Il Giro delle Chiese

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MILANO: DUOMO di MILANO (2° Parte)

Un viaggio alla scoperta del Duomo di Milano (il massimo del gotico in Italia), saltando la coda. Nell’immagine in evidenza: I Quadroni di San Carlo.

Nel mese di novembre, periodo dedicato a san Carlo Borromeo, (celebrato il 4 novembre) nel Duomo vengono esposti i cosiddetti “Quadroni di San Carlo“, un ciclo di 56 grandi tele che celebrano la vita e i miracoli del santo compatrono di Milano. Realizzate nel corso del Seicento, costituiscono il più importante ciclo pittorico del barocco lombardo. Il primo ciclo, fu commissionato tra il 1602 e il 1604 dalla Fabbrica del Duomo, a soli 18 anni dalla la morte del santo, ad alcuni dei più affermati pittori della Milano del tempo: Cerano (4 dipinti),  Duchi-no (7), Fiammenghino (5), Carlo Buzzi (2), Carlo Francesco Procaccini (1), e altri. Questo ciclo comprende le 28 tele più grandi (6 metri per 4,75), che narrano i Fatti della vita del beato Carlo. Ad esso si aggiunse il 2° ciclo, i Miracoli di San Carlo, di altrettanti dipinti riguardanti i suoi miracoli e guarigioni. Questi quadri sono più piccoli rispetto alla prima serie e misurano approssimativamente 2,4×4,4 metri. Furono realizzati tra il dicembre del 1609 e il novembre 1610, quando san Carlo venne canonizzato. Agli esecutori del primo ciclo si aggiunse Giulio Cesare Procaccini, autore, con il Cerano, delle tele più apprezzate dalla critica. Oltre a questa serie di teleri, in epoca barocca vennero dipinte altre 2 grandi cicli: il ciclo del Ritrovamento della vera croce, che veniva esposto in occasione della festa del Sacro Chiodo, e il ciclo del SS. Sacramento, narrante prodigi e miracoli del SS. Sacramento. Cessata con la seconda guerra mondiale la consuetudine delle loro esposizioni, sono attualmente collocati presso il museo diocesano in Sant’Eustorgio.

Il Portale mediano, in controfacciata, venne disegnato da Fabio Mangone agli inizi del XVII secolo, ma realizzato solo nel 1820. Il coronamento presenta le statue di sant’Ambrogio e san Carlo, rispettivamente di Pompeo Marchesi e di Gaetano Monti. Sull’attico una lapide ricorda le due consacrazioni, del 1418 e del 1577. Le vetrate dei finestroni classicheggianti del primo livello sono del XIX secolo, realizzate dai fratelli Bertini, con san Carlo, sant’Am-brogio e san Michele, mentre è di Mauro Conconi santa Tecla. Quelle dei finestrini neogotici sono degli anni cinquanta del XX secolo, realizzate dall’ungherese Hajnal, recuperando i vivi colori della tradizione medioevale. Rappresentano, ai lati, la Chiesa e la Sinagoga, mentre al centro la Trinità con un’insolita iconografia. L’Assunta nella vetrata centrale fu realizzata su cartoni di Luigi Sabatelli.

Prima: In vicinanza dell’ingresso del Duomo si trova la meridiana col simbolo del capricorno, composta da una striscia d’ottone incassata nel pavimento che attraversa la navata e che risale per tre metri sulla parete di sinistra (a nord). Sulla parete rivolta a sud, a una altezza di quasi 24 metri dal pavimento, è praticato un foro attraverso il quale, al mezzogiorno solare, un raggio di luce si proietta sulla striscia del pavimento. Per evitare che in alcuni giorni dell’anno il foro d’ingresso della luce finisca in ombra, sul lato sud della chiesa manca l’archetto marmoreo. Ai lati della linea metallica sono installate delle lastre di marmo indicanti i segni zodiacali con le date di ingresso del sole. Lo strumento fu realizzato nel 1786 dagli astronomi di Brera, restaurato più volte e modificato nel 1827 in segui-to al rifacimento del pavimento del Duomo.

L’altro grandioso ciclo decorativo riguarda le vetrate. Il duomo contiene, con le sue 55 vetrate monumentali, una straordinaria testimonianza della storia dell’arte vetraria dall’inizio del Quattrocento alla fine del Novecento. Alla loro produzione collaborarono, nel corso dei secoli, maestri vetrai di scuola italiana, fiamminga e tedesca, spesso in collaborazione con importanti pittori che fornirono i cartoni per le vetrate, quali Giuseppe Arcimboldo, Pellegrino Tibaldi e altri.

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