visita al Sacro Monte di Varallo verso il 1584. Nel 1586 la cappella era terminata nella struttura ad opera dei fratelli D’Enrico, straordinaria bottega familiare proveniente da Alagna. L’allestimento interno si ispira al progetto del “Libro dei Misteri” di Galeazzo Alessi (1565-1569).
Le sculture, in terracotta, sono di Giacomo Paracca Bargnola di Valsolda (terminate entro il 1591) e di Michele Prestinari, scultore lombardo che si occupò della realizzazione del trono di Erode e di circa trenta sculture dei bambini tra il 1594-95. Gli affreschi furono eseguiti da Giovanni Battista della Rovere detto “il Fiamminghino” e risultano completati entro il 1590.


(Dopo) CAPPELLA XVI: “Il figlio della vedova di Nàim”. Il visitatore assiste ad uno dei miracoli compiuti da Gesù negli anni della sua predicazione: recandosi nel paese di Nàim si trova ad assistere al funerale di un ragazzo, figlio di una vedova, e lo resuscita. La cappella, terminata entro il 1583, fa parte del grande progetto di ristrutturazione del Sacro Monte ideato dall’architetto perugino Galeazzo Alessi (“Libro dei Misteri”, 1565-1569) giunto a Varallo su richiesta del nobile milanese Giacomo D’Adda, fabbriciere del complesso grazie al matrimonio con la varallese Francesca Scarognini. Gli affreschi vengono tradizionalmente attribuiti al pittore varallese Gian Giacomo Testa. Le sculture sono attribuite a Bartolomeo Badarello di Campertogno.

(Dopo) CAPPELLA XVII: “La Trasfigurazione di GESU'”. Si tratta di una delle cappelle più grandiose e scenografiche di tutto il Sacro Monte: essa fu costruita secondo il progetto del “Libro dei Misteri” dell’architetto perugino Galeazzo Alessi (1565-1569) e iniziata entro il 1572; venne però ultimata solo nella seconda metà del ‘600. L’episodio rappresenta il momento in cui Gesù, deciso a dare un messaggio di speranza e fiducia ai suoi discepoli, prende con se Giacomo, Giovanni e Pietro e si reca al monte Tabor; sotto gli occhi dei discepoli avviene la sua Trasfigurazione e Gesù appare tra Elia e Mosè. Le sculture sono attribuite al varallese Pietro Francesco Petera e a Giovanni Soldo da Camasco, mentre gli affreschi sono opera certa dei fratelli Montalto, detti “Danedi” (anni ’60-70 del ‘600).


(Dopo) CAPPELLA XVIII: “La Resurrezione di Lazzaro: L’episodio illustra il miracolo compiuto da Gesù nel resuscitare Lazzaro, morto da tre giorni. La cappella fu costruita entro il 1580 e, pochi anni dopo, era completa degli allestimenti interni. Le sculture sono attribuite a Bartolomeo Badarello di Campertogno; sul finire del secolo il vescovo Bascapè fece aggiungere altri due personaggi allo scultore lombardo Michele Prestinari.
Gli affreschi sono attribuiti al varallese Gian Giacomo Testa.

(Dopo) CAPPELLA XIX: “L’Ingresso a Gerusalemme”. La cappella XIX segna l’area di congiunzione tra la parte inferiore del Sacro Monte, inserita nel bosco, e la parte superiore, caratterizzata dal contesto architettonico della Città Santa.
La cappella fu edificata grazie al modello progettuale previsto nel “Libro dei Misteri” dell’architetto Galeazzo Alessi (1565-1569). Fu costruita tra 1578 e 1583; le sculture sono attribuite allo scultore Bartolomeo Badarello di Campertogno mentre gli affreschi sono attribuiti al varallese Gian Giacomo Testa, poi ampliati nel corso del ‘700 e dell’800 grazie a contributi di Pietro Borsetti e Giovanni Avondo. L’episodio illustra l’ingresso di Gesù in Gerusalemme su una mula, accompagnata dal suo puledro, così come Gesù chiese avvicinandosi a Gerusalemme; al suo passaggio, la folla festante lo accoglie con rami di ulivo e di palma.

(Dopo) CAPPELLA XX: “L’Ultima Cena”. Il visitatore accede alla Città Santa attraverso la monumentale Porta Aurea e subito assiste all’episodio dell’Ultima Cena: Gesù, radunati gli apostoli, consuma con loro l’ultimo pane e l’ultimo calice di vino, prima di avviarsi a compiere la sua missione salvifica. Si tratta di uno degli allestimenti più antichi che si siano conservati delle primigenie fasi di edificazione del Sacro Monte. Le sculture risalgono alla fine del ‘400 e possono essere attribuite alla bottega lombarda dei De Donati. Subì alcuni spostamenti nel corso del tempo fino a trovare l’attuale sistemazione nel 1776 con l’edificazione del portico di casa “Parella”. Gli affreschi risalgono a quell’epoca e furono eseguiti da Antonio Orgiazzi il Vecchio, autore anche di alcune stoviglie e vivande – alcune delle prime stoviglie e dei cibi vennero plasmati dal grande scultore Giovanni d’Enrico nei primi decenni del ‘600.


(Dopo) CAPPELLA XXI: “Orazione nell’Orto degli Ulivi”. L’episodio illustra il momento, molto intenso, nel quale Gesù si isola in preghiera nell’Orto degli Ulivi, poco prima di essere catturato per mano di Giuda; un Angelo gli appare porgendogli il calice. Le sculture furono plasmate dal grande Giovanni D’Enrico di Alagna entro il 1604, mentre gli affreschi, eseguiti da Antonio Orgiazzi il Vecchio, sono di poco posteriori alla costruzione del grande ed elegante portico di “Casa Parella” che venne posizionato in luogo dell’antico Orto degli Ulivi (1778). Nel 1776 Giovanni Battista Bernero, scultore alla corte dei Savoia, donò al Sacro Monte la statua che ritrae san Carlo Borromeo in preghiera. Si narra, infatti, che il santo arcivescovo di Milano, durante la permanenza al Sacro Monte, trascorresse molte ore in contemplazione proprio davanti a questo Mistero.


(Dopo) CAPPELLA XXII: “GESU’ sveglia i discepoli”. “Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione»” (Lc, 45-46). Nella cappella è illustrato il momento nel quale Gesù sveglia i discepoli, addormentati nell’orto degli ulivi. Le statue dei discepoli e di Gesù furono plasmate da Giovanni d’Enrico (1605 – 1606) e dipinte dal fratello minore Melchiorre autore, inoltre, degli affreschi alle pareti (1612).

(Dopo) CAPPELLA XXIII: “La Cattura”. “Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?» (Lc, 47-48).
Il visitatore assiste al momento della cattura di Gesù, nell’ora notturna, e senza opporre resistenza si consegna, contrariamente a quanto vorrebbero gli apostoli, nelle mani dei soldati guidati da Giuda. Non perde però occasione per rispondere ai soldati «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora». La cappella originaria venne edificata grazie al contributo del marchese del Vasto, don Alfonso d’Avalos, governatore spagnolo a Milano (1538). Le scuture, in legno, furono preparate da una bottega lombarda (1540-45). L’attuale cappella fu invece posta all’interno del Palazzo di Pilato all’inizio del secolo successivo, su richiesta del vescovo Bascapè; nel riallestimento vennero impiegate le statue precedenti e ne furono aggiunte due attribuite a Giovanni Battista Corbetta e altre cinque plasmate da Giovanni D’Enrico. Gli affreschi sono opera di Melchiorre, fratello di Giovanni e del più noto TANZIO (1619).

(Dopo) CAPPELLA XXIV: “GESU’ condotto al Tribunale di Anna”. L’episodio di “Gesù al tribunale di Anna” inaugura lo spazio della Piazza detta “dei Tribunali”, disegnata ed eretta da Giovanni D’Enrico nel corso dei lavori della prima metà del XVII secolo. Le cappelle sono ormai divenute eleganti palazzi, circondate da giardini all’italiana. Nella cappella viene rappresento il momento in cui Gesù, legato, viene condotto al giudizio del sommo sacerdote Anna. Si tratta dell’ultima cappella edificata nel Sacro Monte (1704-1740) e venne realizzata grazie alle offerte dei valsesiani residenti a Torino.
L’immagine di Anna è opera di Giovanni Battista Bernero, artista reale di casa Savoia, mentre le altre sono di Carlo Antonio Tantardini di Valsassina. Gli affreschi, realizzati negli anni ’60 del secolo, sono di Sigismondo Betti.

(Dopo) CAPPELLA XXV: “GESU’ condotto al Tribunale di Caifa”. Gesù, legato, è condotto ora davanti agli anziani e agli scribi riuniti nella sala del palazzo di Caifa. Qui viene interrogato sulla veridicità del suo essere Figlio di Dio. La cappella fu costruita sul modello previsto nel progetto del “Libro dei Misteri” di Galeazzo Alessi (1565-1569). Le statue sono di Giovanni d’Enrico (1630 crca) poi restaurate a fine ‘800 dallo scultore Giuseppe Antonini. Gli affreschi sono di Cristoforo Martinolio detto “il Rocca”, stilisticamente vicino al lombardo Morazzone.

(Dopo) CAPPELLA XXVI: “Il pentimento di Pietro”. La cappella, la più piccola di tutto il Sacro Monte, concentra l’attenzione del visitatore sulla figura penitente di Pietro il quale, durante i momenti convulsi del giudizio inferto a Gesù dopo la cattura, ricorda improvvisamente la sua predizione (“prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte”). Le statue di Pietro e del gallo sono opera di Giovanni D’Enrico (1640) e gli affreschi sono del pittore locale Cristoforo Martinolio detto “il Rocca”.




