La Chiesa di San Donato, nata anticamente come Cona, cioè piccola chiesa di campagna, sorge fuori dal paese di Castelli. Nel 1963 questa chiesa venne definita enfaticamente dallo scrittore Carlo Levi la “Cappella Sistina della Maiolica” per via del soffitto interamente costituito di tavelle decorate a maiolica (di dimensioni 20×40 cm) con circa 1000 esemplari, risalenti al 1615-1617 circa. Il soffitto rappresenta uno dei più significativi apporti della cultura abruzzese del primo ‘600. L’opera è unica nel suo genere.


La Chiesa di San DONATO, nata anticamente come cona, ossia chiesetta di campagna, sorge appena fuori dal borgo abruzzese, su una leggera altura. L’edificio venne dedicato alla Madonna del Rosario nel XV secolo, e fu ampliato agli inizi del Seicento fino a prendere la forma attuale. Nel 1963 questa chiesa fu definita dallo scrittore Carlo Levi la ”Cappella Sistina della Maiolica”, per via del soffitto interamente costituito di tavelle decorate a maiolica, di dimensioni 20×40 cm in circa 1000 (attualmente 800) esemplari, risalenti al 1615-1617 circa. Il soffitto maiolicato rappresenta uno dei più significativi apporti della cultura abruzzese del primo ‘600. Opera unica nel suo genere, è in parte esposta al Museo delle ceramiche di Castelli che conserva le tavelle rotte o deteriorate. La realizzazione viene attribuita ai ceramisti della famiglia Pompei, anche se l’opera di decorazione della chiesa fu un lavoro che coinvolse tutti i decoratori del paese. Il risanamento e restauro fu a cura delle Antiche Fornaci Giorgi attorno al 1972. Il soffitto è costituito da capriate spioventi, divise in scomparti dove sono allineate le file di mattoni trattenuti da travicelli; l’opera è stata oggetto, nel 1968, di un radicale restauro con la sostituzione dei mattoni deteriorati o perduti. I temi raffigurati sulle mattonelle sono vari: simboli araldici, animali apotropaici, scritte religiose e modi di dire, decorazioni floreali, disegni geometrici semplici. Per lo studioso dell’Ashmolean Musuem di Oxford, Timothy WILSON, rappresenta “una delle imprese più ambiziose della maiolica italiana sul finire del Rinascimento”.










