Una carrellata sui Pulpiti in Abruzzo: Nell’immagine in evidenza: Pulpito nell’Abbazia di San Liberatore a Majella a Serramonacesca (PE).


Fu realizzato dalla bottega di Nicodemo, Roberto e Ruggero dopo la morte di Leonate nel 1182, e ha collegamenti stilistici con quello di San Pelino a Corfinio del 1188, con quello di San Liberatore e con quello dell’Abbazia di Santa Maria in Valle Porclaneta. È composto da 4 colonne che sostengono la cassa quadrangolare, i capitelli hanno decorazioni a foglie con legami alla scultura della Terra Santa. L’architrave è animata da un motivo a girale che mostra effetti di prospettiva e chiaro scuro. Nei plutei emergono grossi rosoni tipici del repertorio abruzzese, da cui si sviluppano tralci con fiori e frutta. I rilievi del lettorino (leggio) hanno un’aquila e un leone che con gli artigli sorreggono un libro, ossia sono i simboli degli Evangelisti San Marco e San Giovanni Evangelista col Vangelo. L’Ambone è giudicato tra i più superbi tra i 32 presenti in Abruzzo. Probabilmente costruito dalle maestranze chiamate dall’Abate Leonate verso il 1176. L’Ambone poggia su colonne aventi capitelli ornati di palme, simbolo del martirio e della vita eterna. L’iscrizione sull’architrave esorta il predicatore ad una regola di vita coerente con quello che va esponendo: lateralmente spiccano 3 grandi fiori ad altissimo rilievo, in cui il rosone mostra di essere giunto al più alto grado decorativo. Nella parte frontale, sotto il leggio, una’aquila poggia gli artigli su un libro che a sua volta sormonta un leone.



L’AMBONE interno è un elemento molto interessante di scultura romanica abruzzese, proveniente dalla chiesa di San Paolo a Peltuinum, rimosso per sicurezza nel 1796. La scultura risale al 1240, commissionata dal padre Tommaso, e di autore incerto, ma memore della scultura romanica della bottega di NICODEMO, ROBERTO e RUGGERO, che lavorarono agli amboni dei Monasteri di Casauria, San Liberatore e San Pelino a Corfinio. Presenta la struttura tipica a cassa rettangolare che poggia su colonne; le colonne attuali sono sei anziché le solite 4, perché la struttura è stata alterata durante il trasporto. Le colonne infatti sono tutte diverse, e solo le due anteriori sono originali, con capitelli a foglia liscia e uncino a guscio. La parte superiore della cassa è ben conservata, presentando una forma quadrilatera che poggia su architravi, di cui quello frontale e quello a sinistra presentano un fregio lavorato a foglie d’acanto e volute sporgenti che racchiudono fiori circolari. Il fronte principale presenta un lettorino (dopo)
al centro, in linea con la tradizione abruzzese; il motivo di base è stato ripreso con variazioni: il lettorino semicircolare è costituito da 4 semicolonne tra le quali si aprono tre spazi con archivolto, di cui quello a sinistra mostra arco trilobato e quello a destra arco a tutto tondo. L’uno include una pianta di tirso, l’altro la vite: si trova al centro un libro del Vangelo di Giovanni, con le parole iniziali. In basso si trova una donna con in capo un fazzoletto ripiegato, secondo l’uso popolare, mentre con la mano destra solleva la veste fino al ginocchio. Si tratta di una raffigurazione inconsueta, in quanto presso gli amboni sono raffigurate immagini di santi. Forse la figure alluderebbe al simbolo della Sibilla, e una raffigurazione simile è presente nell’acquasantiera del duomo di Atri. La Sibilla era una divinità pagana, che i cristiani accettarono perché secondo la credenza predisse la venuta di Cristo. Il davanzale destro presenta un vano di accesso, con solo riquadro con due grandi fiori disposti l’uno sull’altro, dentro una corona in grandi foglie a girale. Il davanzale laterale sinistro porta in rilievo la figura di San Paolo (dalla chiesa di Peltuino), affiancato dagli apostoli Tito e Apollo, con i nomi presso i cartigli che hanno tra le mani.

L’Ambone/Pulpito del XIII secolo non fu costruito per questa Chiesa ma per la vicina Chiesa rurale di San Paolo che all’epoca era certa il monumento più degno per accogliere questo gioiello (un po’ come per il pulpito della Chiesa di Santo Stefano a Cugnoli – PE). Fu trasportato in questa chiesa nel 1796 ed è ben conservato. Sul lato sx, sopra le figure di San Paolo tra i Santi Tito e Apollo?, la data e il committente: “Anno del Signore 1240. Questa opera che decora la tua Chiesa, o beato Paolo, degnati di accettarla dal clero che ti onora. La fece scolpire il Prevosto Tommaso servo di Cristo. Costoro e coloro che dettero la loro opera rendi beati, o Cristo”. E’ classificato come il Pulpito (sic) più bello d’Abruzzo per alcune caratteristiche esclusive, l’eleganza ornamentale, novità stilistiche, finezza e sicurezza di lavorazione.
C’è anche chi afferma che, per il suo genere decorativo e stilistico, la sua importanza va ben oltre i confini regionali. I temi ornamentali principali sono foglie di cardo e fiori tipici dell’Abruzzo. Originalissima è la statuina femminile al centro del lettorino semicilindrico. Il suo abbigliamento e la posa semplice ed armoniosa sono caratteristiche delle donne abruzzesi dei tempi passati quando portavano sulla testa, tramite “lu sparone” attorcigliato che fungeva da base e da cuscinetto, la caratteristica “conca” in rame piena d’acqua. Le parole “In principio” incise nel libro sulla testa della statuina, sono le parole iniziali della Bibbia e del Vangelo di San Giovanni. L’aquila che tiene il libro con gli artigli è una immagine frequente nella simbologia cristiana. Sotto le arcatelle di destra e sinistra del lettorino i simboli eucaristici dell’uva e del frumento. L’autore è sconosciuto, ma dallo stile dovrebbe essere un artista del centro sud d’Italia (Nicodemo da Guardiagrele e bottega).







ROBERTO e NICODEMO (da Guardiagrele): PULPITO o AMBONE 1150. E’ scolpito in pietra rivestita di stucco, con cassa quadrata che poggia su pie-dritti ottagonali. I capitelli sono decorati da figurine umane barbute e intrecciate a sinuosi elementi vegetali, e sorreggono archi trilobi, nel prospetto e nel retro, ed archi laterali a tutto sesto. Della decora-zione rimangono un corpo acefalo di leone alla base del lettorino (leggio) semi cilindrico, e bassorilievi su due fasce disposti a destra e sul parapetto della scala. Le scene mostrano diaconi e storie dell’Antico Testamento, come David che lot-ta con l’orso e Giona divorato dalla ba-lena, replicato poi nell’ambone di Santa Maria del Lago a Moscufo (Pe). Piccoli archetti a ferro di cavallo si trovano nella zona superiore.





Dopo: PULPITO romanico di Nicodemo da Guardiagrele nella Chiesa di Santo STEFANO a CUGNOILI (PE). La chiesa risulterebbe in so-stanza abbastanza anonima se non vi fosse conservato uno dei pezzi più pregevoli della scultura abruzzese nel periodo romanico: un ambone del 1166 considerato l’ultima delle opere dello scultore Nicodemo, del quale sono forse più noti i capo-lavori creati per Santa Maria in Valle Porclaneta presso Rosciolo, nel 1150, e per Santa Maria del Lago a Moscufo, nel 1159.

Questa meraviglia dell’arte medievale è uno dei tipici elementi d’arredo delle chiese di quel periodo e ovviamente appare del tutto estraneo alla chiesa dove si trova oggi. Infatti giunse qui nel 1528 allorché fu smontato e rimosso dalla chiesa di San Pietro dove era nato. Del resto non poteva appartenere a questa chiesa, che fu costruita un secolo più tardi dell’ambone. Curiosando attorno a questo capolavoro si scopre facilmente un’iscrizione sulla lastra del davanzale che è rivolta verso l’altare; essa svela che l’opera fu fatta realizzare dall’abate Rainaldo, lo stesso che commissionò l’ambone di Moscufo. Il fatto che sia stata prodotta da Nicodemo viene determinato dagli storici dell’arte grazie alla somiglianza di stile con gli altri amboni. Questo di Cugnoli illustra la fase matura del suo percorso artistico, iniziato a Rosciolo sedici anni prima nella collaborazione con Maestro Roberto. Prima ancora quest’ultimo era stato l’autore, lavorando col padre Ruggiero, del ciborio di San Clemente Vomano.
Se si è avuta occasione di visitare le altre due chiese citate, questo ambone sembrerà in apparenza una copia degli altri due, ma non è così: ad un occhio curioso svela differenze che si spiegano con i sette anni trascorsi tra le due opere. Nicodemo cresce artisticamente e matura le sue certezze, cambiando qualcosa nelle simbologie, per tornare alla semplicità della prima opera di Santa Maria in Valle. Restano sempre presenti i temi classici come i riquadri sovrapposti dove sono raffigurate le imprese di David, che affronta ora un leone ora un orso, gli affascinanti ed enigmatici intrecci di rami e fronde nelle quali sono intrappolati uomini e animali fantastici. Ma compaiono anche motivi geometrici come temi a rombi e triangoli. Se si è affascinati da questo genere di arte sarà stimolante andare a visitare le altre due chiese cercando di scorgere, negli altri due amboni di Nicodemo, le somiglianze e le differenze. Curiosa ma motivata da esigenze canoniche la presenza di due lettorini, uno dei quali purtroppo danneggiato, ossia i supporti dei leggii usati per poggiare i testi sacri da leggere. Vi si sovrappongono a due a due i simboli degli Evangelisti: nel lettorino integro si vedono l’angelo di San Matteo che regge il leggio sulla sua testa, e sotto di lui il leone di San Marco. Nell’altro, sopra al toro di San Luca, che è ancora conservato, doveva esserci l’aquila di San Giovanni che reggeva il leggio.





È un Pulpito rialzato su colonne, dotato di un parapetto e di una scala d’accesso (la spalletta della scala ospita le storie del profeta Giona). A differenza della maggior parte delle sculture medievali arrivate spoglie fino a noi, conserva ancora estese e rare tracce della colorazione e decorazione pittorica originaria. I rilievi raffigurano storie bibliche, figure di santi, il Tetramorfo (i simboli dei quattro Evangelisti), animali fantastici, draghi, scene di caccia e motivi fitomorfi o geometrici. E’ rimasto collocato nella sua posizione originale all’interno della navata della chiesa. Dopo il terremoto del 2009 ha subito parziali distacchi da una colonna di supporto, rendendo necessari interventi di messa in sicurezza.




L‘Ambone/Pulpito (1180) si presenta a cassa di forma quadrata e presenta notevoli somiglianze con le pari strutture dell’Abbazia di San Clemente a Casauria e di San Pelino a Corfinio. L’autore del pulpito dell’abbazia di San Liberatore a Maiella non è specificamente menzionato nelle fonti disponibili; tuttavia, è attribuibile a un artista dell’epoca della sua realizzazione. E’ ricco di bassorilievi di figure zoomorfe. Si presenta come frutto di una complessa ricostruzione all’in-terno di un più ampio restauro ter-minato agli inizio degli anni 70 del ‘900. Esso è stato ricostruito con i pezzi rinvenuti durante il restauro mentre quelli mancanti sono stati sostituiti da pannelli in pietra bianca. Questa opera di ricostruzione è molto dibattuta dagli studiosi che mettono in dubbio la corretta ricomposizione formale dell’opera e la giusta collocazione dei frammenti.











Dall’ingresso si nota anche il pulpito ligneo, addossato a uno dei pilastri della navata centrale; realizzato da Bartolomeo BLACONE, romano vis-suto a Sulmona, dove realizzò il coro della basilica dell’Annunziata. Il pulpito è in legno di noce, composto da pannelli intagliati e decorati da motivi vegetali e antropomorfi, delimitati da lesene a carattere ionico. In basso, c’è un putto alato che sostiene delle cornici lavorate. A copertura del pulpito c’è un baldacchino che ne ricalca la forma, presenta in linea con tutte le coperture, un motivo a lacunari. Sulla sommità è dominante la figura di una Madonna. Affini al pulpito sono altre due opere barocche.




















