Chiesa madre di Farindola, di antica fondazione (già presente nel 1342). La struttura attuale (in stile neoclassico) è frutto di una completa ricostruzione risalente agli anni ’30. In stile classicheggiante, costruita in muratura di laterizio, presenta una semplice pianta rettangolare, con una piccola abside semicircolare e bussola d’ingresso che sostiene la cantoria.

La struttura attuale (in stile neoclassico) è frutto di una completa ricostruzione risalente agli anni ’30. In stile classicheggiante, costruita in muratura di laterizio, presenta una semplice pianta rettangolare, con una piccola abside semicircolare e bussola d’ingresso che sostiene la cantoria. Sulle pareti laterali si aprono due semplici finestre circolari con due altari laterali stuccati (San Nicola e Sant’Antonio) in bianco e grigio con elementi dorati, quello di destra con timpano triangolare e capitelli ionici, quello di sinistra con timpano circolare e capitelli compositi, coperta con soffitto piano e tetto a due falde. La facciata, è ripartita in tre campi separati da paraste. In basso, un basamento e il portale in pietra, in alto due livelli di coronamento, entrambi con timpano triangolare in corrispondenza della fascia centrale. Al centro, inoltre, è presente un rosone strombato con modanature in laterizio. Sulla parte retrostante della chiesa, il campanile, che riprende caratteri medievali abruzzesi, a pianta quadrata a base ottagonale, impostata su un piano terrazzato protetto da balaustra in ferro, con cuspide piramidale a base ottagonale è ubicato sulla parte retro-stante della chiesa, presenta elementi e particolari architettonici desunti dall’architettura medievale, con cantonali intonacati e campi centrali in laterizio faccia vista. Il basamento, più massiccio, leggermente a scarpa, non presenta aperture. Dopo gli anni ’70 è stata ridisegnata e ampliata l’area presbiteriale per permettere l’aggiunta dell’altare al centro del presbiterio, realizzato con mensa sorretta da colonne in marmo grigio, decorata con vetrate raffiguranti i simboli eucaristici. Il presbiterio è ancora delimitato da una balaustra in marmo bianco.






















FARINDOLA è un comune italiano di 1.328 abitanti della provincia di Pescara , nell’area Vestina. Il territorio è compreso nel settore sud-orientale del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il territorio del comune è posto alle falde sud-orientali della catena del Gran Sasso d’Italia nel versante orientale a partire da quote collinari di circa 250 m fino a quote di montagna del Monte Siella (2077 m) e del Monte San Vito (1892 m). Il clima è fortemente influenzato dalla presenza del Monte Camicia alle spalle, pertanto risulta continentale umido, tipicamente sub-appenninico, con inverni spesso rigidi e interessati da accumuli nevosi dai 10 ai 50 cm (oltre 1 metro e mezzo nel gennaio 2017) ed estati calde ma mitigate dalla montagna, con forte escursione termica fra il giorno e la notte. Il 18 gennaio 2017, a seguito di un’intensa nevicata (e non a causa di una serie di scosse telluriche legate al terremoto del Centro Italia, come anche sottolineato dal tribunale di Milano) l’Hotel Rigopiano, ex rifugio e unico albergo della fra-zione omonima, è stato investito da una valanga di neve e detriti proveniente da una linea di cresta del Monte Siella (Gran Sasso). Fra le 40 persone presenti fra ospiti e personale, vi sono state 29 vittime e 11 sopravvissuti. I soccorsi sono potuti giungere solo all’alba del giorno seguente, date le vie di comunicazione interrotte e la scarsa visibilità per gli spostamenti in elicottero. L’iter processuale è ancora in corso.




PECORINO di FARINDOLA: Le prime notizie sul Pecorino di Farindola si rinvengono già in alcuni scritti pervenuti sino a noi dall’epoca imperiale romana: il “formaggio dei vestini” è già citato da Plinio il Vecchio e, in maniera ancora più dettagliata dall’autore Marziale che, nella sua opera “De Agricoltura”, fornisce una esauriente descrizione del modo di produzione e delle zone di origine, identificate nella parte sud-orientale del Gran Sasso. Già da quell’epoca si lodava la bontà di questo formaggio. I metodi di produzione sono rimasti sostanzialmente immutati sino ad oggi: la famiglia contadina possiede un numero di pecore variabile (solitamente non superiore alle 50 unità) di cui si occupa l’uomo di casa per ciò che riguarda il pascolo, il foraggio, la tosatura. Alle donne della famiglia competono invece le fasi della mungitura e della caseificazione vera e propria, nonché le delicatissime fasi della stagionatura e conservazione. La caratteristica di questo Pecorino è data dall’essere ottenuto con latte “crudo”: il latte, cioè, non viene fatto bollire come accade per la stragrande maggioranza dei formaggi. Ciò comporta l’obbligo di legge di un periodo minimo di stagionatura pari a 60 giorni per eliminare totalmente eventuali batteri. dopo la mungitura manuale, il latte viene riscaldato sino a riportarlo alla temperatura corporea della pecora. Quindi viene aggiunto il caglio di maiale; dopo qualche ora il latte si ha la cagliata che viene raccolta e posta in cestini di vimini e leggermente pressata Dopo circa 2 giorni la pizza di formaggio viene estratta dalla fiscella e inizia la fase della stagionatura, che può durare da un minimo di 60 giorni sino a due-tre anni, durante la quale le pizze di cacio devono essere cosparse con olio extravergine di oliva e aceto. Frequente è anche l’uso, assieme ad olio e aceto, della passata di pomodoro.



