Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

GIUSEPPE BONOLIS – ORESTE RECCHIONE

Giuseppe Bonolis (Teramo, 1º gennaio 1800 – Napoli, 2 aprile 1851) è stato un pittore italiano, noto soprattutto come ritrattista. Figlio di Luigi e di Cecilia Quartaroli. Fu allievo di Muzio Muzii nella scuola privata di disegno da questi tenuta in Teramo.
Insegnante di Calligrafia nel Real Collegio di Teramo, nel 1822 fu rimosso dall’incarico come sospetto di Carboneria. Nell’immagine in evidenza: Oreste Recchione, “Sant’Andrea pescatore” nella Chiesa della Madonna del Rosario a Palena (CH).

A Napoli, dove fissò la propria residenza, frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Napoli e fu allievo di Giuseppe Cammarano. Si dedicò poi all’insegnamento in numerose scuole pubbliche e private: fu maestro di disegno nei collegi dei Gesuiti e dei Barnabiti e presso il Collegio delle fanciulle di San Francesco della Monache. Fu particolarmente apprezzato, scrive il Palma, dalla regina Maria Isabella che si recò in visita al Collegio.

(Dopo) ORESTE RECCHIONE: (Sant’Angelo dei Lombardi, 30-09-1841, Avellino; Napoli, 10-11-1904) è stato un pittore italiano, principalmente paesaggista, ma anche di soggetto religioso e mitologico. Recchione nacque da Orazio Recchione e Marianna Parzanese, per motivi di lavoro del padre si trasferì presto a Palena (CH), dove completò gli studi elementari, e successivamente a Pescocostanzo (AQ), dove proseguì gli studi fino al 1856, quando suo zio Francesco Recchione, medico e docente all’Università di Napoli, lo portò a studiare a Napoli. Lì si iscrisse all’Accademia di Belle Arti insieme all’amico Teofilo PATINI, studiando con Basilio Puot, Biagio Molinari e Giuseppe Mancinelli. Nel 1859 gravitò attorno alla cerchia dei pittori del vero Domenico Morelli e Filippo PALIZZI. Nel 1860 è annoverato tra i “Decurioni” del Municipio di Palena” che si opposero alla violenta reazione popolare filoborbonica scoppiata nel paese. Dopo la caduta della monarchia borbonica, Recchione contribuì a fondare la Società per la Promozione delle Arti a Napoli.

Diverse opere di Recchione si trovano in chiese in Abruzzo, tra cui:

  • San Falco guarisce l’indemoniata e Cristo consegna a San Pietro le chiavi del Paradiso nella Chiesa di San Falco a Palena;
  • Sant’Andrea e la croce del martirio (1870) nella Chiesa della Madonna del Rosario a Palena;
  • Sacra Famiglia (1902) nell’Abbazia di Monteplanizio a Lettopalena.

Tra le sue altre opere si ricordano: La Pioggia ed il Potatore (esposto nel 1871 a Napoli); Dafni e Cloe (1877); Una sera d’autunno ne’ monti Abruzzesi (1884); Inverno (1885); Primavera (1885, esposto a Genova), e L’avanguardia del gregge (1890, esposto a Napoli). Nel 1996 si è tenuta una mostra delle sue opere presso il castello di Palena e il Museo “Costantino Barbella di Chieti: “Oreste Recchione poeta della natura“, a cura di Cosimo Savastano e Bianca Maria De Luca. La Pinacoteca “Museo Casa degli artisti e uomini illustri di Palena” presso ilCastello di Palena conserva cinquanta suoi dipinti nella raccolta “Oreste Recchione”.

La “SACRA FAMIGLIA”: La pala d’altare fu datata e firmata da Oreste RECCHIONE nel 1902. Il tema affrontato in questo dipinto è il senso raccolto della famiglia, rievocando, oltretutto gli ambienti e la quotidianità della vita che si svolgeva nei cortili delle case di quel periodo, fra le faccende femminili e il lavoro degli artigiani.

La scena è intima e raccolta: in ambiente aperto e luminoso, delimitato nel fondo dal muro di una casa e da un muretto di cinta, al di sopra del quale alcuni alberi proiettano le loro masse verdi e si stende un tratto di cielo con nuvole biancastre, siede la Vergine coperta da un manto azzurro e da un velo in atto di aggomitolare il filo di una matassa, che, di fronte a Lei, con le braccia aperte, sostiene il piccolo Gesù. Più in là, in secondo piano, presso un banco, San Giuseppe attende al suo lavoro”.

Anche in questo quadro, come nelle sue opere più famose, si scorge l’individualità dell’artista ed alcune caratteristiche che gli sono affini, come il senso classico della forma, la sobrietà delle tinte e la proiezione di una scena non alterata, ma vera e percettibile, tendente alla semplicità ed alla linearità della struttura. Proprio per questa caratteristica, si ha opinione che l’arte del Maestro sia stata persino influenzata dal movimento prerafaellita britannico.

L’ABBAZIA di Santa MARIA di MONTEPLANIZIO è situata alle falde della Majella sulla riva occidentale del fiume Aventino nel comune di Lettopalena. La nascita del Monastero risale al 1020. La sua ottima posizione garantirono all’Abbazia grande successo che la portarono ad avere la giurisdizione di altri tre monasteri. L’Abbazia prosperò fino a quando papa Gregorio IX chiese agli abruzzesi di sollevare le popolazioni contro l’imperatore Federico Barbarossa. L’Abbazia ne pagò le conseguenze e il Monastero decadde lentamente.  L’Abbazia era a tre arcate con un campanile. Nel 1561 un terremoto violento distrusse gran parte dell’edificio. Fra i resti dell’Abbazia uno dei più importanti è l’icona lignea della Vergine di Monteplanizio col Bambino, scultura tra le più antiche della regione con evidenti richiami all’arte bizantina, oggi custodita nel Museo di arte Sacra nel Castello de L’Aquila. Nella Chiesa ci sono diversi dipinti tra i quali quello della Sacra Famiglia del pittore palenese Oreste Recchione.

(Prima) “Sant’ANDREA” (Nella chiesa della Madonna del Rosario a Palena) Restaurato in tutta la sua originaria bellezza e la garanzia di una perfetta conservazione, riproponendo all’attenzione dei critici e degli amanti della pittura questo valido artista abruzzese, già ammirato da Teofilo PATINI e da Francesco Paolo MICHETTI. La scheda biografica di Oreste Recchione, riportata dal Comanducci nelle varie edizioni del Dizionario critico e documentario, “I Pittori italiani dell’Ottocento” così conclude: “Fu modesto e coscienzioso artista; fu stimato da Morelli e dal Michetti non usi al facile consenso per l’opera altrui né per la propria

(Dopo) EREMO della Madonna dell’ALTARE (Palena: Nel XIV secolo i monaci dell’ordine di Frate Angelerio vollero edificare in prossimità di quella piccola grotta un convento in cui vivere e pregare. Nacque così una piccola cittadella che, cinta da mura su tre lati, offre il quarto fianco verso la vallata dell’Aventino: lo sguardo si perde su distese verdi e la “rocca”, posta così su uno sperone roccioso, risulta totalmente inattaccabile. Dentro le sue solide mura trovarono posto la Chiesa, il convento, gli orti, i magazzini, elementi costitutivi di una piccola e autosufficiente città. Superato il portale di ingresso si trova, di fronte, il piccolo accesso alla chiesa: un sacello ad aula unica , in cui è esposta la venerata Madonna dell’Altare, la cui festa ricorre il due luglio di ogni anno. Sulla parete sinistra è esposta una tela dipinta ad olio con la raffigurazione di Celestino V, cui fa da pendant, sulla parete destra, una tela con San Francesco Saverio anch’esso dipinto ad olio.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>