Il Giro delle Chiese

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ROMA: MUSEI VATICANI (4° Parte)

Musei Vaticani sono il polo museale della Città del Vaticano, in Roma. Fondati da papa Giulio II nel XVI secolo, occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere e sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, dal momento che espongono l’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai papi: la Cappella Sistina (vedere altrove) e gli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello sono parte delle opere che i visitatori possono ammirare nel loro percorso. Benché i musei si trovino interamente in territorio vaticano, il loro ingresso si trova in territorio italiano, in viale Vaticano 6 a Roma. Nell’immagine in evidenza: Beato ANGELICO Predella della Pala di Perugia“, San Nicola dona tre palle doro a tre fanciulle povere per farle maritare.

APPARTAMENTO BORGIA (6 SALE): E’ una serie di 6 ambienti monumentali nel palazzo Apostolico della Città del Vaticano, facenti oggi parte del percorso dei Musei Vaticani in cui è in parte ospitata, dal 1973, la Collezione d’arte religiosa moderna. Le sale dell’appartamento Borgia vennero create come residenza privata di papa Alessandro VI e della sua famiglia, e decorate da uno straordinario ciclo di affreschi di Bernardino Pinturicchio e aiuti, databile al 1492-1494. Dopo la morte del pontefice vennero di fatto abbandonate e riaperte al pubblico solo alla fine del XIX secolo. Nel corpo del ‘400 dei Palazzi Vaticani edificato sotto Niccolò V, papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, fece rinnovare e abbellire sei grandi stanze, aggiungendo anche una torre, che in seguito fu ribassata e trasformata. I lavori di decorazione interna vennero affidati al Pinturicchio, che procedette con una notevole solerzia, grazie a un articolato gruppo di collaboratori, iniziando nell’autun-no 1492 e terminando, forse già in sua assenza, nel 1494. Si trattò dell’impresa più impegnativa della carriera del pittore, un progetto artistico così vasto ed ambiziosamente unitario che non aveva precedenti nell’Italia rinascimentale, fatta eccezione per il ciclo della Cappella Sistina. Le sei sale dell’appartamento Borgia presentano decorazioni che interessano soprattutto le volte e le lunette, con soluzioni diverse da sala a sala, ma legate a uno stile e un filo conduttore comune. Le Sei SALE sono: SALA delle SIBILLE,  SALA del CREDO,  SALA delle ARTI LIBERALI,  SALA dei SANTI,  SALA dei MISTERI, SALA dei PONTEFICI.

APPARTAMENTO BORGIA (6SALE): E’ una serie di 6 ambienti monumentali nel palazzo Apostolico della Città del Vaticano, facenti oggi parte del percorso dei Musei Vaticani in cui è in parte ospitata, dal 1973, la Collezione d’arte religiosa moderna. Le sale dell’appartamento Borgia vennero create come residenza privata di papa Alessandro VI e della sua famiglia, e decorate da uno straordinario ciclo di affreschi di Bernardino Pinturicchio e aiuti, databile al 1492-1494. Dopo la morte del pontefice vennero di fatto abbandonate e riaperte al pubblico solo alla fine del XIX secolo. Nel corpo del ‘400 dei Palazzi Vaticani edificato sotto Niccolò V, papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, fece rinnovare e abbellire sei grandi stanze, aggiungendo anche una torre, che in seguito fu ribassata e trasformata. I lavori di decorazione interna vennero affidati al Pinturicchio, che procedette con una notevole solerzia, grazie a un articolato gruppo di collaboratori, iniziando nell’autun-no 1492 e terminando, forse già in sua assenza, nel 1494. Si trattò dell’impresa più impegnativa della carriera del pittore, un progetto artistico così vasto ed ambiziosamente unitario che non aveva precedenti nell’Italia rinascimentale, fatta eccezione per il ciclo della Cappella Sistina. Le sei sale dell’appartamento Borgia presentano decorazioni che interessano soprattutto le volte e le lunette, con soluzioni diverse da sala a sala, ma legate a uno stile e un filo conduttore comune. Le Sei SALE sono: SALA delle SIBILLE,  SALA del CREDO,  SALA delle ARTI LIBERALI,  SALA dei SANTI,  SALA dei MISTERI, SALA dei PONTEFICI.

SALA del CREDO: La successiva Sala del Credo ha un impianto simile alla precedente, con un soffitto decorato da complessi motivi geometrici in cui si incontrano stemmi papali e divise borgiane. La decorazione figurata si limita alle dodici lunette, che mostrano coppie di Apostoli e profeti del tutto analoghi alle coppie della stanza precedente. Essi simboleggiano le concordanze tra Vecchio e Nuovo Testamento, e sono pure raffigurati a mezza figura su sfondo blu neutro, circondati da sinuosi cartigli con brani di Sacre Scritture. L’autore delle lunette mostra accenti toscani mediati dalla cultura umbra, ed è stato indicato in Piermatteo d’Amelia, detto convenzionalmente “Maestro di Toscolano“, attivo nel viterbese nel 1493.

SALA delle ARTI LBERALI: Era forse la biblioteca personale del papa e sede del tribunale ecclesiastico. La copertura è composta da una doppia volta a botte, divisa da un sottarco e decorata da motivi dorati su sfondo rosa o azzurro. Il tema delle pitture è quello della Giustizia, sviluppato attraverso esempi biblici e della storia antica. Le 7 grandi lunette ogivali mostrano le Ar-ti Liberali, divise in Trivio e Quadrivio secondo la classificazione medievale. Ciascuna è rappresentata in trono, circondata da personaggi adeguati, tra cui si riconoscono anche alcuni ritratti di contemporanei: il letterato Paolo Cortesi come Cicerone nella retorica e forse Donato Bramante, ancora non arrivato a Roma, ma già noto, come Euclide nella Geometria. La Retorica contiene l’unica firma di Pinturicchio di tutto il ciclo, ma il suo intervento è oggi generalmente ascritto al disegno. Anche in questa sala infatti sono evidenti gli stilemi di artisti umbro-laziali, dalla colorazione smagliante, come Antonio da Viterbo detto il Pastura (Reto-rica, Musica e Astronomia), il Maestro del Tondo Borghese di ascendenza ghirlandaie-sca (Geometria) e altri. L’intervento diretto del maestro appare scarso nelle prime sale, di rappresentanza, mentre diventa più percepibile in quelle successive, dette “camere segrete” nei diari del maestro delle cerimonie della corte papale di Alessandro VI, il Burcardo.

SALA dei SANTI: Ha come tema la giustizia divina rapportata alla personalità del papa ed è di gran lunga la più nota dell’Appartamento. La volta è divisa in due crociere rette in mezzo da un grande arco che ha il sottarco dipinto. Le vele della volta contengono una celebrata rappresentazione del mito greco-egizio di Iside e Osiride, testimoniandone la riscoperta in epoca rinascimentale. L’iconografia è legata all’ermetismo sapienziale, familiare ad Annio da Viterbo, e ha come protagonisti i bovini che rimandano, ancora una volta, all’arme araldica dei Borgia. Al papa stesso sono rivolti gli apostrofi augurali “Vive diu bos, vive diu bos, Borgia vive“. Il sottarco mostra in 5 ottagoni il ciclo cruento di Io-Iside narrato da Ovidio: Io, amata da Giove, viene trasformata in giovenca da Giunone e messa sotto la sorveglianza di Argo, il gigante dai cento occhi; Mercurio, inviato da Giove, uccide Argo e permette a Io di riprendere la forma umana, andando a regnare in Egitto col nome di Iside, dove impartisce leggi e insegna la scrittura. Il mito prosegue negli otto spicchi delle due crociere, su sfondo azzurro, seguendo il racconto di Diodoro Siculo: Iside sposa Osiride, dio civilizzatore dell’agricoltura, ma egli viene ucciso da suo fratello, il malvagio Tifone, che ne fa il corpo a pezzi e lo disperde in tutto l’Egitto; Iside riesce però a ricomporlo e organizza un solenne rito funebre inumandolo in un sepolcro faraonico a forma di piramide; al posto del dio scomparso, la sua immagine si manifesta nel bue Api, che gli Egiziani iniziano a venerare sotto forma di idolo d’oro, portandolo in un’edicola processionale sormontata da una rappresentazione dell'”Ercole Libico”, figlio dei due dei. Le lunette sottostanti, ogivali tranne due come nella sala precedente, mostrano Storie di santi e rivelano la presenza diretta del maestro, pur tra i contributi dei collaboratori, spiccando per i vertici qualitativi raggiunti. La scelta dei soggetti optò su scene legate al salvataggio divino da pericoli o l’imitatio Christi tramite il martirio e la testimonianza di Dio. Esse mostrano: 1) Visitazione (Storie di sant’Elisabetta); 2) Sant’Antonio Abate e san Paolo di Tebe eremiti; 3) Santa Barbara in fuga dalla torre; 4) Susanna e i vecchioni; 5) Martirio di san Sebastiano (lunettone a tutto sesto sul lato delle finestre); 6) Disputa di santa Caterina d’Alessandria con i filosofi dinnanzi all’imperatore Massimino (lunettone a tutto sesto sul lato opposto alle finestre).

SALA dei MISTERI: La struttura architettonica della Sala dei Misteri è analoga alla precedente, con due campate rettangolari di volta a crociera unite da un grande arco. Il nome deriva dal ciclo dei Sette misteri gaudiosi della vita di Maria, contrapposti ai sette misteri dolorosi, che si dispiega nelle lunette. La devozione mariana fu un personalmente promossa da Alessandro VI e forse la sala veniva usata per udienze private o per la celebrazione della messa per pochi intimi del pontefice. Le vele hanno una decorazione con tondi di Profeti, con cartigli riportanti versetti che alludono alle scene sottostanti del ciclo mariano, circondati da lembi triangolari a fondo oro e cornici a fondo azzurro con le divise borgiane (toro e doppia corona). I profeti sono David, Isaia, Salomone e Malachia (prima campata) e Sofonia, Michea, Gioele e Geremia (seconda campata). Il ciclo inizia dall’Annunciazione, ambientata su di un pavimento a scacchi in prospettiva con lo sfondo di un arco di trionfo visto da sotto in su, aperto su un brano di paesaggio collinare e sull’apparizione dell’Eterno in gloria di angeli. La tradizionale abitazione di Maria è così stravolta, ma sono presenti tutti gli elementi dogmatici dell’iconografia: la stanza da letto vuota, visibile oltre una cortina, l’allusione all’hortus conclusus negli alberi che spuntano oltre l’edificio, i gigli bianchi, la colomba dello Spirito Santo. L’intonazione fortemente prospettica è di matrice fiorentina, ma la stesura pittorica, arricchita da numerosissime pastiglie dorate, fin sui profili delle membrature architettoniche, rimanda a un maestro umbro che lavorò su disegno di Pinturicchio.

DOPO: RESURREZIONE è impostata su uno schema del Perugino, reso però più dinamico dallo scalare dei piani e dalle pose delle guardie deste o addormentate, e contiene l’unico ritratto di Alessandro VI del ciclo, inginocchiato di profilo a sinistra ai piedi del sarcofago scoperchiato, sicuramente di mano di Pinturicchio. Sontuoso è il piviale papale (paramento liturgico), incrostato di gemme dallo splendore ieratico delle icone bizantine. Alcuni hanno ipotizzato che i 3 soldati contengano i ritratti dei tre figli maschi del papa (Giovanni, Cesare e Goffredo), ma la critica più recente tende a scartare l’ipotesi.

Dopo: ASCENSIONE, PENTECOSTE e ASSUNZIONE di MARIA sono infine opere per cui il maestro ricorse a un largo impiego di assistenti; i nomi più frequenti per queste opere sono Tiberio d’Assisi e il Pastura. L’Assunzione e consegna della cintola è la migliore delle tre scene, dipinta con grande cura e impreziosita da numerose incrostazioni di pastiglia dorata; l’uomo inginocchiato a destra è di solito identificato come il cardinale Francesco Borgia, cugino del papa e suo tesoriere dal 1493.

SALA dei PONTEFICI: La Sala dei Pontefici, la più vasta, era destinata alle cerimonie ufficiali. Venne ridipinta al tempo di Leone X (1513-1521) dopo un crollo nel 1500 dovuto probabilmente all’incuria che questi ambienti subivano. Ha una volta con affreschi di Giovanni da Udine e Perin del Vaga e stucchi a grottesche di Lorenzo Sabbatini e aiuti. La volta presenta al centro le imprese papali (tiara e chiavi di san Pietro) di Leone X, rette da angeli in volo entro un medaglione a sfondo azzurro a sua volta inserito in un riquadro arancio con figurette a monocromo antichizzanti, che imitano stucchi antichi. Ai lati si trovano 4 riquadri a sfondo azzurro con il segno del Leone, alludente al nome del papa, l’Apollo-Sole su di un carro trainato da quattro destrieri bianchi, che ribadisce la centralità del Leone (mese d’agosto), l’aquila, che ricorda il ratto di Ganimede, e il cigno, che ricorda un altro amore di Giove, Leda e quindi la nascita dei Dioscuri (antesignani del segno zodiacale dei Gemelli). Sul lati lunghi seguono poi due lunette con grottesche e tutto intorno una serie di riquadri dipinge i restanti segni dello zodiaco, ordinati secondo la genitura individuale del papa piuttosto che lungo la catena abituale.

(Dopo) Beato ANGELICO: La Pala di Perugia è un dipinto tempera su tavola di Beato Angelico, databile al 1438 e conservato nella Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia, tranne i primi due scomparti originali della predella che sono alla Pinacoteca vaticana. Sotto: Predella: “Nascita di san Nicola, Educazione di san Nicola attraverso il vescovo e San Nicola che dona tre palle doro a tre fanciulle povere per farle maritare”.

(Dopo) Beato ANGEKICO: -1435 – Tempera e oro su tavola – cm 134×59 – Galleria degli Uffizi, Firenze. La Madonna col Bambino è rappresentata frontalmente, posta su un trono coperto da un drappo rosso. Dietro di lei la luce dorata si irradia tramite una particolare lavorazione della foglia d’oro, in modo da creare del raggi simili a quelli della tavola dell’Incoronazione della Vergine (1434-1435) sempre agli Uffizi. Si tratta infatti dell’unica Madonna conosciuta dell’An-gelico ad essere seduta su un sedile basso, privo di schienale, un’iconografia forse influenzata dai coevi dipinti senesi, come il Polittico di San Domenico di Cortona del Sassetta (1434 cir-ca). Tipiche dell’Angelico sono le proporzione allungate, con le dita della mano della Vergine affusolate. Tenero è il contatto tra la Madre e il Figlio, che creano una sorta di abbraccio mistico. La luce è chiara e diafana, con tonalità accese e tenui. Notevole è la resa plastica dei volumi dei corpi, soprattutto quello della Vergine, animato dalle pesanti pieghe della veste. Alla base del trono, sotto il gradino marmoreo, corre un’iscri-zione frammentaria che probabilmente ricordava i commit-tenti. Essa è stata ricostruita come: [TO]NIO DI LVCA E PIER[O DI NI]CHOLAIO E SER PIER[O]. Alcuni hanno messo in relazione a questa tavola la predella con storie francescane dispersa in vari musei.

Prima: L’Incoronazione Marsuppini (Incoronazione della Vergine con angeli e santi) è un’opera tempera su tavola di Filippo LIPPI realizzata dopo il 1444 e conservata nella Pinacoteca vaticana a Roma. È composta di tre pannelli: quello centrale misura 172×93 cm e quelli laterali 167×79 cm. La tavola ha uno stile sobrio e arcaizzante, vicino allo stile dell’Angelico, che ha in passato causato anche dei dubbi attributivi, oggi quasi completamente sciolti con l’eccezione di Rowlands (1989). La pala è divisa in tre scomparti. In quello centrale, al di sopra di un alto podio con gradini e incorniciata da una nicchia a valva di conchiglia, avviene la scena dell’Incoronazione, con la Vergine inginocchiata ai piedi di Cristo mentre le porge la corona sulla testa. Ai due lati si trovano le composizioni simmetriche di tre angeli musicanti in cima ai gradini e due santi in piedi in primo piano. I santi sono tutti legati all’ordine monastico e presentano Grego-rio Marsuppini e suo figlio Carlo (il committente dell’opera) inginocchiati. Nelle figure degli angeli musicanti viene individuata la mano di un aiuto che potrebbe essere o Fra Carnevale o il Maestro della Natività di Castello o Bartolomeo di Giovanni Corradini, menzionato come discepolo del Lippi tra la fine del 1445 e i primi del 1446.

(Prima) Melozzo da FORLI’: “Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana” è un affresco staccato (370×315 cm); 1477. La scena, scorciata per una vista dal basso, mostra un gruppo di personaggi inseriti in una sfarzosa architettura classica di arcate sostenute da pilastri al di sotto di un soffitto a cassettoni dorati.

(Prima) Pietro PERUGINO: “Resurrezione di San Francesco al Prato” L’opera deve il nome alla chiesa di San Francesco al Prato di Perugia, da dove proviene originariamente. Venne commissionata nel 1499 e compiuta entro il 1501. Con i furti napoleonici finì a Parigi nel 1797, ma riportata in Italia nel 1815 fu destinata a Roma e restò in Vaticano.

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