Il Giro delle Chiese

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TORINO: Un Breve GIRO Per TORINO

Torino  è un comune italiano di 870.130 abitanti, quarto comune italiano per popolazione e capoluogo dell’omonima città metropolitana e della regione Piemonte. Cuore di un’area metropolitana con 2 milioni di abitanti su una superficie approssimativa di circa 2.300 km². Nell’immagine in evidenza: la Mole Antonelliana al tramonto.

Torino è il terzo complesso economico-produttivo del Paese e costituisce uno dei maggiori poli universitari, artistici, turistici, scientifici e culturali d’Italia. Nel suo territorio sono inoltre presenti aree ed edifici inclusi in due beni protetti dall’UNESCO: alcuni palazzi e zone facenti parte del circuito di residenze sabaude in Piemonte (patrimonio dell’umanità) e l’area delle colline del Po (riserva della biosfera).

Città dalla storia bimillenaria, fu fondata probabilmente nei pressi della posizione attuale, attorno al III secolo a.C., dai Taurini, quindi trasformata in colonia romana da Augusto col nome di Iulia Augusta Taurinorum nel I secolo a.C.. Dopo il dominio ostrogoto, fu capitale di un importante ducato longobardo, per poi passare, dopo essere divenuta capitale di marca carolingia, sotto la signoria nominale dei Savoia nell’XI secolo. Città dell’omonimo ducato, nel 1563 ne divenne capitale. Dal 1720 fu capitale del Regno di Sardegna (anche se solo de facto fino alla fusione perfetta del 1847, quando lo divenne anche formalmente), Stato che nel XIX secolo avrebbe portato all’unificazione italiana e che fece di Torino la prima capitale del Regno d’Italia (dal 1861 al 1865). Sede nel 2006 dei XX Giochi olimpici invernali, città natale di alcuni fra i maggiori simboli del Made in Italy nel mondo, come il Martini, il cioccolato gianduja e il caffè espresso, è il fulcro dell’industria automobilisti-ca italiana, nonché importante centro dell’editoria, del sistema banca-rio e assicurativo, delle tecnologie dell’informazione, del cinema, dell’enogastronomia, del settore aerospaziale, del disegno industriale, dello sport e della moda.

Il PO  è un fiume dell’Italia settentrionale. La sua lunghezza, 652 km, lo rende il più lungo fiume interamente compreso nel territorio italiano, quello con il bacino idrografico più esteso (circa 71.000 km²) e anche quello con la massima portata alla foce, sia essa minima (assoluta 270 m³/s), media (1 540 m³/s) o massima (13 000 m³/s), oltre ad essere il quinto fiume europeo (esclusa la Russia) per portata media (dopo Danubio, Reno, Rodano e Nipro). Ha origine in Piemonte, bagna direttamente tre capoluoghi (Tori-no, Piacenza, Cremona) e ne lambisce un quarto (Ferrara), segnando inoltre per lunghi tratti il confine tra Lombardia e Emilia-Romagna, nonché tra quest’ultima e il Veneto, prima di sfociare nel mare Adriatico in un vasto delta con sei rami. Per la maggior parte del suo corso il Po scorre su un territorio pianeggiante al quale dà il nome, la pianura Padana. Per la posizione geografica, la lunghezza, il bacino e gli eventi storici, sociali ed economici che hanno riguardato il fiume sin dall’antichità, il Po è riconosciuto come il più importante tra i fiumi d’Italia.

RETICOLO VIARIO: A differenza della stragrande maggioranza delle città italiane, che hanno una struttura viaria concentrica, con uno sviluppo di arterie radiali culminanti nel centro cittadino, sede delle principali attività pubbliche, il reticolo viario della città di Torino disegna una pianta a scacchiera, le sue vie cioè si sviluppano in linea retta incrociandosi a 90° con un orientamento simile a quello del castrum romano: un cardo maximus (direzione nord-sud) ed un decumanus maximus (direzio-ne est-ovest), incrociantisi al centro del castrum, e parallele alle quali dovevano svilupparsi tutte le altre vie interne al castrum. Questo assetto fu in parte perso durante il medioevo come in molte altre città (e infatti il moderno quadrilatero romano include molte strade non perpendicolari). La pianta a scacchiera della città odierna però discende principalmente dall’ampliamento avvenuto all’inizio del seicento a opera di Carlo di Castellamonte. La pianta a scacchiera si rifece non all’origina romana, ma ai principi di ordine del Rinascimento ed era intesa a rappresentare il nuovo ordine e potere ducale di Torino, nuova capitale dei duchi di Savoia.

Successivi ampliamenti a scacchiera furono eseguiti dal figlio Amedeo di Castellamonte e proseguirono per il resto della storia cittadina. Essa facilita notevolmente l’orientamento e, grazie anche ai grandi viali alberati (che naturalmente seguono le direttrici delle altre vie), rende più scorrevole anche la circolazione meccanizzata, sia dei mezzi pubblici che di quelli privati. VIALI e CORSI: I viali, quasi tutti alberati, sono una caratteristica di Torino. L’ideazione di quelli torinesi risale al 1808, secondo un piano generale che riprende i viali seicenteschi che collegavano tra loro le residenze sabaude. I boulevard di Torino sono suddivisi in due o tre diverse carreggiate: di norma i più antichi, come Corso Vittorio Emanuele, Corso Francia e Corso Regina Margherita, presentano una carreggiata centrale con almeno due corsie per senso di marcia, divisa da alberate dalle altre due carreggiate laterali, dette controviali. I viali torinesi hanno una lunghezza complessiva di 320 km.

TORINO ANTICA e ROMANA: – Avamposto taurino del Bric San Vito: resti di piccolo villaggio celto-ligure databile fra il IV e il III secolo a.C. con emergenze archeologiche di un successivo insediamento tardo-antico e altomedievale; – Parco archeologico della Porta Palatina (sopra) e delle mura romane; – Porta Decumana, inglobata in Palazzo Madama, e relativi scavi archeologici; resti del teatro romano; – Complesso archeologico del Duomo: fondamenta delle tre basiliche paleocristiane gemelle sulle quali sorge la cattedrale rinascimentale, a loro volta poggianti su preesistenti abitazioni di epoca romana di cui rimangono evidenti testimonianze; – Resti della torre angolare della cinta muraria nei pressi del santuario della Consolata; – Tratto delle mura romane nelle sale sotterranee del Palazzo dell’Accademia delle Scienze; – Vari resti di abitazioni di epoca imperiale, fra cui le tracce delle domus di via Belle-zia, via Santa Chiara, via Bonelli, piazza Castello, la necropoli nel sottosuolo di piazza San Carlo e gli edifici pubblici di piazza Emanuele Filiberto e corso XI Febbraio.

I PORTICI MONUMENTALI: Una caratteristica di Torino è costituita dai portici che si sviluppano per oltre 18 km dei quali circa 12 sono interconnessi. I primi portici risalivano al Medioevo ma è a partire dal XVII secolo che si cominciò a costruire i portici monumentali tuttora presenti. La prima testimonianza è l’ordinanza di Carlo Emanuele I di Savoia del 16 giugno 1606 in merito alla costruzione di piazza Castello secondo il progetto di Ascanio Vittozzi che comprendeva portici attorno a tutta la piazza. Anche nel progetto di piazza San Carlo di Amedeo di Castellamonte di qualche anno successivo erano previsti portici tutt’attorno. Negli stessi anni Filippo Juvarra costruì i portici di porta Palazzo. Nel 1765 Benedetto Alfieri ebbe l’incarico di rifare i portici di piazza Palazzo di Città mentre nel corso del XIX secolo si aggiunsero quelli dell’attuale piazza Vittorio Veneto, piazza Carlo Felice e piazza Statuto. Le due stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa vennero congiunte con un percorso porticato attraverso Corso Vittorio Emanuele II, corso Vinzaglio, via Sacchi, via Nizza, via Pietro Micca e via Cernaia. Il portico che unisce piazza Castello con piazza Vittorio Veneto attraverso via Po sul lato sinistro fu progettato in modo tale da proseguire anche nell’attraversamento delle vie per permettere al re di giungere fino al Po senza bagnarsi in caso di pioggia.

RESIDENZE SABAUDE: – Palazzo Reale di Torino; – Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja; – Palazzo Carignano; – Castello del Valentino Villa della Regina

Altre OPERE architettoniche notevoli: – Carceri Nuove; – Cisternone; – Galleria Subalpina; – Lingotto; – Opera per Torino; – Grattacielo Intesa Sanpaolo.

Sopra: Il Castello del Valentino è un’antica residenza sabauda, nonché edificio storico di Torino situato nell’omonimo Parco del Valentino sulle rive del fiume Po. Di proprietà del Demanio dal 1850 e in seguito assegnato al Politecnico di Torino, ospita la sede del Dipartimento di Architettura e i relativi corsi di laurea triennali e magistrali. Dal 1997 l’edificio è inserito nella lista del patrimonio dell’umanità come elemento parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude. L’edificio è in stile neoclassico tipico dell’epoca barocca, seppur con forti influenze francesi e il suo aspetto attuale è frutto di innumerevoli rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli. Esso complessivamente sorge su un’area di circa un ettaro di cui l’edificio occupa oltre 8.000 mq, sviluppandosi con una simmetrica planimetria a “U” che comprende il vasto cortile interno di acciottolato delimitato dalla cancellata monumentale sul lato occidentale.

I prospetti principali affacciati sul lato occidentale rivolti verso la città sono caratterizzati da un rivestimento in stucco e intonaco chiaro. La facciata centrale presenta regolari finestre quadrangolari sormontate da timpani neoclassici e al centro spicca l’ingresso principale evidenziato da un portico sormontato da un loggiato entrambi scanditi da tre archi a tutto sesto. I prospetti laterali delle maniche di raccordo ai padiglioni hanno prospetti analoghi, così come la struttura laterale posta a sud, denominata Manica degli esperimenti idraulici. La struttura principale e più antica è costituita dal corpo di fabbrica principale che affaccia sul lato orientale, a poca distanza dal fiume Po e direttamente su viale Virgilio, la principale direttrice pedonale del Parco del Valentino. Il prospetto orientale è caratterizzato da un rivestimento in mattone a vista e dal doppio scalone monumentale le cui rampe scendono dal modulo centrale aggettante. L’edificio complessivamente conta cinque piani fuori terra per i padiglioni angolari, tre per il corpo di fabbrica intermedio e la manica meridionale, mentre due soltanto per le ali di laterali di raccordo ai due padiglioni frontali posti sul lato occidentale. I due ordini di abbaini presenti sulle falde in realtà simulano la presenza di un falso piano mansardato, un espediente tecnico oltre che estetico, che ha consentito di moderare la già accentuata pendenza del tetto in lastre d’ardesia, di spiccata ispirazione francese.

La MOLE ANTONELLIANA è un edificio monumentale di Torino, situato nel centro storico, simbolo della città e uno dei simboli d’Italia. Il nome deriva dal fatto che, in passato, fu la costruzione in muratura più alta del mondo, mentre il suo aggettivo deriva dall’architetto che la concepì, Alessandro Antonelli. Tuttavia, nel corso del XX secolo, subì importanti ristrutturazioni con cemento armato e travi di acciaio, per cui essa non può più considerarsi una struttura esclusivamente in muratura. Con un’altezza di 167,5 metri, fu l’edificio in muratura più alto del mondo dal 1889 al 1908. Per anni fu l’edificio più alto di Torino, ma oggi, dopo la costruzione di altre due moderne torri, resta l’edificio più alto del solo profilo centrale urbano della città. Dall’anno 2000 al suo interno ha sede il Museo nazionale del cinema.

STRUTTURA della MOLE: La forma del monumento è particolare e unica, frutto di un’azzardata e singolare tecnica architettonica eclettica ottocentesca, tipica dello stile di Alessandro Antonelli. La massiccia parte inferiore, quella rimasta esclusivamente in muratura, inizia con una base quadrata, con lato lungo 50 metri, di dimensioni maggiori rispetto ai moduli sovrapposti. L’ingresso di via Montebello 20 viene evidenziato da un pronao esastilo, che si innalza per circa 30 metri, con colonne in stile architettonico neoclassico, mentre l’austerità dei prospetti del basamento è scandita da pilastri alternati a semicolonne, stemperata da ampie superfici vetrate nel registro superiore. La copertura del pronao invece, alta circa dieci metri, è caratterizzata dalle falde curve ripetute su tutti i quattro lati, che formano una sorta di cupola quadrangolare la cui cima si raccorda al modulo centrale, suddiviso in due registri; in quello sottostante vi è il loggiato, che presenta venti colonne per ciascun lato, mentre quello superiore è caratterizzato da vetrate semicircolari.

Entrambi i registri riportano vistose cornici marcapiano. Al di sopra, ad un’altezza che va dai 40 a 80 metri, si eleva la grande cupola, a base quadrata, caratterizzata dalla volta allungata, con pareti convesse in muratura autoportante. Essa forma una sorta di guscio, costituito da pareti perimetrali incon-suetamente sottili (appena 12 cm di spessore), separate tra loro da un’intercapedine di circa 2 metri. La suddetta cupola è sovrastata da un’altra struttura, alta circa 20 metri, denominata “Tempietto“, che ripropone il tema sottostante del colonnato. Siamo a circa metà altezza dell’intero edificio.

Questo TEMPITTO è raggiungibile mediante un elevatore senza guide fisse (sostituite da spessi cavi d’acciaio che fungono appunto da guide) situato esattamente nel centro dell’atrio sottostante, dando ai visitatori una panoramica interna della cupola a 360 gradi. Sempre di forma quadrata, il Tempietto è sorretto da due ordini esastili per lato ed è disposto su due piani, ma l’accesso ai turisti è consentito soltanto a quello inferiore. Sopra il Tempietto, si staglia la lunga guglia, costituita dal suo basamento, detto “Lanterna”, alta 18 metri e del diametro di 15 metri, questa volta a base circolare, anch’essa provvista di un terrazzino. Sopra la Lanterna, a partire da una quota di 113 metri, svetta la cuspide della guglia, a base ottagonale e ispirata all’architettura neogotica.

Questa ultima parte, oggi inaccessibile ai turisti, è costituita da dieci terrazzini circolari, via via sempre più piccoli: il primo, a 8 colonne, è quello che fa da tetto alla Lanterna (sempre di 15 metri di diametro), da cui parte un altro colonnato simile, leggermente più piccolo, che termina col secondo terrazzino. Ancor più su, una serie di 5 terrazzini più piccoli, questa volta in metallo, del diametro che varia da 10 a 7 metri, quindi un’ultima serie di 3, in cemento armato, del diametro da 6 a 4,5 metri. Per ultima, la stella a 12 punte in cima (diametro di 2,4 metri), raggiungendo così i 167,5 metri di altezza totale di tutto l’edificio. La Mole fu spesso giudicata un bizzarro tentativo di mediare tra forme neoclassiche e neogotiche, miste alle innovazioni tecnologiche del tempo. Già lo stesso Antonelli sperimentò l’impiego del ferro, sfruttato in tutte le sue potenzialità strutturali, senza però tralasciare il linguaggio architettonico tradizionale. La guglia venne successivamente rinforzata con l’impiego dell’acciaio, in seguito al rovinoso nubifragio del 1953.

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