Il Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, si trova a Palermo ed è attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana. Il palazzo è la più antica residenza reale d’Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia, sede imperiale con Federico II e Corrado IV e dello storico Parlamento siciliano. Al primo piano del palazzo sorge la Cappella Palatina. Nell’immagine in evidenza: Al centro della Cupola il Cristo Pantocratore.






PALAZZO REALE e CAPPELLA PALATINA: Il Palazzo Reale (XI-XII secolo) è il monumento principale della visione culturale e artistica della dinastia normanna, da Ruggero II a Guglielmo II. Antico Castrum islamico, eretto su preesistenze di origine punica, il Palazzo fu residenza dei sovrani e sede del potere politico. La Cappella Palatina, fondata nel 1130, rappresenta il non plus ultra del sincretismo culturale e artistico generatosi nelle Palermo normanna, con i mosaici bizantini; il soffitto ligneo, con pitture di cultura islamica; il pavimento in opus sextile di matrice bizantina. Il complesso monumentale è parte del sito seriale UNESCO “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, una serie di nove edifici religiosi e civili che risalgono al periodo del regno Normanno di Sicilia (1130-1194). Complessivamente, essi sono un eccezionale esempio di un sincretismo socio-culturale tra le culture occidentale, Bizantina e Islamica. Questo interscambio ha dato luogo a una espressione architettonica e artistica basata su nuovi concetti di spazio, struttura e decorazione che si diffondono ampiamente in tutta la regione Mediterranea.






La reale imperiale Cappella Palatina è una basilica in stile siculo-normanno, fatta consacrare nel 1140, e si trova all’interno del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni. Insieme alla chiesa ipogea di S. Maria delle Grazie costituisce la Parrocchia S. Pietro Apostolo – Cappella Palatina. Il tempio ha una lunghezza di 33 metri e 13 di larghezza. Le absidi, secondo i canoni bizantini poste a levante, sono incastonate nell’ala rinascimentale di Palazzo dei Normanni, il corpo ecclesiale separa i maggiori cortili interni. L’edificio ha impianto basilicale a tre navate separate da colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi ad ogiva, 5 per lato, per un totale di 16 comprendendo quelle dell’arco trionfale e degli archi del prothesis e del diaconicon. Completa la costruzione la cupola, eretta sopra la crociera del santuario-presbiterio, quest’ultima area è sopraelevata e recintata rispetto al piano di calpestio delle navate. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici bizantini raffiguranti scene bibliche varie, gli evangelisti e il Cristo Pantocratore benedicente, immagine di maggiore impatto della cappella. I cicli musivi si distinguono in due epoche, la prima prettamente normanna seguita da quella borbonica: – La fase normanna si articola con le commissioni della crociera, cupola, absidi operate da Ruggero II; con Guglielmo I è eseguito il ciclo della Genesi nella navata centrale; con Guglielmo II è effettuato il ciclo delle navate laterali comprendenti la vita di San Pietro e San Paolo. – La fase borbonica più recente è motivata da recuperi, restauri e nuove realizzazioni effettuate nel 1716 (1719 data di conclusione riportata sulla targa dell’ottagono sulla spalliera) e dal ciclo esterno commissionato da Ferdinando III, quest’ultimo privo però dei canoni bizantini, elementi caratteristici della prima fase.
LOGGIA NARTECE e INGRESSO: Alle pareti episodi tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento con i cicli che spaziano dalla Creaz-ione estrapolati dalla Genesi fino alla vita nel Giardino dell’Eden; episodi riguardanti la vita di Noè e il Diluvio universale; episodi su Abramo, Isacco, Giacobbe fino alla nascita, vita, miracoli e Passione di Gesù. Concludono la rassegna i cicli di scene su Pietro e Paolo apostoli. Completano il panorama le raffigurazioni delle schiere di arcangeli e angeli, profeti ed evangelisti, dottori della chiesa e una lunga teoria di santi raffigurati a corpo intero o solo ritratti nei medaglioni. La parete ospitava un orologio idraulico in pietra, destinato a segnare le ore canoniche, recante iscrizioni incise in greco, latino e arabo. Le decorazioni a mosaico, molte delle quali risalgono agli interventi borbonici del 1800 c., narrano le vicende di Davide e Assalonne: i Guerrieri di Davide attaccano gli israeliti ribelli, Assalonne aggrovigliato coi capelli nei rami dell’albero, Assalonne ucciso da Joab, Davide piange la morte di Assalonne, il Trionfo di Davide, Davide e Salomone. Una scena estranea al ciclo raffigura la Consegna della bolla al Ciantro di Cappella da parte di Ruggero. Sulla parete del vestibolo è inserito un altro mosaico raffigurante il Genio di Palermo in panni regali e sembianze d’uomo maturo, ritratto con il cane, la serpe, e l’aquila allegorie rispettivamente della fe-deltà, dell’invasore da schiacciare, della libertà intesa come personificazione della città di Palermo e del regno ad essa associato. Nel medaglione sono riprodotti i volti di Ferdinando III e Maria Carolina. Tutti i mosaici delle pareti esterne riflettono sotto forma di allegorie, la drammatica storia dei regni napoletano e siciliano nel tardo XVIII secolo, ovvero: l’invasione delle armate rivoluzionarie francesi, la fuga della famiglia reale da Napoli a Palermo, l’istituzione della Repubblica napoletana nella città partenopea, la guerra tra il governo repubblicano e sanfedisti, la successiva restaurazione dei Borboni. Nell’ambiente del nartece a sinistra è collocato il fonte battesimale ove furono battezzati sovrani e componenti dei Borboni durante la forzata fuga riparatoria a Palermo.


ABSIDI:
– Absidiola destra: Cappella di San Paolo. Nell’ordine sono presenti i mosaici raffigu-ranti Sant’Anna e Maria bambina, l’Apostolo Paolo, scene della Natività di Gesù, un quarto Cristo Pantocratore con mano benedicente al petto. Alla base è collocata la sta-tua marmorea raffigurante San Pietro Apostolo, opera di Giovanni Battista RAGUSA realizzata nel 1726.
– Absidiola sinistra: Cappella di San Pietro documentata come Cappella del SS. Sacra-mento. Nell’ordine sono presenti i mosaici raffiguranti San Giuseppe e Gesù fanciullo, l’Apostolo Pietro, la Vergine Odigitria, Sant’Andrea Apostolo.
Sull’arco absidale, tratta dalla tradizione bizantina è rappresentata la scena dell’Annun-ciazione con l’Arcangelo Annunciante a sinistra e la Vergine Annunciata a destra:
– Pareti e volta con Santi (San Gregorio Magno, San Silvestro Papa), Arcangeli (Miche-le, Gabriele), nella parte sommitale è raffigurata la colomba dello Spirito Santo e alcuni Simboli della Passione: l’Etimasia del trono.
Il Cristo Pantocratore della calotta dell’abside tiene nella mano sinistra il Vangelo aperto al versetto: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita“, scritto in greco sulla pagina sinistra e in latino sulla destra. Nel registro inferiore o catino absidale, l’iconostasi presenta la Vergine in Trono, a sinistra Pietro Apostolo e Maria Maddalena, sulla destra Giovanni il Battista e Giacomo Apostolo. Queste ultime figure sono aggiunte effettuate nel tardo XVIII secolo, pertanto non rispettano i canoni bizantini.

(Sopra) CUPOLA: Al centro della cupola il Cristo Pantocratore, raffigurato in atto benedicente con la mano destra, con la sinistra tiene l’equivalente immagine absidale tra i mosaici di datazione più antica risalenti alla costruzione originaria. L’aureola a croce greca, le vesti ricordano gli abiti cerimoniali degli imperatori bizantini. Cristo è posto al centro del cerchio circondato dagli otto arcangeli Michele, Gabriele, Uriele, Raffaele, Barachiel, Jeudiel, a loro volta abbigliati in abiti regali, con lo scettro nella mano destra, simbolo di potenza, molti di essi recano il globo crucifero nella sinistra, in atteggiamento orante in atto di riverenza. Lo splendore e la magnificenza della gloria celeste è ancor più esaltata dalla luce delle otto finestre poste alla base dell’emisfero. Alle pareti del corpo che sostiene il tamburo sono raffigurati 4 profeti: Giovanni Battista, Salomone, Zaccaria, e Davide. Appena sopra fanno capolino le teste di altri 8 profeti Isaia, Geremia, Giona, Ezechiele, Daniele, Mosè, Elia ed Eliseo, che recano pergamene con citazioni greche, indicanti la venuta di Cristo. Nelle nicchie d’angolo con doppia strombatura sono raffigurati i quattro evangelisti, Giovanni, Luca, Marco, Matteo, nei cartigli gli incipit in latino dei rispettivi Vangeli. L’insieme evoca il Salmo 11,4 :”Il Signore nel tempio santo, il Signore ha il trono nei cieli“.


(Dopo) SOFFITTO: La Cappella Palatina è celebre anche per i soffitti intagliati, realizzati dai maestri di scuola fatimide e iranica, espressione artistica tipica degli edifici arabi del Ifriqiya e della Persia. Le muqarnas dei cassoni lignei, dipinte con immagini rare e iscrizioni cufiche, presentano ornamenti fitoformi e zoomorfi, uccelli, animali fantastici e mitologici, tra cui figure umane, quest’ultime vietate dalla tradizione musulmana altrove, qui immortalate in: scene di caccia, di guerra e d’amore, suonatori, danzatori e danzatrici del ventre, giocatori di scacchi. Le espressioni palatine costituiscono una rarissima eccezione, unico caso presente in Sicilia d’arte islamica permeata dal gusto e dalle concezioni nordiche: tra le rosette in legno pitture con le raffigurazioni dello stesso sovrano committente o eminenti dignitari o rappresentanti in vesti orientali, spesso seduti a gambe incrociate nell’atto di suonare chitarre e altri strumenti. Quasi a conciliare la loro musica astratta e silenziosa con i cori dei canti bizantini e latini.










CONTROFACCIATA: Sulla parete occidentale o controfacciata si riscontrano sovrapposizioni di manufatti e restauri eseguiti in epoche differenti. Al mosaico della prima epoca normanna si accosta il trono assemblato in epoca aragonese, intervento datato 1460 regnante Giovanni II d’Aragona. Lo spazio centrale totalmente occupato dal trono reale in stile romanico, elevato rispetto al piano di calpestio, fronteggia il santuario altrettanto sopraelevalto. Pavimenti, scale, spalliera e braccioli presentano una ricca decorazione con intarsi in marmo e mosaici ove predomina lo stile cosmatesco in armoniosa sintonia con motivi geometrici e floreali di matrice araba. Il potere temporale del monarca è suggellato dallo stemma recante le insegne della Casa d’Aragona e del Regno di Sicilia delimitato da due leoni in posizione simmetrica e speculare. Sulla parete superiore del trono è raffigurata la Maestà di Cristo fra gli Apostoli Pietro e Paolo ovvero un terzo Cristo Pantocratore con aureola a croce greca, abbigliamento regale, in atto benedicente con la mano destra mentre la sinistra tiene chiuso il Vangelo, ritratto fra San Pietro e San Paolo apostoli e gli arcangeli Michele e Gabriele. Il posizionamento dell’immagine del Cristo Pantocratore in differenti ambienti non si riscontra in nessun altro tempio siciliano. È qui che si incarna con la massima potenza l’idea di una relazione speciale tra Dio e il monarca, tra re e il Re dei re.


(Dopo) CHIESA IPOGEA e CRIPTA: La struttura sottostante comprende una chiesa romanica e la cripta della Cappella Palatina. Il complesso ipogeo di Santa Maria delle Grazie, costituito da una chiesetta, preceduta da nartece, dall’antistante sacello e dagli ambulacri. Questa chiesa è probabilmente il primo edificio religioso della cittadella militare normanna. Nel 1117 primitivo santuario sotterraneo, definito da Tommaso Fazello: Specum subterraneum religiosissimum, altrimenti noto come primitiva chiesa di Santa Maria di Gerusalemme. Il nartece ospitava il sacello, camera sepolcrale di re Guglielmo I di Sicilia, il cui sarcofago fu trasferito dal figlio Guglielmo II nel 1182 nella cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale.
Manufatti documentati:
– Abside con altare della Madonna della Grazia: l’ambiente custodisce un’icona in foglia oro raffigurante la Vergine col Bambino, d’epoca seicentesca, rimaneggiata nel XIX secolo, verosimilmente espressione di una immagine più antica.
– Altare del Santissimo Crocifisso: custodisce un Crocifisso proveniente dalla Cappella delle Confessioni del tribunale dell’Inquisizione allo Steri;
– Croce con iscrizione bizantina “IC XC NI KA”: “Gesù Cristo Vince“;
– Immagini antiche imitanti il mosaico: San Vincenzo e Santa Niceta;
– Tra l’abside centrale e la pròtesi era affrescata la Madonna Odigitria. Il dipinto riportato su tela fu collocato nel pronao della chiesa superiore fino al 1995 e trasferito nel tempio inferiore nel 1996;
– Sepolture.



