Il Giro delle Chiese

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VERONA: BASILICA di Santa ANASTASIA (1° Parte)

La Chiesa di San PIETRO Verona in Santa ANASTASIA, meglio conosciuta come Basilica di Santa Anastasia, sorge nel cuore del centro storico di Verona; essa è posta nell’area terminale del decumano massimo della città d’epoca romana, in prossimità del punto in cui l’ampio meandro del fiume Adige è tagliato dal ponte Pietra, dove gravitano quindi quelle che furono le due principali vie di comunicazione cittadina, stradale e fluviale. Si tratta della più grande e solenne chiesa di Verona, simbolo della potenza della città tutta. Nell’immagine in evidenza: PISANELLO: “San Giorgio e la principessa” sull’arco d’ingresso alla cappella Pellegrini.

La genesi delle vicende edificatorie della Basilica si può collocare al 1260 quando i frati domenicani che si trovavano fuori dalle mura cittadine ottennero dal vescovo di Verona Manfredo Roberti il terreno in cui realizzare la nuova chiesa e il nuovo convento. Il cantiere durò molto a lungo e terminò solo negli anni 40 del XV secolo, anche se le strutture fondamentali erano già pronte già da tempo. La basilica venne consacrata solennemente il 22 ottobre 1471, tuttavia opere minori proseguirono per oltre due secoli non arrivando mai a completare il prospetto principale. Soppresso nel 1807 l’ordine domenicano, il tempio venne affidato al clero secolare mentre l’adiacente convento, oramai abbandonato, divenne più tardi sede del liceo ginnasio statale Scipione Maffei.

CAMPANILE:  In prossimità del braccio sinistro del transetto si eleva l’imponente torre campanaria, della cui storia si hanno poche notizie. Alta 72 metri e divisa in 6 ordini da marcapiani in pietra bianca, la torre in stile gotico presenta un fusto le-senato in laterizio, con ripetizione di decorazioni ad archetti pensili. Il fusto del campanile termina con una cella campanaria in cui si aprono 4 trifore strombate con arco a tutto sesto, una per ogni lato, suddivise da colonne con fusto, piedistallo e capitello di ordi-ne tuscanico. Sopra di essa corre una ba-laustra costituita da piccole colonnine in pietra bianca di elegante fattura. Da qui si innalza, a sua volta, una guglia conica realizzata in cotto, solcata da snelli co-stoloni in pietra bianca. Lo stile della struttura permette di collocarla intorno al XV secolo, ma è possibile che sia stata iniziata in contemporanea all’abside.

ESTERNO: Rappresenta un bell’esempio di architettura gotica veronese con anticipi rinascimentali. La facciata, incompleta, è caratterizzata da vari elementi tra cui spiccano un ampio portone incorniciato in un arco a sesto acuto marmoreo, un rosone centrale e due bifore all’altezza delle navate. Ai lati estremi due contrafforti che si innalzano oltre la linea di gronda e che si ripetono, fino al transetto, su entrambe le fiancate, dove sono sormontati da pinnacoli esagonali che hanno la funzione di scaricare le spinte delle volte. I prospetti laterali sono articolati in altezza in due registri architettonici corrispondenti alla parete della navata laterale (il registro inferiore) e alla parte emergente della navata centrale (quello superiore): il settore inferiore è caratterizzato dai volumi emergenti delle cappelle e da alte finestre bifore, in parte chiuse; nel settore superiore, invece, si aprono una serie di occhi che permettono alla luce di penetrare nella navata centrale.

Sulla facciata del transetto di destra si apre un’alta trifora e più in alto un grande rosone gotico polibolato. Nei corpi absidali emergenti, con massicci contrafforti, si aprono invece finestrature ogivali strombate. La linea di gronda è abbellita da archetti pensili ogivali da cui parte la copertura dell’edificio, realizzata a due falde quella che copre navata centrale, transetto e presbiterio, e a falda unica quelle che coprono le navate minori, mentre l’abside centrale è coperta da un tetto a padiglione a cinque falde. A sinistra, guardando la facciata, si trova l’interessante arca sepolcrale dove giace Guglielmo da Castelbarco, posta sopra un arco di passaggio verso un cortile interno (dell’attuale conservatorio musicale). Primo esempio di arca monumentale detta “a baldacchino” che pochi anni dopo avrebbe ispirato e avuto seguito nelle splendide arche scaligere, dove hanno sepoltura i Della Scala, principi della Verona due e trecentesca. Oltre l’arco, vi sono ulteriori tre arche alto medioevali di pregevole fattura. Sempre sulla sinistra, adiacente a piazza Santa Anastasia, vi è la Ex Chiesa di San Pietro Martire, utilizzata dai domenicani durante la costruzione di Santa Anastasia.

(Dopo) PORTALE: Esso, biforo e di datazione riferibile alla prima metà del XV secolo, appartiene stilisticamente alla prima architettura rinascimentale con ancora forti influssi gotici. La parte inferiore è occupata dal portone diviso in due sezioni sovrastate da due archi ogivali, il tutto incorniciato dal portale gotico, strombato tra-mite una serie di 5 archi a sesto acuto sovrapposti. Gli archi sono sostenuti da 5 colonne ornamentali alte e leggere realizzate con marmi rossi, bianchi e neri, gli stessi colori che si trovano anche nel pavimento interno.

La Lunetta principale ha al suo interno la rappresentazione della Santissima Trinità con ai lati le figure di san Giuseppe e della Madonna. Il Padre è assiso su una cattedra di stile gotico con il Crocifisso fra le sue ginocchia e il Cristo a fianco con la colomba su di sé. Una coppia di angeli sovrasta la Trinità. Nelle due lunette minori sono presenti il Vescovo alla guida del popolo veronese con lo stendardo della città e nell’altra San Pietro martire alla guida dei frati con lo stendardo bianconero dei domenicani. Questi affreschi appaiono oggi in gran parte perduti, nonostante un ritocco mal riuscito in occasione del restauro del 1881. Lo storico dell’arte Adolfo Venturi ha riconosciuto in questi dipinti l’influsso della scuola di Stefano da ZEVIO attribuendoli, quindi, a qualche suo allievo.

Gli archi minori poggiano sull’architrave del portale decorato a bassorilievo da sei rappresentazioni in ordine cronologico della vita di Cristo: l’Annunciazione, la Nascita di Gesù, l’Adorazione dei Magi, la via verso il Calvario, la Crocifissione e la Resurrezione. Ai due fianchi dell’architrave sono poste due statue, a sinistra si Santa Anastasia, a destra Santa Caterina della Ruota. Al centro dell’architrave, invece, sopra la colonnina che divide le due porte e poggiata su una mensola, vi è posta una statua (dopo), di dimensioni maggiori rispetto alle due laterali, in cui è rappresentata la Vergine con il Bambino, di scuola veneziana. La colonna divisoria ha tre altorilievi sulla fronte e sui due lati. Di fronte San Domenico con la stella sotto i suoi piedi, a sinistra San Pietro Martire nell’atto di predicare alla folla  sole sottostante e a destra San Tommaso che sovrasta la luna, con in mano il libro dei dottori della chiesa, mentre istruisce un giovane monaco.

(Dopo) LEGENDA: 1. Altare Fregoso; 2. Cappella Manzini; 3. Cappella Bonavei; 4. Altare Pindemonte; 5. Altare Mazzoleni; 6. Cappella Crocifisso; 7. Altare Centrago; 8. Cappella Cavalli; 9. Cappella Pellegrini; 10. Presbiterio; 11. Cappella Lavagnoli; 12. Cappella Salerni; 13. Sagrestia e cappella Giusti; 14. Cappella del Rosario; 15. Organo; 16. Cappella Miniscalchi; 17. Altare di san Raimondo di Peñafort; 18. Altare Faella; 19. Cappella Boldieri.

INTERNO: L’interno della chiesa, a croce latina con transetto di ampie dimensioni. è suddiviso in 3 navate coperte con volte a crociera. Le navate sono separate da due serie di 6 colonne cilindriche in marmo bianco e marmo rosso veronese, con capitelli gotici. Le due coppie di colonne oltre l’altare maggiore recano lo stemma dei Castelbarco di Avio, con il loro leone rampante: la famiglia trentina fu una delle più generose per la costruzione dell’edificio, in particolare Guglielmo di Castelbarco, già podestà di Verona, volle legarsi alla basilica costruendo la, precedentemente citata, arca funeraria lato della piazza Santa Anastasia, precorritrice delle arche scaligere. La zona absidale è articolata in 5 absidi separati da lesene gotiche, intonacate e affrescate, che terminano con capitelli. L’abside centrale accoglie il presbiterio e l’altare maggiore, mentre quelle ai suoi lati ospitano delle cappelle gentilizie, da destra a sinistra quelle delle famiglie Cavalli, Pellegrini, Lavagnoli e Salerni.

Le pareti del braccio longitudinale della basilica sono in gran parte dipinte con affreschi e arricchite da altari, cappelle e monumenti funebri di illustri cittadini veronesi. Appena entrati, sul muro a destra dell’ingresso principale è incastonato un busto di Bartolomeo Lorenzi, poeta veronese, collocato per volere di Ippolito Pindemonte, Marcantonio Miniscalchi, Silvia Curtoni Verza e Beatrice d’Este. L’interno riceve la luce solare da grandi finestroni e da un rosone, posto sopra il portale. Il pavimento è ancora quello originario, che si suppone sia stato realizzato sotto la direzione di Pietro da Porlezza nel 1462. È costituito da marmi di 3 colori: il bianco d’Istria e la basanite nera che ricordano la veste dei frati domenicani, e il rosso che ricorda che la chiesa è dedicata a san Pietro da Verona martire. Nel mezzo del transetto è rappresentato un rosone con al centro lo scudo raggiato bianco e nero, simbolo dell’ordine. Né le antiche cappelle né la sacrestia presentano traccia dell’antico pavimento. Sempre al da Porlezza è tradizionalmente attribuita l’acquasantiera in marmo rosso veronese posta vicino all’entrata secondaria.

(Prima): Due elementi distintivi dell’interno sono le ACQUASANTIERE situate a fianco delle prime colonne, sostenute da statue di due gobbi baffuti, il primo con le mani posate sulle ginocchia e il secondo con una mano appoggiata sulla testa, in una posa che esprime preoccupazione. Il gobbo a sinistra, posto nel 1491, è attribuito a Gabriele CALIARI, padre di Paolo detto il VERONESE, il secondo (chiamato anche Pasquino perché entrò in basilica la domenica di Pasqua del 1591) è ritenuto da molti opera di Paolo Orefice è realizzato in marmo rosso di Verona.

(Dopo): Nella quinta campata della navata laterale di sinistra si trova l‘ORGANO a canne realizzato nel 1625 in stile barocco, con parapetto e colonne dorate. La parte meccanica venne costruita dal ferrarese Giovanni Cipria mentre quella lignea è opera di Andrea Cudellino. Domenico Farinati nel 1937 lo restaurò riutilizzando la cassa e la cantoria del XVI secolo, mentre nel 1967 venne revisionato ed elettrificato dall’Organaria di Padova. Lo strumento è a trasmissione pneumatico-tubolare e dispone di due manuali a 61 note e una pedaliera concavo-radiale di 32 note; ha 30 registri reali e due meccanici e pedale.

AREA ABSIDALE: L’area oltre il transetto è suddivisa in 5 absidi dove hanno trovato posto 4 cappelle e, in quella centrale, il presbiterio con l’altare maggiore. Di seguito sono descritte da destra a sinistra.

– CAPPELLA CAVALLI (8): (Dopo) Posta all’estrema destra dell’area absidale, la cappella Cavalli è dedicata a san Girolamo, ma anticamente intitolata a san Geminiano. La sua prima menzione risale al 1375. A destra si può ammirare l’Adorazione, unica opera certa di ALTICHIERO a Verona, che forse lo eseguì dopo il ritorno da Padova, poco prima del 1390. Nel dipinto, un antico omaggio feudale, i nobili cavalieri s’inginocchiano davanti al trono della Vergine posto in un tempio gotico. Le arcate dipinte presentano sulla chiave di volta lo stemma nobiliare della famiglia Cavalli. Sotto l’affresco è posta la tomba di Federico Cavalli, realizzata in marmo rosso veronese e arricchito da una lunetta in cui è contenuta un’opera di Stefano da ZEVIO risalente alla prima metà del XV secolo. Sul listello della cassa marmorea corre un’iscrizione che si ripartisce sulle tra facce esposte, di seguito riportata: «S. NOBILIS 7 EGREGII VIRI FEDERICI . 9 EGRE | GII VIRI DNI NICOLAI DE CAVALIS SVORVMQ . HEREDVM QVI SPIRITVM REDIDIT ASTRIS – ANO DNI M . CCC. LXXXX | VII MENSIS SEENBRIS».

Le pareti sono decorate anche da altri affreschi: Vergine con Gesù bambinoSan Cristoforo, e il più pregevole, Miracolo di San Eligio di Noyon, tutti e tre attribuiti a Martino da VERONA. A sinistra compare l’affresco con il Battesimo di Gesù, attribuito a Jacopino di FRANCESCO, pittore bolognese della prima metà del XIV secolo, considerato uno dei padri della pittura padana. L’altare è abbellito da una pala dipinta da Liberale da VERONA, inserita in una cornice ricca di intagli e dorature.

(Dopo) CAPPELLA PELLEGRINI (9): La cappella Pellegrini, a destra della zona absidale, fu di proprietà dell’omonima famiglia, un’importante casata veronese che si nobilitò sotto la dinastia dei Della Scala. La cappella è celebre soprattutto perché contiene quello che è considerato il capolavoro di PISANELLO, il San Giorgio e la principessa, affrescato tra il 1433 e il 1438 sulla parete esterna sopra l’arco di accesso. Notevoli sono anche le 24 formelle di terracotta a rilievo, opera di Michele da FIRENZE e risalenti al 1435, in cui sono raffigurate diversi soggetti, tra cui scene della Vita di Cristo, figure di santi e del committente Andrea Pellegrini. All’interno, appoggiato al muro di sinistra della cappella, vi è un sarcofago in marmo decorato con le insegne gentilizie della famiglia Pellegrini, adorno di sculture, in cui è sepolto Tommaso Pellegrini, che godette di particolare favore presso la corte scaligera. Il progetto architettonico si deve ad Antonio da MESTRE mentre alcuni affreschi, raffiguranti in particolare il Pellegrini inginocchiato davanti alla Vergine con il Bambino e vari Santi, sono attribuiti a Martino da VERONA. Sempre sul lato sinistro si nota il monumento sepolcrale a Guglielmo di Bibra, ambasciatore tedesco di Federico III d’Asburgo presso il papa Innocenzo VIII, morto a Verona.

(Dopo) PRESBITERIO (10): Il presbiterio è rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della basilica e occupa interamente l’area dell’abside maggiore, preceduta da una campata a pianta quadrata coperta con una volta a crociera; sulla parete di destra vi è il Giudizio Universale realizzato nel 1492 e attribuito, con dubbi, a Turone di MAXIO, mentre su quella di sinistra si trova il monumento a Cortesia Serego, condottiero ai tempi degli scaligeri. L’altare maggiore, intitolato a san Pietro martire, è in marmo giallo chiaro ed è stato realizzato e consacrato nel 1952; precedentemente era costituito da una pietra rossa che poi venne collocata alla base dell’altare moderno. Al centro della mensa si trova un semplice tabernacolo in marmo, posto il 22 marzo 1529 grazie ad Alessandro dal Monte che si sobbarcò le spese. Sopra di esso vi è un grande crocifisso ligneo dipinto. L’abside è poligonale ed è illuminata da cinque alte monofore ad arco, chiuse da vetrate policrome risalenti al 1935, in cui sono raffigurati, da sinistra, San Tommaso, Santa Caterina da Siena, San Pietro martire, Santa Rosa da Lima e San Domenico di Guzmán. La monofora centrale venne temporaneamente chiusa poiché sopra di essa fu collocata una pala d’altare, non più presente, rappresentate il santo titolare. Sull’arco trionfale si trova lo stemma della famiglia dei Della Scala, che contribuirono sostanziosamente al finanziamento per la costruzione dell’abside.

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