Il Giro delle Chiese

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ROMA: MUSEI VATICANI (3° Parte)

Musei Vaticani sono il polo museale della Città del Vaticano, in Roma. Fondati da papa Giulio II nel XVI secolo, occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere e sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, dal momento che espongono l’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai papi: la Cappella Sistina (vedere altrove) e gli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello sono parte delle opere che i visitatori possono ammirare nel loro percorso. Benché i musei si trovino interamente in territorio vaticano, il loro ingresso si trova in territorio italiano, in viale Vaticano 6 a Roma. Nell’immagine in evidenza: Sala della Biga.

MUSEO GREGORIANO PROFANO: Ospita la raccolta di antichità che un tempo faceva parte del Museo Lateranense, oggi scomparso. Esso fu fondato da Gregorio XVI nel Palazzo del Laterano nel 1844, e venne trasferito in Vaticano per volere di Giovanni XXIII e riaperto nel 1970. Il museo comprende materiali che, per la maggior parte, provengono da scavi e ritrovamenti effettuati nello Stato Pontificio. Si suddivide in 5 sezioni principali: – Sezione I: raccoglie frammenti di sculture e di rilievi originali greci del V-IV secolo a.C.; – Sezione II: raccoglie copie o rielaborazioni romane di età imperiale (I-III secolo d.C.) di originali greci; – Sezione III: espone sculture romane del I secolo e dell’inizio del II, ordinate in ordine cronologico, soprattutto busti e are; tra esse l’Ara dei Vicomagistri; – Sezione IV: è la galleria dei sarcofagi, ordinati per temi; – Sezione V: espone opere di scultura romana del II e III secolo. Tra le opere esposte, di notevole interesse sono le copie romane del gruppo Atena e Marsia di Mirone (circa 450 a.C.) e di un ritratto di Sofocle, da originale greco del IV sec.; inoltre ampio spazio è dedicato al reparto del lapidario ebraico, in cui sono raccolte 137 iscrizioni in greco o in latino su lastre sepolcrali provenienti dalla catacomba di Monteverde, scoperta nel 1602 ma esplorata nel 1904-1906, i cui reperti risalgono al I-III secolo d.C..

PADIGLIONE delle CARROZZE: Conserva alcuni dei veicoli con i quali si spostavano i papi nel passato. Fa parte del Museo storico vaticano, la cui sede principale si trova nel Palazzo del Laterano.

MUSEO FILATELICO e NUMISMATICO: E’ l’ultima collezione entrata a far parte dei Musei Vaticani. Esso è stato inaugurato il 25 settembre 2007. Il museo raccoglie tutti i francobolli e le monete della Città del Vaticano, dal momento della sua nascita (1929) ad oggi; ed inoltre ospita una vasta raccolta filatelica dell’ex Stato Pontificio, con alcune rarità. Il museo è diviso in 2 sezioni: – la sezione filatelica, comprende: le emissioni filateliche suddivise per periodi di pontificato (da Pio XII a Benedetto XVI); cartoline postali e aerogrammi; emissioni dello Stato Pontificio (1852-1870), con francobolli nuovi, annullati e buste affrancate “viaggiate”; vetrine contenenti lastre, cilindri, placchette, etc. ed altro materiale tipografico utilizzato per la stampa in calcografia dei francobolli; ed inoltre sono esposti alle pareti alcuni bozzetti da cui sono stati ricavati i francobolli; – la sezione numismatica, che comprende: monete divisionali dal 1929 al 2001; le monete commemorative dal 1979 al 2001; le monete dopo il 2001 in Euro; le monete dell’Anno Santo; monete e francobolli emessi durante la Sede vacante.

MUSEI della BIBLIOTECA APOSOLICA e VATICANA: Le sale che oggi ospitano i musei erano la sede, fino a papa Leone XIII, della Biblioteca Apostolica Vaticana e delle sue varie collezioni. I musei della biblioteca sono costituiti da una serie di raccolte che si sono formate nel corso dei secoli: monete, cammei, vetri e suppellettili catacombali, intagli antichi, gemme, cristalli, bronzi, smalti, avori, ecc.; con Pio X le collezioni di pittura sono state trasferite alla Pinacoteca vaticana; nel corso del XX secolo è poi invalso l’uso di destinare ai musei della biblioteca i doni offerti ai papi da sovrani e capi di Stato. I musei sono composti di 13 sezioni. – Museo profano. Fondato da Clemente XIII nel 1768, esso ospita ciò che rimane della collezione di antichità etrusche e romane della biblioteca, trasferite a Parigi nel 1797, conservate in armadi in legno, disegnati da Luigi Valadier nel 1781. – Galleria Clementina. Allestita sotto Clemente XII (prima metà del XVIII secolo), fu decorata nel 1818 da Domenico Del Frate. Ospita, tra le altre cose, un disegno a penna e acquarello dono della diocesi di Treviri e Leone XIII. – Sala Alessandrina. Fu creata da papa Alessandro VIII (fine XVII secolo) per ospitare la biblioteca della regina Cristina di Svezia. Decorata da Domenico Del Frate, essa accoglie diversi doni fatti ai pontefici, una tovaglia di lino dell’XI-XII secolo ed un piviale di manifattura inglese dell’XI secolo. – Salone Sistino. Esso fu costruito da papa Sisto V fra il 1585 ed il 1588; la ricchissima ornamentazione pittorica si deve a Giovanni Guerra, Cesare Nebbia, Andrea Lilio, Giovanni Baglione, Prospero Orsi. Tra i sei pilastri che suddividono il salone sono esposti doni fatti ai papi. – Sale Sistine. Le due sale furono create da Domenico Fontana nel 1585-1588, su volere di Sisto V, per accogliere documenti e registri degli archivi papali. Sono esposti doni fatti ai papi. – Galleria di Urbano VIII. Questo ambiente fu allestito sotto Urbano VIII e decorato sotto Alessandro VII e Benedetto XIV; all’ingresso vi sono 2 campane bronzee del XIII secolo provenienti dalle antiche basiliche di San Pietro in Vaticano e Santa Maria Maggiore. In passato la galleria ospitava importanti ed antiche collezioni librarie, tra cui quella quattrocentesca di Federico da Montefeltro: oggi sono esposti oggetti legati alla cosmologia e alla cosmografia (mappamondi, planisferi, strumenti di misurazione ottica, sfere planetarie geocentriche, ecc.). – Museo sacro. Esso fu fondato da papa Benedetto XIV (metà del XVIII secolo) per accogliere i primi reperti che si andavano scoprendo nelle catacombe di Roma e ad Ostia antica; fu poi arricchita da altre collezioni di oggetti antichi e di icone. Sopra gli armadi vi sono i busti in bronzo di 24 cardinali bibliotecari. Continua dopo.

– Sala dei papiri. Allestita tra il 1771 ed il 1775, ospitava papiri del VI-IX secolo, oggi sostituiti da riproduzioni. La sala ospita, a rotazione, importanti oggetti delle raccolte della biblioteca. – Sala delle Nozze aldobrandine. Fu costruita da Flaminio Ponzio all’inizio del Sei-cento per papa Paolo V, e decorata da Guido Reni con Storie di Sansone. Il nome si deve all’affresco di età augustea esposto nella sala, trovato all’Esquilino nel XVII secolo e per lungo tempo conservato nella villa del cardinale Pietro Aldobrandini. La sala ospita pitture murali rinvenute negli scavi archeologici. – Sala degli indirizzi. Il nome deriva dal fatto che fino a Pio XI ospitava gli indirizzi di omaggio inviati ai papi Leone XIII e Pio X. La sala oggi ospita una collezione di vetri romani e paleocristiani, oltre ad oggetti in smalto, avorio e metalli preziosi. – Cappella di san Pio V. Fatta costruire dal papa, essa ospitava reliquiari ed altri oggetti del tesoro del Sancta Sanctorum della Scala Santa, presso la basilica di San Giovanni in Laterano, fatti poi trasferire in Vaticano da Pio X ad eccezione dei reliquiari, di cui i più antichi risalgono al VI secolo. – Sala degli indirizzi di Pio IX. Essa fu creata nel 1877 per ospitare gli indirizzi di omaggio inviati da tutto il mondo a Pio IX. Oggi ospita stoffe e paramenti liturgici, oggetti provenienti dagli scavi di Pompei, e le porte originali di legno intagliato della loggia di Raffaello.

MUSEO CHIARAMONTI: Fa parte dei Musei Vaticani e prende il nome da papa Pio VII (al secolo Barnaba Chiaramonti), che lo fondò agli inizi del XIX secolo. Esso fu allestito e ordinato da Antonio Canova ed è composto da 3 gallerie: – la galleria Chiaramonti, dove sono esposte numerose sculture, sarcofagi e fregi; – la nuova ala, detta Braccio Nuovo, costruita da Raffaele Stern, che ospita celebri statue; – la galleria lapidaria, che contiene più di 3.000 pezzi di iscrizioni, epigrafi e monumenti, che rappresentano la più grande collezione del mondo di questo tipo di manufatti. Tuttavia viene aperta ai visitatori solo su richiesta, generalmente per motivi di studio. Dopo: Statua di Esculapio, di età traianea.

(Dopo) Sttua di AUGUSTO Loricato (Braccio Nuovo): L’Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua ro-mana che ritrae l’imperatore Augusto. Alta 2,04 metri, è realizzata in marmo bianco ed è conservata nei Musei Vaticani. Venne ritrovata il 20 aprile 1863 nella villa di Livia, l’abitazione di Livia Drusilla, moglie di Augusto, a Prima Porta. Generalmente si ritiene che la statua sia databile agli anni successivi la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti nel 20 a.C. Questa data è certamente un terminus post quem. Alcuni credono però che la statua sia stata concepita verso l’8 a.C., al termine delle campagne di “pacificazione” nelle province di Tiberio.

(Dopo) GALLERIA delle CARTE GEOGRAFICHE: E’ situata nei palazzi Vaticani ed è oggi inclusa nel perimetro dei Musei Vaticani. La galleria è posta lungo l’itinerario che conduce alla Cappella Sistina; è un’eccezionale rappresenta-zione cartografica delle regioni d’Italia, realizzata tra il 1580 e il 1585. Costituisce in tal modo una testimonianza preziosa delle cognizioni geo-grafiche e dello stato dei luoghi in quell’epoca. Il documento è ragguardevole anche perché nella reggia papale del tempo viene già affermata l’unità geografica e spirituale dell’Italia intera.

CAPPELLA NICCOLINA: E’ un ambiente affrescato nel palazzo Apostolico in Vaticano da Beato Angelico e aiuti (tra cui Benozzo Gozzoli), tra il 1447 e il 1448 circa. Si trova nella parte più antica del palazzo, nella torre di Innocenzo III, vicino alle Stanze di Raffaello, ed era la cappella privata degli appartamenti di Niccolò V. Beato Angelico venne chiamato a Roma nel 1445 da papa Eugenio IV, che lo aveva conosciuto personalmente nei suoi nove anni di soggiorno a Firenze. Del periodo tra il 1445 e il 1446 non restano tracce documentarie del lavoro dell’artista, che dovette riguardare una cappella nell’antica basilica di San Pietro, poi distrutta. La cappella Niccolina è a pianta rettangolare e consta di tre pareti, decorate ciascuna nel registro superiore da un grande lunettone con un affresco unico composto da due Storie di santo Stefano; il registro mediano è invece composto da due scene separate per parete con Storie di san Lorenzo, tranne la parete sinistra, con le finestre, che contiene una sola storia; il registro inferiore, dove si aprono alcune porte, è infine decorato da una finta tappezzeria verde, oggi in larga parte ridipinta successivamente con una predominanza di colori rosso e oro. Le pareti sono di dimensioni uguali, ma l’arcone di entrata e quello che incornicia la parete centrale hanno uno spessore voltato a botte che dà origine alla forma rettangolare del pavimento; qui si trovano affrescati a grandezza naturale otto Padri della Chiesa sotto nicchioni architettonici dipinti (Tommaso d’Aquino, Ambrogio, Agostino e Bonaventura/Girolamo), mentre nel sottarco sotto l’altare si trovano i santi Atanasio, Leone Magno, Gregorio Magno e Giovanni Crisostomo. Negli sguanci delle finestre sono inseriti rosoni e medaglioni con santi, di mano di aiuti. Nella volta infine si trovano i quattro Evangelisti, seduti su nubi su sfondo azzurro stellato. Il Vasari descrive anche come sull’altare si trovasse una pala con la Deposizione, ma non si hanno tracce di quest’opera oltre la sua menzione. Dopo: Padri della Chiesa.

SALA della BIGA: Fu progettata dall’architetto Giuseppe CAMPORESE insieme al sottostante Atrio dei 4 Cancelli. I lavori, iniziati nel 1786, terminarono nel 1795 con la messa in opera della pavimentazione, nella quale sono visibili elementi dello stemma di PIO VI Braschi (le stelle e Boreas che soffia sui gigli. Nella sala della biga sono state raccolte statue e sarcofagi di soggetto atletico e circense, che rimandano al lancio del disco, alla lotta, alle corse dei carri nel circo. Le opere antiche, posi-zionate nelle nicchie, ma anche su basi e altari, si dispongono intorno alla monumentale biga marmorea che occupa il centro dell’ambiente. Questa splendida opera è composta da parti antiche e da integrazioni moderne, eseguite da Francesco Antonio FRANZONI nel 1788. Lo scultore assemblò la cassa di una biga e parte di un cavallo antichi, realizzò per intero il cavallo di sinistra e diede vita ad una scultura che può considerarsi come un suo eclettico e originale capolavoro. Almeno dal 1516 la cassa si trovava nella chiesa di San Marco a Roma, dove, utilizzata come seggio episcopale. La vivace decorazione vegetale sull’esterno della cassa, nella quale compa-iono spighe di grano e papaveri, presenta analogie con repertori figurativi della piena età augustea, si pensi alle decorazioni dell’Ara Pacis. All’interno, al centro, compare l’Agy-ieus, la colonnina rastremata che costituisce l’immagine aniconica di Apollo Agyieus, protettore delle strade.   Nella sala è conservato anche la copia di un “Discobolo”, l’originale in bronzo, datato 560-550 a.C., venne ritrovato nella Villa di Adriano a Tivoli.

STANZE di RAFFAELLO (1508/1524): Sono 4 sale in sequenza che fanno parte dei Musei Vaticani e sono così chiamate perché affrescate dal grande pittore urbinate e dagli allievi della sua bottega. Da ovest a est si susseguono una serie di ambienti di forma rettangolare, che presero il nome dagli affreschi situati. Si incontrano così la Stanza dell’Incendio, la Stanza della Segnatura, la Stanza di Eliodoro e la Sala di Costantino (nella visita turistica si fa di solito il percorso inverso, passando per un balcone cinquecentesco sul Cortile del Belvedere). Le prime tre sono coperte da volta a crociera e misurano circa 7 metri per 8; la quarta 10×16. Queste sono le stanze interessate dagli affreschi di Raffaello. A questo complesso si aggiungono Sala dei Chiaroscuri o dei Palafrenieri, già affrescata su disegni di Raffaello nel 1517 (distrutti sotto Paolo IV e sostituiti da altri ordinati da Gregorio XIII nel 1582), la cappella Niccolina (cappella privata del papa, affrescata dal Beato Angelico ai tempi di Niccolò V), la Loggia sul cortile di San Damaso, la Loggetta e il cubiculum, ossia la camera da letto del pontefice. Di questi ambienti sono oggi visitabili le Stanze raffaellesche, passaggio obbligato nel percorso che conduce alla Cappella Sistina, e la Niccolina, mentre gli altri ambienti, di dimensioni più contenute e più difficili da sorvegliare, sono accessibili solo agli studiosi. A maggio 2017 è stato apportato un nuovo progetto di illuminazione per i Musei Vaticani sviluppato dall’azienda tedesca Osram, in collaborazione con l’Università di Pannonia.

STANZA della SEGNATURA: L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae”, presieduto dal pontefice e che usava riunirsi in questa sala. La celebrazione delle categorie del sapere negli affreschi (teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza), ha fatto pensare che originariamente la sala fosse destinata a ospitare lo studiolo e la biblioteca del papa. Nelle scene principali Raffaello si rifiutò di operare una semplice galleria di ritratti, come avevano fatto ad esempio Perugino nel Collegio del Cam-bio o Pinturicchio nell’Appartamento Borgia, ma cercò di coinvolgere i personaggi in un’azione, caratterizzandoli con moti ed espressioni. Ciò è particolarmente evidente sin nel primo affresco, la Disputa. Temi tipici del Rinascimento, come la concordanza tra sapienza antica e moderna, pagana e cristiana, la poesia come fonte di rivelazione e conoscenza, la giustizia come culmine delle virtù etiche, vengono così a essere rappresentate tramite azioni, in maniera del tutto naturale e diretta. Al posto delle rappresentazioni ermetiche dei suoi predecessori Raffaello creò scene che dovevano apparire concrete ed eloquenti, familiari grazie alla straordinaria padronanza del mezzo pittorico. Questi gli affreschi alle pareti: – Disputa del Sacramento (Teologia, 1509; – Scuola di Atene (Filosofia, 1509-1511); – Parnaso (Poesia, 1510-1511); – Virtù e la Legge (Giurisprudenza, 1511), con Gregorio IX approva le Decretali (legge canonica) e Triboniano consegna le Pandette a Giustiniano (legge civile). Dopo: DISPUTA del SACRAMENTO.

STANZA di ELIODORO: Mentre la Stanza della Segnatura era in via di completamento, Raffaello, nell’estate del 1511, incominciò a elaborare i disegni per la decorazione della stanza successiva, destinata a sala delle Udienze. A giugno il papa era tornato a Roma dopo una campagna militare disastrosa contro i francesi, che aveva comportato la perdita di Bologna e la continua minaccia degli eserciti stranieri nella penisola. In quel momento di incertezza politica venne deciso un programma decorativo che sottolineasse la protezione accordata da Dio alla sua Chiesa in alcuni momenti della sua storia, descrivendo interventi miracolosi contro nemici interni ed esterni, e affidandosi al culto dell’eucaristia, particolarmente caro al papa. La decorazione ebbe luogo tra la seconda metà del 1511 e il 1514, con un pagamento a saldo al Sanzio datato 1º agosto 1514. Quattro gli affreschi alle pareti: – Cacciata di Eliodoro dal tempio (dopo) (1511-1512); – Messa di Bolsena (1512); – Liberazione di san Pietro (1513-1514); – Incontro di Leone Magno con Attila (1514); Nella volta Raffaello ha rappresentato quattro episodi biblici. Rispetto alla stanza precedente appaiono evidenti le novità stilistiche, derivate dal confronto con Michelangelo e con i coloristi veneti. Le scene sono più concitate, con ombre più profonde, colori più densi, composizioni in cui la ricerca di simmetria si fa più libera e sciolta, fino alla prima scena completamente asimmetrica, l’Incontro di Leone Magno con Attila, anche per la contrapposizione tra la furia degli Unni e il pacato avanzare del papa, sicuro della propria infallibilità garantita dalla protezione divina.

STANZA dell’INCENDIO di BORGO: La Stanza dell’Incendio di Borgo fu l’ultima in cui è riscontrabile un intervento diretto di Raffaello. L’esecuzione degli affreschi venne affidata in larghissima parte agli aiuti (Giulio RomanoGiovan Francesco PenniGiovanni da Udine e altri) poiché il maestro era ormai preso da altre commissioni papali, prime fra tutti gli arazzi della Sistina e l’architettura della Basilica vaticana, dove il Sanzio aveva preso l’incarico di Bramante dopo la sua morte. Studi approfonditi hanno messo in luce la frenetica attività raffaellesca di quegli anni, sottolineando il fiorire ininterrotto di idee e soluzioni di grande innovazione, tanto da lasciare necessariamente indietro le possibilità di esecuzione diretta di un così gran numero di iniziative. Inoltre è incontestato come nell’opera degli allievi qualcosa dell’idea originale venga inevitabilmente tradita, senza per questo diminuire il valore dell’ideazione iniziale. Nell’Incendio di Borgo, il primo degli affreschi e quello in cui la mano di Raffaello è più presente, appaiono evidenti i motivi ripresi da Michelangelo, che anticipano stilemi del manierismo. Gli affreschi vennero realizzati tra il 1514 e il 1517. Il tema principale è quello di esaltare la figura di papa Leone X attraverso storie tratte dalla vita di altri due papi con lo stesso nome: Leone III e Leone IV. Ciascuna scena contiene allusioni al pontificato attuale e numerose citazioni classiche e letterarie tipiche della corte pontificia. Quattro gli affreschi alle pareti: – Incendio di Borgo (dopo) (1514); – Battaglia di Ostia (1514-1515); – Incoronazione di Carlo Magno (1516-1517); – Giuramento di Leone III (1517). La volta risale invece alle decorazioni di Perugino, create tra il 1507 e il 1508 sotto Giulio II, che Raffaello mantenne forse per una sorta di affezione verso l’antico maestro.

SALA di COSTANTINO: Quarta e ultima Stanza dell’appartamento, venne commissionata a Raffaello da Leone X nel 1517, come ricorda Vasari nelle vite del Sanzio e di Giovan Francesco Penni. Il maestro però, negli ultimi frenetici anni di vita, fece in tempo solo a preparare i cartoni, morendo nel 1520. L’opera è quindi datata dal 1520 fino al 1524 quando, ormai sotto Clemente VII, Giulio Romano, evidentemente libero da impegni col papa, partì per Mantova. A Raffaello è attribuita l’ideazione del complesso decorativo, ma l’intera stesura e probabilmente anche la composizione delle scene nella parete spetta agli allievi. Il tema iconografico principale, le storie di Costantino Magno, mira all’esaltazione della Chiesa, della sua vittoria sul paganesimo e al suo insediamento nella città di Roma. Si tratta di una celebrazione storico-politica che proseguiva le riflessioni della seconda e della terza stanza. La sala misura 10×15 metri, con le quattro scene principali che simulano arazzi appesi alle pareti. Ai lati, tra nicchie con figure allegoriche, si trovano figure di pontefici tra angeli. La stesura è riferita a Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Raffaellino del CollePerin del Vaga dipinse gli sguanci nelle pareti. Il soffitto originario era composto da travi lignee. Nel 1582, sotto Gregorio XIII, venne sostituito da volte e decorato da affreschi, con il Trionfo della religione cristiana, affidati al pittore siciliano Tommaso Laureti e completati nel 1585. Quattro sono gli affreschi principali: – Visione della croce (dopo); – Battaglia di Costantino contro Massenzio; – Battesimo di Costantino; – Donazione di Roma

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