Il Giro delle Chiese

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BERGAMO CAPPELLA COLLEONI

La Cappella Colleoni, opera rinascimentale di Giovanni Antonio Amadeo, si trova sulla piazza del Duomo di Bergamo alta, addossata alla basilica di Santa Maria Maggiore. Voluta da Bartolomeo Colleoni, quale mausoleo proprio,  dedicata ai santi Bartolomeo, Marco e Giovanni Battista, venne costruita tra il 1470 e il 1476 ma non completata del tutto, alcune opere vennero aggiunte successivamente. Nell’immagine in evidenza: Particolare inferiore del Sarcofago Colleoni.

La costruzione vera e propria del complesso monumentale ebbe inizio, invece, nel corso del 1472 con l’abbattimento della Sagrestia di Santa Maria Maggiore e del porticato antistante, sagrestia la cui esistenza agli inizi del 1472 è provata da una supplica dei rettori della chiesa al Colleoni che eum rogabant ne destrueret. L’Amadeo adottò una soluzione architettonica che trova un accordo formale con la basilica, a cui si affianca, nel tamburo ottagonale e nella cuspide della lanterna. La scelta della copertura e la policromia dei mar-mi riprendono il protiro di Giovanni da Campione, esaltano le caratteristiche da mausoleo ma rendono allo stesso tempo l’edificio adatto alle celebrazioni liturgiche. È il capolavoro di Giovanni Antonio AMADEO, un’opera di eccelsa fattura dall’ispirazione composita, saldamente radicata nel Medioevo ma proiettata nel Rinascimento lombardo, completato da addizioni successive che rinviano al manierismo barocco. Il movimento dei volumi e la loro tensione verso l’alto alleggeriscono la costruzione mentre l’insieme delle sculture, che ne fanno parlare la facciata con i loro significati simbolici, la rendono un’allegoria del cursus honorum del condottiero che l’aveva voluta.

FACCIATA (Sopra e dopo): La facciata, composta da tarsie e decorazioni in marmi policromi a losanghe bianche, rosse e nere, ha un rosone sopra il portale, ai lati del quale sono due medaglioni che raffigurano Cesare e Traiano. La sua geometria si sviluppa in senso verticale, seguendo tre fasce parallele, racchiusa da due lesene istoriate culminanti in due pinnacoli uniti da una elegante loggia alleggerita da dieci bifore. La copertura è formata da un tamburo ottagonale, che poggia sulla loggetta, e dalla cupola a spicchi che termina con la lanterna. Nel tamburo c’è un piccolo rosone, in asse con quello maggiore sottostante, che contiene il serpente di bronzo di Mosè quasi a sottolineare una linea di continuità tra il personaggio biblico e il Colleoni. La parte alta del basamento della facciata contiene nove formelle con bassorilievi, cinque raffiguranti dieci storie bibliche accoppiate: la Creazione di Adamo e la Creazione di Eva; la Tentazione e la Cacciata dall’Eden; il Lavoro di Adamo ed Eva e il Sacrificio di Isacco; le Offerte a Dio di Caino e Abele e l’Uccisione di Abele; il Cacciatore Lamech e la Morte di Caino; e 4 bassorilievi con la vita di ErcoleErcole ed AnteoErcole e l’Idra di Lerna, Ercole e il Toro di CretaErcole contro il Leone Nemeo. Sopra le lesene delle finestre ai lati del portale, lavorate con motivi floreali e medaglioni con piccoli busti, vi sono le quattro statue delle Virtù. La cancellata in ferro battuto e bronzo, su cui si trova lo stemma del Colleoni, è invece del 1912, ed è stata realizzata da Virginio MUZIO su disegno di Gaetano MORETTI.

(Prima): La statua equestre di Bartolomeo Colleoni in legno dorato opera di due scultori tedeschi, Leonardo Siry e Sisto da Norimberga, fu scolpita dopo il 1493 e sistemata sui sarcofaghi nel 1500. Si tratta di un’opera particolarmente elegante e allo stesso tempo imponente che esalta il condottiero nel massimo del suo potere. La tranquilla e composta espressione del viso è lontana anni luce dallo spavaldo furore che emana dal monumento del Verrocchio a Venezia, diversi i momenti e diverse le tensioni: a Venezia il Colleoni combatte e costruisce la propria fortuna, nella Cappella espone consapevole il potere raggiunto. La postura eretta del corpo, la testa con la berretta capitanesca che fissa davanti, il bastone del comando alzato bloccano il tempo, contraddetti solo dal cavallo che si gira verso gli osservatori, anch’esso partecipe di una scena che il blu dello sfondo magnifica.

Particolare Superiore del Sarcofago, a seguire l’Inferiore: Il sarcofago superiore, opera di Giovanni Antonio Amadeo come tutto il monumento lapideo, presenta nella facciata dei bassorilievi rappresentanti scene della natività e precisamente una Annunciazione a sinistra di chi guarda, una Natività vera e propria e una Adorazione dei Re Magi. Un’iconografia che prelude a quella ben più drammatica del sarcofago inferiore.

(Dopo) Sepolcro di MEDEA: Il sepolcro di Medea, anch’esso opera di Giovanni Antonio Amadeo, esprime una delicatezza e una leggiadria che contrastano con l’allegoria col-leonesca dell’insieme architettonico, quasi un elemento spurio. In effetti era stata collocata nel Santuario della Basella a Urgnano e trasferita nella cappella solo nel 1842.

(Dopo e in Seguito) BANCHI: Arricchiscono il presbiterio due banchi in legno finemente scolpiti e intarsiati. Gli intarsi opera di Giovan Battista Caniana, 1750-1790, raffigurano scene bibliche, mentre le sculture sono di Giovanni Antonio Sanz 1750-1803. Entrambe le opere lignee rappresentano il gusto dell’epoca in cui furono eseguite con particolare delicatezza ed eleganza. Sopra il banco di sinistra si trova una tela di Angelica Kauffman, 1741-1807.

(Sopra) ALTARE: L’altare, dall’inconfondibile stile barocco, opera di Bartolomeo Manni, del 1676, con le statue dei Santi Giovanni Battista, Bartolomeo apostolo e Marco evangelista, opere di Pietro, Tullio e Antonio Lombardo, è racchiuso da due eleganti colonne tortili. La mensa, disegnata da Leopoldo Pollack, è sorretta da due angeli di Grazioso Rusca, XIX secolo.

(Dopo) CUPOLA del TIEPOLO: Tiepolo affrescò la base della cupola con scene del martirio di Giovanni Battista e le vele con allegorie della Giustizia, della Carità, della Fede e della Sapienza. Il Tiepolo affrescò anche le lunette dell’altare.

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