Qui presentiamo le Chiese di San Francesco e di San NIcolò. Nell’immagine in evidenza: Interno della Chiesa di san Francesco.


CHIESA di San FRANCESCO: Nei primi anni del XIII secolo il comune di Treviso emanò degli Statuti che permet-tevano agli ordini mendicanti di insediarsi all’interno delle mura. Un esiguo gruppo di frati minori, inviati dallo stesso Francesco d’Assisi, giunse così a Treviso nel 1216, e prese sede a nord-est del centro cittadino, nella zona oltre il Cagnan Grande. In quest’area, che la tradizione vuole concessa loro dai Da Camino, i francescani edificarono un semplice convento e una cappella intitolata alla Vergine Maria. Ad un francescano, fra’ Benvenuto delle Celle, secondo la tradizione autore anche del progetto per la chiesa di San Nicolò, si deve forse il disegno della chiesa. Alla grandiosità del tempio domenicano si oppone la struttura semplice e severa, di transizione fra il romanico e il primo gotico, di San Francesco. La Facciata a capanna, così come i due fianchi, è decorata da lesene coronate da piccoli archi, e presenta sopra il portale una lunetta con un affresco bizantineggiante attribuito a Marco Veneziano (1235). La chiesa presenta una pianta a croce latina, con un’unica, grande, navata, coperta da un soffitto ligneo a carena di nave. Sulla destra è presente una navatella costituita dalla unione di 5 cappelle laterali, coperte da volte a crociera in muratura che formano così cinque campate.




INTERNO: Sulla parete sinistra, si incontra un gigantesco affresco raffigurante San Cristoforo, opera romanico-bizantina di fine Duecento. Sulle vele della volta della Cappella maggiore dell’abside si trovano i Quattro Evangelisti, le Stigmate di san Francesco, una Madonna con il Bambino e Adamo, di scuola veneto-emiliana trecentesca, probabilmente opera di un allievo di Tommaso da Modena. Nella 1° Cappella a sinistra (cappella Giacomelli) è presente un’opera di Tommaso da Modena, l’affresco della Madonna col Bambino e sette santi (1350), vero capolavoro artistico della chiesa e testimonianza del raffinato stile gotico del maestro emiliano allora attivo in città. Tre dei santi, comunque, sono stati aggiunti in seguito da allievi di Tommaso. Nella 2° Cappella a sinistra vi è un affresco di un allievo di Tommaso da Modena, il Maestro di Feltre: Madonna e quattro santi, del 1351. La chiesa ospita le tombe di alcune persone celebri: Pietro Alighieri e Francesca Petrarca i più importanti. Il primo, figlio di Dante Alighieri, era un giudice, poeta e commentatore della Comedia, residente a Verona, che morì a Treviso durante un soggiorno in città nel 1364. La sua arca sepolcrale, scolpita da Filiberto de Sanctis, era in origine collocata nel chiostro della chiesa di Santa Margherita, degli Eremitani. Sormontano il monumento funebre gli affreschi attribuiti ad Andrea di Bartolo, raffiguranti San Francesco e angeli musicanti. La seconda, figlia di Francesco Petrarca, morì di parto a Treviso nel 1384. La lastra sepolcrale presenta un’iscrizione in latino, dettata dal marito della donna, Francesco da Brossano, funzionario presso Francesco da Carrara. Dalla chiesa proviene la Sacra conversazione (1480) di Alvise Vivarini, e Incontro di Gioacchino e Anna con san Luigi IX e santa Libera di Carpaccio oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. All’esterno della chiesa troviamo la statua di San Francesco opera dello scultore contemporaneo Roberto Cremesini. Nel braccio di destra del transetto, si trova l‘Organo a canne Mascioni opus 798, costruito nel 1960. Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle, avente due tastiere e pedaliera, è collocata a pavimento nella navata.




La Chiesa di San NICOLO’ è un edificio religioso di Treviso. Per dimensioni, è la più grande costruzione del genere della città, superando anche il Duomo. La chiesa si trova nella parte sud-occidentale del centro storico, sulla riva sinistra del Sile, in una zona perlopiù di recente costruzione in quanto gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1944. Annesso all’edificio è l’ex convento dei domenicani, oggi seminario vescovile. A partire dal 1221 i frati domenicani si erano stabiliti a Treviso, su invito diretto del Comune, che aveva anche stabilito un contributo pubblico di 500 lire per la costruzione della chiesa e del convento. I domenicani acquisirono il terreno nella zona sud-occidentale della città, all’interno della cerchia muraria appena eretta, dove pare esistesse già una cappella dedicata a san Nicola. La nuova chiesa era già sicuramente consacrata nel 1282, come risulta da un documento che la descrive come modello per la costruzione della nuova chiesa di Santa Margherita degli Eremitani. ESTERNO: La Chiesa è una costruzione a croce latina, in laterizio, con 3 navate e 5 cappelle terminali ed è uno dei capolavori lombardo-gotici realizzati dagli Ordini Mendicanti del Veneto. In una costruzione così grandiosa ciò che maggiormente colpisce sono gli elementi di tradizione architettonica romana come la compattezza delle murature, le leséne, le cornici ad archetti pensili. Un’altra particolarità che viene esaltata è lo slancio di linee ascendenti che viene espresso proprio dalle leggere lesene citate, marcato dalle modanature, comunicato dalle cornici in pietra bianca delle alte finestre ed esaltato dall’altissimo campanile – uno slancio che viene peraltro contenuto dalla compattezza dell’enorme corpo della chiesa.


La parte centrale della facciata è caratterizzata da un rosone ornato di terrecotte e da una parte sommitale ad angolo acuto che conferisce anch’esso slancio all’insieme, ancorché le misure relativamente anguste del sagrato ostacolino una corretta e piena lettura della sua vista da davanti. E se più spazio si ha sul lato settentrionale e sul lato delle absidi, il tempio resta inserito in un contesto urbanistico troppo limitato per accogliere degnamente una così imponente costruzione e consentirne il pieno godimento estetico esterno. INTERNO: Presenta un vasto spazio, che si estende in lunghezza per circa 88 metri ed in altezza per circa 33,35 metri, con una larghezza di m 27,50 per il corpo centrale e m 38,32 alla crociera. Vi si trova una piacevole atmosfera di luminosità che si riflette in toni caldi e dorati del mattone. La croce latina dell’edificio è diviso in tre navate tagliate da un transetto sul quale si aprono 5 cappelle absidali parallele. Le navate minori, grazie alla loro notevole altezza, consentono una percezione fluente ed unitaria dello spazio, dove risaltano le 12 colonne cilindriche (10 in laterizio e le due anteriori in pietra). Le colonne, che reggono il semplice soffitto ligneo carenato, riportano affreschi di Tommaso da Modena, presenti seconda colonna a sinistra, che raffigurano San Girolamo, Santa Agnese e San Romualdo. Altri affreschi della chiesa sono attribuiti alla sua scuola, anche se non direttamente al maestro. Sono presenti 12 colonne come il numero degli Apostoli, tra cui le prime 2 sono in pietra.





FENOMENO del Solstizio d’inverno: I committenti del tempo, vollero che i mastri costruissero il tempio con disposizione precisa di finestre, medaglioni e affreschi. Così la chiesa è stata costruita con un’angolazione di 91 gradi e 4 primi rispetto alla linea del sole, e nel giorno del solstizio d’inverno, a mezzogiorno circa, i raggi vanno a colpire perfettamente i sei medaglioni disposti sul lato Nord della chiesa. I santi e le sante effigiate sono opera di un artista veneto attivo fra il 1220 e il 1330, ma c’è chi ipotizza possano essere anche , almeno in parte, opera di Tomaso da Modena. PRESBITERIO: L’abside gotica è particolarmente slanciata, con tante finestre molto alte e strette fra nervature sottili. La pianta, a croce latina, è partita in tre ampie navate. A ciascuna navata corrisponde un’abside. In quello centrale, il presbiterio, si trova il monumento funebre di Agostino Onigo (XV secolo), pregevole opera scultorea completata da affreschi di difficile attribuzione; per la parte lapidea si sono fatti i nomi di Giovanni Buora o di Pietro, Antonio e Tullio Lombardo, per quella pittorica si è parlato di Lorenzo Lotto, Giovanni Buonconsiglio e Girolamo Pennacchi con la collaborazione di Giovanni Matteo da Treviso. Sempre nell’abside centrale si trova una tavola raffigurante Madonna in trono con angelo musicante e santi, di fra Marco Pensaben detto “Maraveia” e terminata nel 1521 dal Savoldo.

ORGANI a CANNE: Sulla navata di destra, in posizione sopraelevata, si trova il grande organo di Gaetano Callido del 1778-1779 con le ante dipinte da Giacomo Lauro raffiguranti scene della vita di papa Benedetto XI, con 36 registri su due manuali e pedale. Nel transetto di sinistra è presente un piccolo organo positivo realizzato nel 2017 da Francesco Zanin.


SEMINARIO VESCOVILE: Il Seminario vescovile ha sede dal 1840 nell’ex convento domenicano. Sono notevoli alcune sale, in particolare quella del capitolo dei Domenicani, dove lungo tutto il perimetro trova posto un vasto affresco di Tomaso da Modena (1352) che raffigura diversi abati; all’interno di questa sala, vi è la prima rappresentazione degli occhiali da vista. Il Seminario vescovile è l’istituzione della diocesi di Treviso in cui vengono formati i futuri presbiteri per il servizio pastorale della stessa diocesi. È composto da due realtà: il Seminario minore (formato dalla Comunità Ragazzi e dalla Comunità Giovanile) e il Seminario maggiore (che comprende la Comunità Teologica e la Comunità Vocazionale). La strutturazione del Seminario in quattro comunità formative risale al 1975.



