VARALLO: Riconosciuta come città d’arte, sorge lungo le rive della Sesia ed è diviso in due parti dal torrente Mastallone, suo affluente, che separa il centro storico, detto Varallo Vecchio, dalle aree più recenti. Unisce attività industriali e turistiche. È dominato dal Sacro Monte di Varallo, uno dei maggiori luoghi di culto della chiesa cattolica del Piemonte, che attira annualmente migliaia di turisti. Nell’immagine in evidenza: Icona della Madonna dormiente nella Basilica. N.B.: Le fote delle Cappelle sono di Carlo Pozzoni.

VARALLO è un imponente complesso devozionale e artistico fondato nel XV secolo e dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Spesso definito dal celebre critico d’arte Giovanni Testori come un “Gran Teatro Montano“, ospita 44 cappelle ricche di oltre 800 statue a grandezza naturale e migliaia di affreschi. Raggiungibile dal centro anche tramite la suggestiva funivia, una delle più ripide d’Europa, fu concepito nel 1481 per ricreare i luoghi della vita di Cristo ed è il più antico e importante dei Sacri Monti piemontesi e lombardi. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie è situata alla base del percorso per il Sacro Monte, al suo interno custodisce uno spettacolare tramezzo affrescato con le “Storie della Vita e Passione di Cristo” dipinte nel 1513 dal pittore Gaudenzio FERRARI.Nel centro cittadino si trova il Palazzo dei Musei, che ospita la seconda Pinacoteca più importante del Piemonte e il Museo di Storia Naturale Pietro Calderini. L’Alpàa: Ogni anno a luglio, Varallo ospita questa famosissima fiera e mostra-mercato. Il nome deriva dall’antica festa che celebrava i pastori che scendevano a valle dagli alpeggi (la disalpa).

Il Sacro Monte di Varallo i compone di una basilica, che costituisce la stazione finale di un percorso che si snoda tra vie e piazzette, e 44 cappelle affrescate e popolate da circa ottocento statue (terracotta policroma o legno) a grandezza naturale. L’area in cui sorge fa parte di una riserva naturale della Regione Piemonte (Riserva speciale del Sacro Monte di Varallo). Nel 2012 è stato creato l’Ente di Gestione dei Sacri Monti con lo scopo di tutelare, gestire e promuovere il ricco patrimonio dei complessi. L’idea dell’edificazione di un Sacro Monte posizionato su una parete rocciosa che domina l’abitato di Varallo fu concepita nel 1481 dal frate francescano Bernardino Caimi. Verso la metà del XV secolo aveva cominciato a diffondersi, in Occidente, un forte bisogno di riprodurre i luoghi della Terra santa, verso la quale il pellegrinaggio stava diventando sempre più pericoloso a causa dei Turchi.
Nel 1491 risultavano terminate le cappelle del Santo Sepolcro, dell’Ascensione e della Deposizione (da quest’ultima proviene verosimilmente il Compianto ligneo, opera dei milanesi Giovanni PIETRO e Giovanni Ambrogio De DONATI, ora alla Pinacoteca civica di Varallo). La morte di Padre Caimi (1498/1499) non arrestò il programma di edificazione, soprattutto vista la notorietà che il Sacro Monte iniziava ad avere come meta di pellegrinaggi devozionali e l’approvazione ricevuta dal Ducato di Milano. A partire dai primi anni del XVI secolo il regista dell’impresa del Sacro Monte fu il pittore, scultore ed architetto valsesiano Gaudenzio FERRARI. Nativo di Valduggia, crebbe artisticamente con le prime realizzazioni del Sacro Monte fino a diventare protagonista del suo sviluppo; vi lavorò sino al 1528 come progettista di alcune cappelle, autore di numerose sculture (dapprima lignee, poi in terracotta) e di affreschi che, nelle cappelle, fanno da sfondo alle scene sacre. Suo è anche, a conti fatti, il lascito poetico che segnerà le produzioni artistiche successive.

Quando Gaudenzio FERRARI lasciò il Sacro Monte, il luogo aveva ormai una relativa maestosità scenica. Con la crescita dell’afflusso dei fedeli. Il programma edificatorio riprese e continuò grazie all’interessamento di altri artisti, a cominciare da allievi di Gaudenzio Ferrari come Giulio Cesare Luini, Fermo Stella da Caravaggio; e altri come Giacomo Paracca di Valsolda (l’artefice delle statue della Strage degli innocenti) e i fratelli Della Rovere detti i Fiammenghini. Negli anni 1565-68 i lavori proseguirono sotto la direzione dell’architetto Galeazzo Alessi, che concepì una nuova disposizione delle cappelle, non più su base topologica (con l’evidenza dei luoghi di pellegrinaggio Nazaret, Betlemme e Gerusalemme, com’era nel disegno iniziale di Bernardino Caimi) ma cronologica, per consentire al visitatore di seguire, di cappella in cappella, le tappe del cammino terreno di Gesù.
A partire dalla seconda metà del Cinquecento fu soprattutto San Carlo Borromeo a occuparsi della sorte del Sacro Monte. Il santo vi fece visita per ben 4 volte ed il suo carisma accrebbe ancor più il prestigio della Nuova Gerusalemme. Un sacello presso la Cappella del Sepolcro ricorda il luogo in cui il Santo amava raccogliersi in preghiera. La struttura del Sacro Monte di Varallo, data dalla basilica dell’Assunta e da 44 cappelle, è suddivisa in due zone: una prima si snoda in salita tra gli alberi di un bosco; la seconda si dispiega come una sorta di tessuto urbano di una città della Palestina al tempo di Gesù, denominata “la Nuova Gerusalemme“. Oltrepassata la Porta Aurea si transita davanti ai palazzi con porticato, posti di fronte alla basilica ed attorno alla piazza del Tempio, la piazza religiosa raggiungibile anche dalla Scala Santa, ove è posta una fontana di inizio XVI secolo i cui zampilli ricordano simbolicamente le piaghe del Signore; poco distante si trova la piazza dei Tribunali, ovvero la piazza civile, con le corti di giustizia romane ed ebraiche. Lungo il percorso si snodano le seguenti quarantacinque (compresa la Basilica) cappelle:

La BASILICA dell’ASSUNTA custodisce due immagini della Madonna. Quella tipica della chiesa orientale, con la Madonna domiente posta nello scurolo (Luogo oscuro), cripta). E l’altra della tradizione occidentale, rappresentata dalla Vergine Assunta nel coro. La basilica conclude l’itinerario religioso del Sacro Monte.

La BASILICA Venne eretta a partire dal 1614 su volere di Carlo Bascapè, allora vescovo di Novara, progettata da Bartolomeo Ravelli e di Giovanni d’Enrico e terminata nel 1713. La basilica è consacrata a Maria Assunta. Nel 1649, dopo il completamento del presbiterio e del coro, si trasportò al suo interno l’antica statua lignea della Madonna dormiente (posta attualmente nello scurolo (cripta), l’angolo più appartato della basilica, nella settecentesca cripta) che divenne oggetto di speciale devozione. Nel 1678 anche la cupola della basilica poteva considerarsi terminata, con la collocazione delle statue policrome in terracotta che la decorano in guisa di Paradiso.
I secoli successivi videro il completamento della facciata della basilica assieme a rifacimenti e ad alcune estensioni del complesso delle cappelle. Il Portale in bronzo (1894) è tra i capolavori che maggiormente si ammirano appena giunti alle soglie della Basilica. I vari pannelli che gli danno risalto rappresentano alcuni episodi della Sacra Scrittura simbolicamente riferentisi alla Madonna. A Lei infatti e’ dedicata la Basilica. Come detto nel 1894 il bronzista Giovanni Lomazzi realizzò il prezioso portone in bronzo, disegnato dell’architetto Giovanni Ceruti e modellato da Leone Antonini di Vocca. A partire dal primo Novecento, si resero necessari numerosi interventi manutentivi, l’ultimo dei quali, ha riguardato nel 2006 il restauro della Cappella della Crocifissione.


La MADONNA ASSUNTA in CIELO.









Partendo dal basso, CAPPELLA I: ADAMO ed EVA. Si tratta della cappella – prologo che segna l’avvio al percorso ascensionale del Sacro Monte, scandito dagli episodi della vita di Gesù e, in parte, della Vergine Maria. Nel pronao della cappella si possono osservare pregevoli decorazioni a cornice in stucco, opera dei fratelli De Mangone, nelle quali sono dipinti i momenti della Creazione. La storia illustra il momento del “Peccato Originale” e mostra i progenitori nell’atto dello scambio del frutto proibito posto in mezzo al giardino dell’Eden. La cappella fu edificata entro il 1566 durante il periodo di riprogettazione generale del complesso voluto dal nobile milanese Giacomo D’Adda e realizzato dall’architetto perugino Galeazzo Alessi, autore del “Libro dei Misteri”. Le sculture di Adamo ed Eva sono opera dell’artista fiammingo Juan de Wespin (noto come “il Tabacchetti”) mentre le altre furono eseguite da Michele Prestinari; altre furono posizionate all’interno solo nel corso dell’800. Gli affreschi sono di Giovanni Battista della Rovere detto “il Fiamminghino” poi in parte coperti, a fine ‘800, da dipinti di Francesco Burlazzi durante alcuni restauri.


(Dopo) CAPPELLA II dell’ANNUNCIAZIONE: Si tratta della cappella – prologo che segna l’avvio al percorso ascensionale del Sacro Monte, scandito dagli episodi della vita di Gesù e, in parte, della Vergine Maria. Nel pronao della cappella si possono osservare pregevoli decorazioni a cornice in stucco, opera dei fratelli De Mangone, nelle quali sono dipinti i momenti della Creazione. La storia illustra il momento del “Peccato Originale” e mostra i progenitori nell’atto dello scambio del frutto proibito posto in mezzo al giardino dell’Eden. La cappella fu edificata entro il 1566 durante il periodo di riprogettazione generale del complesso voluto dal nobile milanese Giacomo D’Adda e realizzato dall’architetto perugino Galeazzo Alessi, autore del “Libro dei Misteri”. Le sculture di Adamo ed Eva sono opera dell’artista fiammingo Juan de Wespin (noto come “il Tabacchetti”) mentre le altre furono eseguite da Michele Prestinari; altre furono posizionate all’interno solo nel corso dell’800. Gli affreschi sono di Giovanni Battista della Rovere detto “il Fiamminghino” poi in parte coperti, a fine ‘800, da dipinti di Francesco Burlazzi durante alcuni restauri.


(Dopo) CAPPELLA III: La “Visitazione”. All’osservatore viene proposto uno degli episodi più stupefacenti del racconto evangelico: Maria, in attesa del Figlio di Dio, si reca in visita all’anziana cugina Elisabetta, incinta per grazia di Dio del futuro Giovanni Battista il quale, in seguito, battezzerà Gesù nel fiume Giordano. In questa occasione, Maria pronuncia le poetiche parole del “Magnificat”. Anche questa cappella si trova nel Complesso di Nazareth, uno dei più antichi del Sacro Monte. Essa fu costruita entro il 1544 e modificata verso il 1572 in esecuzione del nuovo progetto architettonico redatto da Galeazzo Alessi (il “Libro dei Misteri”). Le sculture, in terracotta policroma, furono iniziate da Tabacchetti ma terminate da Bartolomeo Ravelli (1608 – 1612). Gli affreschi vengono tradizionalmente attribuiti a Giulio Cesare Luini, recentemente epurato dalla letteratura artistica locale in virtù di altre più plausibili attribuzioni; furono restaurati da Andrea Bonini di Varallo nel 1800.

(Dopo) CAPPELLA IV: “Il sogno di Giuseppe”. Sul far della sera, mentre Giuseppe è colto dal sonno, un Angelo gli appare per rassicurarlo sul concepimento virginale e santo di Maria e raccomandargli di aver cura della sua sposa e del Figlio di Dio, che sarà chiamato “Gesù”. La cappella conclude il complesso di Nazaret, uno dei più antichi del Sacro Monte. Le sculture sono in terracotta e sono state realizzate da Giovanni d’Enrico (1608-1610). La decorazione pittorica, come nel caso della cappella precedente, propone una finta tappezzeria all’interno di un’abitazione, uno dei rari rimandi visivi a motivi decorativi orientali.

(Dopo) CAPPELLA V: “I Magi a Betlemme”. L’episodio dell’arrivo dei Magi introduce il visitatore al Mistero della nascita di Gesù. La cappella si trova nel Complesso di Betlemme, voluto dal fondatore del Sacro Monte, padre Bernardino Caimi, ed edificato ad immagine e somiglianza della Basilica inferiore della Natività di Betlemme, in Terrasanta. Le cappelle del complesso furono tutte realizzate da Gaudenzio Ferrari (1516– 1518): le sculture sono in terracotta, ad altezza naturale, barbe e capelli sono “veri”; gli affreschi ripropongono paesaggi squisitamente valsesiani. All’interno di queste prime, magnifiche, creazioni di Gaudenzio, si concretizza il peculiare sistema comunicativo del Sacro Monte: la scultura entra a fa parte della pittura, così come la pittura esce a far parte della scultura, abbracciando il visitatore e rendendolo partecipe, “qui e ora”, dell’episodio che viene narrato. Egli, come i Magi, è guidato verso la mangiatoia dalle stelle graffite all’esterno del complesso.


(Dopo) CAPPELLA VI: La “Natività”. Al centro del complesso di Betlemme, fra i più antichi del Sacro Monte, si trova la cappella che illustra il momento della nascita di Gesù. Essa è posta sopra l’altare usato, fino al 1514, al solo scopo di celebrare la Santa Messa. Gaudenzio Ferrari, negli anni successivi, realizza un gruppo plastico del quale sopravvivono solo Maria e Giuseppe: il bambinello, infatti, fu rubato e sostituito da una scultura lignea di Giuseppe Antonini verso la metà dell’800. Sotto l’altare si trova la stella in marmo bianco che indica il punto in cui venne adagiato il bambino dopo la nascita, proprio come si può ancora oggi osservare nella basilica inferiore della Natività di Betlemme.

(Dopo) CAPPELLA VII: “‘Adorazione dei Pastori”. Posta all’interno del complesso di Betlemme, la cappella narra il momento nel quale gli angeli annunciarono agli umili pastori la nascita del Messia ed essi giunsero per adorarlo. Si tratta di uno degli edifici più antichi del Sacro Monte: fu costruito entro il 1514 e nell’antica guida scritta dai padri francescani viene descritta come una “cappelletta concavata” menzionando la presenza del bue e dell’asinello poiché, in origine, qui era rappresentata la scena della nascita del Bambino. L’apparato scultoreo fu invece eseguito da Gaudenzio Ferrari nel corso degli anni immediatamente successivi ad eccezione di due pastori che verranno approntati da Giovanni D’Enrico (1617) su richiesta del vescovo Taverna trasformando, di fatto, la scena della nascita nel momento dell’adorazione dei pastori.

(Dopo, nella 2° parte) CAPPELLA VIII: “La Circoncisione”. La cappella racconta il momento della presentazione di Gesù al tempio e la circoncisione che, secondo la tradizione ebraica, avveniva quaranta giorni dopo la nascita. Lo spazio si contraddistingue anche per la presenza dell’elegante scala e del portale strombato, realizzati in pietra chiara, del tutto simili ai medesimi accessi verso la basilica inferiore di Betlemme. Le sculture sono in terracotta (seconda metà del 500) ma solo la Vergine con il Bambino appartengono a Gaudenzio Ferrari. Artisti a lui vicini stilisticamente affrescarono le pareti.


