Il Giro delle Chiese

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GENOVA: BASILICA di Santa MARIA delle VIGNE

La Basilica di Santa Maria delle Vigne (originariamente: Sancta Maria in Vineis), una delle più antiche chiese cattoliche di Genova. È un edificio religioso situato in piazza delle Vigne, nel quartiere della Maddalena. La festività più importante celebrata nella basilica è quella della Presentazione di Maria al tempio, che ricorre il 21 novembre. la basilica è considerata il più antico santuario mariano di Genova (Prima Aedes Januae Deiparae dicata): sembra infatti che una cappella intitolata alla Vergine fosse stata edificata in questo luogo già nel VI secolo, in seguito ad un’apparizione mariana ad Argenta del casato Grillo. Nell’immagine in evidenza: Gruppo scultoreo “Battesimo di Gesù“.

Santa Maria delle Vigne premia chi entra senza fretta. Vale la pena fermarsi al centro della navata e alzare lo sguardo verso la cupola ottagonale seicentesca, per cogliere il salto di scala fra l’esterno raccolto e l’altezza interna; poi scorrere le cappelle laterali una a una, riconoscendo nelle pale e negli altari il gusto barocco delle confraternite; infine, se la porta sul fianco sinistro è aperta, affacciarsi al chiostro, lo spazio più antico e silenzioso del complesso, dove i caratteri romanici (colonne, archi, capitelli essenziali) raccontano un’epoca lontana da quella dell’interno dorato. Il contrasto fra chiostro e campanile da un lato, e navata barocca dall’altro, è proprio ciò che rende questa basilica un piccolo manuale di storia dell’architettura genovese, compresso in pochi metri quadrati.

I numerosi rimaneggiamenti hanno fatto della chiesa di Santa Maria delle Vigne un edificio completamente diverso dall’originario in stile romanico, di cui sono rimaste tracce, oltre al campanile, unica parte conservata completamente integra dal tempo della sua costruzione, nei muri perimetrali, nella volta e sotto la pavimentazione. Farebbe parte della struttura originaria anche una colonna di marmo verde di Levanto sulla quale è collocata l’immagine della “Madonna della Vita“, risalente al XIV secolo. La colonna, secondo l’Alizeri, sarebbe stata conservata proprio per la presenza di questa immagine, molto venerata dai fedeli. L’attuale prospetto principale della basilica, rimasto a lungo incompiuto, fu realizzato tra il 1841 e il 1848. Di tardo stile neoclassico, è l’opera più importante di Ippolito Cremona.

L’architetto, venuto a mancare prima dell’ultimazione dei lavori, era riuscito ad integrare armonicamente le colonne rinascimentali già esistenti con il motivo del doppio timpano. Il portale quattrocentesco sul lato destro della chiesa è sormontato da statue attribuite a Donato Rodari e Giovanni Gaggini; l’affresco nella lunetta, raffigurante la Madonna col Bambino e San Giovannino che offre un grappolo d’uva è opera di Domenico Piola (fine XVII secolo). Sul fianco sinistro della chiesa, sotto l’arcone che attraversa la base del campanile, si trova una tomba ad arcosolio risalente al 1304: si tratta del sepolcro di Anselmo d’Incisa, alchimista e medico del papa Bonifacio VIII e del re di Francia Filippo il Bello; per essa venne reimpiegato un sarcofago del II secolo sul quale è raffigurata la storia di Alcesti (o la Morte di Fedra, secondo altri); l’originale del sarcofago è oggi conservato al Museo Diocesano, mentre una copia ha sostituito quello nella via.

INTERNO: Costruita come basilica romanica a tre navate aveva il tetto a capriate a vista, il transet-to poco sporgente con tiburio ottagonale e tre absidi semicircolari. In origine la navata centrale era separata da quelle laterali mediante una serie di 8 colonne per lato, sopra le quali correva un finto matroneo composto da una fila di trifore affiancate. Con la riedificazione seicentesca è stato eliminato il forte dislivello nell’altezza delle navate, alzando la copertura di quelle laterali e realizzando la volta a botte della navata centrale sotto a quella originaria a capriate. La sostituzione del sistema a 8 colonne del tempio romanico con 4 colonne marmoree binate di maggiore altezza e la conseguente riduzione degli intercolumni da 9 a 5 ha totalmente annullato il senso della spazialità romanica. L’apertura di finestroni e la costruzione della cupola a base ottagona, che ha sostituito il tiburio, hanno determinato una differente distribuzione delle fonti di luce. Gli affreschi nelle volte, ad eccezione di quello nella volta del presbiterio, raffigurante la Gloria di Maria, opera del 1612 di Lazzaro Tavarone, furono realizzati solo tra il XVIII (Giuseppe Palmieri e Paolo Gerolamo Brusco) e il XIX secolo (Giuseppe Paganelli, Santino Tagliafichi e Giuseppe Passano) Sull’altare maggiore, ultimo lavoro di Giacomo Antonio Ponsonelli (1730) su disegno di Pierre Puget, è posta una statua della Madonna, sorretta da figure d’angeli, dello stesso artista. Nel presbiterio si trovano alcuni dipinti settecenteschi: 

Natività della Vergine di Giuseppe Cades (dipinto a Roma nel 1784, in origine destinato alla chiesa di San Carlo al Corso), Presentazione della Vergine di Giovanni David (1785) e Annunciazione di Carlo Giuseppe Ratti (1787). Nella controfacciata, sopra il portale d’ingresso principale, Cenacolo, dipinto di inizio XVII secolo di Simone Balli, proveniente dallo scomparso oratorio di San Giacomo delle Fucine; ai lati del portone d’ingresso, sulla destra è un gruppo scultoreo raffigurante Cristo e San Pietro, di Michele Sansebastiano (1896), sulla sinistra il fonte battesimale, con statue raffiguranti il Battesimo di Gesù (1697), di Anton Domenico Parodi (1644-1703). Lungo la navata centrale, dipinto di Francesco da Pavia, raffigurante Santa Caterina d’Alessandria, scomparto centrale di un polittico disperso databile tra il 1476 ed il 1494.

Dopo: Nella Controfacciata, sopra il portale d’ingresso principale, Cenacolo, dipinto di inizio XVII secolo di Simone Balli, proveniente dallo scomparso oratorio di San Giacomo delle Fucine; ai lati del portone d’ingresso, sulla destra è un gruppo scultoreo raffigurante Cristo e San Pietro, di Michele Sansebastiano (1896), sulla sinistra il Fonte battesimale, con statue raffiguranti il Battesimo di Gesù (1697), di Anton Domenico Parodi (1644-1703).

Dopo e di seguito: Affreschi nelle VOLTE. Gli affreschi nelle volte, ad eccezione di quello nella volta del presbiterio, raffigurante la Gloria di Maria, opera del 1612 di Lazzaro Tavarone, furono realizzati solo tra il XVIII (Giuseppe Palmieri e Paolo Gerolamo Brusco) e il XIX secolo (Giuseppe Paganelli, Santino Tagliafichi e Giuseppe Passano)

ALTARI LATERALI: Lungo ciascuna delle navate laterali si trovano 5 altari riccamente decorati e un pregevole corredo di opere d’arte. Due cappelle (cappella del Crocifisso e cappella della Vergine) chiudono sul fondo le due navate facendo da corona all’altare maggiore. Gli altari laterali sono intitolati a note famiglie genovesi dell’epoca (specificatamente quelle dei de Fornari e dei Casoni), alla colonia dei Greci residenti a Genova ed a corporazioni delle arti e mestieri attive nella Genova medioevale, come quella degli Orefici (la via Orefici, una delle più note vie del centro storico genovese, si trova a poca distanza dalla chiesa) e della Società dei Corrieri.

ALTARI di destra:

– 1° altare (famiglia de Fornari), è dedicato a San Leonardo, con una tavola di Domenico Parodi, raffigurante la Madonna con i Santi Leonardo e Stefano (inizio del XVIII secolo).

– 2° altare (Società dei Corrieri), con un dipinto raffigurante l’Annunciazione di Giovanni Andrea Carlone (1690 circa). Fra il primo e il secondo altare si trova la supposta colonna della chiesa romanica con l’immagine della “Madonna della Vita“, risalente all’inizio del XIV secolo.

– 3° altare (dei Greci), con rilievo in marmo (1670 circa) con i Santi Giovanni Battista e Rocco che intercedono per le anime del Purgatorio, di Daniello Solaro, allievo del Puget e Madonna col Bambino e angeli, attribuita a Giovanni Mazone (circa 1465), che faceva parte del corredo pittorico della chiesa romanica.

– 4° altare: dipinto di Gregorio De Ferrari raffigurante San Michele (circa 1680).

– 5° altare (Università dei Servitori), è dedicato alla Pietà, con un grande tabernacolo in marmo e un dipinto di Domenico Piola, raffigurante il Trionfo della Croce (circa 1690).

– 6° altare: collocato nella cappella posta in capo alla navata destra, è dedicato alla Madonna delle Vigne; vi è collocato un piccolo dipinto, risalente alla fine del Trecento e attribuito al senese Taddeo di Bartolo, raffigurante la Madonna col Bambino. Sotto a questa tavola si trova la statua dello stesso soggetto, scolpita da Giovanni Battista e Tommaso Orsolino nel 1616 e al di sopra, statue raffiguranti le Virtù teologali, di Filippo Parodi (1661). La volta di questa cappella è affrescata da Domenico Piola (Immacolata Concezione e figure di profeti e Sibille). Alle pareti, dipinti ottocenteschi: Visita dei Magi (1819) e Apparizione di Cristo alla Madre (1820), di Santino Tagliafichi, Riposo durante la fuga in Egitto di Felice Vinelli (1820 circa), e Visitazione di Giuseppe Passano (1820 circa).

ALTARI a Sinistra:

– 1° altare (famiglia Casoni): dipinto di G.B. Casoni, discepolo e cognato del Fiasella, raffigurante La Vergine con i Santi Lorenzo, Liborio e Filippo Neri (1681).

– 2° altare (degli Orefici): dipinto di Bernardo Castello raffigurante i Diecimila Crocifissi e santi (1580). Nel quadro tra le figure dei santi primeggia quella di Sant’Eligio, patrono degli orafi.

– 3° altare: statua lignea del Maragliano raffigurante S. Antonio in gloria, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Francesco di Castelletto.

– 4° altare: dipinto di Domenico Piola, (Visione di San Giovanni Evangelista, 1685).

– 5° altare: dipinto di Carlo Giuseppe Ratti (Trinità e Santi, 1770).

– 6° altare: posto nella cappella absidale in capo alla navata sinistra, è dedicato al SS. Crocifisso, e contiene un gruppo ligneo raffigurante il Crocifisso tra la Madonna e S. Giovanni Evangelista, della bottega del Maragliano. Gli affreschi della volta, raffiguranti i Misteri della Passione, opera del Tavarone, sono stati ridipinti nel Settecento. Due tavole ad olio, raffiguranti la Natività e la Salita al Calvario, sono tradizionalmente attribuite a Bartolomeo Guidobono.

Dopo: Farebbe parte della struttura originaria anche una colonna di marmo verde di Levanto sulla quale è collocata l’immagine della “Madonna della Vita“, risalente al XIV secolo. La colonna, secondo l’Alizeri (è stato uno storico e critico letterario italiano. Fu uno dei più importanti biografi e ricercatori liguri dell‘800), sarebbe stata conservata proprio per la presenza di questa immagine, molto venerata dai fedeli.

(Dopo) ALTRE CHIESE:

– Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: situata nei vicoli ai piedi della collina di Castello, è attestata a partire dal 1049. L’attuale struttura romanica risale al XII secolo, mentre la copertura fu ricostruita nel XVII secolo in seguito ai bombardamenti navali del 1684.

– Chiesa di San Donato: costruita in stile romanico a partire dal XII secolo, presenta una caratteristica torre nolare ottagonale. Fu restaurata nel 1888 da Alfredo d’Andrade, che integrò la facciata e aggiunse un terzo livello cieco alla torre. Ospita un celebre polittico fiammingo di Joos van Cleve.

– Chiesa e oratorio di San Filippo Neri: il complesso fu realizzato, probabilmente su progetto di Pietro Antonio Corradi, a partire dal 1674 grazie a un lascito testamentario di Camillo Pallavicino. L’interno della chiesa, in stile barocco, è composto da un’unica navata sormontata da una volta a botte che raggiunge quasi i 20 metri di altezza decorata dal bolognese Marcantonio Franceschini, mentre l’oratorio ospita la celebre Immacolata del Puget.

– Chiesa di San Luca: fondata nel 1188, nel 1589 diventa la cappella gentilizia delle fami-glie Grimaldi e Spinola e nel secolo successivo venne ricostruita e ampliata dall’architetto Carlo Muttone. Interamente coperta dagli affreschi tardobarocchi di Domenico e Paolo Gerolamo Piola, ospita la Natività, capolavoro del Grechetto.

– Chiesa e chiostro di San Matteo: situata nell’omonima piazza, fu fondata nel 1125 come cappella gentilizia della famiglia Doria. Fu ampliata nel 1278 e decorata nel Cinquecento dallo scultore toscano Giovanni Angelo Montorsoli, conservando però l’impianto medievale. Conserva affreschi di Luca Cambiaso e Giovan Battista Castello e la tomba di Andrea Doria del Montorsoli.

– Chiesa di San Pietro in Banchi: fu commissionata nel 1580 dalla Repubblica di Genova come voto per la fine di una epidemia e il progetto venne affidato all’architetto manierista Bernardino Cantone. Venne edificata sui resti di un palazzo dei Lomellini, che a sua volta era stato costruito sui resti dell’atica chiesa di San Pietro della Porta, di proprietà dell’abbazia di San Colombano di Bobbio, eretta nel IX secolo e distrutta da un incendio nel 1398. La curiosa posizione sopraelevata è dovuta al fatto che la costruzione fu finanziata tramite l’affitto delle botteghe che si trovavano sotto di essa.

– Chiesa di Santa Croce e San Camillo de Lellis: situata nel quartiere di Portoria, fu costruita a partire dal 1667 per volere dei Padri Camilliani e dedicata alla Santa Croce e al fondatore dell’ordine religioso Camillo de Lellis. Contiene un ciclo di affreschi del pittore barocco Gregorio De Ferrari, di suo figlio Lorenzo De Ferrari e del suo allievo Francesco Maria Costa.

– Chiesa e convento di Santa Maria di Castello: uno dei più antichi edifici religiosi della città, fu edificato a partire dal 658 d.C. sulla collina di Castello. L’impianto attuale, a tre navate, risale al XII secolo e il complesso subì ulteriori modifiche nel XV e nel XVII secolo. L’adiacente convento ospita un museo con opere di diversi importanti artisti liguri nel Seicento.

– Chiesa di Santo Stefano: a pianta rettangolare e a singola navata, fu costruita in stile romanico sul sito di una chiesa preesistente del X secolo di cui restano tracce nella cripta. Nel 1896 il lato sud fu ridotto per permettere la costruzione di Via XX Settembre.

– Commenda di San Giovanni di Pré: il complesso, costituito da una chiesa e da un ospedale, fu costruito nel 1180 dai Cavalieri gerosolimitani come ricovero per i pellegrini di passaggio diretti in Terrasanta. La chiesa romanica è sviluppata su due livelli, a cui era possibile accedere dai primi due piani dell’ospedale. Nel 1751 venne aperto un nuovo ingresso, per permettere l’accesso alla chiesa anche dall’esterno.

– Chiesa di San Siro di Struppa: situata nel quartiere di Struppa e risalente agli inizi dell’XI secolo, è uno dei principali monumenti storici della Valbisagno. Nel XX secolo ha subito importanti lavori di ristrutturazione. Conserva un polittico raffigurante San Siro attribuito a Pier Francesco Sacchi.

– Altre rilevanti architetture religiose al di fuori del centro storico sono la Certosa di Rivarolo, la chiesa di San Martino d’Albaro, la chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, la chiesa dei Santi Nicolò  ed Erasmo a Voltri.

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