Il Giro delle Chiese

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ABBAZIA/BADIA di Santa MARIA d’ARABONA – MANOPPELLO (PESCARA)

Iniziata nel 1197, l’Abbazia rappresenta un importante esempio di architettura cistercense in Abruzzo, diretta derivazioni di Casamari (Veroli – Fr) e Fossanova (Priverno – Lt. La costruzione, iniziata dal capocroce, è rimasta incompiuta alla prima campata dell’aula, dando origine ad un singolare impianto a croce, con transetto a 5 campate coperte con volte a crociera costolonate: quella centrale, con volta esapartita, prosegue nel coro, composto da 2 cellule trasversali, mentre le campate laterali si concludono in 4 cappelle poste ai lati del coro. Nel 1952 terminarono i lavori di restauro per il consolidamento delle strutture e la chiusura dell’incompiuta navata che venne tamponata con una facciata in mattoni, lasciando in evidenza alcuni elementi decorativi. All’interno si ammirano affreschi di Antonio Martini (detto di Atri) e preziose opere scultoree quali il cero pasquale ed il pregevole reliquiario.

La stratificazione dello stile cluniacense con quello cistercense è dato dalla seconda trance di lavori eseguita dopo il terremoto del 1349, che non furono mai ultimati. La mole del profilo geometrico rigoroso e geometrico della chiesa si impone sul paesaggio; l’interru-zione dei lavori nella prima campata dell’aula hanno conferito alla chiesa l’ingannevole aspetto di pianta centrale, mentre il pro-spetto originario doveva essere un corpo lon-gitudinale a tre navate, in linea con “piano bernardino“. Il piano prevedeva un transetto sporgente rispetto al corpo longitudinale e la terminazione piatta del coro ai cui lati si dispongono le cappelle. Il modello non seguì quello di San Bernardo delle chiese cister-censi, ma si adattò alle esigenze e alle circostanze territoriali. Il modello di San Bernardo, durante i lavori, subì delle modifiche, assumendo espressioni gotiche: la chiesa doveva essere  nel nuovo impianto, una forma a croce greca, con capocroce composto da due campate di diversa profondità, e da 5 monofore disposte su due ordini nella tipica confi-gurazione piramidale. Tuttavia i lavori furono interrotti ancora, e il campanile, che in origi-ne doveva stare al centro della pianta a croce, fu spostato su uno dei lati, e i rosoni, 4 per lato, vennero spostati d’asse. Le navate laterali sorreggono l’intera volta e gli altari sono disposti lungo il transetto. L’interno presenta delle costolature che danno slancio ai volumi e sottolineano le luci degli archi e le fughe delle volte. Notevoli sono gli arredi: l’arca e  il candelabro. L’arca è formato da un’edicola gotica finemente lavorata, che appoggia al muro; il cero si innalza con un’aerea leggerezza su una snella colonnina, sostenuta da due cani e da un leone rampante. Tre affreschi firmati da Antonio MARTINI di Atri del 1377 decorano la parete del coro e rappresentano, nell’ordine, una Santa coronata (S. Cateri-na), una Crocifissione e una Vergine in trono con Bambino, che a sua volta tiene tra le mani un piccolo cane bianco. All’interno dell’abbazia è presente una cappella dedicata all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme usata dalla “Sezione Abruzzo e Molise” dell’ordine.

Antonio Martini di Atri (Atri, 1350 circa – 1433). Sue uniche opere datate e firmate sono 2 affreschi che si trovano nella parete orientale del coro dell’abbazia cistercense di Santa Maria Arabona a Manoppello, raffiguranti una Crocifissione e una Vergine in trono con il bambino. Sotto questa è leggibile l’iscrizione in caratteri semigotici “A.D. MCCCLXXIII ANTONIUS DE ADRIA FECIT“. Antonio si recò  a L’Aquila, dove il suo stile si è evoluto molto velocemente, passando all’elegante maniera senese. In breve il pittore divenne molto apprezzato in città e darà un forte contributo alla pittura locale. La prima opera aquilana è la Madonna con Bambino tra i santi Agostino e Amico, sulla lunetta del portale della chiesa di Sant’Amico, datata 1381. È questa una data preziosissima perché ci permette di datare opere molto simili tra di loro, realizzate sui portali di altre chiese aquilane: la Madonna con Bambino tra le sante Lucia e Caterina d’Alessandria (Santa Lucia ai Salesiani) e la Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo (San Pietro di Coppito), oltre ad un San Giacomo nella chiesa di San Flaviano. Verso il 1390 realizza le Storie di San Giorgio, affreschi nella chiesa di San Pietro di Coppito, che però mostra anche molti interventi di bottega. L’ultima periodo nella città di L’Aquila è segnato dalle prestigiose commissioni per Collemaggio dove, tra il 1393 e il 1397, realizzò numerosi affreschi, tra cui la Crocifissione con San Giuliano e, per la Porta Santa, la Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista e Pietro Celestino. A Penne decora il presbiterio della Chiesa di Sant’Agostino. Il Martini dipinse tutta la parete di fondo, con la grandio-sa Crocifissione considerata all’unanime il suo capolavoro e che lo impegnerà per circa un decennio. Grazie all’ampio spazio disponibile, Antonio può mettere in opera ogni partico-lare della scena: la calca dei soldati, i dolenti, i due ladroni e, in un angolo, l’inquietan-te Giuda impiccato squarciato dai demoni. Realizza per Pianella alcuni Santi (chiesa di Santa Maria Maggiore) e, nel 1413 affresca l’abside della chiesa di San Silvestro. Antonio dipinge solo un santo; la decorazione sarà ripresa, pochi anni dopo, dal cosiddetto Mae-stro del Trittico di Beffi. Nel 1432 a Chieti dipinge la tribuna della chiesa di San Domeni-co, distrutta nel 1915: di quella che doveva essere un’imponente opera, rimane solo una Madonna con Bambino, con la data di realizzazione, esposta nella locale pinacoteca. È l’ultima opera del pittore.

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