Il Giro delle Chiese

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NAVELLI: CHIESA di Sant’EGIDIO – CIVITARETENGA (AQ)

Il Borgo di CIVITARETENGA ha sicure origini medioevali come dimostrano i resti delle mura di cinta e la torre di avvistamento, probabilmente del XIII secolo. Nel corso dei secoli fu feudo di diversi signori e oggetto di numerosi saccheggi, fra i quali quello di Fortebraccio da Montone nel 1493 e quello di Filiberto d’Orange nel 1592. Nell’immagine in evidenza: Affresco nella Chiesa di Sant’Egidio.

Nel pieno del centro storico ci sono i resti di un antico ghetto ebraico del 1200 d.C. fino al 1500. Il ghetto era stretto e angusto e raccolto intorno alla Sinagoga, ancora oggi riconoscibile all’interno di un palazzotto privato. Fuori del centro abitato, verso Navelli, si trova il Complesso monastico di Sant’Antonio da Padova, caratterizzato da un suggestivo chiostro risalente al XIII secolo e dell’annessa Chiesa del 1480. Ai piedi del paese c’è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (dopo), XVI secolo, sorta all’incrocio di 2 percorsi tratturali, L’Aquila-Foggia e Centurelle-Montesecco, La chiesa è visitabile chiedendo alla Pro Loco. Civitaretenga trae il suo nome dall’antica “fortezza Vestina” di Cincilla o Cingilia, probabilmente dal verbo cingere, difendere. Nel Medioevo Cingilia trasformò il suo nome in Civita Aridegno e in seguito Ardegna o Aridenga. La radice Ari si fa risalire dal latino Ardor (Aridus) ad indicare la tenacia, l’ardore degli abitanti, come testimoniato anche da alcuni avvenimenti storici (nel 430 Cincilia fu l’ultimo baluardo dei Vestini ad opporsi all’attacco dei Romani). In alcuni testi il paese viene indicato col nome Ritengo o Ritenga, di origine longobarda (in tedesco la parola ritt significa cavalcare, mentre erg significa stretto. Molto probabilmente, data anche la posizione del paese, i Longobardi intendevano chiamarlo: a cavallo della strettoia.

Fuori del centro abitato, verso Navelli, si trova il Complesso monastico di Sant’Antonio da Padova, caratterizzato da un suggestivo chiostro risalente al XIII secolo e dell’annessa Chiesa del 1480 (data incisa in caratteri gotici sul portale). . Questo complesso si trova adiacente al cimitero, alla periferia nord-est del paesino. La chiesa si presenta con una facciata rinascimentale, nelle forme tipiche abruzzesi: a coronamento orizzontale, in blocchetti di pietra chiara a vista, a due ordini divisi da una sottile cornice marcapiano; un portale lunettato nel primo ordine, con stipiti formati da lesene scanalate e alcuni piccoli decori a bassorilievo all’esterno della lunetta vuota, ma che un tempo conteneva un affresco; un grande oculo con cornice finemente lavorata nel secondo ordine (forse un tempo ospitava un vero e proprio rosone che è andato perduto). L’interno, a navata unica, unisce elementi barocchi e neoclassici. Conserva affreschi rovinati dal tempo, tra cui uno integro che raffigura San Francesco e Sant’Antonio. Accanto vi è il chiostro, il cui accesso è subito alla destra della facciata gli edifici del convento sono oggi adibiti ad ostello.

A Santa Maria delle Grazie e a Sant’Antonio sono legati due eventi uno dei quali affonda le radici nella notte dei tempi. Il primo è la Festa della Madonna dell’Arco, discendente da un antico rito di iniziazione dei giovani maschi della comunità. Si celebra il giorno prima della Madonna dell’Arco, che cade la prima domenica successiva all’8 settembre, un rito insolito che unisce festa pagana e festa religiosa. Dopo la festa in piazza con la distribuzione di pizze e porchetta, i ragazzi che compiono i 19 anni nell’anno in corso, scendono nei pressi della Chiesa di Santa Maria delle Grazie con trattori e aratri, per incidere nel terreno una scritta inneggiante alla Madonna. La festa procede in Paese con una spaghettata e altri gesti della tradizione. Il secondo evento, molto più recente, si svolge nel convento di sant’Antonio ed è la Festa delle narrazioni popolari, giunta alla terza edizione, che quest’anno cade dal 14 al 17 agosto. Quattro giorni con incontri, laboratori, degustazioni, passeggiate, street art e musica per riscoprire l’Abruzzo attraverso le narrazioni popolari.

Dopo: La CHIESA di San SALVATORE, in fase di restauro, ha origini che risalgono al XII secolo, ma l’edificio attuale è stato riedificato tra il 1794 e il 1806 sui ruderi della vecchia parrocchiale. Presenta una imponente facciata in stile settecentesco con un coronamento ondulato, affiancata dalla caratteristica Cappella della Congrega. La chiesa ha subito gravi danni a causa del terremoto del 2009 e risulta attualmente inagibile, sebbene siano stati programmati e avviati gli iter di rilancio, progettazione e fondi per il consolidamento e il restauro.

La struttura della chiesa è caratterizzata da una facciata semplice ma elegante, arricchita da un portale d’ingresso decorato. All’interno, sono presenti affreschi e opere d’arte di grande pregio, che raccontano la storia della religione e della comunità locale. La Chiesa di Sant’Egidio è un importante punto di riferimento per i fedeli del territorio, che vi si recano per partecipare alle funzioni religiose e per pregare davanti alle opere sacre presenti all’interno. La chiesa è inoltre meta di pellegrinaggi e visite guidate, che permettono ai visitatori di immergersi nella storia e nella spiritualità del luogo. La bellezza architettonica e artistica della Chiesa di Sant’Egidio la rende un vero gioiello del patrimonio culturale e religioso dell’Abruzzo. Grazie alla sua importanza storica e culturale, la chiesa è stata oggetto di interventi di restauro e manutenzione nel corso degli anni, al fine di preservarne l’integrità e la bellezza.

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