Il Giro delle Chiese

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FIRENZE: DUOMO/CATTEDRALE di Santa MARIA del FIORE (Seconda Parte)

La Cattedrale metropolitana di Santa MARIA del FIORE, conosciuta comunemente come Duomo di Firenze, è la principale chiesa fiorentina, simbolo della città ed uno dei più famosi d’Italia; quando fu completata, nel Quattrocento, era la più grande chiesa al mondo, mentre oggi è ritenuta la terza in Europa dopo San Pietro a Roma e San Paolo a Londra. Essa sorge sulle fondamenta dell’antica cattedrale di Firenze, la chiesa di Santa Reparata, in un punto della città che ha ospitato edifici di culto sin dall’epoca romana. Nell’immagine in evidenza: Vetrata con l’Assunta in Controfacciata Niccolò di Piero Tedesco su disegno di Ghiberti.

CONTROFACCIATA: Al centro della controfacciata l’orologio italico ha teste di evangelisti, affrescate negli angoli da Paolo Uccello (1443). L’orologio, di uso liturgico, è uno degli ultimi funzionanti che usa la cosiddetta hora italica, un giorno diviso in 24 “ore” di durata variabile a seconda delle stagioni, che comincia al suono dei vespri, in uso fino al XVIII secolo. I ritratti degli evangelisti non sono identificabili con il tradizionale ausilio degli animali-simbolo, ma attraverso i tratti fisionomici che richiamano l’animale (o, nel caso di Matteo, l’angelo) simbolico. Nella lunetta del portale centrale si trova il mosaico dell’Incoronazione della Vergine, attribuito a Gaddo Gaddi. Ai lati del portale angeli in stile arcaizzante forse dipinti da Santi di Tito alla fine del Cinquecento. A destra del portale centrale si trova poi la tomba del vescovo Antonio d’Orso (1343) di Tino di Camaino. Il pilastro attiguo ha una tavola a fondo oro con Santa Caterina d’Alessandria e un devoto riferibile alla scuola di Bernardo Daddi (1340 circa).

OPERE all’INTERNO: Dante con in mano la Divina Commedia di Domenico di Michelino su cartone di Alesso Baldovinetti (1465), interessante anche per la veduta cittadina che mostra la cupola con il rivestimento ancora incompiuto e una veduta delle porte urbiche prima della demolizione degli avancorpi e del taglio del primo e secondo piano successivo all’avvento dell’artiglieria. – Affreschi staccati dei condottieri, sulla parete sinistra, raffiguranti i monumenti a due figure eroiche in cavalcatura trionfante. Entrambi presentano una prospettiva incerta, con due punti di fuga diversi per il piedistallo e la statua equestre, e, inoltre, i cavalli non potrebbero in realtà stare in piedi dato che hanno entrambe le zampe alzate dallo stesso lato. Lo strappo è stato fatto nel XIX secolo. – Monumento equestre di John Hawkwood (Giovanni Acuto) di Paolo Uccel-lo (1436), dipinto in bicromia con terra verde. – Monumento equestre di Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno (1456), in pendant con il precedente, disegnato a imitazione del marmo.

BUSTI: nella navata sinistra: Busto di Emilio de Fabris, di Vincenzo Consani (1887) – Busto di Antonio Squarcialupi (celebre organista della cattedrale), di Benedetto da Maiano con epigrafe attribuita ad Agnolo Poliziano (1490) – Busto di Arnolfo di Cambio, di Aristodemo Costoli (1843). Busti nella navata destra: Busto di Giotto, di Benedetto da Maiano con epigrafe di Agnolo Poliziano (1490) – Busto di Brunelleschi, del Buggiano (1446) – Busto di Marsilio Ficino (XIX secolo)

Nella prima campata a destra, entro una grande edicola cinquecentesca che maschera l’antica apertura verso il campanile, si trova la statua del profeta Isaia, di Nanni di Ban-co. Essa era originariamente destinata a un contrafforte della tribuna settentrionale. Al primo pilastro a destra l’acquasantiera di scuola toscana risale al Trecento: angelo e vasca sono oggi copie (originali nel museo dell’Opera del Duomo). La vicina tavola cuspidata con Sant’Antonino è del Poppi con predella ottocentesca di Antonio Marini. A sinistra invece si trova la statua di Giosuè (1415) già sulla facciata, avviata da Donatello (per la testa, che presumibilmente ritrae Poggio Bracciolini), portata avanti da Nanni di Bartolo e completata da Bernardo Ciuffagni. Sul vicino pilastro San Zanobi che calpesta l’Orgoglio e la Crudeltà con predella, di Giovanni del Biondo.

A destra, nella seconda campata si trova l’ingresso (19) agli scavi di Santa Reparata e una tavola di San Bartolomeo in trono di Jacopo di Rossello Franchi, entro una cornice cinquecentesca. Le vetrate della terza campata a destra e a sinistra fanno parte del gruppo antico e vennero disegnate da Agnolo Gaddi nel 1394. Nell’edicola la statua di Isaia è di Bernar-do Ciuffagni (1427), scolpita originariamente per il campanile. Ai lati affreschi staccati con i monumenti sepolcrali dipinti di fra’ Luigi Marsili (1439) e del vescovo Pietro Corsini (1422): vennero dipinti da Bicci di Lorenzo. Nella navata sinistra la statua di Re David di Bernardo Ciuffagni, già sull’antica facciata (1434). Anche la quarta campata ha una vetrata con Santi di Agnolo Gaddi. Sul lato destro si trova la tavola cuspidata con i Santi Cosma e Damiano di Bicci di Lorenzo.

(Dopo) TRIBUNE: Ciascuna delle tribune ha 5 cappelle laterali disposte a raggiera, illuminate da alte bifore con vetrate del ‘400 in massima parte ascrivibili al disegno del Ghiberti. Sotto le finestre molte cappelle hanno figure di santi attribuiti a Bicci di Lorenzo (1440), tranne nelle cappelle della tribuna centrale che sono invece opera moderna di Arturo Viligiardi. I tabernacoli dipinti sono riferibili alla maniera di Paolo Schiavo. La Tribuna centrale, chiamata anche di San ZANOBI, ha al centro la cappella in cui sono conservate le reliquie del santo e vescovo fiorentino. La sua arca bronzea è di Lorenzo Ghiberti (completata nel 1442). Il comparto centrale raffigura il miracolo della resurrezione di un bambino, avvenuto in città in Borgo Albizi dove una targa sul cosiddetto Palazzo dei Visacci commemora tuttora l’episodio; l’epigrafe sul retro (non visibile) fu dettata dall’umanista Leonardo Bruni.

Il dipinto sovrastante è un’Ultima cena di Giovanni Balducci, mentre il mosaico in pasta di vetro del Busto di san Zanobi, un tempo qui, si trova nel Museo dell’Opera del Duomo. A questo singolare lavoro, frutto dell’effi-mero revival del mosaico patrocinato da Lorenzo il Magnifico, nel momento in cui si immaginava di rivestirne l’interno della cupola, si ricollegano le decorazioni a mosaico e globi di pasta vitrea che incrostano i costoloni della volta della cappella di Monte di Giovanni di Miniato e risalgono al 1490 circa. Gli angeli reggicandela in terracotta poli-croma invetriata sono di Luca della Robbia (1448). Al di sotto della cappella di San Zanobi vi è una cripta, a pianta quadrangolare, che ospita le sepolture di alcuni arcive-scovi di Firenze, i sarcofagi di san Podio e dei santi Andrea e Maurizio, le reliquie dei santi Eugenio e Crescenzio, e l’antica urna che accoglieva le spoglie mortali di san Zanobi.

Dopo: Lo gnomone solare (l’asta, lo stilo o il foro che proietta l’ombra del Sole su un orologio solare, spesso chiamato im-propriamente meridiana, per indicare l’ora) solare di Paolo dal Pozzo TOSCANELLI  (1450 ca.)

Nella tribuna di destra (nella pag. seguente), detta della Santissima CONCEZIONE, spicca la cappella centrale, con altare di Michelozzo. La tribuna di sinistra (nella 2° pag. seguente), detta della Santa CROCE, contiene nel pavimento lo gnomone solare di Paolo dal Pozzo Toscanelli del 1450 circa, aggiornato con una linea bronzea graduata da Leonardo Ximenes nel 1755: qui ogni 21 giugno si svolge l’osservazione del solstizio d’estate. Nella 2° cappella a destra, dedicata alla MADONNA della NEVE, il Polittico di santa Reparata a due facce, di Giotto e aiuti; nella un altare marmoreo del Buggiano con grata bronzea di Michelozzo; sotto l’altare della 4° cappella è sepolto il cardinale Elia dalla Costa e nella 5° cappella si trova un San Giuseppe su tavola di Lorenzo di Credi.

SAGRESTIE: All’interno della SAGRESTIA delle MESSE o dei Servi, tarsie lignee dal forte valore prospettico ed illusionistico furono disegnate, sul lato frontale, da Alesso Baldovinet-tiMaso Finiguerra e Antonio del Pollaiolo e messe in opera da Giuliano e Benedetto da Maiano. Sono tra le prime manifestazioni in Italia di questa tecnica, legata agli studi sulla prospettiva. La decorazione è importata su due registri coronati da un fregio di putti e festoni scolpiti a tutto tondo. Nel pannello centrale si vedono san Zanobi e i suoi discepoli Eugenio e Crescenzio, tra personaggi e fatti dell’Antico Testamento. Il lavabo marmoreo, con due putti seduti su un otre è del Buggiano ed è gemello a quello nella sagrestia dei Canonici. L’altro, con testa d’angelo, è di Mino da Fiesole.

È in questa sagrestia che Lorenzo il Magnifico trovò scampo dalla congiura dei Pazzi, il 26 aprile 1478. I dodici pannelli bronzei dei battenti della porta di questa sacrestia, a scomparti con la Madonna col BambinoSan Giovanni, Evangelisti e Dottori della Chiesa tra angeli, furono realizzati da Luca della Robbia (con la collaborazione di Michelozzo e Maso di Bartolomeo), autore anche della lunetta in terracotta policroma con la Resurrezione (1444). La porta della SAGRESTIA di destra, detta dei CANONICI o Vecchia, presenta una lunetta con l’Ascensione di Luca della Robbia (1450 circa) e all’interno un lavabo del Buggia-no e di Pagno di Lapo (1445); alle pareti alcune tavole tra cui il Redentore (1404) e i Santi e dottori della Chiesa, entrambe di Mariotto di Nardo, tre Evangelisti di Lorenzo di Bicci, l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo di Francesco Botticini, l’Arcangelo Michele di Lorenzo di Credi (1523).

Inizialmente la cupola sarebbe dovuta essere decorata da mosaici dorati, per riflettere al massimo la luce proveniente dalle finestre del tamburo, come suggerito dal Brunelleschi. La sua morte mise da parte questo costoso progetto e si provvide semplicemente a intonacare in bianco l’interno. Il granduca Cosimo I de’ Medici scelse il tema del Giudizio Universale per affrescare l’enorme calotta, e affidò il compito a Giorgio Vasari, affiancato da don Vincenzo Borghini per la scelta del tema iconografico. I contenuti da seguire erano quelli emersi dal Concilio di Trento, che aveva revisionato la dottrina cattolica medievale ordinandola in una sistemazione chiara. La cupola è così divisa in sei registri e 8 spicchi. Ogni spicchio comprende dall’alto verso il basso a partire dalla finta lanterna centrale circondata dai 24 vegliardi dell’Apocalisse (tre in ogni spicchio), quattro scene:

– un coro angelico con strumenti della Passione (secondo registro);

– una categoria di santi ed eletti (terzo registro);

– una triade di personificazioni, raffiguranti un dono dello Spirito Santo, le sette virtù, e le sette beatitudini;

una regione dell’Inferno dominata da un peccato capitale.

Sullo spicchio est, quello di fronte alla navata centrale, i quattro registri diventano tre per far posto al grande Cristo in Gloria fra la Madonna e san Giovanni che poggia sulle tre Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità) seguite in basso da figure allegoriche del Tempo (personaggio con la clessidra, e due bambini che rappresentano la natura e le stagioni) e della Chiesa trionfante

Il 27 giugno 1574 Vasari però moriva, dopo aver realizzato solo un terzo dell’opera e fece in tempo solo a disegnare il cerchio dei Ventiquattro anziani dell’Apocalisse più vicino alla lanterna. I lavori, che durarono dal 1572 al 1579, furono quindi assunti da Federico Zuccari e collaboratori, come Domenico Cresti. Alla maestosa figura del Cristo, visibile dall’interno della chiesa, fa da contrappun-to la scena infernale con Satana nella superficie opposta; altre porzioni rappresentano Coro di angeliCristo, Maria e i santi, le Virtù, i doni dello Spirito Santo e le Beatitudini; nella parte inferiore l’Inferno e i sette vizi capitali. Zuccari abbandonò la pittura vasariana “a fresco” per lavorare con il metodo “a secco” (più semplice ma più facilmente deperibile) e mutò i tipi fisici dei personaggi, i costumi, il linguaggio stilistico e la gamma pittorica. Negli Eletti raffigurò una viva galleria di personaggi contemporanei: i committenti medicei, l’Imperatore, il re di Francia, Vasari, Borghini, Giambologna e altri artisti, e perfino se stesso e molti suoi parenti e amici; mette anche la sua firma con la data. Questi affreschi, se visti da vicino durante il percorso della salita alla cupola, mostrano le deformazioni prospettiche e di colore usate per ottimizzare la veduta dal basso. La tecnica usata è mista: affresco per il Vasari, tecniche a secco per lo Zuccari, che qui ha eseguito il suo capolavoro. All’interno della cupola corrono due giri di ballatoi, oltre a quello che percorre le tribune, proveniente dalla navata.

CAMPANILE di GIOTTO: Il campanile è situato a fianco della cattedrale, originalmente disposto a fianco della facciata invece che in posizione arretrata. Fu progettato da Giotto, da cui il nome, ma realizzato da Andrea Pisano e completato da Francesco Talen-ti. È alto 84 metri e progressivamente si alleggerisce nelle forme per la presenza di bifore e trifore. Interamente rivestito da marmi policromi bianchi, verdi e rosati, è decorato anche da numerose sculture e formelle, oggi in larga parte sostituite da copie e conservate nel museo dell’Opera del Duomo. Nelle formelle del basamento sono raffigurate le “attività umane”, vero manifesto della Firenze corporativa del medioevo, eseguite da Andrea Pisano e Luca della Robbia, mentre nella seconda fascia “i pianeti, le virtù, le arti liberali ed i sacramenti”.

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